JAMES M. CAIN.

La ragazza dei cocktail.


Titolo originale: The Cocktail Waitress. 2012.
Traduzione di: Marco Rossari.
2013 Isbn Edizioni, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Hyattsville, primi anni sessanta. Joan Medford ha poco pi di vent'anni, un corpo mozzafiato ed  rimasta vedova: suo marito  morto in un incidente automobilistico, le cui circostanze restano misteriose. La polizia la tiene d'occhio, i familiari la guardano con sospetto, mentre Joan, con un bambino da crescere e una casa ipotecata,  costretta a rimboccarsi le maniche e cercarsi un lavoro. Al Garden of Roses cercano una ragazza bella e disinvolta che serva ai tavoli in pantaloncini e camicetta annodata alla vita, e Joan sa che con le mance dei clienti pi facoltosi potr mettere insieme i pezzi della sua vita. Proprio l, nel cocktail bar, conosce due uomini che si innamoreranno di lei: un giovanotto attraente, sfrontato e calcolatore, che le fa ribollire il sangue nelle vene, e un uomo anziano e malato ma ricco sfondato, e si trover davanti a un bivio. Quando la sua vita sembra prendere la direzione giusta, Joan si trover stretta in una trappola mortale, di cui per, forse, l'artefice  proprio lei.
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1.
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Ho incontrato per la prima volta Tom Barclay al funerale di mio marito, come mi avrebbe rinfacciato pi avanti, anche se allora mi aveva fatto un'impressione cos blanda che non ricordavo di averlo mai visto prima. Garrick, l'impresario delle pompe funebri, aveva l'abitudine di rivolgersi a un'associazione universitaria per farsi mandare un paio di ragazzi a dare una mano, ma per qualche ragione una delle matricole selezionate, un certo Dan Lacey, non era potuto venire, e suo padre aveva chiesto a Tom di sostituirlo. Anche se era gi laureato da un anno, quel giorno Tom ha seguito le onoranze funebri con me:  venuto a prendermi e mi ha riportato a casa su una limousine specchiata.
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Si  seduto davanti, accanto all'autista, quindi abbiamo scambiato a malapena quattro parole e io non ho certo fatto caso al suo aspetto. In seguito ha ammesso che lui invece il mio aspetto l'aveva notato, non il mio viso, dato che portavo un velo, ma le mie splendide gambe, parole sue. Io a lui non ho fatto caso perch avevo altro per la testa: il trauma per quello che era successo a Ron, l'ansia di avere a che fare con la polizia e l'intuizione fulminea e inaspettata che mia cognata stesse tramando qualcosa per portarmi via il bambino. Ethel  la sorella di Ron e capisco benissimo quanto sia tragico per lei il fatto di non poter avere figli per colpa di un'operazione chirurgica. Spero di averne tenuto conto.  stato pur sempre un colpo accorgersi che voleva tenersi il mio Tad. Certo, sapevo che gli voleva bene quando ho accettato il consiglio, se cos lo vogliamo chiamare, di lasciarlo a lei finch non mi rimettevo in sesto. Ma che lei lo amasse cos tanto da volerlo tenere per sempre con s era qualcosa che mai mi sarei immaginata.
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Ma quando mi si  avvicinata, durante la sepoltura, non ci ho messo molto a capirlo. Si  congedata da Jack Lucas, suo marito, e dai coniugi Medford, i suoi genitori, che ovviamente erano anche i genitori di Ron. Prima ha stretto la mano al reverendo Weeks, si sar congratulata con lui per le belle parole che aveva usato durante la cerimonia, e poi  venuta da me. Allora, Joan ha attaccato, finalmente hai ottenuto quello che volevi: sarai contenta.
E con questo che vorresti dire? le ho chiesto.
Non fare la finta tonta.
Se l'avessi saputo non te l'avrei chiesto. Spara.
La polizia l'avr trovato strano, come tutti noi: tu lo sbatti fuori di casa in pigiama mentre piove a dirotto, e lo costringi a prendere la macchina per cercare un riparo; quando hai saputo che era andato dritto contro un muro non sarai rimasta tanto sorpresa. E nemmeno dispiaciuta.
L'ho sbattuto fuori di casa... ho risposto perch sabato si  presentato ubriaco alle due di notte, mi ha svegliata gridando che voleva un'altra birra e poi gli  venuta la brillante idea di punire Tad per una cosa che aveva combinato due settimane prima... e Tad non si era ancora ripreso dalla volta precedente. Non sapevo niente dell'auto che aveva preso in prestito nel fine settimana, ma certo doveva essere parcheggiata sul vialetto, con le chiavi ancora nel quadro, per permettergli di ripartire in quel modo. Quando ho guardato fuori e ho visto che era scomparso, non ci ho fatto quasi caso. A quel punto nulla di quello che faceva o intendeva fare poteva pi sorprendermi, e non appena Tad si  tranquillizzato me ne sono andata a letto.  stato solo il pomeriggio del giorno dopo, quando finalmente l'hanno identificato, che ho scoperto cosa gli era successo. Quindi se credi che abbia pianificato tutto, ti sbagli di grosso.
Questo lo dici tu.
E lo dirai anche tu.
... Prego, Joan?
Dillo, Ethel, d quel che ti ho detto di dire, d che ti sbagli di grosso... altrimenti ti prendo a ceffoni qui, su due piedi, davanti al reverendo, davanti ai tuoi genitori, davanti agli amici di Ron, in un modo che non ti dimenticherai pi. Ethel...
Okay, mi sbagliavo.
Lo sapevo.
L'ho detto. Ma non lo penso.
Quello che pensi mi importa meno di zero. Quello che dici invece conta, ed  meglio che le due cose coincidano. Siamo rimaste l a guardarci in cagnesco, ma poi un brivido freddo mi  sceso lungo la schiena. E se in un eccesso di perfidia mi avesse chiesto di riprendermi Tad? Ho pensato: ancora non posso ripigliarmelo, non posso andare a lavorare se devo stare a casa con lui, e devo trovare un lavoro per mettere insieme il pranzo con la cena, anche per lui, visto che ovviamente non posso lasciarlo per sempre sulle spalle di Ethel. Ho sentito che mi si chiudeva la gola, sempre di pi, finch con fatica ho deglutito e ho detto: Ethel, scusa il tono. Per me non  un momento facile e venire accusata di omicidio, o di una cosa che ci assomiglia,  davvero troppo. Quindi....
Va bene. Te lo concedo.
Superiamo la cosa?
Se parli di Tad,  tutto sotto controllo, e non c' niente da superare.
Grazie, allora.
Ma la mia risposta non le  sembrata spontanea e mi ha rintuzzata: Joan, non c' niente di cui ringraziarmi, Tad  sangue del mio sangue.  a dir poco il benvenuto, per tutto il tempo che sar necessario. E pi a lungo rimarr, pi io sar felice.
 stato l che ha esagerato, non tanto per quello che ha detto, quanto per lo sguardo che aveva mentre parlava. Ed  stato l che ho aperto gli occhi: non era da lei incassare senza reagire, soprattutto di fronte a una mia aggressione, e se lo faceva doveva esserci sotto qualcosa. Mi sono bloccata di colpo, ma cosa potevo fare, soprattutto l, sulla tomba di Ron, con suo padre, sua madre e i suoi amici che ancora bisbigliavano parole gentili sul suo conto? Non mi  venuto in mente niente, visto che uno schiaffo non sarebbe bastato, e non mi avrebbe portato da nessuna parte (gli schiaffi non portano mai da nessuna parte, a dire il vero, lo avevo scoperto sulla mia pelle e ben presto ne avrei avuto la conferma). Non potevo fare altro che ingoiare il rospo, e chiedere, docile come un agnellino: A proposito, dov' Tad?.
Joan, ho pensato che fosse meglio non portare un bambino di tre anni a un funerale, ma  in buone mani e non devi preoccuparti di niente.
Non so cosa mi abbia spinta a girarmi, forse lei aveva lanciato un'occhiata alle mie spalle, a ogni modo l'ho fatto e l, non molto lontano, c'era mio figlio sotto gli occhi di Eliza, la signora che andava a fare le pulizie da Ethel, che giocava accanto alla loro auto. Quando raccoglieva la palla, preferiva ancora usare il braccio sinistro. Sono scattata verso di lui, poi mi sono ricordata del velo e l'ho alzato sopra il cappellino. Pi o meno in quel momento lui mi ha vista e mi  corso incontro, come corrono i bambini di tre anni, tutti sbilanciati in avanti, con i piedi che facevano fatica a stare al passo con la testa. Infatti ha perso l'equilibrio ma proprio quando stava per inciampare l'ho raccolto al volo. Appena gli ho toccato la spalla, lui ha gridato per il dolore. Ho spostato la mano, l'ho stretto a me e l'ho baciato con tutto il mio amore. Finito il tenero siparietto, Eliza mi ha rassicurato:  proprio un bravo bambino, signorina Joan... Non d mai noia. Mi dispiace tanto per quello che  successo al signor Ron.
Grazie Eliza, sei molto gentile.
Vuole che lo prenda io?
Grazie.
Quando sono tornata indietro, Ethel aveva raggiunto i suoi genitori e Jack. Ho ringraziato il reverendo Weeks, ho stretto la mano agli amici di Ron (compagni di sbronze, pi che altro) una banda di zotici in jeans e giacca a vento che si erano dati un tono per l'occasione. Poi ho salutato i genitori di Ron, che hanno risposto con un cenno, gelidi: chiaramente si erano bevuti le frottole di Ethel. Poi sono tornata da Tom, che era indietreggiato di qualche passo quando Ethel mi si era avvicinata. Siamo pronti? gli ho chiesto.
Quando vuole, signora Medford.
E cos, in quel pomeriggio di primavera, sono uscita dal cimitero di College Park, nel Maryland, e sono tornata a casa mia a Hyattsville, pi o meno a cinque miglia in linea d'aria, in un quartiere residenziale nei dintorni di Washington D.C., per andare incontro al resto della mia vita: dovevo guadagnarmi da vivere, per me e per il mio bambino, e non sapevo da dove cominciare. Allora: chi sono e perch vi racconto tutta questa storia? Il mio nome da nubile era Joan Woods e sono nata a Washington, in Pennsylvania, non lontano da Pittsburgh. Mio padre, Charles Woods,  un avvocato, un uomo molto rispettato, e con un solo difetto, almeno che io sappia: fa tutto ci che dice mia madre, sempre. A diciassette anni mi sono iscritta all'Universit di Pittsburgh, poi mi si  presentata una grossa occasione: il rampollo di una famiglia ricca, proprietaria di un'acciaieria, si  innamorato di me e di l a poco mi ha chiesto la mano. Mia madre non stava pi nella pelle e mio padre la assecondava come sempre. Ma Fred mi annoiava a morte e la situazione con lui  degenerata. Per fare in modo che le acque si calmassero, me la sono filata a Washington, dove una ragazza che conoscevo aveva trovato lavoro al Campidoglio, come lo chiamano l. Pensava di poterne procurare uno anche a me e, dopo avermi fatto arrivare a casa sua, mi ha mollata l in salotto ad aspettare una sua telefonata. Pi che salotto facevo anticamera tutto il santo giorno, e la faccenda stava diventando parecchio frustrante, oltre che mortalmente solitaria. Quando il vicino ha bussato, l'ho fatto accomodare e, sai com', da cosa nasce cosa. Per farla breve, sono rimasta incinta. E non avevo la minima idea di come gestire il tutto. Per quanto ne sapevo io, una ragazza incinta doveva sposarsi, e cos ho fatto. Definire Ron un marito recalcitrante sarebbe riduttivo. Odiava il matrimonio, odiava il piccolo Tad e penso che odiasse anche me.
A quel punto mi odiava anche mia madre, e mio padre mi ha disconosciuta. Sono stata lasciata alla merc dei Medford e credo che mi odiassero anche loro, giusto per non essere da meno. Suo padre ha trovato un lavoro a Ron, come rappresentante nella sua agenzia immobiliare, e l Ron se la cavava, a parte il fatto che alzava troppo il gomito. Allora il padre lo licenziava, salvo poi riassumerlo la settimana dopo. Lo licenziava e riassumeva cos spesso che Ron ha cominciato a scherzarci sopra, autodefinendosi una spoletta vivente ma poi la cosa  finita sul serio quando Ron ha mandato a monte le trattative con i Castle, presentandosi ubriaco fradicio e facendo la mano morta alla signora (un puro caso, stando a lui). Dopo quella volta non  pi stato riassunto e ha passato i mesi successivi a stramaledire me, suo padre e nostro figlio, senza guadagnare un centesimo, finch non abbiamo prosciugato anche gli ultimi risparmi, e siccome le scuse non servono a pagare le bollette, siamo rimasti senza luce e gas. 
Anche la casa era un regalo del padre. Anzi, un mezzo regalo, visto che aveva lasciato 7500 dollari da sommare al mutuo, come stimolo per Ron, parole sue, affinch si desse una regolata e si assumesse le sue responsabilit. Cos non  stato, anzi, quella situazione mi ha fatto spuntare i primi capelli bianchi gi a vent'anni, visto che dovevo racimolare centodieci dollari ogni mese per la rata, quando ancora girava un po' di denaro. A un certo punto non ce n'era pi, e cos sono arrivati i primi avvisi di pignoramento. 
 stato davanti a quella casa, una villetta a un piano risalente agli anni venti, che ci siamo fermati il giorno del funerale. Tom  saltato gi dalla macchina e mi ha aiutata a scendere, restando ad aspettare sul marciapiede mentre io correvo fino alla veranda, cercavo la chiave e aprivo la porta. Poi mi sono girata, ho salutato e (stando a lui) gli ho lanciato un bacio (ma continuo a non crederci), senza avere la minima idea che in quel momento avevo davanti il mio prossimo lavoro, in un ristorante sulla mia strada, solo un po' pi gi, e l'uomo che avrei desiderato tanto quanto desidero vivere. 
Allora qual  il punto dolente e perch sto registrando tutta questa tiritera? Lo faccio nella speranza che qualcuno la stampi e ripulisca il mio nome da tutto quel fango, sul mio lavoro e sul matrimonio che ne  seguito e su tutto il resto: l'accusa  sempre la stessa, quella che Ethel mi ha spiattellato in faccia, che sarei una femme fatale capace di uccidere un marito in modo cos astuto da non lasciare tracce. Peccato che non riescano nemmeno a dimostrare il contrario, almeno in un'aula di tribunale, e finch i giornali dicono si suppone non posso querelare nessuno. L'unica cosa che posso fare  raccontare, raccontare proprio tutto, comprese certe cose che nessuna donna racconterebbe volentieri. Non muoio dalla voglia, ma se cos deve essere, cos sia.
Qualsiasi cosa abbia fatto io, Tom mi ha lanciato un bacio. Poi  scomparso.

2.

Avevo messo il velo, non perch fossi all'antica riguardo al modo di vestirsi pi consono a una vedova, ma per nascondere una guancia, coperta dai lividi che Ron mi aveva procurato la sera prima, mentre ci contendevamo Tad. Avrei potuto nasconderli con il trucco, ma conoscevo bene i Medford, e a loro non avrei saputo spiegare quel vezzo, avrebbero disapprovato, il velo era la soluzione pi semplice. Appena tornata, invece, ho aperto il vasetto di Max Factor e mi sono messa al lavoro. Anzi, per prima cosa mi sono spogliata, levandomi quel tailleur nero, i collant, il reggiseno nero e le scarpe eleganti, poi mi sono messa all'opera davanti allo specchio, seduta alla toletta. Com'ero fatta fisicamente? Tutto questo  accaduto tredici mesi fa e avevo solo ventun anni. Sono poco pi bassa della media, di costituzione slanciata, e formosa, dicono. Ma tutti continuano a ripetermi che il mio pezzo forte sono le gambe: dritte, tornite, morbide e aggraziate. Ho la faccia troppo grossa e i lineamenti marcati, ma le borse sotto gli occhi mi danno un certo non so che, quindi non sono proprio da buttare. Ho i capelli biondi, ma di un biondo castano, biondo pannocchia, dicono alcuni, con qualche filo bianco di cui ho gi parlato. Ho gli occhi molto grandi e verdi, quindi nella penombra ho uno sguardo da gatta, questo devo ammetterlo.
Ho steso il fondotinta e mi sono coperta di cipria, finch non ho avuto di nuovo un viso presentabile. Mi sono infilata un reggiseno bianco, mutandine bianche, calzini rossi, ballerine, un paio di Levi's e una camicetta alla buona, adatta al lavoro che avevo in mente, di cui parler fra pochissimo. Avevo appena terminato, quando ho sentito il campanello. Non ha suonato, visto che la corrente era stata tagliata per le inadempienze con le bollette, ma si  sentito il clic e poi i colpi alla porta. Ho attraversato il corridoio e ho aperto. Credevo fosse un esattore e stavo cercando una scusa da raccontargli, invece mi sono trovata davanti i due uomini con cui avevo gi parlato al commissariato: gli agenti. Sergente Young, agente Church, accomodatevi... ho detto.
Allora si ricorda di noi? ha detto il pi vecchio dei due, il sergente, scoprendosi il capo mentre entrava in casa.
Difficile dimenticarvi cos in fretta.
Parlavo dei nomi.
Li ho azzeccati, no?
S, ma  insolito.
A quel punto li avevo gi accompagnati in soggiorno, un luogo della casa di cui non andavo orgogliosa, visto che al divano mancava una gamba, saltata in una delle seratine frizzanti di Ron, e l'angolo rotto era tenuto su da una pila di libri. Li ho fatti accomodare di spalle al divano e mi sono seduta anch'io: Bene, cosa posso fare per voi?.
Avanti, raccontale tutto ha detto il sergente a Church. Il pi giovane l'ha guardato con quella che mi  sembrata una certa riluttanza, infine si  girato di nuovo verso di me.
Saremmo fuori servizio, signora Medford ha detto Church, ma  stata cos collaborativa quando l'abbiamo interrogata sull'accaduto, che stavolta non siamo passati per chiederle ma per dirle una cosa, qualcosa che secondo noi dovrebbe sapere. C' un motivo per cui possiamo raccontarle tutto questo: la tizia che ha chiamato ieri sera non ci ha rivelato il nome, quindi non pu pretendere la privacy, come la chiamano oggi. Be', volevo dirle solo una parola e invece....
Abbiamo riso tutti e mi sono sentita in colpa per aver trovato divertente qualcosa, in un giorno come quello, ma poi ho detto: Va bene, agente Church, sono tutta orecchi. Cosa deve dirmi?.
Questa telefonata... riguardava un uomo, un tizio di sua conoscenza, a quanto pare, un certo Joe Pennington.
Adesso ho capito chi vi ha chiamati!
Anche noi crediamo di saperlo.
Cos'ha detto quella su Joe?
Che era qui, che era con lei sabato notte, quando suo marito  tornato a casa. Che la lite  scoppiata per via di quell'uomo e non di suo figlio, che quello si  messo in mezzo, che ha spinto suo marito fuori di casa, che...
Ma se non lo vedo da pi di un anno!
Lo sappiamo, signora Medford.
Che bugia stupida!
Sappiamo tutto, signora Medford... abbiamo fatto un controllo su Joe Pennington, quella sera aveva da fare a Baltimora, e c' qualcuno che pu testimoniarlo, una testimone niente male, che  entrata fin nei pi intimi dettagli...
Quello che siamo venuti a chiederle... l'ha interrotto il sergente : perch questa donna ce l'ha detto? Perch si  inventata tutta questa storia? Dopo che abbiamo fatto il controllo su quel Joe, ci siamo dati una risposta e, visto che pi o meno la riguarda, abbiamo pensato di fare un salto e raccontarla anche a lei. La donna che ha chiamato continuava a parlare del fatto che sua cognata aveva preso in custodia suo figlio per una ragione che ha ripetuto allo sfinimento...
Per l'infinita carit del suo cuore.
Ha usato proprio queste parole, ci aspettavamo che lei lo sapesse, visto che sembrava una specie di tic, una cosa che ripeteva di continuo. E abbiamo pensato che la donna al telefono e la caritatevole cognata fossero la stessa persona. Allora, perch mettere in mezzo lei, signora Medford? E che senso aveva tirare in ballo quel Joe? Lei non c'entrava niente e Joe cascava come il cavolo a merenda, a meno che, a meno che, a meno che, lei non stesse cercando di pungolarci, di metterci in qualche modo contro di lei, per farla bollare come indegna, cio come madre indegna, del bambino di cui quella donna si sta prendendo cura. In altre parole, se riuscisse a provare che lei agisce in modo immorale, potrebbe tenersi il bambino, o qualcosa del genere. Secondo noi l'obiettivo era questo, ed  questo che siamo venuti a dirle. La cosa le torna, in qualche modo?
In pratica  quello che mi ha detto lei stessa, non pi di un'ora fa. Si figuri, eravamo accanto alla tomba di mio marito e lei ha praticamente ammesso che voleva tenersi il piccolo. Di certo gli vuole bene, non posso colpevolizzarla per questo: anch'io lo adoro, come tutti quanti. E anche lei ha subto un colpo, un duro, tragico colpo. Non pu avere figli e questo di sicuro non l'ha aiutata. Ma...
Non riuscivo a continuare, sono rimasta l seduta, immobile, cercando di riprendere il controllo. Questo  quanto ha detto il sergente Young, gentilmente. Pensavamo che lei dovesse saperlo.
A quel punto ho notato che correva con lo sguardo sui miei vestiti. Stavo per andare al lavoro ho spiegato. Comincio oggi.
... Che lavoro fa?
Detestavo rispondere, ma qualcosa dovevo pur dire. Al momento... dissi spero di rimediare qualcosa. C' un tosaerba l fuori sul retro, sotto il portico, e una tanica di benzina, e un po' pi su, lungo la strada, diverse persone che non mi conoscono hanno ancora il prato incolto davanti a casa, e pensavo di tosarne un paio, se me lo lasciano fare: potrei racimolare qualche dollaro per comprarmi qualcosa da mangiare e prendermi una giornata di riflessione. Una volta guadagnato un po' di tempo, potrei trovare un lavoro da Woodies o da Hecht o da Murphy... come commessa, intendo. Non so fare nessun lavoro in particolare: al liceo ero brava nelle materie letterarie, l'universit ho fatto appena in tempo a cominciarla prima di ritirarmi, e poi, come potrete immaginare, mi sono sposata. Quindi  arrivato il piccolo e... eccomi qui.
Non lo so come mai ho raccontato tutto questo, ma sembravano cos sospettosi. Anche io ero nervosa, credo: chiunque lo sarebbe stato, davanti a due poliziotti. 
Dopo un attimo il sergente ha chiesto: Ha mai pensato di lavorare in un ristorante?.
In che senso, lavorare in un ristorante?
Come cameriera.
Devo avere fatto una faccia strana, perch ha subito aggiunto, leggermente imbarazzato: Va bene, va bene: non si offenda, facevo per chiedere. Ma c' una cosa che vorrei aggiungere: si guadagna bene, soprattutto con le mance, e quelle te le porti a casa ogni sera. Non devi aspettare il sabato o il primo del mese, come succede negli altri lavori.
La prego, continui dissi.
Non solo: da queste parti, proprio in fondo alla strada, c' il Garden of Roses. Per Woodies avrebbe bisogno di una macchina, idem dicasi per Hecht o Murphy o per qualsiasi altro posto nel centro commerciale. La signora Rossi potrebbe avere bisogno di qualcuno. Capita spesso... potrebbe dirle che la mando io.
Chi  la signora Rossi?
Bianca Rossi, la proprietaria. Suo marito, pace all'anima sua, era italiano, ma lei non lo . Ed  una persona perbene. Un po' burbera, ma onesta e per nulla tirchia.
... Sembra che faccia al caso mio.
Il fatto che lei sia brava a ricordare i nomi potrebbe aiutarla, soprattutto con le mance.
Mia madre ho spiegato ha frequentato una scuola privata dove insegnano le buone maniere, soprattutto l'importanza dei nomi, e me l'ha inculcata. Per si sono dimenticati di insegnarle che l'essenza della buona educazione  la gentilezza.
Potremmo darle uno strappo al ristorante.
Se aspettate che mi metta addosso qualcosa.
Va benissimo com' vestita ora: sembra una ragazza che si d da fare ed  quello che richiedono tutti... tutti quelli che si danno da fare, intendo. Se Bianca la assume, le dar una divisa.
Allora cosa stiamo aspettando?
 stata cos, veloce e inaspettata, la decisione pi importante della mia vita. Fino a quel momento, non avevo mai pensato di fare la cameriera e non avevo il tempo di chiedermi se non sarei stata troppo orgogliosa per accettare le mance, o in generale per pensarci su. La cosa pi importante era questa: potevo tirare su un po' di grana. E alla svelta, anche. Dieci secondi dopo scendevamo, sull'auto del sergente Young, lungo la strada verso il ristorante. 

3.

Il Garden of Roses si trova in Upshur Street a Hyattsville, davanti al Palazzo della Contea, che ha sede nella zona sud della citt, sulla Highway 1, che tutti chiamano Il Viale.  un edificio a un piano, fatto di mattoni intonacati di bianco, con il parcheggio che si estende per mezzo isolato. Ha due ali: una per il ristorante, l'altra per il bar, e una struttura al centro che le collega. La parte centrale dovrebbe essere un atrio, in realt  un vestibolo, con un guardaroba all'entrata e una porticina in mezzo. Il sergente Young mi ha fatta scendere e mi ha accompagnata fino alla porta mentre l'agente Church aspettava in macchina.
 molto gentile da parte sua aiutarmi, nessuno la obbligava e non c'era alcuna ragione per...
Nessuno mi obbligava, ma una ragione ce l'avevo.
L'ho sorpreso a passarmi di nuovo lo sguardo sui vestiti e forse, ho pensato, anche su quello che stava sotto, e mi sono leggermente irrigidita. Deve essersene accorto perch quando ha riaperto bocca il tono era molto pi formale. Signora Medford, posso immaginare cosa deve aver passato. Ho visto il referto di quando ha portato suo figlio all'ospedale per far controllare il braccio. Ho notato i segni che ha ancora addosso e le tracce che sono rimaste in casa. Mi perdoni l'insolenza di parlarle cos nel giorno in cui l'ha seppellito, ma suo marito era un mostro, e perderlo per lei  stato solo un bene, sempre che il prezzo da pagare non sia perdere suo figlio.
Ho ringraziato con un cenno. Siamo rimasti l fermi ancora un attimo e mi  sembrato che Young volesse aggiungere qualcosa, ma non davanti al suo collega. Ha contraccambiato il cenno ed  tornato in macchina.
Una volta spariti lui e l'agente Church, sono entrata. Le luci erano spente e per un attimo, visto che fuori c'era il sole, sono rimasta accecata. Poi una ragazza, una cameriera,  spuntata dalla sala da pranzo e ha detto: Siamo chiusi fino alle cinque, provi all'Abbey, a College Park.
Sto cercando la signora Rossi.
A che proposito?
Se non le dispiace, questo lo dir a lei.
Devo sapere di cosa si tratta.
Come forse avrete intuito, questo caratterino  un problema ricorrente della mia vita, cos sono rimasta l per un momento, cercando di controllarmi, quando all'improvviso  spuntata una signora di mezza et, non pi alta di me, ma grossa e tarchiata. La ragazza ha detto: Signora Rossi, questa ragazza desidera parlarle, ma non vuole dire a proposito di cosa. Ho cercato di farle sputare il rospo ma proprio non....
Sue!
La voce della signora Rossi era tagliente e Sue si  zittita quasi all'istante. ... Sue, la curiosit  una brutta bestia. A te che importa di quello che vuole da me?
Sue si  dileguata e la signora Rossi si  rivolta direttamente a me. Cosa vuoi? ha chiesto.
Un lavoro ho risposto.
Che tipo di lavoro?
Servire in sala.
Lei mi ha squadrato, e poi ha detto: Avrei proprio bisogno di una ragazza, ma temo che tu non faccia al caso mio, non prendo gente alle prime armi.
Ma... ho detto a malapena tre parole, non vedo come possa dedurre che non ho esperienza.
Le tre parole che hai detto, servire in sala, mi sono bastate. Se avessi gi fatto questo tipo di lavoro, avresti detto ai tavoli. Allora, quest'esperienza ce l'hai o no?
No, per...
Allora non prendo cameriere senza esperienza. Hai gi pranzato?
... Non avevo fame.
Ha fatto colazione, almeno?
Signora Rossi, cos mi commuove: dir alla persona che mi ha mandato da lei, il sergente Young, che mi ha trattata con i guanti.
... Conosci il sergente Young?
S. Ormai potrei definirlo un amico.
E ti ha spedita lui da me?
Ha detto che forse aveva bisogno di qualcuno.
Cosa gli ha fatto pensare che potessi tornarmi utile?
Mah, cosa gli aveva fatto pensare che potessi tornarle utile? Ho cercato di farmi venire un'idea e all'improvviso mi sono ricordata. Le ho detto:  rimasto colpito dalla mia memoria per i nomi. Ha pensato che in questo mestiere potrebbe aiutare.
Io come mi chiamo?
Signora Rossi, Bianca Rossi.
E la ragazza che era qui?
Sue.
Ha allungato una mano nella sala da pranzo, ha fatto schioccare le dita e quando Sue  riapparsa mi ha chiesto: E tu come ti chiami?.
Stavo per rispondere: Signora Medford, poi mi sono bloccata e ho detto: Joan. Joan Medford.
Sposata?
Vedova, signora Rossi.
Poi, rivolta a Sue: Ti presento Joan, lavorer ai tavoli. Portala sul retro, assegnale un armadietto, trovale una divisa nella pila arrivata dalla lavanderia, l sullo scaffale della dispensa. E poi, rivolta a me: Una volta vestita, torna qui e ti dir qual  il passo successivo.
S, signora Rossi. Grazie.
C' qualcosa in te che non mi torna, per.
Mi metta alla prova, non la deluder.
Sue mi ha guidata attraverso la sala da pranzo fino alle cucine, dove c'erano il cuoco e due aiutanti che tagliavano e affettavano e mescolavano, fino a un corridoio che portava a una stanza con gli armadietti su un lato e le panche in mezzo. Ha aperto un armadietto con la chiave recuperata dalla rastrelliera e poi  sparita, e io ho fatto appena in tempo a spogliarmi che  ricomparsa insieme alla mia divisa, la gonna corta e il grembiule su una mano, la camicetta sull'altra. Mi ha guardata mentre appendevo i vestiti dentro l'armadietto e indossavo le cose che mi aveva portato. La chiave era attaccata a un bracciale di spago, cos una volta chiuso l'armadietto me la sono infilata al polso. Avr fatto una smorfia guardandomi le gambe, che ovviamente erano scoperte, perch lei ha detto: Non c' problema, non tutte usiamo i collant. Per certe cose, tipo le unghie delle mani, Bianca  inflessibile, ma su altre chiude un occhio.
Mi ha guidata di nuovo dalla signora Rossi, che era rimasta in sala da pranzo. Insieme a lei c'era una donna dai capelli grigi, piuttosto bella, sulla quarantina, con una camicetta gitana, pantaloncini rossi cortissimi e collant beige che mettevano in risalto un paio di gambe mozzafiato. Sono subito da te mi ha detto Bianca e ha continuato a parlare. Ma la donna l'ha interrotta: Ehi, aspetta un attimo: e questa chi ?.
Una nuova ha risposto Bianca. Quanto allo spumante d'importazione...
Aspetta un attimo, aspetta un attimo! Perch  vestita per servire ai tavoli in sala da pranzo?
Perch  l che lavorer.
Non credo proprio. Prima mi prometti una ragazza e poi quando la trovi la metti a lavorare su questo lato?
 nuova, alle prime armi, non pu lavorare al bancone del bar, non  qualificata.
E invece s! E poi, rivolta a me: Mostrale un po' le tue qualifiche per lavorare al bar. Parlo di quelle gambe da schianto.
Mi sono girata per mostrare le gambe scoperte e lei ha continuato: Per nulla alle prime armi, altroch!. Poi, di nuovo rivolta a me: Dico male?.
Se si riferisce a quello che penso ho ammesso allora s. Si d il caso che sia rimasta vedova da poco. Con un figlio a carico.
Allora, Bianca?
Non era la prima volta, e non sarebbe stata l'ultima, che avrei visto Bianca prendere una posizione e poi cambiarla una volta messa sotto pressione. E va bene, prenditela.
Vieni mi ha detto la donna, scortandomi di nuovo verso gli armadietti sul retro. Scusa, com' che ti chiami?
Joan. Joan Medford.
Liz. Liz Baumgarten.
Liz mi  piaciuta subito. E penso che facesse lo stesso effetto a tutti, per mi  sorto un dubbio: A che ora chiude il bar?.
All'una. Perch?
E come ci torno a casa? Il ristorante, che io sappia, chiude alle nove, e a quell'ora potrei farmela a piedi. Ma all'una di notte...
Nessun problema: ti accompagner io, Joan. Ho la macchina.
Arrivate allo spogliatoio, Liz si  chiusa la porta alle spalle. Io mi sono sfilata la gonna, il grembiule e la camicetta, e lei mi ha portato un paio di pantaloncini uguali ai suoi e un'altra camicetta gitana. Poi, dopo aver aperto un armadietto, ha tirato fuori una confezione di collant. Sono beige, va bene? ha domandato.
Oddio... grazie, Liz.
Al bar, verso l'una, il freddo alle gambe pu essere fastidioso. Ma, se accetti un consiglio, con quello che ti ritrovi sotto la camicetta, il reggiseno puoi pure non metterlo.
Sicura?
Be', io faccio cos. Diciamo che aiuta con le mance.
Per me le mance sono fondamentali.
 cos per tutte, Joan. Non c' niente di male.
E poi, come per spiegarsi meglio: Forse ti stai chiedendo perch mi porto la concorrenza in casa, quando potrei avere tutto per me. Be', il punto  che l al bancone le cose funzionano all'inverso. Perch quando sono sommersa dal lavoro finisco col rallentare il servizio, e questa  la rovina di un bar. Possono aspettare il cibo, ma i drink no, i drink sono importanti. E quando rallento perch sono sommersa, quelli vanno proprio su tutte le furie. E quando vanno su tutte le furie, addio mance. Insomma, oltre un certo punto, il locale pieno non serve a granch, non se non sganciano la mancia. E viceversa, si potrebbe dire. E poi, quando mi sono messa i collant, i pantaloncini e la camicetta, che mi stava davvero attillata intorno al seno, ha aggiunto: Perfetto. Lo sapevo che eri qualificata.
Nemmeno tu sei male.
Diciamo che per la mia et me la cavo.
Era molto meglio di cos e, quanto al suo aspetto, non ho mai capito quanti anni avesse, ma erano abbastanza da averle sbiancato del tutto i capelli: aveva degli splendidi capelli grigi, quasi argentati, che portava lunghi fino alle spalle, e ricci. Era di corporatura media, e aveva lineamenti un po' volgari, devo ammettere, eppure era maledettamente bella. Aveva gli occhi azzurri, assennati ma non severi. E le sue gambe erano diverse dalle mie: se le mie sono tornite e morbide, le sue erano muscolose, ma con linee slanciate e un passo aggraziato. 
Mi ha guidato di nuovo fuori, in sala da pranzo e poi nell'atrio, fino al bar, dove un tizio tracagnotto in giacca bianca lucidava i bicchieri con un panno e li disponeva in file ordinate. Joan, ti presento Jake, Jake, Joan...  la nuova ragazza, Jake. Vacci piano, non ha mai lavorato in un bar. E detto questo,  sparita in cucina.
Come va, Joan?
Ciao, Jake.
 venuto fuori che, a settimane alterne, dovevo attaccare alle quattro invece che alle cinque, per aiutare Jake nei preparativi per i cocktail, oltre che a sistemare il locale, rovesciare le patatine nelle ciotole e tirare gi le sedie dai tavoli, dove venivano sistemate per poter passare lo straccio sul pavimento. Lo stavano facendo in quel momento, c'era un ragazzo che passava lo straccio, quindi la prima cosa che mi hanno insegnato sono stati i preparativi per i cocktail.
Cominciamo dall'Old Fashioned, hai presente?
Fettine d'arancia e ciliegine?
Esatto. Mi ha guardata a lungo, poi ha proseguito: E per il Martini?.
Rovescio le olive in una scodella e ci infilo degli stuzzicadenti.
E per il Gibson?
Cipolline, niente stuzzicadenti.
Okay. Adesso passiamo ai Manhattan...
Ciliegine.
Niente stuzzicadenti se hanno il picciolo. A volte consegnano quelle sbagliate e per quelle senza picciolo ci vuole lo stuzzicadenti. Invece per il Margarita...
Il sale su un piattino? E una scorza di limone, con un taglietto su un'estremit, per girarci dentro il bordo del bicchiere, giusto?
A proposito di limone...
E le scorzette? Quante?
Quelle di tre limoni. Le tagli spesse, le infili in una scodella e sopra ci metti un mucchio di cubetti di ghiaccio, cos non mi arrivano tutte mollicce. Odio le scorzette mollicce. Mi ha guardata come se fossi un unicorno o chiss quale altra creatura fantastica. Sicura che non hai mai...?
Gli dovevo una spiegazione: Mia madre dava spesso festicciole e mio padre preparava i cocktail. Io ero la sua piccola aiutante.
Cristo, che tipo tuo padre... avrei dovuto immaginare. Be', di gente strana  pieno il mondo, no?
Era il tipo di commento che avrei potuto prendere male, ma me l'ha detto con un sorriso, e cos ho sorriso anch'io. Che altro?
Le patatine sono gratis: le ciotole devono essere sempre piene. Predispongono i clienti a ordinare un drink.
Mi stai dicendo che sono salate.
Io non dico niente e tu non dici niente. Sto dicendo che le offre Bianca ed  meglio per te se lo dici anche tu.
Un'offerta speciale dalla signora Rossi.
E non te lo dimenticare. Lei ci tiene da matti. Ha gettato il panno sul bancone, si  slacciato il grembiule, ed  venuto dal mio lato. Ti mostro il resto.
Mi ha fatto vedere la calcolatrice tascabile, il registratore di cassa e il blocchetto delle ricevute, e mi ha insegnato a tenere le ricevute in pile separate, e poi a calcolare l'ammontare del conto quando mi veniva chiesto, portarlo al cliente, riportare indietro i soldi in tasca, metterli in cassa e battere l'ammontare del conto, poi tirare fuori il resto e portarglielo. E niente errori, per carit! ha grugnito, guardandomi dritto negli occhi. Bianca ci va leggera su certe cose, tipo la camicetta scollata, ma su altre, come le unghie pulite e la grana,  una iena. Se sbagli, sono affari tuoi.
Non sbaglier.
Avevo appena girato le sedie sul pavimento e stavo tirando fuori le patatine quando Liz  tornata dalla cucina. Allora, dividiamoci subito il campo ha detto. Che ne dici di fare a met e alternarci: una settimana io mi prendo questa zona qui, accanto alla porta d'ingresso, mentre tu ti prendi quella vicina al bagno degli uomini. La settimana dopo, il contrario. Ti sembra onesto?
Non fa una grinza. Ma questa settimana tu prendi la zona vicino alla porta, cos puoi salutarli quando entrano. Gli avventori, intendo... Per me sono dei perfetti sconosciuti.
Certo, va bene ha risposto. E poi: Devo scappare, ecco che arriva il signor Mezzo Dollaro,  sempre il primo. Dal modo in cui tira fuori quei due quarti di dollaro sembrerebbero d'argento massiccio, arrivati direttamente dalla zecca di Philadelphia.
Mi sono girata e ho visto la signora Rossi accompagnare un cliente, un uomo di mezza et dall'aria importante, con una polo e i pantaloni di gabardine. Liz gli  andata incontro e la signora Rossi l'ha fatto accomodare nella sua zona di competenza. Ma non appena mi ha visto si  bloccato, ha strabuzzato gli occhi e ha detto qualcosa. Bianca  sembrata sorpresa, poi l'ha accompagnato da me.  stato il mio primo incontro con Earl K. White e io ero stupita tanto quanto Liz. 

4.

Era alto, palliduccio, con il portamento di un pezzo grosso. Mi sono avvicinata, gli ho allungato la carta dei vini, aperta ovviamente sulla pagina dei cocktail, e ho chiesto: Cosa desidera?. Lui ha ordinato un'acqua tonica con ghiaccio, senza nemmeno aprire il men, e quando mi sono girata verso il bancone Jake stava gi aprendo la bottiglietta e sistemandola accanto a un bicchiere highball con dentro un cubetto di ghiaccio. Non mollare mai il vassoio mi ha detto e tieni lo sguardo sul centro del tappo.  un trucco per non fare scivolare le cose di qua e di l, se non ci sei abituata. Sono tornata al tavolo, ho appoggiato il bicchiere e ho versato l'acqua tonica, poi ho riportato indietro la bottiglia, lasciandola cadere nella scatola sotto il bancone. Quindi ho superato il signor Mezzo Dollaro fino alla mia postazione accanto al bagno degli uomini. Ma lui si  girato e mi ha fatto cenno di avvicinarmi. Sei nuova? ha chiesto.
S, signore.  la mia prima sera... Se ci tiene a saperlo, lei  il mio primo cliente.
Come ti chiami?
Sono la signora Medford.
Ero riuscita a tenerlo per me tutto il giorno, mi  sfuggito. Ho subito corretto. Joan.
Ti sei tradita.
... Come le ho detto,  la mia prima sera.
Non capita spesso nei bar di trovare ragazze che si definiscano signore. Sembra il titolo di una donna molto perbene.
 quello che sono, spero.
Pu darsi, ma questo non vale per tutte le cameriere. L'ha detto con un'occhiata in direzione di Liz. Non riuscivo a immaginare cosa trovasse di poco perbene nel suo portamento o nei suoi modi e in che modo io fossi diversa, ma forse era solo perch io gli avevo dato del lei. Eravamo vestite in modo identico, dopotutto, con lo stesso numero di bottoni aperti della camicetta e senza l'ombra di un reggiseno a nascondere quello che c'era sotto. 
Quelle che conosco io, lo sono ho risposto. E immagino che valga per la maggioranza. Essere una cameriera ed essere una signora non sono due cose incompatibili.
Che parolone per una cameriera!
Mi dispiace, forse lei preferisce le paroline: diciamo che una persona pu essere tutte e due le cose.
Allora come vuoi che ti chiami?
Come preferisce.
Signora Medford?
Ammetto che in un bar possa sembrare sciocco.
Sono d'accordo. Preferirei chiamarti Joan.
Come vuole.
Sembravamo entrambi molto impacciati, e ci siamo scambiati uno sguardo d'intesa. Il suo  corso gi, lungo le mie gambe, e poi  tornato agli occhi. Sapevo che, a dispetto del nostro battibecco, o forse proprio per quello, quest'uomo era attratto da me. Ho atteso e poi, osando un po', gli ho domandato: E lei come vuole essere chiamato?.
Lui ha preso tempo, con la bocca distorta in un sogghigno, e poi con grande solennit ha detto: Sono Earl K. White Terzo.
Ha parlato come se dovessi sapere chi fosse questo Earl K. White Terzo e forse ci  rimasto anche male, ma io Earl K. White Terzo proprio non l'avevo mai sentito nominare. Tuttavia non volevo deludere un uomo cos ricco da esistere in tre esemplari, e cos ho modulato una vocina stridula come se mi avesse fatto chiss quale impressione: Eh? Davvero?.
S. Ora lo sai.
 un onore, signor White.
Signora Medford, Joan, piacere mio.
Poi, dopo avermi di nuovo squadrata dalla testa ai piedi, soprattutto tra la testa e i piedi, ha aggiunto: Se posso permettermi, Joan, tuo marito  un uomo fortunato.
Capivo che in realt quella era una domanda, e ho esitato un po' prima di rispondere. Poi: Signor White gli ho detto io non ce l'ho un marito... Sono vedova da poco, purtroppo. Ma ho un figlio da mantenere, un bimbo di tre anni, ecco perch ho accettato questo lavoro e questa divisa eccentrica. A dire il vero avevo chiesto di lavorare al ristorante, ma poi mi hanno detto che dovevo venire qui, o che ero pi qualificata per lavorare in questa parte del locale, qualcosa del genere. Nemmeno io conosco bene il motivo del mio trasferimento, a meno che non abbiano pensato che stessi bene con questa divisa. O costume. O assenza di costume, quello che .
Qualsiasi cosa sia, ti dona molto. E poi: Joan, credo che tu abbia passato un brutto periodo, posso farti le mie condoglianze? Tardive, ma sincere. Ci sono passato anch'io. S, sono vedovo: mia moglie  morta qualche anno fa.
Ah s? Allora condoglianze.
Grazie, Joan. Grazie di cuore.
Era tutto molto ingessato, goffo, ma in qualche modo siamo riusciti a dircelo: io ero libera e lui anche. Poi, come per tornare a parlare del pi e del meno, ha detto: Che tempo splendido, eh?. 
Ora, una volta mia madre mi aveva detto: Tutti ti diranno: non parlare del tempo. Ma tu parlane invece, Joan.  la sola cosa che tutti hanno in comune e spesso  l'unico argomento di conversazione. Parlare non  sempre semplice, quindi parla di ci di cui sai cosa dire.
 proprio vero ho risposto. Ho letto non so dove che ci sono pi modi di dire su giugno, sul tempo che fa a giugno, che su qualsiasi altro mese dell'anno. In una giornata come questa ne capisci il motivo.
Molto affascinante, Joan. Dovr consultare il Bartlett.
Non avevo idea di chi fosse questo Bartlett, anche se il giorno dopo l'avrei scoperto. Abbiamo chiacchierato ancora, di come una bella giornata possa cambiare le cose, poi d'un tratto ha chiesto il conto, io sono andata al bancone e l'ho preparato. Quando gliel'ho portato, lui ha tirato fuori una banconota da cinque dollari e l'ha messa sul tavolo, ma non appena ho allungato una mano per prenderla lui ci ha messo sopra la sua e me l'ha spostata. Poi ha raccolto i cinque dollari, li ha rimessi nel portafogli e ha tirato fuori una banconota da venti che ha messo al posto dell'altra. Io l'ho portata al bancone, ho battuto ottantacinque centesimi in cassa e tirato fuori il resto, tre da cinque, quattro da uno e quindici centesimi in nichelini. Poi, ricordandomi del Mezzo Dollaro, ho rimesso dentro un dollaro e tirato fuori quattro quartini. Ho sistemato tutto sul vassoietto di peltro che era l vicino, e sono tornata al tavolo. Confesso che avevo la mezza idea, per andare volutamente sul personale, di rifiutare il mezzo dollaro che mi avrebbe dato: La prego, signor White, non da lei. Perch non mi vergogno a dire che un ricco vedovo con un debole per me non andava trattato come un cliente qualsiasi. Io la considero un amico avrei balbettato, invece lui mi ha sorpreso. Quando ho appoggiato sul tavolo il resto, lui ha fatto un cenno con la mano e si  alzato di scatto. Va bene cos, Joan, grazie per la piacevole compagnia. Probabilmente torner domani: gi non vedo l'ora di rivederti.
Non sono riuscita a restituirgli quei 19,15 dollari. Ne avevo un disperato bisogno.
Se n' andato e per la prima volta ho notato un tizio con l'uniforme da autista che lo aspettava nell'atrio. Sapevo di aver messo a segno un colpo che poteva essere importante per me, ma c'era un pensiero che non riuscivo a cavarmi dalla testa: vorrei che mi piacesse di pi.

5.

Se Jake mi aveva visto infilare le banconote in tasca, quella che ho trovato nei pantaloncini, non me l'ha fatto capire, ma Liz mi ha beccata e mi ha rifilato un'occhiata di sottecchi, come se si stesse chiedendo il significato del gesto. Anch'io ero rimasta leggermente perplessa. Ma il tempo delle perplessit  finito subito, visto che tutto a un tratto il locale ha cominciato a riempirsi, e c'era tempo solo per i cocktail. Ovviamente alcuni avventori, invece di spostarsi in sala da pranzo, hanno deciso di mangiare l dov'erano, e a me  toccato servire la cena. Per farlo sono dovuta andare dal cuoco, un lituano ben piantato, di nome Bergovizi ma che tutti chiamavano Bergie, per farmi spiegare come funzionava la cucina, e soprattutto come fare la chiamata, parole sue. C'era un modo specifico, soprattutto per cose tipo la salsa: se il cliente la voleva a parte, come nel pesce alla meunire, dovevo dire solo a parte e non servilo con la salsa a parte o cose ancora pi complicate. Oppure se il cliente non voleva la salsa dovevo gridare: Senza salsa. Sapevo che c'era un motivo dietro a ogni cosa, e mi sforzavo di tenerlo a mente, ma era una bella impresa e ben presto, dopo tutto quello che avevo passato nelle ultime ore, ho cominciato a perdere colpi. Jake se n' accorto e mi ha bisbigliato: Tranquilla, Joan. Non c' fretta, lasciali sgranocchiare le loro patatine.
Questo mi ha strappato una risata e mi  stato di sostegno, e lo  stata ancora di pi la pacca d'incoraggiamento di Liz: Verso le otto potrai prenderti una pausa, devi cenare anche tu: Bergie ti preparer qualcosa. Eppure continuavano ad arrivare i clienti, e la signora Rossi continuava ad accompagnarli dentro, facendo la matre, o forse dovrei dire la matresse di se stessa. Verso le otto e mezza le acque si sono calmate e Liz mi ha detto che potevo andare a mangiare, e cos ho fatto, piazzandomi a un tavolo pieghevole sistemato tra il forno a sei fuochi e la porta della dispensa che restava sempre aperta. Era il primo pasto completo che facevo da mesi. Bergie mi ha tagliato una grossa fetta di roast beef, che io ho accompagnato a un contorno di patate arrosto, una ciotola di gelato alla crema che ho preso dal freezer e un caff. Il tutto mi ha aiutato a riprendermi, in particolare il caff, e ho ritrovato le forze per affrontare il resto della serata. 
Stavo andando alla grande e mancava poco all'orario di chiusura, quando un tizio in un gruppetto di sei persone ha attaccato a sbraitare di petrolio, e a gesticolare come un ossesso, tanto che con una manata ha rovesciato per terra tutti i bicchieri del tavolo. Avrei voluto mettermi a urlare: come avrei fatto a sistemare quel disastro? Ma subito  arrivato Jake con gli stracci e Liz si  inginocchiata a tamponare, prima ancora che mi ci mettessi io. Mi sono inginocchiata anch'io, e non ero pi arrabbiata. Quando il tizio ha pagato il conto, che tra il bere e il mangiare per sei ammontava a quasi cinquanta dollari, ha lasciato una mancia di quindici dollari e io l'ho spartita con Liz e Jake, provando una sensazione di calore, complicit e amicizia. Quando abbiamo finito di pulire, la signora Rossi ha chiuso la porta d'entrata, battuto il totale e contato l'incasso. I miei conti tornavano e nel giro di un attimo ero in macchina con Liz e lei stava uscendo in retro dal posteggio. Avevo ancora su la mia divisa da cameriera, visto che mi aveva suggerito di portarla a casa cos domani puoi indossarla direttamente l ed evitare la sosta nello spogliatoio.
Eravamo a met strada e lei non aveva quasi mai aperto bocca. Poi all'improvviso ha cominciato a parlare. Joanie... ha detto stasera  successo qualcosa, che mi ha spinto a farmi delle domande su di te. Insomma, su come vedi le cose.
Liz, non girarci intorno. Cos' successo? Di cosa stai parlando?
Sto parlando del signor Mezzo Dollaro. Le mance di una ragazza sono fatti suoi, e nessuna  tenuta a dire in giro quanto ha preso, nemmeno alle altre ragazze. Per mi  capitato di notare quanto ti ha sganciato: molto di pi di quanto ha mai dato a me. Niente di male, hai meno della met dei suoi anni e sei uno schianto, ha tutto il diritto di apprezzare il panorama. Ma ho notato che tu li hai accettati.
... E allora? Tu non l'avresti fatto?
Hai voglia di scherzare?
L'avresti fatto, s o no?
Il punto  che tu l'hai fatto. E ovviamente io mi sono chiesta il motivo. Insomma, io ragiono cos. Vengo al punto. Joan, tu sei di larghe vedute? Insomma, se quello si fa avanti, gli tiri un ceffone oppure no?
Non siamo arrivati a quel punto.
Lei si  zittita e ha continuato a guidare, ma poi ha riattaccato. Quello che voglio dire, Joanie,  che io stessa ricevo delle proposte. Ogni tanto, dico. E in certi casi non le rifiuto. E allora? Sono cinquanta sacchi. Insomma: spesso il tizio, quello che mi punta, ha un amico, e mi chiede se ho una spalla, un'amichetta a cui andrebbe di fare doppia coppia. Allora, Joanie, che ne dici? Dai commenti che ho raccolto stasera, hai fatto strage di cuori, e prima o poi l'argomento salter fuori. Allora, per farla breve, cosa rispondo a quei due se lo chiedono di nuovo? Ce l'ho questa amichetta? In altre parole: non  malaccio come lavoro, ti interesserebbe?
Mi cogli alla sprovvista. Non ho mai pensato di... E poi: Davvero lo fai? Esci con un uomo e... e....
Quando si presenta l'occasione, Joanie, e sempre che non lo trovi ributtante.
Ma non ti trovi mai... inguaiata?
Se stai alludendo a quello che penso ha detto, rintuzzando le mie parole, pu capitare a qualsiasi ragazza, che ci siano di mezzo i soldi o no. Basta sapere dove andare a parare, nel caso.
Ho ripensato alla mia situazione di tre anni prima, al fatto che ne sapessi cos poco sulla faccenda. Da allora me ne erano capitate di tutti i colori, non sempre cose gradevoli, ma su certi argomenti ero rimasta una sprovveduta. Puoi risolvere la cosa qui?
Qui? Certo che no. Su a New York, se sai quale dottore chiamare, e io lo so. Ma se stai attenta, non succede. A me  capitato solo una volta.
Non... non so cosa dirti.
Va bene, non c' fretta. Pensaci su, Joan.
E poi, dopo qualcosa come tre secondi: Ci hai gi pensato? Che mi dici? S o no? Ti va di partecipare a una seratina?.
Ormai aveva parcheggiato davanti a casa mia e se ne stava seduta l a fissarmi. E io fissavo lei, con una sensazione ingarbugliata di amore e tremenda compassione: mi domandavo perch le fosse anche solo venuta in mente un'idea simile. Nel bar doveva aver guadagnato bene, come era capitato a me fino a quel momento, ed era senz'altro abbastanza bella da avere un uomo tutto suo, senza dover uscire con degli sconosciuti sulla base di qualche proposta fatta in un bar da qualche tizio che conosceva a malapena. E poi a un tratto ho pensato che fosse meglio dirle come stavano le cose, e perch non avrei potuto dire di s, almeno questa volta. Cos ho cominciato: Liz, non potrei proprio. Ho appena seppellito mio marito, oggi stesso. Sono Joan Medford, la ragazza finita sul giornale questa settimana, che ha cacciato il marito di casa e....
Non sono andata oltre.
... Ommiodio! Quello morto in un incidente d'auto? Dicevano che sua moglie era... Oh!
 stata affettuosa, tenera e gentile, mi ha preso la mano, l'ha baciata, mi ha accarezzato il ginocchio, facendo tutte le cose di cui una persona ha bisogno. Ho letto tutto ha mormorato. Non c' bisogno che mi racconti il resto. E tu saresti lei? E oggi sei venuta a lavorare?
Liz, ero costretta. Dovevo racimolare dei soldi. E in fretta.
Be', ne hai tirati su un bel po', Joanie. Sono fiera di te.
Ho cercato di seguire le tue indicazioni.
E sei stata bravissima. Adesso vuoi che entri in casa con te, Joanie? Insomma, che ti metta a letto? Che ti prepari un t? O dello Scotch, se ne hai?
Sono astemia, Liz.
Anche io. Di vizi ne ho, ma non quello dell'alcol.
Posso restare qui seduta ancora un po'?
Puoi restare qui seduta anche tutta la notte.
Quando sono scesa mi ha baciata, poi ha aspettato che aprissi la porta ed  ripartita. Sono entrata e ho acceso una candela, visto che mi avevano tagliato la luce, e ho cominciato a contare i soldi. Poi sono scoppiata a piangere, in preda a una crisi isterica, non perch mi sentissi triste, anzi, perch ero al settimo cielo. So che pu sembrare assurdo, ma non lo era, perch fino a poco prima mi sentivo cos a terra, non sapevo proprio che fare, se non andare a caccia di qualche lavoretto con il tosaerba, e ora invece avevo un lavoro, amici che mi consolavano, e soldi, contanti, che mi gonfiavano la tasca di questi stupidi pantaloncini di velluto. Alla luce della candela mi sono inginocchiata, accanto al letto, tutta sola, e ho contato i soldi che avevo tirato su. Con i 19,15 dollari di White i cinque dollari che erano la mia quota dell'ultima mancia sganciata dal tizio che aveva rovesciato i bicchieri, e le altre mance, faceva sessantuno dollari: una somma incredibile. E il giorno dopo avrei potuto tirarne su anche di pi, e il giorno dopo ancora, e quello ancora dopo, e cos via, per tutti i giorni che mi pareva. Sembrava troppo bello per essere vero. Ho cercato di ripensare a Ron, a come lo avevo amato, quando lo avevo conosciuto: era cos affascinante, forse sono riuscita addirittura a rievocare qualche ricordo consono al giorno del funerale di un marito... Ma le lacrime di gioia continuavano a rigarmi il viso. Alla fine ho ficcato i soldi sotto il cuscino, mi sono tolta i pantaloncini e la camicetta, mi sono infilata nel letto senza niente addosso e mi sono addormentata.

6.

La mattina dopo mi sono alzata, ho preparato il caff sullo scaldavivande, una cosa che avevo imparato a fare da quando ci avevano staccato il gas, e mi sono infilata un paio di pantaloni e una camicia. Poi mi sono seduta alla toletta e ho compilato tre assegni, uno per l'azienda del gas, uno per l'azienda elettrica e uno per quella telefonica. Due li ho infilati in un cassetto, perch sarebbero stati scoperti, ma uno, quello per l'azienda telefonica, l'ho infilato nella borsetta e sono uscita. Sono andata a piedi fino in banca, ho messo da parte dieci dollari e ho versato il resto, pi di cinquanta dollari in tutto. Poi sono salita lungo la collina fino agli uffici dell'azienda telefonica, vicino alla banca. Mi hanno spedita su da un certo signor Wilson, al primo piano. Gli ho allungato l'assegno, insieme all'ultima bolletta ricevuta, contrassegnata come Terzo Avviso, e gli ho chiesto: Signor Wilson, quanto ci vorr per riallacciare il telefono?.
... Solo un attimo. Devo controllare.
 uscito dalla stanza ed  tornato dopo un momento. Si  seduto e ha spinto verso di me il suo telefono. Vuole comporre il suo numero? ha chiesto.
Signor Wilson, il mio telefono  staccato. Forse avrei dovuto dirglielo,  successo un po' di tempo fa, quando non ho pagato la bolletta, e...
Be', ci provi lo stesso.
Ho fatto il mio numero. Oh! ho gridato. Sta squillando.
Molto bene.
Ha riso e io ho riagganciato per poter battere le mani come una bambina, anche se mi piaceva sentire gli squilli. Lui mi ha dato una leggera carezza sul braccio e ancora una volta mi sono sentita allegra e coccolata. Sono scesa per la collina, ho attraversato la strada e mezzo isolato pi in su sono entrata in una tavola calda, nel bel mezzo di un grande parcheggio, dove ho ordinato la colazione: una colazione vera, abbondante, con succo d'arancia, uova all'occhio di bue con prosciutto, toast imburrato e caff. Per la linea non la consiglierei, ma per lo spirito, quando non ti concedi una colazione simile da cos tanto tempo che non ricordi nemmeno quand' stata l'ultima volta,  fantastico. Me la sono presa comoda e ho assaporato ogni boccone. Quando mi ha portato il conto, la ragazza mi ha chiesto: Possibile che ti abbia vista ieri sera al Garden? Non ci hai servito tu da bere? A me e al mio amico?.
 vero, ora ricordo. Avevi un vestito azzurro.
Era da un po' che non uscivo.
Il servizio ti  sembrato efficiente?
Anche troppo, mi dispiace dirlo, visto quanto gradiva il mio accompagnatore. Non sar l'uomo della mia vita, ma dato che aveva portato fuori me, avrei preferito che la piantasse di guardarti. Non che fosse colpa tua.
Mi dispiace. Non me ne sono resa conto.
Be', lui s, poco ma sicuro. Ti sbavava dietro.
Ci fanno vestire loro in quel modo, capisci.
Immagino che aiuti con le mance, almeno con i maschietti.
Cos pare.
Lei si  guardata il seno e ha scosso la testa. E a me tocca lavorare qui. Se avessi le tue misure...
Ho lasciato un dollaro di mancia. Non era colpa sua se non riempiva una camicetta come me e Liz.
Di ritorno a casa ho cercato Elizabeth Baumgarten sull'elenco e ho fatto il suo numero. Quando ha risposto, ho detto: Liz, sono Joan. Mi hanno riallacciato il telefono! Sei la prima persona che chiamo per festeggiare. Lei era contenta, ha fatto un paio di battute sceme e ha aggiunto che sarebbe passata verso le tre e mezza per darmi uno strappo al lavoro. Io ho risposto: Facciamo alle tre, cos ci possiamo concedere un giretto e lei era d'accordo. Poi ho messo la sveglia e mi sono sdraiata per schiacciare un sonnellino e digerire la colazione. Mi sono svegliata appena dopo le due, ho messo i collant poco coprenti, i pantaloncini, un paio di scarpe comode senza tacco e una camicetta delle mie, visto che l'altra non era pi fresca di bucato e aveva bisogno di una lavata. La stavo stendendo sulla sbarra della doccia, quando ho sentito il clic del campanello, seguito da un colpo alla porta, e sono corsa nel corridoio per andare ad aprire. Ma invece di Liz c'era Ethel. Quando mi ha trovata vestita cos ha strabuzzato gli occhi. Ah... ho detto. Ciao Ethel.
Sono qui per le cose di Tad mi ha detto. 
Be', entra. Non vuoi entrare? Comportati da persona civile.
... Sempre che ce le abbia, delle cose.
La battuta non faceva ridere, ma ho fatto buon viso a cattivo gioco e ho lasciato correre. Certo che ha delle cose l'ho rassicurata, invitandola a entrare.
Lo dico perch sembravi avere poco o niente, quando sono venuta qui domenica.  stato un bello shock.
Me l'hai fatto notare gi allora.
Lei ha continuato a parlare, senza nemmeno guardarmi in faccia, mentre irrompeva in soggiorno: Insomma, nemmeno la luce, Joan! Non riesco a capire come tu possa vivere in queste condizioni, di sicuro non puoi tirare su un bambino.
Prima di entrare ho dato un'occhiata alla sua auto, posteggiata sul vialetto d'entrata, per assicurarmi che non ci fosse Tad, chiuso a chiave a rosolare sotto il sole. Era vuota, cos sono entrata in salotto. Lei si era gi seduta e aveva ricominciato a fissarmi, soprattutto i pantaloncini. Hai notato la mia divisa, vedo... ho detto. Ho trovato un lavoro. Faccio la cameriera in un bar: il Garden of Roses, in fondo alla strada.
... Joan, vergognati!
E di cosa? Di lavorare per guadagnarmi da vivere?
Ci sono lavori per i quali non c' bisogno di vestirsi come... una sgualdrina.
Trovamene uno dove mi assumano e io ci sto. Nel frattempo guadagno bene e non faccio altro che portare alla gente qualcosa da bere e da mangiare, il tutto condito da un sorriso.
Tanto varrebbe vestirsi solo di quel sorriso.
Pi ammirano quello che vedono, Ethel, e pi ricca diventa la mancia... E le mance sono il punto. Devono esserlo, quando hai un figlio piccolo da mantenere.
Non sei costretta a mantenerlo, te l'ho detto.
Invece s, Ethel. Non voglio essere in debito con te.
Mi ha squadrata per benino, quindi  sbottata: Joan, non ce l'hai un briciolo di amor proprio? Se non per il tuo bene, fallo almeno per quello di Tad.
Per essere una brava madre,  questo che vorresti dire?
... S! Esatto, proprio questo!
E non sei l'unica, Ethel. Pensa, una donna ha chiamato la polizia dicendo proprio questo, ha parlato agli agenti che seguono il caso di Ron, cercando di aizzarli contro di me, di convincerli che sono una madre indegna. Ma ti pare possibile? Questa donna ha perfino accennato a Joe Pennington... Hai presente, quel ragazzo su cui ti eri messa a spettegolare, dicendo che per me era qualcosa di pi di un amichetto? Secondo te chi pu aver fatto una cosa del genere?
Lei non ha risposto, mentre io scalpitavo. Poi il campanello ha suonato di nuovo, e quando ho aperto la porta c'era Liz.  entrata e le ho presentate: Ethel, la signorina Baumgarten, una cara amica. Liz, mia cognata, la signora Lucas.
Liz ha alzato la mano per salutare e, mentre Ethel rispondeva con un cenno, si  tolta il soprabito, sfoggiando la sua tenuta da cameriera, ovviamente identica alla mia, a parte per la camicetta che era leggermente diversa. Notata l'espressione di Ethel, ha detto: I vestiti le sembreranno un po' audaci, signora Lucas, ma sono la regola: io e Joanie lavoriamo in un locale. Serviamo da bere in un cocktail bar e i clienti vanno matti per le gambe. Non dovrebbero, ma  cos. Le mie non sono splendide come quelle di Joanie, ma vista l'et non sono malaccio. Almeno cos dicono.
Sono... davvero notevoli ha detto Ethel.
Vado a prendere le cose di Tad ho risposto, poi ci possiamo bere un caff.
Sono tornata in cucina, ho messo a scaldare l'acqua sullo scaldavivande, quindi sono entrata nello stanzino che usavo come cameretta di Tad e ho preso le sue cose dalla sciffoniera. Era quasi tutto pulito, ma in un angolo c'erano i vestiti che Tad indossava il giorno in cui Ron era morto. Li ho presi in mano mentre infilavo quelli puliti in un sacchetto della spesa, e sono tornata in salotto. Ho passato il sacchetto a Ethel, le ho mostrato gli altri vestitini, e ho detto: Questi non sono puliti, li lavo e te li porto domenica, quando passo a trovare mio figlio. Sempre che sia invitata.
Li laver io ha detto Ethel, allungando una zampa.
Certo che no, lo faccio io.
Li laver io! ha risposto, seccata, e me li ha strappati di mano. E quella medicina, quell'analgesico che...?
Finito ho risposto. Tutto andato nelle prime due settimane.
Ma Ron ha detto che il dottore ve ne aveva data una scorta per un mese intero!
Sarebbe durata un mese ho risposto se Ron non avesse aggravato di continuo le cose tirandolo di qua e di l per il braccio, oppure prendendolo a schiaffi quando perdeva le staffe.
E tu non ne hai comprato dell'altro?
Con quali soldi?
A quel punto Liz si era accovacciata accanto al divano e stava dando un'occhiata alla gamba rotta. Non capisco ha annunciato. Non sembra rotta, Joan: sembra staccata, non c' altra spiegazione, i perni ci sono tutti e non c' niente di rotto. Ho visto una cosa simile solo una sera al bar, quando un tizio ubriaco s'era messo a ciondolare e con uno strattone aveva tirato via la gamba di un tavolo.
Cose che capitano ho detto.
Ethel  rimasta zitta, perch naturalmente Liz si era avvicinata alla spiegazione vera, che riguardava il fratello di Ethel, mio marito, e non era per nulla divertente. Ho detto: Vado a vedere se il caff  pronto e sono tornata in cucina. Ho preso il caff, l'ho versato in una caffettiera, ho messo delle zollette di zucchero in una ciotola e aperto l'ultima lattina di latte condensato. Ma quando sono tornata in soggiorno con il vassoio, Ethel stava per andarsene, cos ha stretto la mano a me e fatto un gelido inchino a Liz. Liz era seduta davanti al divano, a gambe incrociate sul pavimento, e quando Ethel se n' andata, ha detto: Ti porto il mio kit per il fai-da-te e ripariamo questo affare. Non ci vuole niente, solo un po' di colla e un morsetto per tenerlo in posa ventiquattr'ore. Ho la colla, ho il morsetto e ho il manuale delle istruzioni. Il kit  un regalo del mio fidanzato, quello fisso, intendo, che viene a trovarmi la domenica e mi paga l'affitto, diciamo. Di solito, almeno. E se trovi strano che mi abbia regalato questo kit, be', siamo in due, ma visto che di solito non mi copre di regali, tendo a essergli molto riconoscente per le piccole cose. Ha visto che stavo per dire qualcosa e mi ha interrotta prima. ... e se trovi strano che io abbia un ragazzo fisso quando sai che a volte vado con tizi rimorchiati al bar, be' siamo in due. Non pretendo che tu capisca. Ma continuo a farlo e te lo dico: non  solo per i soldi.
E che altro c'?
Le loro proposte, credo ha risposto. A volte sono cos appassionati. Mi aiuta a dimenticare i capelli bianchi. Ci siamo capite, Joanie? Arrivata a una certa et, una ha bisogno di rassicurazioni.
Ho appoggiato il vassoio. A qualsiasi et, Liz.
Forse.
Per fortuna si  versata una tazza di caff, visto che odiavo sprecare il latte.
Joanie, spiegami una cosa, per favore.
Se posso, pi che volentieri.
Su tua cognata.
Una simpaticona, eh? Incolpa me per quello che  successo a suo fratello, cio mio marito, Ron. E poi c' mio figlio. Adesso  lei che se ne prende cura... Per aiutarmi, dice. In realt vorrebbe tenerselo.
Liz ha annuito come se avessi appena confermato qualcosa che era venuto in mente anche a lei. Pensava che non la vedessi, invece ci riuscivo, con la coda dell'occhio. E quel fagotto di vestiti sporchi, quelli che volevi lavare tu ma che lei ti ha strappato di mano, se li  avvicinati al viso, ci ha ficcato dentro il naso e li ha annusati. Joan, te lo giuro: ha fatto proprio cos. Ne sono sicura. Stava annusando i vestiti di tuo figlio: non quelli puliti, quelli sporchi!
Non mi sorprende.
Secondo te perch l'ha fatto?
Va pazza per lui, Liz. Da sempre, ma ancora di pi dopo la morte di Ron. Te l'ho detto: sta cercando di portarmelo via. Le ho raccontato dell'operazione chirurgica di Ethel: un'isterectomia, se non ricordavo male. Lei ci ha pensato su. E a te sta bene, Joan? Vuoi rinunciare al tuo bambino? Vuoi che vada a finire cos?
No, te l'ho detto.
Allora hai per le mani una bella gatta da pelare.
Lo so, ma al momento non posso farci niente, non riesco a fermarla.
Ma perch hai lasciato che lo portasse via?
Mi ha costretta ho risposto, ha detto chiaro e tondo che se mi fossi rifiutata avrebbe chiamato i servizi sociali e avrebbe fatto in modo di portarmelo via per sempre, mostrandogli le condizioni in cui vivevamo. Poco importava che fosse stato Ron a ridurci cos. Le sarebbe bastato dimostrare che non avevamo gas, luce e soldi in banca, che io non guadagnavo nulla e che non c'erano prospettive...
Be', si sbagliava.
Certo ho risposto ma ora che un lavoro ce l'ho, non potrei riprendermi Tad nemmeno se Ethel volesse. Non se resto fuori otto o nove ore al giorno, sei giorni su sette, con Tad cos piccolo. Ha bisogno di affetto e attenzione, e se io non posso darglieli... devo lasciarlo a lei, che mi piaccia o no.
Quella  malata, Joanie.
Pensi che non me ne sia accorta?
Liz ha bevuto un'altra tazza mentre io finivo la prima e, dopo che le avevo sciacquate, ha detto che era meglio prepararsi, cos arrivi alle quattro. Jake ci tiene ai suoi riti.
Va bene, ma prima devo fare una cosa.
Quello che dovevo fare era cercare Earl K. White III sull'elenco telefonico. Eccolo l, e c'era anche l'indirizzo, una strada dei College Heights Estates, il quartiere chic di University Park, ma niente numero di telefono. Ho guardato sul District Book e c'era anche l, in grassetto. Subito dopo il nome c'era scritto intermediario finanziario. Non sapevo cosa volesse dire con esattezza, ma ho guardato sotto l'intestazione e, guarda guarda, c'era un grosso annuncio che pi o meno recitava cos:
Earl K. White III
Titoli a lungo termine
Succeduto a Earl K. White, Jr
ed Earl K. White 
Tre generazioni di amministratori d'impresa
Dal 1913
MEMBRO DELLA BORSA DI NEW YORK
Sembrava esserci tutto. Almeno ora sapevo chi fosse questo Earl K. White Terzo. Sono tornata da Liz e le ho detto: Dai, meglio non far aspettare Jake.

7.

White  arrivato alle cinque in punto e la signora Rossi, o Bianca, come mi ha invitato a chiamarla, l'ha guidato subito verso la mia zona di competenza, allo stesso identico tavolo del giorno prima. Lui ha ordinato un'acqua tonica come l'altra volta e quando sono arrivata al bancone ovviamente Jake aveva gi aperto la bottiglietta e stava riempiendo il bicchiere. Io li ho portati al tavolo, ho servito il signor White, ho buttato via la bottiglietta e ho ripreso posizione accanto al bagno degli uomini, il tutto in una manciata di secondi. Poi lui mi ha chiamata con un cenno e ha detto: Se ci provassi, potresti anche essere pi cordiale, Joan.
A chiamata, rispondo.
Entrambi siamo scoppiati a ridere: sapeva che era tutta una pantomima. Ti ho pensata ha detto. Per tutta la notte.
E forse io ho pensato a lei.
Da quanto sei vedova, Joan?
Quattro giorni.
Quattro... Ma come?
Quattro giorni... Da sabato notte. Domenica mattina, a dire il vero.
Lui mi fissava, e io ho pensato che avrei fatto meglio ad aggiungere qualcosa, almeno per evitare di ammantare la faccenda di mistero, cosa di cui non sentivo affatto il bisogno. Ho continuato: Sono la Joan Medford di cui avr letto sui giornali, quella che ha cacciato di casa il marito e il giorno dopo ha scoperto che se n'era andato con un'auto in prestito ed era finito contro un canale di scolo. Anzi, doveva essere il muretto di un canale di scolo.
Ah, s. Ho letto. Mi dispiace. E poi, come se cercasse di rammentare i particolari: Nell'articolo che ho letto si parlava anche della polizia: averci a che fare non  mai piacevole.
Pu dirlo forte, signor White.
E poi, gi che c'eravamo, ho continuato: Prima di sbatterlo fuori avevamo litigato, e della macchina non sapevo niente, quella che gli aveva prestato un amico prima di partire per il fine settimana, quella che ha preso quando se n' andato. Era in pigiama, quindi non aveva con s la patente o qualsiasi cosa che potesse servire per identificarlo. Cos, dopo avere controllato la targa, la polizia l'ha scambiato per Leland Brooks, il proprietario. Poi, quando finalmente hanno trovato Leland ad Annapolis, dove stava passando il fine settimana, e l'hanno mandato all'obitorio dove tenevano Ron per identificarlo, ormai era gi domenica pomeriggio. Mi hanno trascinata l e mi hanno torchiata per due ore, con domande di ogni genere. Sapevo della macchina? Perch l'avevo lasciato andare via? Non lo sapevo che aveva bevuto? Ho scosso la testa. Certo che lo sapevo. Ron aveva varcato la soglia di casa gridando a squarciagola e non avevo smesso finch non gli avevo portato una birra, non prima di aver svegliato nostro figlio che aveva cominciato a piangere. Era gi pronto a prenderlo a cinghiate, non solo perch frignava ma perch la settimana prima, per sbaglio, aveva rotto un vaso... non era neanche una cosa di valore, lo usavamo per metterci dentro gli spiccioli, quando ancora avevamo degli spiccioli da mettere via.
... E tutto questo l'hai raccontato alla polizia?
Tutto quanto, tre o quattro volte. A un giovane agente e a un sergente, non erano cattivi, me ne rendevo conto, dovevano solo fare un lavoro sporco e l'hanno fatto.
Hai tutta la mia solidariet, Joan. Non riesco a immaginare niente di peggio.
Oh, io s... e ci riuscirebbe anche lei, se solo avesse mai patito la fame, se avesse mai dovuto inventarsi un modo per sfamare tre bocche con un dollaro. La cosa peggiore era che non potevo proprio permettermi un funerale e mi  toccato chiedere aiuto ai suoi parenti. E poi c'era il mio bambino, cosa avrei dovuto farne? Se l' preso mia cognata e per avere una qualche possibilit di riprendermelo ho dovuto trovare un lavoro, e anche in fretta. Sono capitata qui per caso: il posto me l'ha consigliato la polizia e li ringrazio di tutto cuore per questo. A lei potr sembrare strano, ma per me  un dono del cielo. Non mi danno fastidio nemmeno questi vestiti ridicoli.
Infatti non ce n' motivo. Ti donano molto.
Almeno mi stanno giusti.
Eccome.
Abbiamo riso di nuovo, ma poi ha cominciato a scuotere la testa, con un'espressione contrita. Il lutto  una cosa terribile ha detto, la voce bassa e distante, come se volesse metterci enfasi. La cosa in s non  poi cos terribile: al momento  un'ombra nera, che poi si alza e, con il tempo, diventa un ricordo. Ma ha sempre le sue ricadute, che possono essere molto sgradevoli. Joan, mia moglie  morta cinque, quasi sei anni fa, un colpo dal quale non mi sono ancora ripreso. Ma il peggio non  stato questo, ossia perderla, ma  stato l'effetto che questa perdita ha avuto sui ragazzi, i miei figliastri; ha trasformato un maschio e due femmine apparentemente amorevoli in tre avvoltoi, che non pensano ad altro che ai soldi, soldi, soldi. Tutti i santi giorni, loro e gli avvocati non fanno altro che perseguitarmi, per strapparmi la fetta di propriet che apparteneva alla madre. Joan, quando mia moglie aveva fatto testamento, aveva lasciato un quarto della sua eredit a me e un quarto a ognuno di loro, ma tra noi due era tutto condiviso, e spartire la sua eredit significherebbe liquidare la mia azienda, le mie propriet, le mie azioni: ci vorrebbe un anno per farlo e mi lascerebbe completamente disorganizzato, dovrei ricominciare tutto da capo e semplicemente non intendo farlo. Possono aspettare finch crepo. E poi, con un tono molto cupo e misterioso: Joan, ci sono cose che non sai di me e che forse non scoprirai mai. Ma sospetto una cosa: i tormenti che mi hanno inflitto quei tre potrebbero essere all'origine della malattia che mi ritrovo e che dovr sopportare per il resto della mia vita.
Mi stava mettendo un po' a disagio, parlando a quel modo dei suoi figliastri, e forse per cambiare argomento mi  venuto da dire: Ah, non me lo dica. Perch i tormenti, le ore con la polizia, perfino dover chiedere aiuto per il funerale... tutto questo non  stato niente rispetto a quello che  successo dopo. Allora gli ho raccontato di Ethel e dei suoi piani per rubarmi Tad, per non parlare del modo in cui si era comportata quello stesso pomeriggio. Una parte di me la capisce ho detto. Mio figlio  un tesoro, ed  pur sempre sangue del suo sangue, nonch tutto ci che le  rimasto di suo fratello. A ogni modo, posso sopportare tutto, ma l'idea che lei se lo voglia tenere mi disgusta, insomma che me lo voglia rubare... E ancora non so che misure prendere. Per il momento non posso fare altro che lasciarglielo, non posso riprendermelo finch sono al verde anche perch non potrei mantenerlo. Non senza qualche risparmio su cui fare affidamento. E, come se non bastasse, ho le ultime rate del mutuo da saldare, visto che mio marito mi ha lasciato in queste condizioni. Per. Bisogna sempre essere grati per le piccole cose. Adesso un lavoro ce l'ho e, che lei ci creda o no, rende bene. Non tutti mi trattano come lei, intendo come ha fatto lei ieri, ma tutto sommato me la cavo. Rispetto ad altre situazioni, ad altri tipi di lavoro, nonostante la divisa che mi tocca mettere, insomma. Poteva andarmi peggio.
Forse avevo parlato troppo, soprattutto di Ethel, avrei fatto meglio a starmene zitta, cos come lui avrebbe fatto meglio a non dire quelle cose sui suoi figliastri e su quanto erano carogne. Una delle prime cose che ho imparato in famiglia  che non si lavano i panni sporchi in pubblico, o che non se ne parla con chi non  di casa. E vorrei poter dire di avere spifferato quelle cose per via del mio stato d'animo, per tutti i dispetti di Ethel, ma non sarebbe vero. L'ho detto perch ho capito d'istinto, dalla foga che ci metteva, che a lui piaceva parlare di quello. Cos, fin dall'inizio, sapevo che c'era qualcosa di lui che non accettavo. Ma sapevo anche, e sarei stata una sciocca a non capirlo, che si stava innamorando di me, che non era interessato solo a chiacchierare, e che la posta in gioco era alta. E per una posta simile devi saper chiudere un occhio, o almeno cos deve saper fare una donna. Me lo stavo lavorando a dovere e se mi toccava fare certi discorsi li avrei fatti. Cos, quando ha pagato il conto con un'altra banconota da venti dollari e mi ha lasciato il resto con un cenno, ho detto: Non c' bisogno che faccia cos. Sto bene, signor White. E vorrei che lei mi considerasse un'amica....
Io sono tuo amico, Joan. Almeno spero.
Agli amici non si d la mancia...
Se sono amici veri, e uno ha pi dell'altro, si cerca di bilanciare... giusto un po'. Ma non ti preoccupare, se  troppo poco, posso rimediare.
Abbiamo riso e ho preso i soldi.
Questo accadeva mercoled. Lui  tornato gioved, venerd e sabato, ogni volta lasciandomi 19,15 dollari. Cos anche gioved sono riuscita a versare qualcosa in banca, e a spedire gli altri due assegni, quello per l'azienda del gas e quello per l'azienda elettrica. Sempre gioved, Liz  venuta da me con il suo kit e ha incollato la gamba del divano, mettendoci un morsetto, in modo che reggesse. Venerd  tornata e ha tolto via il morsetto. Sabato sono venuti quelli dell'azienda del gas e dell'azienda elettrica per sbloccare i contatori. Cos, tutto a un tratto, dalla disgraziata che ero marted, senza un lavoro e senza la minima idea di dove andare a sbattere la testa, sabato avevo un lavoro, un gruzzolo in banca, un soggiorno nuovamente presentabile, luce, gas e linea telefonica: e dovevo fare qualcosa per festeggiare. Insomma, non ero pi un oggetto inerte, ero viva. Ho preso un taxi fino a Woodies, il grande magazzino a Prince George's Plaza, e ho comprato un triciclo azzurro per Tad. Non me lo potevo permettere, ma volevo portargli la cosa pi bella del negozio. E domenica ho preso un taxi per andare da Ethel e sono entrata con un sorriso stampato in faccia.
Non che lei sia stata altrettanto amichevole nei miei confronti. Ha protestato per il triciclo: finch si trovava sotto il suo tetto, solo lei poteva comprargli un giocattolo? E non voleva saperne quando ho tirato fuori il libretto degli assegni per saldarle vitto e alloggio della settimana precedente e di quella a venire, pi un extra per fargli prescrivere una nuova confezione di antidolorifici. All'inizio si  rifiutata di prenderli, ma a quel punto  intervenuto Jack Lucas, suo marito: Quand' che siamo diventati cos ricchi da poter rifiutare cinquanta sacchi? Prendili e ringrazia, Ethel, e smettila di comportarti come un'idiota con lei.
E cos li ha presi. 
Vivevano a Silver Spring, a circa sei miglia da me, in una casa in collina, e quando sono arrivata l Tad era fuori sul retro, con altri due bambini, a schiamazzare in una piscinetta, un affare di gomma con le strisce rosse, riempito con la pompa dell'acqua. Ovviamente il triciclo ha fatto furore e tutti sono corsi davanti, e hanno fatti i turni per guidarlo. Poi Ethel, Jack e io ci siamo seduti nel giardino sul retro, sulle sdraio, e Ethel ha cercato di risultare gradevole, senza riuscirci, mentre anch'io facevo lo stesso, riuscendoci. Mi sentivo davvero di umore celestiale, perfino nei suoi confronti. A un certo punto abbiamo sentito delle grida dalla strada e io sono corsa a vedere cosa stava succedendo. La femminuccia, pi grande dei due maschietti, era partita in sella al triciclo ed era arrivata fino all'angolo della strada, mentre i bambini urlavano come ossessi. Ethel, che mi aveva seguita, ha confermato che quella bimba era una peste, e mi ha spiegato che strappava sempre con la forza i giochi agli altri bambini. Ma io mi sono inginocchiata, l'ho presa in braccio e le ho chiesto se le sarebbe piaciuto ricevere dei pattini a rotelle. Le si  illuminato il viso, e io le ho promesso che glieli avrei fatti avere. All'altro ragazzino ho promesso un guantone e una palla da baseball, e a Tad un berretto nuovo. Poi erano di nuovo tutti contenti e io ero diventata la fatina buona.
Cos, quando ci siamo accomodati di nuovo sul retro, mi sono sentita felice e contenta di me stessa. Ma non per molto.
Con voce gelida, Ethel ha chiesto: Dove li trovi i soldi che dispensi con tanta generosit a ogni bambino in vista? Lavorando al tuo baretto?.
Esatto.
Non mi ero resa conto che le cameriere ricevevano tutte queste mance solo per fare le cameriere. O arrotondi in qualche altro modo?
Non credo di aver capito a cosa ti riferisci.
Secondo me, s.
I miei clienti sono generosi con me e i soldi li spendo come mi pare. Non ho niente di cui giustificarmi.
Non  della generosit che ti devi giustificare, ma di quello che devi fare per incoraggiarla.
Suo marito aveva un'espressione imbarazzata, come se avesse preferito trovarsi da un'altra parte, e non vedere la moglie darmi addosso cos.
All'improvviso  spuntato Tad ed  sgattaiolato da Ethel. Che cosa c', tesoro? gli ha domandato.
Lui le ha abbassato il capo e le ha bisbigliato qualcosa in un orecchio. 
Lei gli ha fatto una carezza, l'ha preso in braccio e l'ha portato dentro casa. 
 meglio se vai ha detto Jack.
Da vero cavaliere mi ha accompagnata a casa in macchina, e io l'ho ringraziato. Ma per qualche ragione la giornata era rovinata. Non tanto per quello che Ethel mi aveva detto, in passato mi aveva detto di peggio e sapevo passarci sopra. Ma perch mio figlio quando aveva avuto bisogno di andare al bagno era andato da sua zia, invece che da me, sua madre.

8.

Se il bisogno di fare una mossa al riguardo fosse o non fosse ben chiaro nella mia testa quando White si  ripresentato al bar, non  facile dirlo. Ma certo non ho perso tempo a rendermi gradevole, gli ho allungato come sempre la lista dei cocktail, ma ho aggiunto: Forse non ne ha bisogno, se ha intenzione di prendere il solito.
Grazie. Molto gentile, Joan, da parte tua ricordare cosa prendo di solito.
Oh be', signor White, non potevo dimenticarlo cos in fretta.
Jake aveva gi aperto l'acqua tonica e stava mettendo i cubetti nel bicchiere. Ho portato tutto, ho riempito il bicchiere e riportato la bottiglia al bancone. Avr ostentato qualche ancheggiamento in pi mentre mi allontanavo, per fare oscillare i fianchi e sculettare un po'? Forse. So per certo che, prima di girarmi con il vassoio in mano, avevo slacciato un altro bottone della camicetta.
Joan, vorrei chiederti una cosa, sono curioso.
L'ho raggiunto al tavolo e ho sistemato una ciotola piena di patatine al posto di quella mezza vuota che aveva davanti. Era una cosa che avevo fatto a tanti altri tavoli del bar, niente di che. Ma forse mi sono piegata in avanti un po' di pi del necessario. Mi dica, signor White.
Earl, ti prego.
Non potrei mai.
Ti prego.
Earl, va bene.
Io...
Che c'? Che cosa vuole chiedermi?
Di norma avrei la lingua sciolta, Joan.  solo che al momento mi sento un po' turbato.
Ho sorriso e ho abbassato lo sguardo, per poi sussurrare: Piacevolmente, spero.
Nel modo pi assoluto.
Non voglio certo rendere la nostra conversazione pi difficile, signor... Earl. Mi sono chiusa l'ultimo bottone della camicetta. Va meglio?
Da un certo punto di vista.
Mi sono trasferita alle sue spalle. Meglio ancora?
Da quello stesso punto di vista, s.
Nel bar non erano ancora arrivati altri clienti e Jake era sparito in magazzino a recuperare qualcosa. Per il momento eravamo soli. Ho pensato a quello di cui mi aveva accusata Ethel, e a quello che mi aveva proposto Liz, e a quanto poco attraente da un punto di vista fisico mi risultava quest'uomo: alto e sgraziato, pallido e vecchio. Ma ho anche pensato a Tad, che dormiva a casa di Ethel, ai suoi baci che lo consolavano al posto dei miei quando piangeva nel cuore della notte, al fatto che tutte le mattine appena sveglio vedesse il suo viso e non il mio, e ho capito che avrei fatto qualsiasi cosa per riaverlo.
Mi sono chinata sopra la spalla di White, allungandomi per pulire una macchiolina sul tavolo con un tovagliolo, come se avessi rovesciato qualcosa. Attraverso il tessuto sottile della sua camicia e quello ancora pi sottile della mia, i miei seni caldi e pieni hanno toccato le sue spalle.
Ho sentito che il suo respiro cambiava, diventava pi rapido, addirittura affannoso.
Volevi dirmi qualcosa, Earl?
Lui ha deglutito. Mi agiti a tal punto che non riesco pi a parlare.
Mi sono staccata.
Aveva il viso congestionato, non come se fosse in imbarazzo, ma come se avesse fatto un grosso sforzo. Ha bevuto un sorso di acqua tonica. C' voluto un minuto prima che recuperasse il colore di sempre (cio quel pallore spettrale) e che il respiro tornasse normale. Mi piaci, Joan. Spero che tu l'abbia capito. Mi piaci, forse anche troppo. Non mi fa bene agitarmi.
Perch no?
Diciamo solo che il dottore me l'ha sconsigliato e non approfondiamo?
Non so se riuscir a non approfondire, se questo vuol dire che dobbiamo restare a una certa distanza.
Joan, devi.
Vedremo ho risposto. E poi: Che cosa volevi chiedermi?.
Lui ha fatto un altro sorso. Tuo marito, morto la settimana scorsa... da quanto eravate sposati?
Da quattro anni ho detto. O poco meno.
... E tuo figlio ha tre anni, giusto?
Esatto. Poco pi.
E tu quanti anni hai?
Ventuno.
Capisco.
Cosa capisci?
Volevo solo inquadrare meglio la tua situazione, Joan.
E adesso l'hai inquadrata?
Avevi diciassette anni...?
Appena compiuti ho detto. 
E posso chiederti come mai l'hai sposato?
Sono sicura che puoi arrivarci da solo.
Qualche istante dopo ha detto: Non era una buona ragione.
L'ho scoperto sulla mia pelle.
Non ami parlarne?
A te piacerebbe, se fossi in me?
Mi piacerebbe sapere cos' successo, potrei esserti d'aiuto.
Ero a Washington, e stavo aspettando di cominciare un lavoro. Anche Ron viveva l, e stavamo nello stesso palazzo. Nel suo appartamento aveva un giradischi e ci andavamo a chiudere l quando non avevamo niente da fare. Ovviamente abbiamo trovato subito altre cosucce da fare e a quel punto ho dovuto sposarmi. Tutto qui. Cerca di capirmi, all'epoca ero felice. Ma ahim, anche Ron ha dovuto sposarsi e lui non era affatto felice. Odiava il matrimonio, odiava me e odiava il nostro bambino. Anche la sua famiglia mi odiava, ma non odiava il piccolo Tad, soprattutto la sorella di Ron non lo odiava. Cos adesso  lei che ce l'ha, mentre io ho questo lavoro.
Be', non odiarlo, questo lavoro.
Odiarlo? L'altra sera ero in ginocchio a ringraziare Dio per avermelo fatto trovare.
Dopotutto ci ha fatti conoscere. Mi dai un buon motivo per tirare fino a sera, una cosa che non provavo da un mucchio di tempo, almeno da quando  morta mia moglie.
C' stato un momento di silenzio, mentre io me ne stavo l davanti a lui, a reggere il vassoio in equilibrio su una mano, con sopra la ciotola mezza vuota. Nessuno dei due ha aperto bocca.
La situazione  davvero cos tragica? ha chiesto. Con tuo figlio e tua cognata, intendo.
S ho risposto chiaro e tondo. Ma poi, dispiaciuta di andarmene su quella nota dolente, ho sorriso e ho detto: Le cose andranno meglio. Soprattutto grazie a te. Ogni sera mi avvicino di un passo al mio obiettivo. 
Ma solo di un piccolo passo, Joan. Vorrei poter fare di pi.
Be', allora siamo pari, perch anche io vorrei fare di pi per te.
Mi ha sorpreso vedere una smorfia di dolore sul suo viso. Ma non ho potuto indagare perch in quel momento Bianca  apparsa insieme a un altro cliente e l'ho riconosciuto subito, anche in abiti civili.
Bianca l'ha fatto accomodare a un tavolo nella mia zona di competenza, quello piccolo in fondo alla stanza. 
Signora Medford.
Sergente Young, devo ringraziarla ancora una volta per avermi consigliato di venire qui e per avermi raccomandata a Bianca, o per avere raccomandato Bianca a me, qual  il modo migliore per dirlo? Gli ho allungato la lista dei vini e dei cocktail, anche se conosceva il Garden meglio di me e probabilmente sapeva gi cosa voleva ordinare.
Sono contento che Bianca le abbia dato un'occasione e che lei l'abbia colta al volo. Mi ha restituito il men. Pu dire a Jake di farmi un Whisky Smash.
Jake ha shakerato un Whisky Sour e l'ha versato in un bicchiere highball con qualche foglia di menta pestata sul fondo. Il sergente Young ha buttato gi una bella sorsata e ha riappoggiato il bicchiere sul tavolo, poi mi ha squadrata da capo a piedi. Questa volta non mi sono irrigidita. Quante cose possono cambiare in una settimana. 
Signora Medford, sono venuto in parte per vedere come se la passava e in parte per saggiare la maestria di Jake, ma anche perch c' una cosa di cui voglio parlarle. Riguarda il suo caso e la morte di suo marito.
Pensavo che ci fossimo gettati tutto alle spalle ho detto. 
Magari. Cos avrebbe dovuto essere. E se fosse stato per me... ma Church, se lo ricorda l'agente Church,  giovane e zelante e cocciuto, e vuole farsi notare, e per qualche ragione non  soddisfatto del verdetto di morte accidentale.
Perch?
All'accademia ti addestrano per individuare i crimini, signora Medford. Quando sei un novellino, non vuoi mai che la risposta sia che non c' una risposta. Poi passa qualche anno e apri gli occhi: e sei contento quando puoi chiudere un caso senza tante noie. Ma per lui quel momento non  ancora arrivato e brucia dalla voglia di risolvere omicidi.
E pensa che Ron sia stato...
Pensa che dovremmo continuare a indagare. Non voleva nemmeno venire da lei a raccontarle della telefonata della cognata lo scorso marted, ma io l'ho convinto che fosse la cosa pi giusta da fare, visto che l'accusa contro di lei era palesemente infondata.
La ringrazio. Ma... cosa posso fare io?
Non  questione di fare o non fare qualcosa, deve solo sapere che, per quanto riguarda la polizia, la faccenda non  ancora chiusa.
Ero scossa, anche se sapevo di non avere fatto nulla di male: nessuna indagine, per quanto approfondita, avrebbe potuto dimostrare il contrario. Per se ne sentono di storie simili, di gente che viene incastrata, uomini e donne innocenti spediti sulla sedia elettrica. Ho chiesto: Che cosa c' che non gli torna?.
Niente, che io sappia. Ma non gli piace il modo in cui si incastrano alcuni fatti. Suo marito era un forte bevitore, l'abbiamo appurato dagli altri interrogatori che abbiamo fatto, e quella sera ci aveva dato dentro, eppure si era dimostrato abbastanza sobrio da riuscire a guidare fino a casa per pi di quaranta minuti, nel cuore della notte, su strade tortuose, senza incidenti. Allora perch dopo che lei gli ha chiuso la porta in faccia, dovrebbe essere andato a sbattere poco lontano, a una decina di minuti da casa, presumibilmente senza essere pi stanco o pi ubriaco di prima, su una strada non pi buia delle altre?
Si era messo a piovere ho detto e avevamo litigato. Forse era distratto.
Ecco,  proprio quello che gli ho detto io. Il sergente Young ha allargato le braccia. A ogni modo... Church ha insistito che la macchina venisse ricontrollata per vedere che non ci fossero segni di manomissione, ha chiesto al medico legale che ha eseguito l'autopsia se sul corpo c'erano segni di violenza che potessero essere estranei all'incidente...
E...?
E niente. Da nessuna di queste inchieste  emerso qualcosa. Ma continua a insistere che non vuole chiudere il caso.
Ma il capo non  lei?
Sono un collega, signora Medford. Non  la stessa cosa.
Allora io che devo fare?
Forse dovr rispondere a qualche domanda, non so bene quando. Potrebbero chiederle di firmare qualche documento per ottenere il permesso di riesumare il cadavere di suo marito.
Riesumare!
Mi dispiace, signora Medford. Sembrava sincero.
 una cosa orrenda ho detto, ma se cos deve essere... va bene. Non ho niente da nascondere. L'agente pu chiedermi quello che vuole. Il tremore nella mia voce smentiva la sicurezza che cercavo di ostentare. 
Il sergente Young si  sporto sul tavolo e ha abbassato la voce. Sarei felice di risparmiarle tutto questo, signora Medford. Non se lo merita proprio, dopo tutto quello che ha passato. Suo marito era un bevitore accanito, ed  uscito di strada, ed era solo in macchina quando  successo. Anche se lei ci avesse messo lo zampino...
Sergente Young!
Ho detto anche se...
Ma non l'ho fatto!
... ma anche se l'avesse fatto, non vorrei vederla braccata per questo, tanto meno incarcerata.
Per favore, non dica altro. Mi mette a disagio.
Mi dispiace molto, signora Medford. Il mio obiettivo era l'esatto contrario. Mi ha guardata negli occhi e c'era della bont nel suo sguardo. O almeno quella che a me sembrava bont, ma non si pu mai dire. Come dico sempre, questo non te lo insegnano all'accademia, ma lo impari sul campo: non ogni morte  un crimine.
Mi ha sollevato vedere che avevo degli altri clienti da servire. Chiedendo il permesso, sono andata al tavolo dove c'erano tre uomini in giacca e cravatta, e ho provato un immenso sollievo quando hanno ordinato dei club sandwich insieme ai drink, visto che avrei avuto un motivo per tornare in cucina e riferire a Bergie.
Sono rimasta in cucina il pi a lungo possibile. Quando sono tornata al bar, il sergente se n'era andato, lasciandosi dietro solo le foglie di menta in fondo al bicchiere e un dollaro di mancia.

9.

Ora vengo a Tom Barclay, ma prima che vi racconti di lui, di cosa lui ha fatto a me e di cosa io ho fatto a lui, devo raccontare dei nostri pantaloncini, degli hot pants che Liz era andata a comprare, per lei e per me, senza dirlo a Bianca, scatenando un putiferio. Potr sembrare frivolo, venendo subito dopo questioni ben pi serie come una potenziale accusa di omicidio, ma tutto  cominciato da l, anche se all'inizio sembrava una questione di poco conto.
Era la prima settimana di luglio e al Garden faceva un caldo infernale, nonostante l'aria condizionata. Era insolito per Hyattsville, perch la contea di Prince George non  cos afosa come quelle di Washington o di Montgomery, in Maryland, contigue alla contea di Prince George, solo pi a nord. E viceversa non  cos fredda in inverno. Eppure in quei giorni si crepava e, non essendoci abituata, la nostra clientela pativa il caldo pi l che in altri locali. E ovviamente tutte le ragazze ne risentivano, soprattutto Liz. Una sera, in un momento di tregua, mi ha detto: Joanie, scusa la domanda molto personale, ma non ti senti un po' umida? In un certo posticino, intendo? Quello di cui non parliamo in compagnia dei maschietti, ma che fra noi ragazze potremmo definire la passera?.
Colpa di questi pantaloncini di velluto, Liz...
Sono micidiali...
E il collant non aiuta.
Joanie, dobbiamo fare qualcosa, ma non possiamo chiedere il permesso a Bianca, perch potrebbe dirti di no per chiss quale ragione, e io non so come reagirei. Potrei perdere le staffe e non voglio. Ci siamo capiti, Joanie? Io ci sto bene qui.
E allora cosa vuoi fare?
Vedrai.
E si  visto. La sera successiva eccola arrivare con quattro paia di pantaloncini in cotone di chambray: color rosso fuoco, come quelli di velluto. In realt davano pi sul bordeaux, perch c'era del nero mescolato al posto del blu. Quando le ho allungato i soldi per i miei due pantaloncini, uno da mettere e l'altro di riserva, lei mi ha accompagnato nello spogliatoio dove ci siamo cambiate. Joanie... ha bisbigliato una volta tolti i pantaloncini. Togliamo anche i collant.
Non credi che sarebbe meglio chiedere a Bianca?
No, Joanie: meglio di no.
Perch no? Perch andare a caccia di guai?
Perch potrebbe dire di no, tutto qui.
Quando mi sono sfilata i collant e mi sono rimessa i pantaloncini sulla pelle nuda, ha detto: Con le gambe che hai, Joanie, potrebbe anche essere un punto a tuo favore. Potrebbe ampliare il tuo giro d'affari, mi sono spiegata?.
Parla per te, eh?
E va bene, va bene.
Sotto i collant porto sempre le mutandine. Ci sono due scuole di pensiero al riguardo ma a me pare che la decenza, cos come la pulizia personale, esiga quello strato di seta sopra le parti intime. Quindi: mutandine di seta sotto, pantaloncini di chambray sopra (entrambi abbastanza laschi, ricordatevi) e, per concludere, la solita camicetta gitana, quando chi ti entra se non Bianca? Ce la siamo vista brutta per qualche minuto: per fortuna non le veniva un'obiezione sensata, ma insisteva che avremmo comunque dovuto chiederle il permesso. 
Ho detto: Va bene, te lo chiediamo adesso.
La risposta  no, Joan.
Liz si  intromessa: No, Bianca, questa cosa non te la chiediamo, te la comunichiamo. Mi hai sentita?.
Bianca sembrava furente, ma sentivo il suo orgoglio ferito lottare contro la naturale tendenza a cedere sotto pressione. Deve essersene accorta anche Liz, per questo ha insistito. 
E va bene, allora ci mettiamo in sciopero. Da questo momento in poi, se dici che dobbiamo portare quei pantaloncini di velluto con questo caldo, incrociamo le braccia. Scriveremo dei cartelli di protesta e faremo i picchetti davanti al locale. E intanto indosseremo questi pantaloncini.
Ma quei pantaloncini fanno le pieghe! ha detto Bianca. Tutte le pieghe davanti e in mezzo e sotto. Sono indecorosi.
Basta piegarsi per mandare avanti gli affari. Altro che le tue pieghe! ha continuato Liz. E comunque le pieghe non ci saranno, Bianca, questi hot pants sono di chambray: chambray, la stoffa che si usa per le camicie, fatta apposta per eliminare le pieghe. Ha tirato fuori l'etichetta dai pantaloncini di riserva. Guarda, questi sono di Burlington. Apri gli occhi: non si stropicciano di certo.
Questo le ha fornito la scusa che cercava per salvare la faccia: In tal caso... pu andare, credo.
Allora, Bianca ho detto noi revochiamo lo sciopero.
Va bene, Joan.
Mi ha dato un bacio e Liz ha lanciato un piccolo evviva. Fine della storia.
O almeno cos credevo.
Dovevano essere le undici e mezza di sera, quando Tom  entrato nel bar con un gruppo di amici, tre ragazzi e due ragazze, gli uomini giovani e robusti e le donne, entrambe molto belle, tutti quanti gi abbastanza sbronzi. Liz era gi piena di clienti, cos Bianca li ha portati nella mia zona, sistemandoli in un spar, dove stavano pigiati come sardine. Cos pigiati che Tom ha dovuto spingere in l una ragazza per riuscire a infilarsi dentro, all'angolo sinistro del tavolo, con una gamba fuori. Cos, quando sono arrivata a prendere l'ordinazione, lui si trovava a pochi centimetri da me. Mi ha rivolto un sorriso lascivo, cercando evidentemente di mettermi in imbarazzo, e la cosa mi ha molto irritato perch, avendo un sorriso molto seducente, in parte ci  riuscito. Poi hanno tutti cominciato a ordinare bourbon e Ginger Ale. La peggior combinazione possibile, credo, non solo per ubriacarsi di pi, ma anche per stare male. Ma Bianca ha detto che vuoi farci, accontentali.  un vecchio amico, quel Tom Barclay, quindi trattamelo bene, per favore. Ho cercato di immaginare come quel ragazzotto dal sorriso malizioso potesse essere un vecchio amico di una signora della sua et, e Bianca deve avermi letto nel pensiero perch ha aggiunto: Suo padre era un cliente abituale, fin da quando mio marito ha aperto questo posto. Tom ci  cresciuto, qui.
Non sembrava che fosse cresciuto molto, a giudicare dal modo in cui si comportava con gli amici. Ma Liz ha preso le sue difese, sostenendo che era un amore, a parte ovviamente quando  ubriaco marcio, ma anche in quei casi non  peggiore di tanti altri. Esiste qualcuno di piacevole quando  ubriaco marcio?.
Non mi viene in mente nessuno.
Servire da bere agli ubriachi non  un lavoro di cui andare fieri, poco importa quanto siano gentili da sobri. Le ragazze sono diventate sempre pi sguaiate e i ragazzi sempre pi molesti con me, ossia hanno cominciato a dire cose che non si dovrebbero mai dire a una ragazza, mai. Ma Tom, che era quello pi esterno e vicino a me, non si  limitato alle parole.  passato ai fatti, allungando le mani ogni volta che arrivavo al tavolo, soprattutto vicino al fondoschiena, che ha smanacciato un bel numero di volte. Ho reagito facendo un passo indietro e per me la faccenda era finita l. Ma poi, mentre mi sporgevo per versare a una ragazza il suo drink, mi ha messo una mano sulla gamba, sulla pelle nuda, sopra il ginocchio, e poi tra le gambe, e ha cominciato a salire. Adesso capite come mai mi sono dilungata nella descrizione dei pantaloncini nuovi, delle mutandine di seta e del fatto che fossero entrambi molto laschi. Sto cercando di dire che non sono certo rimasta di ghiaccio e ho reagito d'istinto: ho stretto le gambe per bloccargli la mano e nello stesso istante mi sono girata ruotando sui talloni. Ma cos ho fatto ruotare anche la sua mano e credo di avergli fatto perdere l'equilibrio, perch in men che non si dica  finito lungo sul pavimento, trascinato fuori dal spar. In un lampo,  arrivata Liz. E un attimo dopo Bianca.  stata lei, non io, ad accorgersi dell'effetto che aveva avuto la caduta: gli aveva rivoltato lo stomaco. Tom si teneva una mano davanti alla bocca e, tra un conato e l'altro, cercava di non vomitare sul pavimento. Io ero indietreggiata, finalmente non avevo pi quella mano addosso, e stavo l a chiedermi cosa avrei dovuto fare.
 stato uno dei suoi amici, scivolato fuori dal spar, che l'ha tirato in piedi e ha cominciato a trascinarlo verso il bagno degli uomini, ringhiandogli nell'orecchio: Non qui, Tommy, non qui! Trattieniti! Ancora tre passi, poi ti lasci andare e vuoti quel maledetto stomaco!.
 entrato in bagno tenendo duro e, dopo un lungo momento di silenzio, qualcuno ha riso e il brusio  ricominciato. Bianca, per una volta, ha mostrato un po' di carattere e ha detto al gruppo seduto al tavolo: Avete tutti bevuto abbastanza. Quando avete finito i vostri drink, potete alzarvi. E intendo alzarvi e uscire di qui.
Si  avvicinata a me e ha aspettato che Jake andasse a controllare in bagno. Quando  uscito,  venuto da noi a riferire: Siamo fortunati. Ha vomitato tutto, cinque galloni e mezzo... nella tazza, per. Ha tirato l'acqua e sul pavimento non  finita nemmeno una goccia.
Detto questo,  tornato dietro il bancone.
L'amico di Tom  uscito dal bagno e ha raggiunto gli altri. 
Poi finalmente  uscito Tom.
Ha fatto per andare verso il spar, ma ha cambiato idea e si  seduto a un tavolo, quello dove si sedeva sempre White. Gli ho portato una tazza di caff nero bollente dalla cucina e ho detto: Forse ti far bene.
Poco ma sicuro ha mormorato. Grazie.
Buttato gi un sorso, ha fatto una smorfia perch era bollente, ma presto ha ricominciato a bere. Ha continuato cos fino a finirlo, poi si  pulito la bocca con un tovagliolino. Ha tirato fuori un pettine e si  sistemato i capelli, ha ripreso il tovagliolo e se l' passato sul viso, madido di sudore. Ora mi sento meglio ha detto con un sorriso pi misurato di quello che mi aveva rivolto prima, ma altrettanto affascinante, e lui lo sapeva bene.
Vuole dell'altro caff? ho detto.
No, ora sto bene.
Sicuro?
Oh s. Mi sento benissimo.
In questo caso...
Mi sono scostata appena e gli ho mollato un ceffone sulla guancia. Con la mano destra, mi sembra. Poi con l'altra mano, prima sulla guancia destra, poi sulla sinistra e ancora sulla destra. Poi ho ricominciato, mentre lui cercava di tirarsi su e di afferrarmi la mano. Ma io mi sono liberata con uno strattone e ho continuato a schiaffeggiarlo, con tutte le mie forze. Il ragazzo che l'aveva scortato al bagno degli uomini si  lanciato verso di noi e mi ha afferrata, placcandomi, come si dice, ma io mi sono divincolata e gliele ho date a mia volta, tanto che ha perso l'equilibrio ed  caduto per terra. Poi mi sono girata verso Tom per metterlo al tappeto e, cercando di parare i miei colpi, anche lui  finito per terra, accanto all'amico. A quel punto, come mi ha riferito Liz dopo, tutto il locale era in subbuglio, con Bianca che mi tratteneva e Jake che mi tratteneva, tutti che mi trattenevano, cercando di farmi smettere. Ovviamente, con Tom al tappeto, non potevo continuare, e cos mi sono fermata. Ma ci  voluto un po' prima che mi rendessi conto di cosa stava dicendo Bianca: visto che continuava a indietreggiare, dovevo aver cercato di colpire anche lei. Sei licenziata! continuava a gridarmi. Sei licenziata! Vattene, vattene subito via! Mi hai sentita? Ho detto fuori!
A quel punto ero tornata in me, quello che provavo era una miscela di sdegno e di vergogna, oltre che di rabbia verso me stessa per aver perso il controllo e, con esso, il lavoro di cui avevo tanto bisogno. Mi ero ripromessa che avrei fatto di tutto, qualsiasi cosa, per riavere mio figlio, e poi erano bastate le mani impertinenti di un ubriaco a sbugiardarmi. Ho maledetto il mio caratteraccio mentre battevo in ritirata nello spogliatoio. 
Ero venuta al lavoro in divisa, ma mi ero messa un soprabito per nasconderla e nell'armadietto avevo lasciato degli altri vestiti: i jeans che avevo indossato il primo giorno e un semplice top di lino bianco. Ero l a cambiarmi quando  arrivata Liz e ha cominciato a spogliarsi come me. Non pu farti questo, piccola! Mi senti? L'ho detto a quella strega, e pure in faccia, che non pu. Se cacci lei, allora me ne vado pure io!  cos che finiscono sempre, questi cavolo di lavori nei locali, ma da domani ne cercheremo un altro.
Poi  arrivata Bianca, e Liz le ha spiattellato tutto in faccia, quello che mi aveva detto e anche di pi: sono volate parole pesanti, com'era tipico di Liz. Bianca  rimasta l a sorbirsi tutto, impalata accanto alle panchine, mentre io continuavo a cambiarmi. A quel punto, colpo di scena,  entrato Tom. Aveva l'aria da cane bastonato, pallido pallido, ma abbastanza sobrio, grazie al caff. Forse anche i miei ceffoni l'avevano aiutato a riprendersi. Che cosa sta succedendo? ha chiesto.
Secondo te? ha risposto Bianca. Mi dispiace, Tom. Ma con il tipo di cameriere che si rimediano al giorno d'oggi, queste cose possono capitare, e infatti capitano. Ti prego, lascia correre per questa volta. Non capiter pi, promesso.
Ho chiesto: che cosa sta succedendo?
La sbatto fuori, ecco cosa sta succedendo.
No, Bianca, no. Non per un paio di ceffoni.
Un paio di ceffoni? Te le stava dando come Floyd Patterson al quinto round, e non solo a te. Avrebbe messo al tappeto anche me, se non mi fossi scostata in tempo.
Ma non  successo.
Il tuo amico per si  beccato un destro sulla mascella.
Da una mancina ha detto Tom. Si riprender.
Senti, Tom: non posso tenere una cameriera che ti tratta in quel modo. Che tratta qualsiasi cliente in quel modo, ma te in particolare. ...
Cristo santo, ho detto che non  licenziata!  avanzato verso di noi e Bianca si  fatta da parte. Chieder scusa e non capiter pi. Giusto?
Chieder scusa un corno! ha gridato Liz, ma io le ho appoggiato una mano sul braccio.
Ho esagerato, Bianca, e mi dispiace. Ho perso il controllo.
Liz non voleva saperne. Joanie! Io ho visto che cosa...
Oh, se lo  meritato eccome. Ma non avrei comunque dovuto farlo.
Bianca... ha detto Tom. Per me va bene. E per te?
Tre piatti rotti! E una macchia sul tappeto...
Pagher io.
Non posso prendere i tuoi soldi, Tom...
Pagher io.
Sembrava che fosse arrivato il momento della resa dei conti, quello in cui Bianca avrebbe puntato i piedi e sarebbe diventata inamovibile. Ma alla fine ha borbottato: E va bene, va bene, Tom. Se sta bene a te.
Quindi rimane?
Se in futuro imparer a tenere a freno quel caratterino.
Liz  sbottata: Se Tom imparer a tenere a freno le mani... E pensare che le avevo parlato bene di te!.
Cos  esplosa una nuova baruffa. Ci sono voluti altri dieci minuti per sedarla, poi Tom ha guidato Bianca verso il bar e io e Liz ci siamo rimesse la divisa. Quando siamo tornate di l, le cose avevano ripreso l'abituale tran tran, solo che era Bianca a servire i drink preparati da Jake. Una mezz'oretta dopo abbiamo chiuso, ma quando Tom e il suo gruppo se ne sono andati, lui ancora non aveva pagato il conto, per non parlare del rimborso per i danni. Non ti preoccupare mi ha detto Bianca, che sembrava ancora infuriata. Ha promesso che ci avrebbe pensato lui. Non ti addebiter niente.
Ci puoi scommettere ha detto Liz. Mi hai sentita?
Liz, ne ho sentite abbastanza per una sera.

10.

Il giorno dopo nessuno ha pi accennato all'accaduto. N Liz quando  passata a prendermi, n Bianca quando sono arrivata, n Jake durante i preparativi dei cocktail. Con un certo sollievo da parte mia, devo ammetterlo. Anche se il fatto che non se ne parlasse voleva dire che ero ancora sotto esame. Le cose sono andate avanti come se niente fosse, finch, chi non ti vedo arrivare intorno alle undici di sera, e accomodarsi allo stesso tavolo dove si era seduto la sera prima, quello di White, mettendosi l a fissarmi? Proprio l'uomo che mi aveva palpato la coscia. Ho chiesto: Desidera qualcosa, signore? come se lo vedessi per la prima volta. 
Un'acqua tonica ha risposto. Liscia.
L'ho servito e ha detto: E il conto, per favore. Quello di ieri sera. Avrei dovuto pagare e mi sono dimenticato.
L'avevo messo sotto un posacenere, in fondo al bar, e sono andata a prenderlo. Quaranta dollari e rotti, quasi cinquanta. Lui ha sganciato due banconote da venti e due da dieci. Ho restituito una di quelle da dieci, ma lui l'ha fatta di nuovo scivolare verso di me. Per lei ha detto. Ieri sera mi sono dimenticato anche di lei. O almeno mi sono dimenticato della sua mancia.
Ho rimesso gi i dieci dollari e gli ho detto: Vado a prendere il resto e cos ho fatto, mettendogli davanti il vassoietto per il resto con sopra un dollaro e qualcosa, quaranta o cinquanta centesimi d'argento. Lui l'ha spinto di nuovo verso di me, con i dieci dollari in pi, e ha ribadito: Ho detto che  per lei.
Senta, mi dispiace, ma io non voglio niente da lei.
...  questo il modo di trattare un vecchio amico?
Lei potr anche essere un vecchio amico di Bianca, ma non mio: n vecchio, n di altro genere. Non mi importa dei suoi soldi e francamente non mi importa neanche di lei.
Sono tornata nel mio angolino, ma lui mi  venuto dietro. Ho notato che alcuni clienti mi stavano fissando, forse perch avevo alzato un po' la voce. Abbassandola appena, gli ho detto: La prego di tornare al suo posto... sta attirando l'attenzione.
Devo dirle una cosa.
Non deve dirmi niente.
Invece s, da vecchio amico.
Sono tornata al suo tavolo e lui mi  venuto dietro di nuovo, e finalmente si  seduto. Per chiudere la faccenda, gli ho chiesto: Cosa vuole dirmi?.
Voglio scusarmi, per non averla riconosciuta subito... ieri sera, intendo. Non avevo mai visto il suo viso, capisce, e non mi sono accorto che era lei finch non ho notato le sue gambe, quando mi ha scaraventato per terra. Sono cos belle che in quel momento l'ho riconosciuta. Lei ha le gambe pi belle del mondo, almeno le pi belle che io abbia visto.
Sentivo le guance avvampare, ma gli ho chiesto: Desidera qualcos'altro, signore?.
Dopo ieri notte,  meglio se rimango sull'analcolico per un po'. Poi, abbassando lo sguardo sulle mie gambe (le mie gambe scoperte, non dimenticatelo, visto che indossavo i pantaloncini di chambray che Liz aveva comprato il giorno prima) ha bisbigliato a mezza bocca, come se fosse davvero stordito: Sono davvero inconfondibili, signora Medford.
... Come fa a conoscere il mio cognome?
Gliel'ho detto: ci siamo gi incontrati.
Impossibile, io non l'ho mai vista.
Forse quel giorno non mi avr notato,  possibile... Ma le assicuro che ci siamo incontrati. Lei vive in una villetta poco pi su, lungo questa strada. Sono venuto a prenderla, l'ho riportata a casa e per tutto il tempo le sono rimasto accanto.
... Quando?
Alla sua risposta ho sentito il viso impallidire, perch era il giorno del funerale di Ron, a giugno. L'ho fissato e sono sbottata: Lei chi ? E cos' questa storia?.
Mi chiamo Barclay ha detto, come se niente fosse. Thomas Barclay... Tom. Ho sostituito il figlio di un amico. Dan, il figlio di Jim Lacey, che non poteva venire a dare una mano all'impresario di pompe funebri perch era uscito con me la sera prima. Avevamo alzato il gomito, sa com'... L'ha visto anche lei come pu andare a finire. Ma se Dan non si fosse presentato e basta, avrebbe preso un'altra nota di demerito e la scuola l'aveva gi avvertito: per farla breve, rischiava l'espulsione. Cos suo padre mi ha chiesto se potevo sostituirlo: dovevo venire a prenderla in macchina e scarrozzarla fino al cimitero, per poi riaccompagnarla a casa. Non ne avevo una gran voglia, devo ammetterlo, ma il padre di Dan  un pezzo grosso e cos ho detto di s. E non me ne sono affatto pentito, anzi. Quando lei mi ha salutato, lanciandomi un bacio dal portico...
Io? Io le avrei lanciato un bacio? Lei me l'ha lanciato, questo lo ricordo, ma io non ho certo fatto una cosa del genere.
E invece le dico di s. Non potevo vederle il viso perch aveva un velo. Non l'ho mai visto quel giorno. Ma ho visto la sua mano che si muoveva, sotto il velo e poi verso di me.
Ci sente? Io non le ho lanciato un bacio.
Mi dispiace, ero sicuro di s.
Forse mi sar sistemata il velo.
Per mi ha visto mandarne uno...
Come avrei potuto non vederlo? E confesso che mi ha molto sorpreso. Sembrava un'insolenza, verso una signora in lutto.
Non l'avrei mai fatto se non l'avesse fatto prima lei. Stavo solo contraccambiando.
Capisco, solo per educazione.
Se le rende pi facile accettarlo, allora s, diciamo che era per educazione.
Sarei pi propensa a crederlo se non avesse detto tutte quelle baggianate su quanto sarebbero indimenticabili le mie gambe.
Un uomo non pu avere due ragioni?
Pu averne quante vuole. Non  un problema mio.
Signora Medford, mi scusi. Le avr fatto un'impressione terribile. Vorrei farmi perdonare. Ma questo non  certo il posto giusto, non con lei a servire ai tavoli e la gente intorno che guarda. Le andrebbe se la portassi fuori? In qualche posticino intimo, quando stacca, un posto dove possiamo parlare e conoscerci meglio.
Grazie ma no, non mi andrebbe.
Aveva un modo di sorridere, un modo di piegare appena appena la testa di lato, che ti rendeva impossibile disprezzarlo. Magari invece in futuro le andr. Chi pu dirlo.
Mi sono sforzata di restare imperturbabile. Era una lotta pi dura del previsto. La mia testa era stata in guerra con il cuore dal primo momento, o forse con qualche altra parte del corpo, pi in basso. E la battaglia non era ancora finita. Desidera altro?
Ha alzato le mani in segno di resa. Quanto le devo?
Vado a farle il conto per l'acqua tonica.
Mentre mi riaccompagnava a casa, quella sera, Liz ha tirato fuori l'argomento. Non per farmi gli affari tuoi... ha cominciato ma Tom Barclay l'ha poi saldato quel conto? Quello che aveva dimenticato ieri sera?
Il ragazzo che ho preso a schiaffi, dici?
Quello che hai pestato a sangue, s.
S, ha pagato.
L'ho visto bere acqua tonica, una bella novit.
Direi che fa progressi.
 un bravo ragazzo ha detto Liz, mentre guidava. Senti, io l'ho visto cos'ha fatto. E anch'io sarei andata su tutte le furie. Odio quel tipo di roba, l'ho sempre odiata e sempre la odier. Un conto  se pagano per il privilegio, ma... mi ha lanciato un sorrisino. Io ho fatto fatica a ricambiare. Ma per come la vedo io gli uomini sono fatti cos: se Dio ha dato loro le mani, quelli credono di doverle usare sempre. Niente li fermer, ammettiamolo. Per, se si scusano, se mostrano un po' di rispetto, allora va bene, la vita va avanti: non ha senso prendersela. Quello che sto cercando di dire : ora che  passato, ora che si  scusato, potresti anche rivalutare quel ragazzo, Joan. Insomma, magari per uscirci dopo il lavoro, farlo salire a casa, ti potrebbe piacere, tanto per cambiare. E chi lo sa? Potrebbe anche funzionare. Cose di questo tipo capitano, ogni tanto. Io non gli chiuderei la porta in faccia.
Stai cercando di vendermi questo ragazzo?
Perch, non  un bel tipo? E ha tutta la vita davanti. Potrebbe andarti peggio, Joanie.
Chi ti dice che gli piaccio?
Potrebbe averne parlato con qualcuno. E la voce potrebbe essere arrivata fino a me. E va bene, tanto vale dirtelo: ieri sera ha detto a uno dei ragazzi che ti aveva gi conosciuta e che era rimasto molto colpito. Mettiamo che davvero, di primo acchito, non abbia capito che eri tu al Garden, ma che poi ti abbia riconosciuto dalle gambe... Non capisco, per, perch dalle gambe e non dal viso...
Mi ha accompagnata al funerale di Ron.
E perch non ricordava il tuo viso?  molto carino, direi. Se fossi un uomo, non me lo dimenticherei... eh, no.
Portavo il velo.
Ah s? Allora i conti tornano, Joanie!
S, stava dicendo la verit. Mi ha fatto da autista.
Allora, se fossi in te, ci farei un pensierino.
Perch?  qualcuno di importante? O solo perch tu e Bianca lo conoscete da quando era un marmocchio?
Non  nessuno di importante, almeno non ancora. Ma  uno di quelli che lo diventeranno, lo senti d'istinto. Tom Barclay  ambizioso come pochi.  una fucina di idee.
Tipo?
E chi se le ricorda tutte? Ce n'era una su come ripulire la baia di Chesapeake dalle meduse, riversandoci sopra l'acqua calda proveniente da una delle centrali atomiche vicine.
 questa la sua idea? Nel giro di un attimo saremmo tutti inondati di radiazioni.
Be', ne ha avute anche altre.
Qualcuna che ha funzionato?
Dice che qualcuna ci  andata vicino.
Dice.
Non sottovalutarlo ha detto Liz.  una bella testa, il nostro Tom, e un giorno o l'altro gli verr l'idea giusta, quella che cambier il mondo.
Non vedo l'ora.
Ma allora sar troppo tardi! Sar circondato di spasimanti!
Correr il rischio.
Non ti piace proprio?
... Non  malaccio.
Cos va meglio.
Dai, Liz, mi ha messo una mano...
... dove te la sei messa tante volte da sola, non prendiamoci in giro. Ci sono cose peggiori di un bel ragazzo che ti mette le mani l in mezzo.
Quella sera, sdraiata a letto, ho ripensato a lui. Se aveva davvero un futuro roseo davanti a s, questo avrebbe potuto mettere le cose in una luce differente, anche se ovviamente futuro roseo era un modo come un altro di dire che un giorno, forse, avrebbe potuto raggranellare una minima porzione di quanto Earl White possedeva di gi. Allo stesso tempo possedeva in quantit industriale qualcosa che White non aveva, quello che potremmo chiamare magnetismo, perch non era solo bello e giovane, ma aveva anche un non so che, quasi un profumo, che faceva sciogliere una donna per poi stringerla in una morsa. E ho pensato: forse quello che Liz mi ha detto tornando a casa ha un senso, che se un uomo si scusa allora la vita pu andare avanti, e non ha senso tenere il broncio. Ho cominciato a provare meno astio nei suoi confronti. Poi all'improvviso ho pensato: ma alla fine si  scusato o no? Ho ripercorso l'intera conversazione e ho ricordato le sue scuse per non avermi riconosciuta finch non aveva visto le mie gambe, ma per quello che aveva fatto non si era scusato affatto, anzi se  per questo non aveva nemmeno affrontato l'argomento. E poi mi sono domandata: perch? Perch, in una situazione simile, che richiedeva delle scuse pi di qualsiasi altra, lui non me le aveva fatte? Doveva proprio esserci una ragione. Se ci aggiungiamo che mi aveva fatto quel discorsetto, che aveva cercato di portarmi fuori la sera, dopo il lavoro, doveva pur voler dire qualcosa, non poteva essere una coincidenza, o qualcosa che non era abbastanza educato per fare, o di cui si era dimenticato, o che avrebbe detto se non fosse capitato qualcos'altro. Insomma, era stata una scelta deliberata, per forza. Quella sera ho dormito sodo, non sono rimasta sveglia a rimuginarci sopra, eppure quel pensiero era l, ogni volta che mi tornava in mente lui.

11.

 tornato diverse volte, sempre da solo, ordinando sempre un'acqua tonica e scegliendo sempre lo stesso tavolo, quello dove si era seduto White poche ore prima. E mi rintronava sempre di chiacchiere, diceva che dovevamo andarcene da qualche parte quando il Garden chiudeva, a conoscerci meglio, come diceva lui. Ho aspettato non so quanto che lui ne parlasse, di quello che mi aveva fatto, e che si scusasse, ma non l'ha mai fatto, nemmeno una volta. E, naturalmente, io mi sarei ben guardata dal tirare fuori l'argomento. Ma quanto all'uscita insieme, continuavo a rifiutare. Dicevo: Dammi tempo, ti prego. Ci sono cose della mia vita che mi hanno fatto male e che non ho ancora superato. Magari pi in l mi verr voglia di uscire con te. In questo momento, preferisco non vedere nessuno. Qualcosa del genere, non ricordo bene. Perch in quel periodo era successo qualcosa che mi ha rovesciato la vita come un calzino, lasciandomi un bel po' confusa, su quanto era successo e sul come.
Per quanto ne sapevo allora, era un pomeriggio come tutti gli altri. Avevo appena finito di riempire le ciotole ai tavoli quando  entrato White: era cos puntuale che avresti potuto regolarci l'orologio. Gli ho portato il solito, poi sono rimasta l in piedi a fargli compagnia, aspettandomi i soliti argomenti di conversazione, sia da parte sua, quant'erano pidocchiosi i suoi figliastri, che da parte mia, la grana in ballo con Ethel: non che mi facesse impazzire, ma tornavo sempre l. Invece quella sera  rimasto l a sorseggiare la tonica, con lo sguardo fisso sull'entrata, senza dire granch, n sui figliastri n su altro. Poi, tutto a un tratto: Joan, potresti farti trovare pronta domani mattina alle undici, se il mio autista passa a prenderti? Dovrebbe portarti a sbrigare una commissione che non ti dispiacer.
... Che tipo di commissione?
Vedrai. Ho un motivo per non anticipartelo: un motivo inoppugnabile, che preferirei tacere. A ogni modo, secondo me se lo sapessi saresti d'accordo.
Caspita, quanto mistero.
Se ne conoscessi il motivo, non ti sentiresti di certo offesa.
Pronta per le undici?
Esatto. Passer Jasper.
Dovr fidarmi, ma...
Non te ne pentirai, promesso.
Se lo dici tu.
Bene. Benissimo. Ah, Joan: porta una distinta di versamento, va bene? La tua distinta, della tua banca. Quella cosa che sta in fondo al libretto degli assegni.
... E questo perch, White?
Lo scoprirai a tempo debito.
Sembrava che mi volesse regalare dei soldi, eppure non riuscivo a non essere irritata. Perch tanto mistero? Sosteneva che c'era una ragione valida, che io avrei capito, ma volevo scoprirla prima di salire in quella macchina. Per, anche se avessi cercato di fargli sputare l'osso, sapevo che sarei stata una sciocca a rifiutarmi, mistero o non mistero. Cos ho risposto che mi sarei fatta trovare pronta, quando Jasper fosse venuto a prendermi. E ho passato la notte a chiedermi cosa aveva in mente e perch si era comportato in quel modo.  venuto fuori che, dal suo punto di vista, una ragione valida c'era eccome, per nulla sgradevole, ma l'ho scoperta solo il giorno dopo.
Ho messo il tailleur verde bottiglia che avevo comprato perch si accompagnava bene con i miei capelli, ed ero gi fuori sul portico quando Jasper si  presentato in macchina alle undici in punto. Mi ha accompagnata fino agli Estates e subito dopo ha svoltato davanti a una villa bella da mozzare il fiato, sembrava un castello incantato. Era nello stile coloniale del Maryland, con un paio di trait d'union fra l'edificio centrale e le ali: due corridoi che collegavano le parti spezzandone il profilo. Nelle proporzioni, il risultato era migliore di quando invece le due ali si addossano al centro. Tutta la casa era in mattoni, dipinta di un giallo tenue, con le imposte verde oliva e le finiture bianche. Quattro comignoli spuntavano dall'edificio centrale, e altri due da ciascuna delle due ali, per un totale di otto, e intonato alle finiture c'era il vialetto d'ingresso, che era bianchiccio, ma chiss come luminoso, quasi scintillante. Pi tardi, quando siamo usciti e ho fatto un commento ad alta voce, Jasper mi ha spiegato il motivo: era fatto di gusci d'ostrica. 
Davanti non c'erano pilastri n ornamenti superflui, soltanto l'entrata con il portico e un marciapiede di mattoni, davanti al quale abbiamo fermato la macchina. Prima ancora che facessi in tempo a scendere,  spuntato White, a capo scoperto, e ha bussato con le nocche al finestrino della macchina. Quando l'ho abbassato, mi ha salutata e mi ha lasciato cadere sulle gambe una busta da lettere con su scritto Signora Medford, poi si  scostato. Mi sono sentita rifiutata, visto che non mi ha chiesto di entrare in casa, ma lui ha detto: Jasper ti porter in banca, quella che preferisci... e l potrai compilare la tua distinta di versamento. L'hai portata, spero?.
Ho risposto di s e lui ha fatto cenno a Jasper di mettere in moto. Gli ho fatto ciao con la mano mentre partivamo. Sar sembrata un po' fredda, visto che non mi era mai successo niente di simile in tutta la mia vita. Tuttavia era arrivato il momento di capire cosa stava accadendo: ho aperto la linguetta della busta passandoci dentro un dito e ho tirato fuori un cartoncino. Attaccato in alto con una graffetta, c'era un assegno intestato a Joan Medford, per il valore di cinquantamila dollari. 
Dire che ero stupefatta sarebbe decisamente riduttivo. Mi sono data un pizzicotto per essere sicura che non stessi sognando. Quando mi sono passate le vertigini, Jasper ha rallentato e mi ha chiesto dove volessi andare: Il signor Earl ha detto che avevate bisogno di una banca. A College Park? A Hyattsville? Mi dica dove, signora Medford. Non ho ancora preso una direzione.
Ho guardato di nuovo l'assegno. La cifra non era cambiata. Sotto c'erano quattro duplicati, ognuno con su scritto COPIA PER LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI. Nello spazio in basso a sinistra c'era stampato REGALO.
College Park, per favore. Suburban Trust.
Allo sportello per le auto?
No, devo entrare.
Va bene, signora Medford. Ho capito.
Ho scelto College Park perch in quella filiale non mi conosceva nessuno. Volevo evitare i fischi di sorpresa e meraviglia che avrei potuto suscitare a Hyattsville, cio nella solita filiale, versando un simile assegno. Quando siamo arrivati, ho compilato la distinta che avevo portato, l'ho infilata sotto il vetro dello sportello e ho osservato il bancario che la timbrava e mi rilasciava una ricevuta, come se fosse un versamento tra tanti - e per lui doveva essere proprio questo. Poi sono uscita e ho chiesto a Jasper di portarmi a casa.
Mi sono seduta in salotto, a guardare la strada e a cercare di elaborare quello che mi era successo. Ero ancora intontita, per. Quando il campanello  squillato, ero sicura che fosse Jasper, tornato ad avvertirmi che c'era stato un errore, che dovevamo tornare in banca e prelevare quel denaro.
Invece non era Jasper. Era l'agente Church, piantato l sulla porta, con una pila di cartellette marroni in una mano e il berretto dell'uniforme nell'altra. Aveva un'espressione del tutto neutrale, impossibile da decifrare, ma ho sentito il cuore balzarmi in gola come se mi stesse allungando un paio di manette. Per settimane mi ero preparata a quella visita, e non era mai arrivata; ora eccolo qua, e mi risultava impossibile non associarla d'istinto ai soldi che avevo appena intascato, anche se ovviamente non c'era modo di collegare le due cose: nessuno poteva essere a conoscenza del versamento, a parte me e White. A meno che la polizia non avesse chiesto alla banca di avvisarli allorch avessi versato delle cifre ragguardevoli...? Ma anche se fosse? Non c'era niente di illegale in quello che White aveva fatto per me: io non gli avevo chiesto niente e lui era libero di spendere i soldi come meglio credeva. Ma come avrei potuto spiegarlo ai poliziotti, se cominciavano a insospettirsi? Come avrei giustificato quei soldi? Il frutto di qualche chiacchieratina serale davanti a un'acqua tonica?
Signora Medford, posso entrare?
Avrei voluto chiudergli la porta in faccia, lasciarlo fuori, magari telefonare al suo collega per chiedergli come comportarmi... Ma l'unica cosa che potevo fare, e che ho fatto, era scostarmi e lasciarlo entrare.
Mi dispiace disturbarla, signora Medford...
Nessun disturbo. Si figuri.
... ma temo di avere bisogno della sua firma su un documento, per completare l'indagine sulla morte di suo marito. Chiudere il caso, come si dice.
Ha posato il berretto sullo schienale del divano, poi ha pescato un foglio dalla cartellina e l'ha appoggiato sul berretto, allungandomi una penna dal taschino della giacca.
Io l'ho presa, sopraffatta dal sollievo: allora la banca e i soldi non c'entravano. La sensazione non  durata a lungo. Leggendo il foglio, la vista mi si  offuscata, di modo che tutte le parole si sono mescolate, fatta eccezione per una che spiccava nella parte alta del foglio: ESUMAZIONE.
Quella settimana toccava a Liz preparare il bancone per Jake, cos non era passata a prendermi. Sono andata al lavoro a piedi, con un soprabito leggero a coprirmi la divisa. Per tutto il tragitto fino al Garden, i pensieri continuavano a rimbalzare tra i soldi di White e il foglio che l'agente Church mi aveva fatto firmare. Non sapeva niente del gruzzolo, per ora. Ma avrebbe potuto scoprirlo da un momento all'altro, e allora, se non avessi avuto una spiegazione valida, me la sarei vista brutta. Ma di spiegazioni valide non ce n'erano, non finch io e White restavamo due perfetti sconosciuti. Certo, se solo si fosse potuto cambiare quello... E lui avrebbe voluto cambiarlo? Sarebbe stato possibile convincerlo? Se s, questo avrebbe voluto dire una nuova vita, non solo una risposta all'agente Church, ma un nuovo inizio, e un modo per strappare Tad dalle grinfie di Ethel. Avrebbe risolto tutti i miei problemi in un batter d'occhio. Ma in quelle due parole, se s, c'era un'incognita grande come una casa. E nel frattempo la polizia avrebbe riesumato il cadavere di Ron e l'avrebbe sottoposto a chiss quali esami. L'agente Church non si era sbottonato, ma io sapevo qual era lo scopo: dimostrare che ci fosse il mio zampino nella morte di Ron, che non fosse stato solo un incidente.
Mettendoncela tutta, mi sono tolta dalla testa l'agente Church con le sue scartoffie e i suoi esami. Non potevo farci niente. Dovevo solo confidare nel fatto che la polizia non potesse scoprire niente che non c'era davvero, anche se sapevo bene che gli esami non sono infallibili e certe volte mostrano delle cose che non dovrebbero mostrare. Ho messo tutto quanto in un angolo della mia mente e mi sono imposta di pensare ad altro. Ma ovviamente questo voleva dire solo tornare a riflettere su White e sul suo straordinario e sconcertante regalo.
Quando sono arrivata al Garden mi  parso strano che tutto sembrasse proprio uguale a prima. Sembrava anche strano che, mentre di solito raccontavo tutto a Liz (tutto quello che mi succedeva, se mi succedeva qualcosa) stavolta non avevo la minima intenzione di spifferare le novit. Sapevo che sarebbe saltata alle conclusioni sbagliate, come avrei fatto io al suo posto, del resto. E allora? Queste conclusioni erano poi tanto sbagliate? E quali erano quelle giuste? White avrebbe sicuramente voluto qualcosa in cambio per i suoi soldi, no?
Non ci avrei messo molto a scoprirlo. Alle cinque spaccate, eccolo che arriva, ed ecco Jake che gli prepara l'acqua tonica, ed eccomi qui a servirgliela, come se nulla fosse. 
Lui ha buttato gi un sorso, ha raddrizzato la schiena e si  pulito le labbra con un tovagliolo. Caspita... ho detto ho ancora le vertigini, signor White. E ancora non sono del tutto sicura che non sia un sogno. Come posso ringraziarti?
... Non ce n' bisogno.
Eppure devo farlo.
Per favore! Per favore...
Era molto pacato, e ha alzato una mano per interrompermi. Cos ho detto: E va bene, allora... Per non posso farci niente se ti sono immensamente grata.
Va bene, ma cambiamo argomento.
... Hai una casa bellissima.
Ti piace? L'ho costruita io. Quel tema l'ha entusiasmato, ancora di pi il cambio d'argomento. Ho detto all'architetto di prendere a modello l'Harbor House di Annapolis, senza le ali ottagonali, ovviamente. Mi sembravano fuori luogo, ma tutto il resto, le proporzioni, la pianta generale e le dimensioni, dovrebbero essere quasi identiche. Penso che sia venuta proprio bene.
A me non importava un fico secco delle ali ottagonali, ma non sarebbe stato educato dirlo. L'ho lasciato parlare a ruota libera per un po'. Quando ha fatto una pausa ed era chiaro che fosse il momento di una mia osservazione, ho detto: Sembra quasi fluttuare senza fondamenta.
Credo che sia dovuto agli infissi bianchi della porta e ai davanzali delle finestre: si intonano al vialetto di gusci d'ostrica. Quell'effetto luccicante, bianchiccio, viene dalla calce. Alleggerisce tutta la visuale e d quell'impressione di cui parli tu, che galleggi senza fondamenta. Hai l'occhio fino, Joan, per essertene accorta.
Eh, mi accorgo di parecchie cose.
Sar sembrata stizzita, mio malgrado. Sapevo che il mio tallone d'Achille, un carattere che proprio non voleva starsene a cuccia, mi avrebbe come al solito cacciato nei guai. Senza volerlo, mi sono sentita dire: Sempre che me ne diano la possibilit, ovvio. Cosa che oggi non  capitata. Non mi  stato nemmeno concesso di scendere dalla macchina.
Joan, c'era un motivo.
Perch allora non me lo spieghi, questo motivo?
Mi  uscito di bocca come un razzo, mentre cercavo invano di chiudere il becco. E lui: Mi irriterebbe molto doverti spiegare il motivo. Joan, dovresti avere capito ormai che sono pazzo di te e....
Allora perch non ti comporti di conseguenza?
Pensavo di averlo fatto. Proprio oggi.
Ho deglutito, facendo tutto il possibile per starmene zitta, ma niente. Non c'era modo di fermarmi. Guardandomi attorno e contenta di non avere nessuno a portata d'orecchio, ho insistito: Dunque, mi hai regalato cinquantamila dollari e io ti ho ringraziato. Ma quando cerco di affrontare l'argomento, mi zittisci. Allora che devo fare? No, mi piacerebbe davvero saperlo, che devo fare?.
Non quello che pensi, Joan.
Come fai a sapere cosa penso?
Allora che cosa pensi, Joan? Dimmelo tu.
Se intendi cosa penso che tu ti aspetti in cambio di questi cinquantamila sacchi, non lo so, ma sono un essere umano e non starei a fare la schizzinosa, qualsiasi cosa sia. Per cinquantamila dollari potrei mettere da parte l'orgoglio... Ma se vuoi sapere cosa penso in generale, cosa penso che dovresti fare per dimostrare davvero quanto sei pazzo di me, una cosa ci sarebbe, signor White... E si presuppone che una signora non parli di queste cose. Be', non mi importa. Se volevi una donna per una notte, potevi trovarla a molto meno, forse anche una delle ragazze che lavorano qui, come saprai. Se ti piaccio abbastanza da sganciarmi una cifra simile... be', un uomo ce l'ha un modo per condividere i suoi beni con la donna che gli piace, uno solo che a quanto ne sappia io sia legittimo. L'ho visto fare un'altra smorfia di dolore, come aveva fatto quella volta, ma mescolata, cos mi  parso, a una sorta di struggimento, e anche se sapevo che non era il modo giusto per affrontare il discorso, non sono riuscita a trattenermi e mi sono buttata. Avresti potuto chiedermi di sposarti, ecco: allora, Cristo santo, perch non me lo chiedi?
Darei qualsiasi cosa per farlo ha sussurrato. 
Allora, sentiamo. Perch no?
Aveva un'espressione affranta e ha pronunciato le parole successive con un filo di voce, tanto che l'ho sentito a malapena.
Soffro di angina pectoris, Joan.
Ho dovuto fare mente locale per ricordami cosa fosse l'angina pectoris e alla fine mi  venuto in mente che doveva essere un qualche problema legato al cuore, e dopo un po' ho detto: Non capisco, White, cosa c'entra l'angina?.
Con l'angina, il matrimonio  fuori questione. Non posso sposarmi, n con te n con chiunque altra. Come non smette di ricordami il mio medico, io non posso... stare con una donna. Lui  convinto che il mio cuore non reggerebbe allo sforzo. In altre parole il nostro matrimonio per me sarebbe una condanna a morte.  questa la mia croce: non ho mai conosciuto una donna che desiderassi pi di te, penso a te fino all'ossessione, forse addirittura alla follia, ma se mi comporto come farebbe qualsiasi altro uomo, muoio.
Sono rimasta l impalata per un po', non ero convinta che mi stesse dicendo la verit, mi sembrava tutta una scusa, qualcosa che si era inventato per uscirne bene, un buon motivo per impedirmi di ottenere qualcosa di pi da Earl K. White Terzo di quanto non spettasse a una cameriera, quando all'improvviso ho capito che doveva essere la verit. Non lo so cosa me l'ha rivelato. La sua espressione, forse: non avevo mai visto un uomo cos abbattuto e frustrato e umiliato. Inoltre, mi aveva gi dato pi di quanto io non potessi sperare, e non aveva chiesto niente in cambio, anzi aveva rifiutato quel poco che avevo da offrirgli. E mi  tornato in mente l'episodio in cui il contatto con il mio corpo l'aveva fatto diventare paonazzo e gli aveva tolto il fiato, e all'improvviso ho provato compassione. Insomma, mi  venuto un moto di piet, cos mi sono avvicinata e l'ho toccato, appoggiandogli una mano sulla spalla per fargli una carezza affettuosa. Mi dispiace ho detto. Ritiro tutto quello che ho detto. Non avevo capito.
Te l'avevo detto che c'era un motivo.
 vero, ora capisco. Questo spiega tutto.
 rimasto l seduto e c' stato un momento di grande imbarazzo, come quando due persone sono cos sopraffatte dall'emozione che non trovano pi niente da dirsi. Ma poi la mia bocca ha preso di nuovo il sopravvento, con un'ultima parola a proposito di quello che mi aveva infastidito prima. A ogni modo l'ho rintuzzato un po' acida avresti potuto chiedermi almeno di entrare in casa.  una villa semplicemente meravigliosa e il minimo sarebbe stato concedermi di darci un'occhiata. Una e basta.
C'era una ragione anche per quello.
Comincio ad averne abbastanza di queste ragioni.
Da qualche parte nelle sue memorie, Casanova racconta che una donna conosce un solo modo per esprimere la propria gratitudine. Se ti fosse venuta voglia di manifestarla, le conseguenze avrebbero potuto essere catastrofiche.
Casanova?
Se non lo sapeva lui.
Pensi che avrei reagito cos?
Se ti avessi invitata a entrare, forse l'avresti fatto...
E tu non avresti saputo resistere?
No, Joan, non ne sono molto sicuro. E mi sarebbe stato fatale.
Ha aspettato un attimo, per lasciar decantare la cosa, poi ha continuato: Ti saresti ritrovata con un cadavere fra le braccia e un assegno che nessuna banca avrebbe incassato, almeno finch non avessero omologato il mio testamento, e a quel punto le possibilit per te sarebbero state scarsine, davvero scarsine, considerato il carattere dei miei figliastri. E so quanto hai bisogno di quei soldi, Joan. Volevo che tu li avessi. Cos ti ho costretta a restare in macchina, non volevo correre rischi.
Capisco.
 come vivere con una condanna a morte. Mi rendo conto che non ci conosciamo da tanto, ma non mi sbaglio su quello che provo, e so che capita di rado, e se non fosse per questa malattia darei via un occhio per sposarti, per stare con te tutto il santo giorno, sempre. Ma non si pu.
Cos mi fai piangere.
Gi che ci sei, versa qualche lacrima anche per me.

12.

Ci  voluta una settimana per riassestarmi, per abituarmi al cambiamento avvenuto nella mia vita, questo straordinario e incredibile cambiamento. Ogni pomeriggio mi sedevo a guardare fuori dalla finestra, a pensare alle cose che avrei potuto fare con quei soldi che mi erano caduti dal cielo. Era un problema. Certo, ora avevo i mezzi per riprendermi mio figlio, ma non era facile spiegare come li avevo ottenuti, almeno in modo da risultare credibile, non solo a Ethel, ma anche ai membri della corte, ai quali lei avrebbe rammentato le cose immorali che una donna deve fare per ricevere tutti quei soldi da un uomo. Cose che mi avrebbero resa inadeguata al sostentamento di un bambino agli occhi della corte, e non solo ora ma per sempre. Riuscivo a sentire la sua vocina: Dove l'hai trovato un gruzzolo simile, Joan? Non user quella parola per dire cosa sei, ma io e te sappiamo bene qual  l'unica cosa hai da vendere.
Allo stesso tempo, non fare niente con quei soldi era sciocco, considerato che ormai ce li avevo e visto quanto ne avevo bisogno. Dovevo trovare qualcosa che mi tirasse fuori da quel vicolo cieco. E poi un giorno, mentre fissavo la casa dall'altra parte della strada, ho avuto un'illuminazione. Spesso l'avevo ammirata: una villetta di mattoni a due piani, tutta bianca, con un giardino ordinato e un vialetto di cedri. Ma quello che mi ha colpito  stato il cartello sul prato: VENDESI, con sopra il nome di un agente immobiliare, l'indirizzo e il numero di telefono. Mi sono alzata di scatto, sono andata al telefono e ho composto il numero. Poi ho riagganciato prima che rispondessero. Ho cercato sulle Pagine gialle un altro agente immobiliare, Ross P. Linden, con gli uffici a Hyattsville, a qualche isolato di distanza. Ho telefonato, fissato un appuntamento e il giorno dopo sono andata a trovarlo. Ha accettato di gestire le pratiche dell'acquisto e, nel fine settimana ha concluso l'affare. Aveva abbassato il prezzo dai 35 000 dollari della richiesta iniziale ai 28 000 della nostra offerta, subito accettata. Ha trattenuto mille dollari di provvigione e, visti i risultati ottenuti, l'ho trovato ragionevole. Poi sono andata a comprare i mobili. Li ho acquistati alle vendite all'asta, che di norma per questo genere di cose si tengono di sera. Per questo, ho dovuto prendermi qualche permesso al lavoro, per prima cosa comunicandolo a Bianca. Comunicando ho detto, non chiedendo, infatti quella si  messa subito a starnazzare. Ma se voleva che restassi, non poteva fare altro che accettare, e cos ha fatto, anche se a malincuore. Alla fine delle due settimane successive, per 1200 dollari, avevo la casa ammobiliata a puntino, con un soggiorno ampio e una sala da pranzo al piano terra, una zona notte al primo piano e una bella scalinata. Oltre ai 1200 dollari per i mobili, ne ho sganciati altri 495 per una televisione a colori, un oggetto splendido, grande come un mobile: una spesa folle, fatta di proposito. In fondo stavo arredando questo posto per affittarlo al tipo di persone che non deve fermarsi a lungo a Washington, ma che ha bisogno di un tetto, di un posto carino tutto per s, per la famiglia e per gli amici. Un televisore a colori, ho pensato, poteva essere un ottimo specchietto per le allodole, qualcosa che avrebbe fatto pendere l'ago della bilancia in mio favore, che li avrebbe spinti a scegliere la mia casa e non quella di un altro, se amavano i programmi di Steve Allen o Perry Como o Dinah Shore almeno, che ormai erano tutti a colori. Oppure Howdy Doody, se avevano un figlio piccolo. E nel giro di una settimana l'avevo gi affittata, per 450 dollari al mese, a una coppia di Akron, Ohio, che lavorava per il Dipartimento per la pianificazione delle aree residenziali. Se marito e moglie lavorano entrambi, spesso non devono stare troppo attenti ai soldi e possono permettersi un affitto pi alto. Questi non avevano figli e si chiamavano Schroeder. 
Cos avevo speso trentuno dei miei cinquantamila dollari, ma avevo ancora un mucchio di cose da fare. Mancavano cinquemila dollari per estinguere il mutuo, cos sono andata in banca a saldare. Non so dire che sollievo  stato, che peso mi sono tolta dallo stomaco, come un albatros appeso al collo. Mi restavano ancora quattordicimila dollari, cos sono andata a comprarmi una macchina. Non ne volevo una nuova, l'ho trovata usata da un concessionario di auto di seconda mano, un tizio che conoscevo abbastanza bene, perch veniva al Garden e spesso si accomodava nei miei tavoli. Aveva una Ford molto bella, una berlina tirata a lucido vecchia di due anni ma senza troppe miglia alle spalle, in vendita a 1100 dollari. Era verde, si intonava con i miei capelli e, mentre facevo il giro dell'isolato, il motore faceva le fusa, perci mi sembrava in ottimo stato. L'unico problema erano gli pneumatici originali, molto usurati. Ma il signor Goss me ne ha montati cinque nuovi, a fascia bianca, al piccolo sovrapprezzo di cento dollari. Fantastico, avevo una macchina quasi nuova, solo che era costata la met!
E cos avevo una casa libera da ipoteca, senza pi rate mensili da 110 dollari e, al netto delle imposte e della manutenzione, senza nessuna spesa, pi un'altra casa sempre libera da ipoteca, che mi fruttava 450 dollari al mese, da cui per dovevo detrarre tasse e manutenzione. In altre parole, con i 19,15 dollari di mancia che continuavo a ricevere ogni sera (quasi 115 dollari alla settimana) pi i 150 dollari alla settimana che tiravo su con le mance al Garden, guadagnavo pi o meno 1500 dollari lordi al mese. Inoltre, avevo pi di 10 000 dollari in banca, che mi fruttavano circa 50 dollari al mese. Se consideriamo che pochi mesi prima ero praticamente sul lastrico, me la stavo cavando niente male. In pi, da quell'ultima visita a casa l'agente Church non si era fatto pi vedere, quindi ne potevo dedurre che n le recenti transazioni, ammesso che se ne fossero accorti, n la riesumazione di Ron, avessero destato l'interesse della polizia. Quindi ero di ottimo umore, felice per come stavano andando le cose, quando una domenica sono andata dai Lucas, per la mia visita settimanale a Tad. Sono stata schietta con Ethel, non le ho offerto la minima spiegazione sulla macchina, limitandomi ad affermare che ne avevo una. Lei non ha potuto fare altro che strabuzzare gli occhi, prima verso l'auto, poi verso di me, e ripetere: Capisco, capisco, capisco. Cosa capiva non ne avevo idea e, a essere sinceri, non me ne importava. Avevo lavorato abbastanza a lungo da potermi permettere una macchina di seconda mano, almeno con quanto tiravo su ora: non era come arrivare con cinquantamila dollari saltati fuori dal nulla. 
Il piccolo Tad era al settimo cielo, come speravo. L'ho fatto salire per portarlo a fare il giretto che avevo in mente, fino all'universit dalle parti di College Park, dove c'era un caseificio, parte di una grande fattoria, che vendeva gelati di ogni genere, anche sperimentali e quasi sempre squisiti, tutti diversi da quelli che vendono nelle gelaterie, come le chiamano ora. Hanno portato un libro per farci sedere sopra Tad, ma io me lo sono tenuto in grembo, e ho ordinato un gelato con i datteri a dadini per me e uno alla fragola per lui, visto che era di un bel rosa accesso e sembrava molto gustoso. 
Gli  piaciuto da matti. L'ha mangiato di gusto, una cucchiaiata dopo l'altra, con quel modo lento e guardingo che hanno i bambini davanti a cose simili, e osservarlo  stato uno spettacolo. Quando era quasi arrivato alla fine si  fermato di colpo, ha chiuso gli occhi e ha fatto: Mmm! Mmm!. Un mugolio che doveva aver sentito nella pubblicit della zuppa Campbell. Mi ha dato le palpitazioni, era il pi bel suono del mondo, quello del mio bimbo felice. Non si  lamentato nemmeno quando l'ho abbracciato stretto stretto, dimenticandomi del problema alla spalla, e ho capito che finalmente era guarito. Gliel'ho lasciato gustare fino all'ultima cucchiaiata, poi ho ordinato due vaschette di gelato, uno alla fragola, uno alla crema con le scaglie di cioccolato, da portare ai Lucas. Quando siamo tornati, Jack era davanti a casa che aspettava. Strano, visto che prima non mi aveva nemmeno rivolto la parola, anzi non mi aveva degnata di uno sguardo, cosa che certo non avevo gradito. Invece adesso era la deferenza fatta persona: ha aperto la portiera, ha aiutato a scendere sia me che Tad,  stato cos premuroso da infastidirmi, e all'inizio ho pensato che fosse il rispetto per la macchina nuova, o qualcosa del genere. Ma  venuto fuori che la ragione non era quella. Non ti andrebbe di fare un salto su da Ethel? ha bisbigliato. Sta malissimo: si  messa a letto, che tu ci creda o no. Non tornavi pi e ha pensato che te la fossi svignata. Pensava che ti fossi ripresa Tad. Ma... non hai intenzione di riprendertelo, vero?
 mio figlio, Jack.
Lo so, e hai il diritto di tenerlo quanto vuoi, per tutta la giornata. Ma Ethel aveva paura che...
Lo so di cosa aveva paura, e fa proprio bene, perch credo proprio che succeder, prima o poi. Io sono sua madre ed  con me che dovrebbe stare.
Pensavo che non fossi ancora pronta, che non potessi ancora prenderti cura di lui, tutta sola...
Ho ricacciato indietro quello che morivo dalla voglia di dirgli, a lui e a Ethel, perch avevo ancora paura che lei potesse ritorcermelo contro.  vero. Ma spero di esserlo presto.
Lei  su in camera, spaventata a morte.
E poi ancora, mentre andavamo verso la casa, tenendomi a braccetto, mentre io tenevo per mano Tad: Va matta per lui, Joan, matta. Non prendertelo, ti prego... non ancora. Lei vive per quel bambino.
Anche io.
S, lo sappiamo. Ma...
Ne parler con lei.
E cos ho fatto, e quando sono entrata in camera, trovandola sdraiata sul letto a due piazze, Ethel mi ha fissata con le guance gonfie e gli occhi rossi e ha lanciato un urletto non appena Tad  entrato trotterellando, dopo aver mollato la mia mano in cima alle scale, per tirarsi su un calzino o qualcosa del genere. Lei  saltata gi dal letto e l'ha preso in braccio mentre lui gridava: Faggola! Faggola! Faggola!.
Ethel... le ho detto, molto calma, questa volta te l'ho riportato. Ma adesso me la cavo molto meglio di prima, almeno economicamente... Il lavoro va benissimo e potrei permettermi una tata, qualcuno che venga a tenere Tad quando sono al bar. Insomma ci ho pensato su e, anche se non l'ho ancora fatto, vorrei che ti preparassi all'idea.
Lei ha sollevato lo sguardo dai piedi del letto, dove stava cullando mio figlio, e gli ha passato una mano intorno alla nuca, come se volesse proteggerlo. Proteggerlo da me, sua madre. Potrai farlo, Joan, quando ti sarai sistemata a dovere, e avrai una situazione appropriata per la madre di un bambino piccolo. Non quel lavoraccio notturno dove strappi le mance a uomini che pagano per ubriacarsi e guardarti il seno. E mi sorprenderebbe scoprire che si limitano a guardarlo e non a toccarlo, o a fare chiss che altro. Ha detto tutto questo con voce sdolcinata, come se il tono potesse occultare al mio piccolo tutto il veleno che c'era in quelle parole. Conosco bene Luke Goss, e lo conosce anche Jack, e un paio di sere fa si  vantato di averti venduto la macchina, dicendo che si aspetta di provare al pi presto quei sedili reclinabili con te, visto il modo in cui lo accarezzi sul braccio e gli lasci sbirciare nella scollatura al Garden. La rivendita gli rende bene e non nego che potrebbe essere un marito accettabile per un certo tipo di donna, quindi se hai deciso di farti avanti con lui, fai pure. Ma devo avvertirti, Joan, rischi di ricevere una brutta sorpresa: non  reclinando i sedili che troverai un marito come si deve.
Ero pietrificata. Tenevo la lingua a freno solo per la nota di angoscia che avevo visto serpeggiare negli occhi di Tad. Forse non aveva capito tutto tutto ma non era il senso delle parole che importava, sentiva che c'era qualcosa di molto simile all'odio fra noi due. Luke Goss  un bugiardo ho detto, un bottegaio che direbbe qualsiasi cosa a chiunque per farsi bello. Io gli servo da bere, tutto qua. Non ci sar mai altro e, se mai gli ho toccato il braccio,  stato per impedirgli di cadere gi dalla sedia, con tutti i Manhattan che si scola. Non mi far separare da mio figlio per qualche menzogna, sua, tua o di chiunque altro. Provaci e te ne pentirai.
... Me ne pentir? Cosa stai dicendo, Joan? Che un giorno potrei avere un incidente come quello di Ron?
Non lo so, dipende: se bevi come lui,  possibile.
Lei  rimasta l impalata per un po'. Mi dispiace, Joan, ma credo che non sia opportuno continuare questa conversazione davanti al bambino. Se per favore vuoi andare, Jack ti accompagner alla porta.
Mi sono piegata a baciare mio figlio e lui si  accorto che trattenevo a stento le lacrime, perch mi ha lanciato le braccia al collo e si  aggrappato a me, finch non sono stata costretta a prendergli le manine e a staccarle con dolcezza, sforzandomi di fare un passo indietro. La mamma torner gli ho detto domenica prossima. E quella dopo ancora. Sempre pi spesso, te lo prometto, sempre pi spesso.
Ancora! ha detto lui, ma la voce gli tremava come se ne dubitasse. E ho capito che non avrei mai potuto rinunciare a White, per quanto la prospettiva mi sembrasse impossibile.

13.

Per tutto quel tempo non avevo detto niente a nessuno, n a Liz, n a Bianca, n agli altri del Garden, riguardo a quello che mi era successo.
E non ho detto niente a White su quello che avevo fatto con i suoi soldi: non mi sarebbe importato se lui l'avesse scoperto, ma temevo che non avrebbe approvato le mie scelte, e volevo evitare che mi mettesse i bastoni tra le ruote. Nemmeno a Tom ho detto niente. Anche lui continuava a venire con la frequenza di prima: non tutte le sere, ma due o tre volte alla settimana, si accomodava al tavolo di White, ordinava sempre un'acqua tonica e restava sempre perfettamente lucido, anche se lasciava me un po' inebriata. Ha continuato a chiedermi di uscire con lui la sera tardi, cio la mattina presto, dicendo che conosceva un posticino dove potevamo starcene in pace, qualsiasi cosa volesse dire. Ma io continuavo a prendere tempo: Spero di riuscire a ottenere un altro permesso.... Stava diventando sempre pi difficile, per. Nonostante il modo in cui era cominciata, iniziava a piacermi. Forse piacermi  la parola sbagliata, ma ero attratta da lui, e cominciavo a capire meglio quello che Liz mi aveva detto la prima sera, sull'innegabile piacere di sentirsi corteggiate, soprattutto quando  un bell'uomo a farlo. 
Una sera  arrivato prima del solito e non ha tirato fuori l'argomento. Sembrava gi di corda, come se avesse qualche preoccupazione. Ho chiesto: Che c', Tom? Ti  morto il gatto? Qualcosa non va?.
Direi di s. Ho un amico nei guai.
Lo conosco?
Jim Lacey.
... Ah. Il padre del tizio che hai sostituito al funerale?
Quello. L'avrai visto sul giornale.  stato incriminato.
Incriminato? E per cosa?
Ha frugato nella valigetta e ha sbattuto un giornale sul tavolo. L'articolo era in prima pagina, in basso. James E. Lacey, ingegnere comunale e pezzo grosso della contea, era stato accusato di avere intascato delle bustarelle per facilitare gli allacciamenti fognari in alcune aree edificabili. Era uno di quei casi all'ordine del giorno nella contea di Prince George, dove si fanno i milioni da un giorno all'altro decidendo le modifiche al piano regolatore, le assegnazioni degli allacciamenti fognari, di quelli idrici e della pavimentazione stradale. Be', mi dispiace ho detto con tutto il garbo di cui ero capace,  sempre doloroso vedere un amico nei guai.
La cosa pi dolorosa  che non posso dargli una mano.
Non sapendo di quale genere di aiuto avesse bisogno, sono rimasta in silenzio, finch lui un attimo dopo si  spiegato:  un idiota, gioca d'azzardo ed  pieno di debiti fino al collo. Nessuno gli presterebbe un centesimo e il guaio  che non potr ottenere la libert provvisoria.  stata fissata in dodicimila dollari e gli coster pi di mille di cauzione, e lui proprio non li ha. Riesci a immaginare un uomo con il suo potere e le sue conoscenze, inchiodato in gattabuia perch non riesce a racimolare un migliaio di dollari? Se ce li avessi li tirerei fuori io... ma per me  fuori questione.
... Nemmeno tu ce li hai mille dollari?
Lui mi ha sorriso, come a dire: a me cosa importa dei soldi? Ma quello che voleva dire in realt era: no, nemmeno io ce li ho.
Quando alcune cosucce su cui sto lavorando ingraneranno, ne avr tanti ma tanti di pi, ma per il momento sono al verde, o comunque non dispongo di cifre cos alte, quindi me ne chiamo fuori.
Di cauzioni non ci capivo niente. Sapevo dell'esistenza di fideiussori, gente che garantisce per le cauzioni, ma chi fossero e come si muovessero per me restava un mistero. Tom ha aspettato ancora un po', sorseggiando l'acqua tonica, e ha continuato: Ho una casa, ovviamente. L'ho ereditata da mio padre e ci abito ancora. E vale il doppio della cauzione, che  quanto chiedono. Ma purtroppo l'ho ipotecata, quindi  fuori discussione. Altrimenti avrei potuto firmare una garanzia, per me sarebbe stato un onore. Ma non posso, ho le mani legate.  questo che mi strazia. Lui sa della casa ma non dell'ipoteca, e si chieder perch non sto garantendo per lui. E non me la sento di raccontargli la verit. Sembrerebbe che mi sto inventando una scusa.
Ricomincia da capo. Spiegati meglio.
E lui l'ha fatto, scandendo bene le parole: mi ha spiegato che i fideiussori usano una sola casa pi volte, per garantire su decine di cauzioni diverse, sempre in cambio di un bel gruzzolo, ma la casa deve essere pulita. Se  ipotecata, non pu essere impegnata.
E ti scoccia molto non poterlo aiutare?
Perch, a te non scoccerebbe?
Allora si  sbottonato un po' e mi ha raccontato che Lacey era pi di un semplice amico.  uno che potrebbe tornarmi utile, per una cosa che mi sta a cuore. Ho messo gli occhi su un posticino in amministrazione: vorrei dirigere l'Assessorato alle risorse naturali... e sua cugina ad Annapolis potrebbe farmi assegnare quel posto. Sono quasi sicuro che ne avrebbe i mezzi.  molto amica del governatore e ne avrebbe un tornaconto. Ero ancora perplessa, e cos lui ha continuato: Farei di tutto per amministrare la baia di Chesapeake ho un'ideuzza che mi gira per la testa. E se ne  uscito con l'idea di cui mi aveva parlato Liz, che se le cose andavano secondo i suoi piani avrebbe potuto ripulire la baia dalle meduse. La baia di Chesapeake... ha spiegato, come se stesse pontificando,  un paradiso, almeno per questa parte di mondo, l'Eden degli Stati Uniti, perfetto per andare in barca, nuotare, stare a mollo o fare quello che vuoi, se non fosse per una cosa, quelle maledette meduse. Con quella roba l dentro diventa un posto inutile. Secondo me sarebbe possibile liberarsene. E quelle centrali nucleari potrebbero tornare utili. Tutti qui le osteggiano, spaventati a morte da quello che potrebbe accadere. Ma se riuscissi a trovare un modo per sfruttare quelle centrali... per riutilizzare l'acqua che scaricano... l'acqua bollente che defluisce dalle loro pompe... Se bastasse uno sbalzo di temperatura, un piccolo aumento di calore nelle acque della baia, per uccidere tutte le meduse, allora saremmo a cavallo, e lo Stato non dovrebbe sganciare un centesimo. Poi, invece di odiarle, la gente sarebbe finalmente contenta di avere quelle centrali, e un altro enorme problema sarebbe risolto: le meduse, le centrali atomiche, l'energia di cui abbiamo bisogno, tutto in un colpo solo.
Mentre parlava si  infervorato cos tanto che ho dovuto fare uno sforzo per non farmi scappare un sorriso, come se entrambi sapessimo che mi stava prendendo in giro: era evidente che lui credeva fermamente in quello che mi stava vendendo e non mi stava affatto prendendo in giro. Mi ha dato una sensazione agrodolce, come se lo mettesse sotto un'altra luce, come quando vedi una bellissima casa in pieno giorno dopo averla intravista al chiaro di luna: solo allora ti rendi conto che le imposte andrebbero riverniciate e il tetto  in pessimo stato. Tom pensava di avere la pi bella villetta del quartiere e non sapeva che invece cadeva a pezzi. A parte i disagi legati alle radiazioni, avrei anche voluto chiedergli: ma l'acqua bollente non uccider tutti i pesci...? Erano solo due delle migliaia di possibili obiezioni al suo progetto, per non ho detto niente. Ho lasciato che finisse il suo discorso appassionato, e stranamente l'irrealizzabilit del tutto mi ha attratto ancora di pi verso di lui: non verso il progetto, ma verso di lui, verso questo bellissimo ragazzo con una casa ipotecata e nemmeno un migliaio di dollari da parte e un'idea campata per aria che non avrebbe potuto vendere a nessuno, se non a due donne di un bar di Hyattsville che lo conoscevano da quando era piccolo e gli volevano bene.
O forse nemmeno a loro, visto che a met del pistolotto Bianca mi si  avvicinata da dietro e ha sussurrato: Si  fatto un po' prendere la mano. Non dargli troppa corda.
Poi  stato il turno di Liz: Portagli da bere.
Si sono allontanate, ma lui ha continuato. Ho visto nei suoi occhi, dietro a quella ferrea convinzione, una specie di disperazione che mi era familiare, e il mio cuore si  sciolto. Ho visto l'occasione di fare qualcosa per un'altra persona, quello che White aveva fatto per me, anche se in scala minore, e forse ho provato anche qualcosa di simile all'impulso che mi aveva spinto a promettere giocattoli a tutti i bambini a casa di Ethel. Ho detto: Hai bisogno di qualcuno, no? Qualcuno che abbia una casa senza ipoteca? E se dicessi che io ho la casa di cui hai bisogno?.
Lui mi ha fissato, poi ha detto: Joan,  una faccenda seria. Non scherzarci sopra, almeno non su questo.
Chi ti dice che io stia scherzando?
Sono stata molto secca e lui ha capito immediatamente che dicevo sul serio. ... Tu? Potresti firmare quella fideiussione?
Se basta avere una casa...
Non ci avevo pensato.
Per dovresti chiedermelo in modo gentile.
Non te lo chiederei mai. Non ne ho il diritto.
... Allora mi offro volontaria. Giusto perch sei tu.
Dopo un po', mentre ancora mi fissava, ha chiesto: Lo faresti per me, Joan?.
E perch no?  solo una cosa temporanea, no? Quando si presenter al processo, la fideiussione sar cancellata, giusto?
Certo. Ma c' un rischio.
C' sempre un rischio. E se tu stesso saresti disposto a garantire con la tua casa...
Lo farei, se potessi.
Allora perch io non dovrei?
Allora va bene? Chiamo il suo avvocato e gli spiego tutto? Perch, se ho capito bene, Jim potrebbe uscire stasera stessa: ho sentito dire che  una cosa velocissima. A meno che...
... a meno che non ci sia una casa libera da vincoli ipotecari. Be', io ce l'ho.
Lui  andato in cabina a telefonare, poi  tornato, controllando l'ora. Mezz'ora dopo  entrato un tizio pelato, si  stravaccato al suo tavolo, ha tirato fuori un foglio e gli ha bisbigliato qualcosa. Tom ha indicato me, e il pelato, che si  presentato come l'avvocato Lackman, ha chiesto della mia casa. Ne avevo una libera da vincoli ipotecari, affitti, locazioni o altri intralci? Gli ho risposto di s, e lui ha voluto sapere dove fosse. E cos sul taccuino delle ordinazioni ho scritto l'indirizzo della mia casa, quella che avevo ereditato alla morte di Ron e che ora era legalmente mia, e gliel'ho piazzato sotto il naso. Lui l'ha copiato sul suo foglio, si  messo in bocca la penna a sfera, poi mi ha fatto cenno di sedermi e mettermi comoda, ma gli ho risposto che non potevo. Ha detto che doveva fare una telefonata a qualcuno in tribunale o al catasto, non ricordo, per farsi confermare che sull'atto di propriet ci fosse proprio il mio nome, e che non ci fossero oneri o vincoli in sospeso, e io gli ho detto che sarei rimasta sorpresa di scoprire che c'era ancora qualcuno al lavoro, a quell'ora della notte. Lui ha risposto: Lei sta lavorando, no? Pensa che il sistema giudiziario chiuda alle dieci di sera?.
 rimasto al telefono per quasi venti minuti, poi  tornato a sedersi e mi ha chiamata di nuovo. Aveva un altro foglio in mano, un atto legale, e me l'ha letto. Era un certificato in cui si dichiarava che la casa all'indirizzo riportato in calce era di mia propriet, e che con la presente la stavo offrendo in pegno quale garanzia per il rilascio del detenuto in oggetto, o qualcosa del genere. Quando ha finito di leggere, mi ha chiesto di firmare. E cos ho fatto, al che lui ha sventolato in aria il foglio come per asciugarlo, poi  saltato in piedi ed  filato via.
Ci sono volute quasi due ore, forse tre, pensavo addirittura che avremmo chiuso il locale prima del suo ritorno. Ma invece eccolo rispuntare, lanciato di nuovo verso il tavolo, insieme a un altro uomo, un tipo grasso e paonazzo, con un vestito spiegazzato e la barba incolta, che ha stretto la mano a Tom e si  seduto. Quando Tom mi ha indicata, lui si  alzato, si  avvicinato e ha detto che era Jim Lacey e che mi era immensamente grato per quello che avevo fatto. Ha detto: Non se ne pentir, promesso. E poi: Ora, signora Medford, che ne dice di unirsi a noi? A me, Tom e Mel, per festeggiare con un bicchierino... la mia scarcerazione?.
Signor Lacey, io non bevo. Grazie comunque.
Prenda un'acqua tonica, come Tom.
 sempre contro il regolamento.
Non stasera.
Ha chiamato Bianca per sapere se andava bene che io mi sedessi al tavolo con lui, e ha aggiunto: Non mi deludere, Bianca, fai la brava. Bianca gli ha risposto:  ovvio che per te, Jim, facciamo un'eccezione.
Cos mi sono seduta al loro tavolo e Lacey ha ordinato dello champagne, con Liz che serviva. Le ho detto: Per me un Ginger Ale. Lei ha annuito, ma mi ha lanciato un'occhiata risentita. Il tutto  durato una mezz'oretta, e io mi sono sentita molto a disagio, finch finalmente Lacey  sbottato: Bene, adesso devo proprio andare... Dai, Mel,  ora di levare le tende. Lasciamoli qui, i piccioncini.
Cos, in un batter d'occhio erano spariti entrambi, e io mi sono alzata per rimettermi a servire, ma era molto tardi e c'erano solo due tavoli occupati, e Liz li aveva gi serviti. Sono rimasta l impalata accanto alla sedia di Tom. Lui mi guardava con una strana espressione, e devo dire che quella sua reazione non mi  dispiaciuta. Ha detto: Non so come ringraziarti. Hai fatto una grande cosa per Jim... e anche per me, non sai quanto mi sei stata d'aiuto.
Se davvero mi vuoi ringraziare ho detto, un paio di modi ci sarebbero.
Dimmi solo quali, Joanie.
Tanto per cominciare potresti finalmente scusarti.
Per cosa?
Non gli ho risposto, non volevo dargliela vinta, doveva arrivarci da solo. Speravo che arrossisse, una volta capito, ma immagino che alcuni uomini il senso dell'imbarazzo non ce l'abbiano proprio nel Dna, e alla fine non  spuntato che un sorriso, senza la minima traccia di pentimento. Parli della prima sera qui al Garden? Di quello che ho fatto?
Vedo che ragioniamo.
Se  questo che vuoi, Joan, mi scuso volentieri per essermi ubriacato e avere ceduto alla tentazione, ma non mi scuser per la tentazione in s, visto che in questo momento sono altrettanto tentato, forse anche di pi.
Non era il genere di scuse che mi aspettavo, ma mi hanno fatto rimescolare il sangue come una frase di scuse non avrebbe mai potuto fare. 
Ho detto: Forse potrei esserlo anch'io, ora, ma almeno ho aspettato di conoscerti. E poi c' una bella differenza tra il pensiero e il gesto, e tu dovresti aver imparato a rispettare i confini.
Allora mi scuso per aver passato il confine.
Grazie.
O per averlo fatto troppo presto, se preferisci. Allora, qual  l'altro modo?
L'altro modo...?
Per ringraziarti.
Ah. Be', tutto questo parlare di portarmi fuori, ogni santo giorno. Ora che so che sei al verde, non mi aspetto certo un posto di lusso, ma potresti comunque...
Quindi  un s?
Non vedo perch no. Potremmo anche festeggiare.
Sei fantastica, Joan. Stavo cominciando a pensare che non fossi... Si  bloccato e, qualsiasi cosa stesse per dire, l'ha liquidata con un gesto. Chi se ne importa di quello che pensavo, ovviamente mi sbagliavo. Sarei felicissimo di portarti fuori. Felicissimo.
Ha detto che si poteva andare in un posticino chiamato Wigwam: non l'avevo mai sentito nominare, ma questo non voleva dire niente, visto che non avevo tante possibilit di conoscere i locali notturni della zona... Ho spiegato della macchina: sarei arrivata l con la mia, e lui mi avrebbe seguito con la sua; quindi avrebbe dovuto prima darmi l'indirizzo e poi venirmi ad aprire la portiera per entrare insieme nel locale. Mi ha scritto l'indirizzo sul blocchetto delle ordinazioni e quando abbiamo chiuso mi ha seguita fuori, mi ha accompagnata alla macchina ed  rimasto l a guardarmi partire. Anche la macchina l'ha lasciato di stucco, perch in effetti la mia piccola berlina non era niente male, elegante e tirata a lucido. Mi sono allontanata e ho seguito le sue indicazioni finch non ho visto il Wigwam sulla New Hampshire Avenue. Lui ha accostato dietro di me e mi ha accompagnata alla porta. La divisa del Garden non si vedeva, visto che portavo il soprabito, il mio bel soprabito leggero, che mi arrivava al ginocchio e nascondeva il fatto che non fossi vestita in abiti civili.
Da fuori il Wigwam non sembrava niente di che, solo un'insegna con una doppia porta sotto, che Tom ha aperto come se fosse di casa. Dentro, per, sembrava diverso dagli altri locali in cui ero stata, anche se ovviamente non ne conoscevo tanti. Invece dell'atmosfera luminosa, magari chiassosa, che ci si poteva aspettare, era tutto in penombra, una stanzona con in fondo un'alta tenda indiana di pelle e vari spar disposti tutti intorno, le tende pesanti tirate gi, per isolarli. Anche le ragazze erano vestite in modo bizzarro, sempre che quelli si possano definire vestiti. L'entraneuse, una ragazza che Tom ha chiamato Rhoda, aveva un vestito scamosciato e sfrangiato in basso, abbastanza decente, invece le cameriere, che Rhoda chiamava le Pocahontas, erano tutte seminude: nude sopra e, fatta eccezione per un succinto slip, nude pure sotto. Tutte avevano una piuma infilata in una ciocca di capelli che dondolava sull'orecchio in modo civettuolo. Mi  bastata un'occhiata per capire che quelle ragazze erano l in vendita, ma forse non mi importava: sapevo che queste cose accadevano e, dopo la chiacchierata con Liz, avevo capito che potevano farlo anche donne che mi piacevano e che rispettavo; eppure ho cominciato a provare un certo imbarazzo e una specie di nausea. Non proprio nausea ma, come dire, un senso di disagio. Sentivo di aver varcato un confine, ma non volevo darlo a intendere: volevo apparire una donna di mondo, non una cameriera qualsiasi. Cos ho mantenuto un atteggiamento imperturbabile, ho abbozzato un sorriso e ho preso Tom sottobraccio. 
Rhoda ha chiamato una delle Pocahontas, che ci ha scortati fino a un spar, scostando la tenda e facendo slittare fuori il tavolo, di modo che potessimo scivolare sui divanetti. Solo che il tavolo non aveva i posti a sedere su tre lati, come di solito hanno i spar ad angolo, ma un solo divanetto, tra l'altro piuttosto lungo, sul lato opposto del tavolo. Doveva arrivare a quasi due metri, morbido e imbottito, con un cuscino da notte a un'estremit. Sono scivolata dentro e Rhoda ha chiesto: Posso prenderle il soprabito?.
Ho avuto un moto di esitazione ma, quando lei ha visto la mia divisa, mi ha fatto un cenno d'intesa. All'improvviso ero felice di quella penombra. Lei ha appeso il soprabito a un gancio attaccato al bastone lungo il quale scorreva la tenda. Poi ci ha chiesto cosa volevamo bere e Tom ha ordinato un'acqua tonica, con mio grande sollievo, e io un Ginger Ale. Rhoda non sembrava molto sorpresa e si  congedata dicendo: Amy passer a servirvi tra un attimo.
Se n' andata e siamo rimasti l, un po' in imbarazzo, senza dire granch. Da qualche parte un'orchestra registrata suonava Three O'Clock in the Morning e Tom ha detto che era uno dei pi bei valzer di sempre. Non l'avevo mai pensata in quei termini, ma l per l ho detto: Gi, vero? come se mi piacesse da matti. Poi una delle ragazze  arrivata con i nostri drink. Li ha appoggiati sul tavolo e ha detto: Ora chiuder la tenda e non vi disturber pi. Anzi, nessuno verr a disturbarvi. Per spegnere la candela, basta soffiarci sopra. Se volete riaccenderla, ci sono i cerini. Se avete bisogno di me, insomma se volete ordinare, tipo qualcos'altro da bere, c' la lucina, quel pulsante l. Ci ha mostrato un interruttore sul tavolo, accanto alla candela. Se lo schiacciate si accende la luce qui davanti, e in un attimo sono da voi. O se non io, qualche altra ragazza. Insomma, io potrei essere impegnata, ci siamo capiti? Potrei avere da fare, ma in quel caso verr una delle altre, datele solo un paio di minuti. Non perdete la pazienza, ecco. Voi rilassatevi, qualcuna arriver.
... In che senso potresti avere da fare? ha chiesto Tom. Fare cosa?
Sai, pu capitare che un cliente si senta solo.
E tu gli tieni compagnia?
Qualcosa del genere.
Di lei non me ne fregava niente, cos non ho resistito alla tentazione di chiederle: Sempre con quello slippino? Oppure te lo levi?.
Dipende.
Poi, guardandomi dritto negli occhi: Tipo, se un ragazzo ha una compagna che non si lascia andare e vuole una mano da me, me lo tolgo: si sgancia in un attimo. Vedi?. L'ha sganciato e ha lasciato intravedere il pelo a Tom e poi, rivolta a me: Quindi, se volete un aiutino, accendete la luce, basta premere il pulsante, e far del mio meglio. Avete altre curiosit?.
No, smamma.Parole di Tom. Lei ha risposto: Smammo subito e se n' andata.
Ehi... ho detto, non hai usato giri di parole.
Era a caccia di marchette, direi.
Anche se devo ammettere che era carina.
Non ci ho fatto caso.
L'ha detto con tono serio e io devo aver fatto un'espressione strana. Senza aprire bocca, all'improvviso ha spento la candela con un soffio. Si sentiva ancora il valzer in sottofondo. Un attimo dopo nel buio ha detto: ... Allora? Dove eravamo?.
Non saprei ho detto. Eravamo da qualche parte?
S, eravamo da qualche parte. Ricordo che mi hai costretto a scusarmi per quella faccenda. Forse possiamo ricominciare da dove avevamo lasciato. Al che, prima mi ha passato un braccio intorno al collo, poi mi ha infilato l'altra mano proprio dove l'aveva messa quella prima sera, e io ho stretto le gambe, nello stesso identico modo. Ma lui ha continuato a far scivolare la mano, su, su, su, facendosi strada con un dito, finch non  entrato sotto i pantaloncini e ha continuato a farsi strada. E poi, ancora prima di accorgermene, eccola nel punto pi intimo di una donna, e io mi stavo sciogliendo. Invece di stringere ancora le gambe per opporre resistenza, mi sentivo fiacca e, devo ammetterlo, stregata dal suo tocco. Era da un bel po' che non mi capitava, non solo dalla morte di Ron ma almeno da un anno prima, e mi ero dimenticata di quanto mi mancasse. Seduta l con le forti mani di Tom su di me, ho avuto la sensazione che le costole potessero spezzarsi da un momento all'altro, sotto la pressione del mio cuore impazzito. Poi all'improvviso ha tirato via la mano e ha cominciato a slacciarmi i pantaloncini, lungo lo spacco di lato, e io mi contorcevo per aiutarlo, per farmeli sfilare. Poi  toccato alla camicetta, e alla sua camicia, e poi mi stava spingendo indietro, contro il cuscino, con il suo peso che mi schiacciava, il petto nudo contro il mio.
Allora s, solo allora, ho pensato a White, e a quanto erano importanti i miei piani su di lui, e a come rischiavo di mandare tutto all'aria se lasciavo che questa cosa con Tom accadesse. E ho pensato a Ethel, a quando mi aveva accusata di fare con i miei clienti esattamente quello che stavo per fare; e all'agente Church, che per fortuna era sparito da settimane, ma che se fosse venuto a sapere di questa cosa avrebbe potuto decidere di farsi vivo (non era Joe Pennington, ma era pur sempre un amante). Ho pensato a tutti loro e, andando contro ogni impulso, ho tirato indietro le mani e spinto, spinto via Tom con forza. Lui ha lottato giocosamente ma io ho continuato a dimenarmi, facendogli capire che ero seria, e alla fine l'ho morsicato su una guancia. Lui ha cominciato a ruggire e io l'ho spinto via con pi forza per tirarmi su. Nella foga ho dato una botta al tavolo, che si  rovesciato contro la tenda. Sono saltata in piedi, ho colpito per sbaglio Tom in faccia con un ginocchio, mi sono liberata e sono scivolata fuori, ho agguantato il soprabito e ho attraversato il locale di corsa, poi fuori dalla porta e verso il parcheggio. Avevo lasciato i pantaloncini e la camicetta nel spar: ero corsa fuori in mutande, coprendomi il seno alla bell'e meglio con il soprabito. Poi mi sono ricordata della borsetta... E invece ce l'avevo sotto braccio: come ci fosse arrivata non ne avevo idea, non ricordavo di averla presa. Una volta in macchina, ho chiuso la sicura e ho tirato su il finestrino. Nella borsa ho trovato le chiavi, ma a quel punto Tom era gi l, con la camicia fuori dai pantaloni, la cintura slacciata, picchiava contro il finestrino e sbraitava: Maledizione, Joan, apri la portiera!.
Non ho aperto. Ho girato la chiave, schiacciato il pedale e, non appena il motore ha ruggito, ho ingranato la retromarcia e sono partita. Per uscire dal parcheggio, dovevo prima fare inversione. Lui si  messo a correre e si  piazzato davanti all'auto, alzando le mani come se fosse un vigile. Io gli sono andata dritta contro, Tom  saltato sopra il paraurti e si  sdraiato sul cofano. Ho inchiodato per farlo rotolare via, poi ho sterzato per non schiacciarlo e me la sono filata a casa. Il soprabito mi era scivolato sulle gambe e la luce dei lampioni illuminava il mio corpo nudo, tanto che chiunque avrebbe potuto vedermi. Ma non mi sono fermata per rimettermi il soprabito, n tantomeno ho rallentato. Ho detto solo una preghiera silenziosa affinch nessuno mi vedesse e credo di poter dire che l'ho scampata.
Quando sono entrata nel vialetto, l'orologio del cruscotto segnava le tre del mattino. Uno dei pi bei valzer... ho pensato mentre smontavo dalla macchina, aprivo la porta di casa ed entravo.

14.

Ero sdraiata a letto terrorizzata, avevo paura che suonasse il campanello e che, se avessi trovato Tom sulla porta, l'avrei lasciato entrare. Il campanello non  suonato e alla fine mi sono addormentata. Il giorno dopo mi sono messa la divisa, con i pantaloncini di riserva che mi aveva comprato Liz e la camicetta di ricambio, e cos sono riuscita ad andare al lavoro come al solito. Quella settimana toccava a Liz preparare il bancone per Jake, cos sono arrivata poco prima delle cinque, e quando sono entrata in sala, dopo aver sistemato il soprabito e la borsa nell'armadietto, ho trovato White al suo tavolo. Mi sono avvicinata e gli ho chiesto: Il solito?. Ma invece del cenno amichevole che mi rivolgeva sempre, non mi ha degnata di uno sguardo.  rimasto l seduto con il muso lungo e ho capito che c'era qualcosa di strano. A ogni modo, sono andata al bancone, dove Jake aveva gi preparato il drink, l'ho preso e gliel'ho servito. Desideri altro? ho chiesto, fingendo di non aver notato il broncio. 
... No, niente ha risposto.
Bella giornata, eh? ho osservato, cercando di sembrare frivola e riuscendoci fin troppo bene.
Finalmente ha alzato lo sguardo. Come hai potuto farmi questo? ha detto, con voce strozzata. Come hai potuto? Come hai potuto?
Fare cosa, White? Perch non ti spieghi?
Hai capito benissimo, non fare finta di niente. Come hai potuto andare in quel postaccio? Quel... Wigwam? Quel bordello?
Come fai a sapere dove sono andata?
Non provare a dirmi che non  vero. Ti hanno vista entrarci con un uomo, alle due di mattina.
Mi hanno anche vista uscire?
Rispondi! Ti ho chiesto come hai potuto?
Rispondi tu, White. A quanto pare mi hai fatta pedinare da una spia, magari un uomo della CIA, o qualcuno a libro paga. Be', dovresti licenziarlo per non essere rimasto l a guardare, perch mi avrebbe vista uscire non pi di un quarto d'ora dopo, e ti assicuro che se mi avesse vista se lo sarebbe ricordato. Per la cronaca, sono uscita di corsa, con un soprabito addosso a nascondere le parti scoperte, ovvero pi o meno tutto, visto che ho avuto uno spiacevole incontro con un tizio: credeva che per avermi bastasse togliermi i vestiti. Ma non ce l'ha fatta: ti assicuro che sono uscita di l con tutto il resto intatto, quello che ironicamente potremmo chiamare il mio onore.  vero,  una specie di bordello, ma non l'ho capito finch non ci sono entrata, pensavo che mi stesse accompagnando a bere qualcosa in un posto tranquillo. Adesso lo so che cos',  un locale dal quale mi terr alla larga. Vuoi sapere dell'altro?
... Mi stai dicendo la verit?
Il tuo uomo non ti ha riferito della mia fuga?
... No.
Allora se ne deve essere andato prima, altrimenti l'avrebbe fatto: non dovrei essere male mezza nuda, se vogliamo credere al mio defunto marito... se il tuo uomo mi avesse vista, ti avrebbe sicuramente spifferato tutto. Magari ti avrebbe perfino mostrato le foto. E ora, se vuoi scusarmi...
Ho incrociato lo sguardo di Liz e le ho fatto cenno di avvicinarsi. La signorina Baumgarten gli ho detto. Liz, per i suoi tanti amici. Le servir tutto quello che vuole.
Sono tornata nello spogliatoio e mi sono stiracchiata sulla panca. Nel giro di un minuto  arrivata Liz. Vuole vederti ha detto.
Al momento ho da fare.
Joanie, non so se lo sai ma quel tipo  pazzo di te: lo sanno tutti qui,  tutta l'estate che se ne parla. E anche se devo ammettere che preferirei vederti con Tom... non butterei via un'occasione simile.
Chi ti dice che io voglia buttarla via? Per favore, riferisci quello che ti ho detto.
... Che adesso hai da fare?
Esatto. Digli cos.
Non so come mai mi sono comportata in quel modo. Per un attimo, mentre gli servivo da bere, ho avuto la brutta impressione di avere perso White, di avere rovinato in modo irreparabile quello che c'era tra di noi, visto che si basava, almeno in parte, sulla sua idea che io fossi una signora, o almeno che lo fossi pi di Liz. Ma poi ho avuto la sensazione che ci fosse qualcosa di malleabile nel suo modo di comportarsi, e in qualche maniera ho capito che, se me la giocavo bene, avrei potuto farlo mio una volta per tutte. Ma l'ultima cosa al mondo, lo sapevo, sarebbe stata strisciare ai suoi piedi. Doveva essere lui a venire da me, altrimenti non mi avrebbe mai pi rispettata. Cos ho lasciato che Liz gli recapitasse il messaggio e non mi sono schiodata da l. Nel giro di un minuto  tornata indietro. Se n' andato ha bisbigliato. E non ha gradito molto che tu non sia uscita. Almeno per salutarlo.
Nessuno si aspettava che gradisse.
Joanie, quando abbocca un pesciolone simile...
Ci giochi un po', devi tenere la lenza tesa.
Io non ci giocherei cos, ma...
Non ha abboccato al tuo amo.
Non avevo la minima idea di quel che avrei detto a Tom. L'unica cosa che mi era venuta in mente, mentre rimuginavo nel cuore della notte, era raccontargli che ero promessa a un altro, e che non potevo rischiare un coinvolgimento con lui. Ma adesso che ero stata scoperta, adesso che White sapeva cosa avevo fatto, o quasi fatto, e aveva reagito come qualsiasi altro uomo, non sapevo pi che pesci pigliare, e per questo motivo odiavo pensare alla scenetta che avrei dovuto improvvisare con Tom. Invece, colpo di scena: lui non si  presentato. Mentre si avvicinava il suo orario, diventavo sempre pi nervosa, ben sapendo che c'era una ragione non era una ragione valida, e aspettando che scatenasse un putiferio, ma quando  arrivato l'orario di chiusura lui non si era ancora fatto vedere ed eccomi l, non solo senza niente da dire ma senza nemmeno qualcuno a cui dirlo. E cos  andata avanti per un po': non solo non si faceva vedere, ma non sapevamo dove fosse o cosa facesse. Ha semplicemente smesso di venire e nessuno ne ha saputo pi niente.
Con White invece, le cose sono andate in tutt'altro modo e all'inizio piano piano, poi sempre pi velocemente, la situazione  cambiata.  tornato il pomeriggio successivo, dopo quello di cui vi ho raccontato, ancora con il broncio, ma senza ripetere quello sfogo isterico. Ha ordinato, poi  rimasto seduto a guardare dritto davanti a s, senza aprire bocca. Ma io non avevo paura di farmi avanti. Per prima cosa gli ho detto, andando dritto al punto, dovresti liberarti di quel ficcanaso, di quella spia.
Non ho nessun ficcanaso.
Mi dispiace, White, ma ce l'hai.
Dubiti della mia parola?
Vuoi una risposta sincera?
Esigo una risposta sincera.
Non solo metto in dubbio la tua parola, ma ti do anche del bugiardo, maledizione. Tu un ficcanaso ce l'hai e per capirlo mi basta il tuo sguardo. Quindi sputa il rospo, White. Ce l'hai un ficcanaso o no?
Ho un uomo, va bene. Ma non per spiarti, santo cielo.
Un ficcanaso  un ficcanaso  un ficcanaso.
 un uomo che lavora per me, uno dell'azienda, al quale ho chiesto di tenerti d'occhio... Non per fare la spia, davvero, solo per essere sicuro che non ti succedesse niente di brutto quando rincasavi a tarda notte.  tutto qui, lo giuro.
L'ho lasciato friggere un po' prima di addolcirmi: Allora va bene, ti credo.
Sapevo che stava dicendo la verit, o almeno cos pensavo. Ho continuato: Voglio crederti, ma dammi la tua parola che  finita, che non mi pediner pi, che me lo toglierai dalle calcagna. A questo cosa rispondi?.
... Joan, se insisti, rispondo che va bene, ovviamente. Ma...
Non ho bisogno di protezione. Grazie alla tua grande generosit, ora ho una macchina tutta mia. Non mi faccio pi scarrozzare da Liz, vado dritta a casa, entro con la mia chiave e se ho bisogno della polizia posso chiamarla. Mi dai la tua parola che mi leverai quel segugio di dosso?
Joan, l'ho gi detto.
Allora va bene, passiamo all'altra questione.
Lui ha alzato gli occhi sorpreso e io ho continuato senza indugi: Io e te, il matrimonio. A questo proposito, hai detto che non avresti chiesto di meglio, e che l'avresti fatto pi che volentieri, se non te lo avesse proibito il medico, in quanto sicura condanna a morte. Va bene, White, ma di chi  la tua vita? Tua o del tuo medico?.
... Cosa vuoi dire, Joan? Che sta a me decidere di morire per dimostrare cosa provo per te?
No, White, certo che no. Ma una via d'uscita c'.
Una via d'uscita? In che senso?
Una via d'entrata, dovrei forse dire. Caro White, il sesso non  tutto. Non c' alcuna ragione al mondo per cui tu non dovresti sposarmi, tu dormire nella tua camera e io nella mia. Cos mi avresti sempre con te, se ho capito bene l'effetto che ti faccio, e io ti avrei sempre con me, e confesso che per me vorrebbe dire molto. In pi, potrei mollare questo lavoro come cameriera, che  stato un dono del cielo, ma a cui rinuncerei volentieri, lo ammetto. Ma la cosa pi importante di tutte, per me, sarebbe riavere mio figlio, e dargli l'infanzia dei suoi sogni, in quella casa meravigliosa, dove potrebbe giocare su quei prati splendidi e pedalare in triciclo su quel viale bellissimo. A che serve quella villona e quel terreno se ci vivi tutto solo? Me l'hai detto tu che ti senti solo, che preferisci venire qui dove possiamo chiacchierare e stare insieme. Cristo santo, Earl, perch un uomo come te dovrebbe venire al bar per passare del tempo con qualcuno? In altre parole, giusto per mettere in chiaro una volta per tutte cosa intendo: chi  che governa la tua vita?
Mi piacerebbe molto che fossi tu a darmi una mano.
Va bene, allora. Cosa rispondi a quello che ho appena detto?
Dico che ci penser.
Bravo.
 stato un paio di settimane dopo, direi verso met settembre (ormai era quasi autunno) che lui si  deciso a tornare con una risposta. Sempre che la si potesse chiamare cos.  entrato, ha ordinato e, come se niente fosse, ha detto: Penso che acconsentir, ma prima devo fare un salto a New York.
New York? Adesso, intendi?
Pensavo di partire domani.
Per quanto?
Ah, un mesetto. Forse anche di pi.
C'era qualcosa che non mi tornava e cos ho chiesto: Cosa c' a New York? Perch devi andarci?.
Il mio avvocato.  l per un po', sta sbrigando un affare per conto mio, una faccenda molto importante.
E noi due cosa c'entriamo?
Per un matrimonio come il nostro, come dovrebbe essere il nostro, ci sono diversi aspetti legali da considerare. Non sono sicuro di sapere quali siano, se non a grandi linee. Sarebbe meglio parlarne con lui. E devo fare un salto anche per quell'affare.
Capisco. Capisco.
Puoi rivolgerti a un avvocato anche tu.
Potrebbe essere una buona idea.
L'ho lasciato l, ho sbrigato un paio di cose al bar e ho ripensato a quello che aveva detto. Al che sono tornata e gli ho detto:  la cosa migliore, sono d'accordo. Tu vai, passa questo mesetto a New York, e se ti dimentichi di me, nessun problema, di possibilit ne ho anche altre, non ti preoccupare.
... Smettila di parlare in quel modo!
Te lo ripeto: tu vai, poi vedremo.

15.

Cos se ne  andato, e per un bel po' le cose sono state davvero monotone, si potrebbe dire quasi piatte. Mi mancava non vederlo spuntare al bar tutte le sere, di sicuro mi mancavano i diciannove dollari di mancia. Le cose si sono trascinate per due settimane, forse tre, fino al primo autunno. Era fine settembre e, dai pantaloncini estivi, ero tornata a quelli di velluto e ai collant, che quel pomeriggio avevo appena indossato quando  squillato il campanello. Ho aperto la porta e c'era Tom. Non lo vedevo da quella notte e sono rimasta imperturbabile. ... Ah ho detto. Tom. Che posso fare per te?
Joan... ha balbettato. Devo parlarti.
Di cosa?
Puoi immaginare, e non credere che mi faccia piacere. Per non voglio parlarne qui fuori.
Allora entra, prego.
L'ho guidato in salotto e gli ho chiesto: In che senso posso immaginare?.
Non l'hai visto questo?
Mi sono accorta che aveva un giornale sottobraccio, l'ha aperto e me l'ha sventolato sotto il naso. Non prendo mai l'edizione serale gli ho detto. C' qualcosa che mi riguarda? Insomma, di che si tratta?
Lui me l'ha passato, e in prima pagina, non l'articolo principale ma abbastanza in evidenza, c'era un pezzo su Lacey, l'uomo per cui avevo garantito. Diceva:
SCOPPIA IL CASO:
LACEY  SCOMPARSO!
... o qualcosa del genere. In poche parole, l'articolo raccontava che quella mattina c'era stata l'udienza per il caso Lacey, ingegnere comunale della contea, e Jim Lacey non si era presentato in aula. Poi continuava dicendo che Melvin T. Lackman, l'avvocato del signor Lacey, aveva dichiarato che il signor Lacey non si era neanche presentato nel suo studio come da accordi, per farsi accompagnare da lui in tribunale, e che non era in grado di riferire dove fosse. Il tribunale, nella persona del giudice T.D. Enos, aveva dunque emesso un mandato d'arresto per Lacey. Tutto qua, a parte una fotografia di Lacey, che era come me lo ricordavo, solo pi giovane e pi magro. Lo stomaco cominciava a dirmi che non erano buone notizie, ma ancora non ci ero arrivata del tutto. Ho chiesto: Be'? E in che modo la cosa dovrebbe riguardarmi?.
In che modo? Joan, hai firmato una fideiussione.
Vuoi dire che ho perso la mia casa? Mi verr portata via e venduta per pagare la cauzione?
Non ne sono certo, sono stato colto di sorpresa quanto te, e ne so altrettanto poco. Quello che so  che ti star accanto fino alla fine: hai fatto questa cosa per me, e io non lascer che tu sia l'unica a pagarne le conseguenze.
 un sentimento nobile, Tom, ma non vedo come tu possa aiutarmi, a meno che alcuni di quei tuoi progetti nel frattempo si siano realizzati e che tu abbia non pi mille ma dodicimila dollari da prestarmi.
Non dovrei averne bisogno, e nemmeno tu. Se troviamo quel figlio di puttana e lo riportiamo indietro per il processo, al resto penser il tribunale. Ma questo  ci che penso, non so niente di certo. Per il momento, la prima cosa da fare  trovare un avvocato.
... Io non ne conosco di avvocati.
Io invece s.
Tom mi ha raccontato di un tizio di cui avevo sentito parlare all'epoca delle mie trattative per la casa, un tale Dwight Eckert, che aveva uno studio dalle parti di Upper Marlboro, e si  offerto di accompagnarmi da lui. Ho pensato che prima fosse meglio fare una telefonata, per capire se era in ufficio, ed  venuto fuori che sarebbe stato l dopo le quattro. In quel momento erano quasi le tre, il che mi ha dato giusto il tempo per levarmi la divisa da cameriera e mettere un tailleur comprato da poco, che sarebbe stato pi appropriato, anche perch ormai faceva freddino. Mi sono congedata, sono tornata in camera da letto e ho cominciato a cambiarmi, quand'eccolo l, sulla porta. E io: Chi ti ha invitato a entrare?.
Lui si  appoggiato allo stipite con le braccia conserte. Ho pensato che si poteva proseguire qui la nostra chiacchierata. Non  mica la prima volta che ti vedo nuda, per quanto l'ultima sia stata molto breve.
Non avevo addosso pi vestiti dell'altra volta, giusto le mutandine. Mi sono girata verso di lui e ho allungato una mano, con il palmo rivolto verso l'alto. Fanno venticinque dollari, prego.
... Come?
Hai capito bene: sgancia. Da quando mi hanno portata in visita a un bordello, ho imparato i trucchetti del mestiere. Allora, se vuoi vedermi nuda, devi pagare. Venticinque dollari, ho detto. Sull'unghia.
Lui  rimasto allibito, poi ha tirato fuori il portafogli. Ha contato due banconote da dieci e una da cinque, e le ha lanciate sul letto. Le ho prese con rabbia e gliele ho lanciate addosso. Tom ho detto, in un tono che non lasciava scampo, vattene. Vattene fuori di qui, hai capito?. Lui ha raccolto i soldi, ha ripreso il portafogli e li ha rimessi dentro. Sulla porta, si  girato verso di me.
Non ti capisco. A partire dalla serata al Wigwam. Se mi avessi respinto appena entrati, non avrei avuto niente da ridire. Ma non l'hai fatto. E non venirmi a raccontare che non mi volevi. Anzi, puoi anche farlo, ma io non me la bevo: eri tutta eccitata, e te lo dico io, quando una  cos bagn...
Tom!
E va bene, allora diciamo che il corpo di una donna... Il corpo di una donna non mente.
In quel momento, Tom, ti volevo con tutta me stessa. A tal punto che non mi importava nemmeno di essere stata portata in quel postaccio, se poteva rendere possibile quello che volevamo entrambi. Ma Tom, c' qualcosa che desidero di pi, e non posso avere tutto.
E sarebbe?
Un altro uomo, qualcuno che mi sposi...
Chi ti ha detto che io non ti sposerei?
... e che possa mantenere me e soprattutto mio figlio, in un modo che tu non potresti mai fare. Mi dispiace, Tom, ma  cos. Non potresti mai, nemmeno se tutti i tuoi progetti andassero in porto uno dopo l'altro.
Lui ha annuito, non ha aggiunto altro ed  uscito dalla camera, chiudendosi piano la porta alle spalle. Io ho finito di cambiarmi, poi sono tornata in salotto. Lui mi aspettava l seduto e appena mi ha visto si  alzato con aria formale. Ho detto: Siamo pronti?. Poi mi sono ricordata di chiamare Bianca, per dirle che non sarei andata al lavoro. Forse sarei riuscita ad arrivare in ritardo, l'incontro con l'avvocato non sarebbe certo durato pi di un'ora, ma con tutti i pensieri che avevo in testa una serata a servire drink non l'avrei potuta reggere. Lei non ne era certo contenta, ma alla fine ha acconsentito.
Lungo il tragitto per Upper Marlboro abbiamo parlato poco, se togliamo le sue risposte alle mie domande su chi fosse questo Eckert e su cosa avrei dovuto chiedergli. A me veniva in mente solo: e se perdo la casa? Ma Tom mi ha ricordato che bisognava chiedere altre cose, tipo quanto tempo ci restava, e cosa bisognava fare, passo dopo passo, come ha detto lui. Secondo me avremo a che fare con lo sceriffo ha detto con un'aria incerta, guardinga, e dovremmo scoprire prima come intende muoversi lui. Forse dovremmo collaborare, o roba del genere.
Ho avuto una visione improvvisa: io che entravo in una stazione di polizia e ci trovavo l'agente Church, diffidente come sempre e pronto a saltarmi al collo al minimo passo falso. La distanza tra Hyattsville e Upper Marlboro mi rassicurava un po', ma sarei stata molto pi tranquilla se si fosse trattato di due contee diverse. Stavo quasi per dirgli di fare inversione e lasciarmi correre il rischio, perdendo la casa se necessario, ma a quel punto eravamo gi arrivati.
L'avvocato Eckert sembrava un tipo giovanile, in giacca e cravatta, che ci ha stretto la mano, mi ha squadrata per benino e ha fatto il giro della scrivania per farmi accomodare su una sedia accanto a lui. Poi ha indicato a Tom la sedia davanti, si  seduto anche lui e ha letto il giornale che Tom gli stava porgendo. Eh gi ha detto, annuendo. Ne ho sentito parlare e ho sentito anche di quella ragazza che  stata cos sciocca da farsi garante per Jim Lacey: nessun altro l'avrebbe fatto, considerato il personaggio. Jim  un poco di buono, c' poco da dire... E la cosa pi gentile che si possa fare, credo,  non aggiungere altro. Aspettate un attimo, ora controllo a che punto  la faccenda.
Ha tirato su il telefono e ha chiesto: Ufficio dello sceriffo? Sono l'avvocato Eckert, a proposito del caso Lacey. Posso parlare con la persona che se ne occupa?. A quanto pare gli ha passato qualcuno, un agente, stando a quello che diceva Eckert, e per un po' l'ha bombardato di domande, la data del mandato, cosa stavano facendo per notificarlo, chi era l'agente incaricato del caso, e poi: Allora, avete un'idea di dove si trovi?.
E ancora: Ah, non ne avete la minima idea? Ma voialtri non lo conoscete, quel Lacey?.
Un attimo dopo ha riagganciato, e riferito: Stanno indagando, il mandato d'arresto per Lacey  stato notificato, il giudice l'ha firmato stamattina... Lo acciufferanno non appena sapranno dove si nasconde. Ma il punto  un altro: non sanno dove si trova ed essendo a corto di personale, come ha detto l'agente, non hanno assegnato il caso a nessuno in particolare. Ora vi lascio decidere se questa  la vera ragione o se c'entri il fatto che Lacey sia stato l'ingegnere che ha diretto i lavori per la nuova stazione di polizia. Lui bazzicava spesso quel posto, lisciandoseli e ingraziandoseli in ogni modo. Lo conoscevano tutti.
Non mi star dicendo che l'hanno aiutato a scappare?
Eckert ha scrollato le spalle. Chi lo sa? Forse no, forse a quelli nemmeno piaceva. Come alla maggior parte della gente che l'ha conosciuto. Ma se lo stanno coprendo, e se sono davvero a corto di personale, forse non vogliono mettere i pochi uomini che hanno su questo caso. Nessuno potrebbe fargliene una colpa: ricordatevelo, non  un omicidio. Eppure... Mi ha guardato in un modo che mi ha fatto sentire come se portassi la solita divisa succinta invece di quel tailleur di lana grigio. ... se una signora di bell'aspetto andasse l a parlare con chi di dovere e spiegasse cosa c' in ballo, non escludo che potrebbero sentirsi un po' pi stimolati. Non mi sorprenderebbe, dopotutto anche loro sono esseri umani.
Grazie, avvocato Eckert. Quanto le devo?
... Per la chiacchierata di oggi, niente. Se vuole che segua il caso, che la metta in agenda... Be', diciamo due e cinquanta?
Due e cinquanta va bene. Grazie.
Gli ho staccato un assegno da 250 dollari, l'ho ringraziato di nuovo e sono uscita, con Tom a ruota. Sai mica dov' la nuova stazione che ha costruito il tuo amico? gli ho chiesto.
Davanti al tribunale.
Allora possiamo andarci a piedi.
L'ufficio dello sceriffo si trovava in una stanzona che non affacciava sulla strada. A bloccarti appena entravi c'era un bancone ad altezza gomito con dietro una distesa di scrivanie: ad alcune c'erano sedute delle ragazze e ad altre uomini in uniforme. Ci siamo appoggiati al bancone e Tom ha bussato con le nocche.  arrivata una ragazza e, dopo averci ascoltati, ha chiamato un agente dal fondo della sala. Quello  arrivato e, tenendo a mente il consiglio di Eckert, ho messo su una specie di scenetta, facendo la parte della povera ragazzina in ambasce che era stata raggirata per convincerla a impegnare la propria casa. Non era poi tanto lontano dal vero, ovviamente. Ho garantito per un disgraziato che poi ha tagliato la corda ho detto con il mio sorriso pi accattivante, e sono venuta qui per capire se posso rimediare e se lo sceriffo pu aiutarmi a farlo tornare e a non farmi perdere la casa.
A questo proposito... ha detto, guardandomi fisso, dovrebbe prendere la faccenda molto sul serio.
Infatti la prendo sul serio l'ho rassicurato. E se ci fosse la sua casa in ballo, immagino che farebbe lo stesso. Ma forse intendeva qualcos'altro. Mi dica. Lei come si chiama?
Harrison.
Sono tutt'orecchi, agente Harrison.
Signora Medford,  cos raro che la cauzione venga confiscata: non ricordo nemmeno quando  stata l'ultima volta... Ma quasi tutte vengono sottoscritte da fideiussori professionisti, gente con un peso politico notevole. Non dovrebbe essere cos, ma tant'. Nel caso di una donna che ha garantito in forma amichevole, che non ha un peso politico particolare... o forse ce l'ha?
Nemmeno l'ombra.
Ho guardato Tom e l'ho visto fare una smorfia. In quel caso... ha continuato l'agente Harrison lei potrebbe trovarsi nei guai. Potrebbe fungere da capro espiatorio, per provare una buona volta che la legge  uguale per tutti, senza intimidazioni, eccezioni o imbrogli di alcun genere.
... Ed  cos? La legge  uguale per tutti?
In che senso?
Mi dicono che Jim Lacey  piuttosto conosciuto qui, che ha costruito questo edificio per voi.
A quel punto ha sbuffato. Ah, s. Lo conosciamo bene. Lo sceriffo ha dovuto ripetergli tre volte di non allungare agli uomini delle bottiglie per il turno di notte. Non abbia timore, signora Medford: quello non ha amici qui dentro.
Va bene.
Ma questa non  per forza una buona notizia.
Ah no?
Se li avesse avuti, questi amici, loro avrebbero saputo dove trovarlo. Noi faremo tutto il possibile, ma non possiamo scatenare una caccia all'uomo: siamo davvero a corto di agenti. Questo vuol dire, in soldoni, che lei dovr trovarselo da sola. La buona notizia  che potrebbe arrivare dove noi non potremmo. Dopotutto qualche amico in giro ce l'avr pure, qualcuno che non aiuterebbe noi, ma che invece con lei potrebbe cantare. Mi segue? Se lei riesce a tirargli fuori qualcosa, noi ci mettiamo in moto, ci basta anche solo un indizio minimo. Per aiutare una ragazza come lei, che ha fatto uno sbaglio e ora  nei guai, ci muoveremmo alla svelta... Ma dobbiamo avere qualcosa in mano.
Allora siamo in un vicolo cieco, perch io non ho neppure quel minimo indizio.
Ah, no? Sembrava davvero stupito. Non ha idea di dove possa essere questo tizio, o almeno i suoi amici?
... Io? E perch dovrei?
Ha garantito per lui, no?
Sono rimasta l stranita, finch non ho capito cosa intendeva. Gli ho chiesto: Lei pensa che ci fosse qualcosa tra me e il signor Lacey?.
Lei non penserebbe la stessa cosa?
Lacey  amico mio  intervenuto Tom.
Bene, allora almeno lei sapr...?
No.
L'agente Harrison ha lanciato a Tom un'occhiata molto particolare e, dal modo in cui lui ha distolto lo sguardo, ho avuto la sensazione che sapesse qualcosa, almeno pi di quanto non raccontasse. Ho capito anche che se volevo scoprirlo dovevo portarlo fuori di l. Cos ho ringraziato l'agente Harrison, stringendogli la mano tra le mie. Lui ha sorriso, ha annuito e mi ha stretto la mano con pi forza, come per farmi capire che davvero avrebbe voluto essermi d'aiuto. Poi sono tornata a casa con Tom e in macchina gli ho chiesto: Che storia  questa? Mi nascondi qualcosa?.
Mi  venuta in mente una persona, tutto qui. Jim ha una ragazza. Oltre a sua moglie, dico. Una volta ero andato a prenderlo e l'ho vista che usciva dal suo ufficio.
E l'agente Harrison avrebbe pensato che io fossi lei?
Forse sa di questa donna. O forse no, e non volevo essere io a dirglielo. Comunque avr pensato che il tuo rapporto con Jim fosse pi o meno quello. Ha anche spiegato il motivo e in effetti non faceva una grinza... almeno finch tu hai spiegato chi fossi e il tuo legame con l'imputato, di cui io sono il tramite.
Allora, chi  questa ragazza?
 questo il problema. Non lo so: non so come si chiama e nemmeno dove abita, niente.
E adesso che faccio?
Joan, vorrei tanto saperlo.
L'ho fatto entrare in casa e ha cominciato a fare telefonate, o meglio, a fare la stessa identica telefonata, a raffica, a una decina di persone almeno: Jack? o come si chiamava il tizio di turno, dov' Jim? Ho le mie ragioni per volerlo sapere... Va bene, ma appena scopri qualcosa, puoi chiamarmi a questo numero? Senti, hai una vaga idea di come faccio a trovare la sua ragazza? No, non sua moglie. Ci siamo capiti.... Alla quindicesima telefonata sono andata l a mettere una mano sulla cornetta per impedirgli di alzarla un'altra volta. Mi dispiace ho detto. Ne ho davvero abbastanza.
 l'unica strada che mi viene in mente. Questi sono amici suoi e uno di loro potrebbe sapere qualcosa di utile, sempre che abbia voglia di dirmelo.
Come no, ma fai un'altra telefonata e mi metto a urlare.
Lo faccio per te, ricordatelo. Mi ha scostato la mano e ha sollevato la cornetta. 
Io non ho urlato, ma ho cominciato a schiaffeggiarlo di nuovo, l seduto davanti al telefono, come l'avevo schiaffeggiato quella sera al Garden. Si  alzato, mi ha abbracciata e mi ha stretta forte, finch non mi sono calmata. Scusami ho detto, ancora tremante. ... Ho un brutto carattere, te ne sarai accorto.
Meglio se impari a controllarlo, Joan, almeno con me. Non  colpa mia se Jim ha tagliato la corda.
Questo  bastato a farmi perdere di nuovo le staffe. Non  colpa tua? Non  colpa tua?
Allora gli ho recitato tutta la pappardella, a cominciare dalla prima sera, quello che lui mi aveva fatto e quello che io avevo fatto a lui; poi la fideiussione per il suo amico Lacey e la bella riconoscenza che mi aveva dimostrato, portandomi in un cosiddetto nightclub che in realt era un albergo a ore a malapena camuffato da locale notturno. Gliel'ho proprio gridato in faccia, finch non avevo pi voce e non riuscivo quasi pi a parlare. Quando mi sono accasciata su una sedia e ho cominciato a piangere, lui ha tirato fuori un fazzoletto, mi ha asciugato il naso e ha chiesto: Finito?.
Forse. Ti prego, vattene a casa.
No, non ancora. Per prima cosa, Joan, riguardo alla lagna che continui a propinarmi. Quando una donna  davvero irritata, quando odia un uomo per qualcosa che lui le ha fatto, non prende in considerazione le sue proposte sera dopo sera, glielo dice in faccia e taglia corto.
Non se lui  un cliente abituale e lei una cameriera che ha bisogno di lavorare.
Va bene, pu essere. Ma lei non si fa avanti con una proposta proprio la sera in cui lui non l'ha invitata fuori, su questo almeno saremo d'accordo...
Non ho detto niente.
Veniamo a Jim Lacey e al motivo per cui hai garantito per lui. Allora: perch, Joan? Perch l'hai fatto?
Perch mi hai chiesto di farlo.
Io non ho fatto un bel niente: non te l'ho mai chiesto.
Hai ragione, forse l'ho fatto solo per dimostrarti che non ero una poveraccia, cos la smettevi di trattarmi come la ragazza dei cocktail...
Ma tu sei la ragazza dei cocktail!
Va bene, sono quella che serve i cocktail, e per ringraziare questa poveretta di avere aiutato il tuo amico, tu cosa fai? La porti in un bordello.
Avevo le mie buone ragioni anche per quello.
Spiegamele, ti prego.
Avevo la sensazione di piacerti e che tu volessi qualcosa di pi che una chiacchierata al Garden. Ma volevo portarti in un posto speciale: un posto dove ci fossero le luci soffuse e la musica bassa, dove la gente si divertisse un po'. Un posto dove potessimo stare insieme, senza essere disturbati, ma che fosse anche un po' trasgressivo. Forse il Wigwam non ti avr fatto impazzire, ma  comunque un club esclusivo: ci sono passate alcune delle personalit pi famose e influenti della citt, forse addirittura qualche presidente.
Capirai.
Pensavo che sarebbe stato pi carino che proporti di venire qui o a casa mia. Sembrava una cosa troppo... insomma, come fa Liz, che lo fa per i soldi, non perch due persone si desiderano da impazzire.
Pensi davvero che ti volessi cos tanto?
Ne sono certo. L'hai ammesso anche tu.
In quel momento! Ho perso la testa per un momento. Ma mi sono ripresa subito e sono corsa via mezza nuda, per andarmene al pi presto.
 stato pi di un momento. Quando ti sbottonavo i pantaloncini, chi  che mi aiutava? Chi  che si  tirata via la camicetta? E chi mi ha slacciato i polsini? A meno che l con noi non ci fosse una terza persona che io non ho notato, sei stata tu, Joan.
Passo per passo, mi ha fatto ripercorrere tutto quello che avevo fatto, dal giorno del funerale di Ron in poi. Vuoi che te lo dica chiaro e tondo?
Va bene, va bene, va bene: ti volevo, lo ammetto. Sono un essere umano, tu mi toccavi ed era pi forte di me. Io...
Ecco, ora s che ragioniamo. Allora la domanda : perch sei scappata? Perch hai mollato la presa se era quello che volevi tu, quello che volevo io, quello che volevamo entrambi? Forse per tre semplici paroline: Earl, Kappa, White. Ne aggiungo un'altra, se vuoi...
... Terzo.
Terzo. Uno spaventapasseri spelacchiato e fiacco, tanto vecchio da poter essere tuo padre, e anche di pi, brutto da guardare e ancora peggio da toccare, scommetto. Per sai cosa? Ha la grana.
A quel punto si  interrotto e ha aspettato che io dicessi qualcosa. E alla fine l'ho fatto. La grana non  poco. Ne ho bisogno. Ne hai bisogno anche tu. Indicami qualcuno che non ne abbia bisogno.
Io non andrei mai a letto con un vecchio per ottenerli.
S, invece. Se lui ti tenesse in pugno. Se conoscesse il governatore e potesse garantirti quel contratto per le tue cavolo di meduse. Sai benissimo che lo faresti.
Sar passata mezz'ora, con lui piantato davanti alla finestra, l immobile a guardare fuori. Il telefono non ha squillato nemmeno una volta.
Poi all'improvviso ha detto: Stavo per proporti di cenare insieme, ma mi  passata la voglia. Se hai bisogno, chiama. Il numero  sull'elenco.
E se n' andato.

16.

Verso le sette ho preso la macchina e sono andata al Royal Arms a mangiare un boccone, poi sono tornata a casa e mi sono messa a letto. Ho passato una notte d'inferno, ancora preoccupata per la situazione, ancora confusa riguardo a Lacey, e distrutta per tutto quello che io e Tom ci eravamo detti. Mi sono svegliata prima alle tre e poi di nuovo alle sei, e a quel punto non aveva senso provare a riaddormentarsi, cos mi sono seduta in soggiorno a guardare la strada fino al sorgere del sole.
Il giorno prima Tom aveva provato a chiamare tutti quelli che gli venivano in mente. A parte una persona, tralasciata per un buon motivo. Ma, visto che con le altre telefonate non avevamo cavato un ragno dal buco, quella era l'unica traccia che potevo seguire. Mi sono preparata la colazione, ho messo un tailleur scuro, mi sono pettinata i capelli all'indietro e li ho fissati con un fermaglio, poi ho tirato fuori le Pagine bianche dall'armadietto e le ho sfogliate fino alla L. Avevo paura che non ci fossero, col fatto che lui era un personaggio in qualche modo pubblico, e invece eccoli l, i Lacey. Ho copiato l'indirizzo, sono salita in macchina e una mezz'ora dopo stavo accostando davanti alla loro casa, una villetta moderna a piani sfalsati con un tetto di tegole e cespugli di rampicanti che incorniciavano il portico.
La porta si  aperta ancora prima che spegnessi il motore. La donna che ha fatto capolino era una signora tarchiata, di mezza et, sulla cinquantina, con i capelli grigi e gli occhi azzurri che mi squadravano. Mi sono avvicinata e ho detto: Buongiorno. La signora Lacey?.
... S, Pearl Lacey.
Sono Joan Medford. Io e suo marito abbiamo...
Stavo per dire un amico in comune, ma non ho fatto in tempo. Joan Medford! Santiddio. Non mi sarei mai aspettata di vederti spuntare qui. Non c' nessun bisogno di dirmi cosa c' tra te e mio marito, ci arrivo benissimo da sola.
Non credo, visto che non ha nulla a che...
Questa l'ho gi sentita, tesoro, e da ragazze pi attraenti di te. Che succede, non ti ha portato via con lui?  la tua fragile costituzione, non sopporti il caldo tropicale? Oppure dimmi, ha messo le corna anche a te...?
Sono stata colta di sorpresa, non tanto dalla sua rabbia, visto che ero preparata ad affrontare gli stessi pregiudizi dell'agente Harrison, quanto dal fatto che sapesse come mi chiamavo. L'osservazione successiva ha spiegato tutto: Povera stella, lo tira fuori di galera e in cambio non riceve che una bella fregatura. Dopo tutte le seratine che avrete passato insieme quando io lo credevo a lavorare ai piani fognari... Be', in un certo senso era proprio cos.
Signora Lacey, devo comunicarle che non ci sono state seratine insieme o nottate o giornate. Ho visto suo marito una volta sola e l'unica cosa che ci siamo scambiati  stata una stretta di mano.
Non c' pi bisogno di mentire, tesoro. Perch lo proteggi ancora?
Non sto mentendo. Qualcosa nella mia voce l'ha colpita e l'ha spinta a scrutarmi in modo diverso.
... Ma tu hai garantito per la sua cauzione!
S, signora Lacey.
Perch avresti dovuto garantire per lui se non eravate...?
Come sapete, ho un carattere terribile, e avrei tanto voluto risponderle che non erano certo affaracci suoi, ma mi sono detta che quel giorno la priorit era scoprire tutto il possibile, e che per farlo avrei dovuto essere gentile, perfino con questa donna. Soprattutto con questa donna, visto che doveva sapere qualcosa sul posto dove si nascondeva Lacey, a giudicare da quel riferimento al caldo tropicale.
L'ho fatto come piacere a un mio amico ho risposto, dopo aver contato fino a dieci.
Quale amico?
Era quello che stavo per dirle prima, quando mi ha interrotto. Io e suo marito abbiamo un amico in comune, Thomas Barclay.
Tom? Lo conosci?
Come ho detto: lo considero un amico. Almeno fino a ieri sera, ho pensato, ma questo l'ho tenuto per me.
Lei ha fatto un passo indietro, non abbastanza da lasciarmi entrare, ma abbastanza da non dare pi l'impressione che facesse scudo con il corpo per ostruirmi l'ingresso. Jim pensava che la fideiussione gliel'avrebbe firmata Tom. Perch non l'ha fatto?
Non poteva.
Poteva dare in garanzia la casa, immagino che anche tu avrai fatto cos.
La sua  ipotecata.
Non ce l'ha mai detto.
Lo so.
E tu hai firmato solo per fargli un favore?
... Forse. Avevo anche altre ragioni.
Ci vai a letto?
No! No!
Al che sono avvampata e ho visto che lei lo notava. Poi: Vabbe', allora vai a letto con Jim. Non pu esserci un'altra ragione.
E invece s!
A quel punto ho dovuto lottare con tutte le mie forze, per trattenermi dal darle quello che si meritava, come avevo gi fatto un paio di volte con Tom. Sono rimasta l a guardarla in cagnesco, tanto che ha dovuto ripetere un paio di volte la domanda prima che la sentissi: E quale sarebbe quest'altra ragione?.
Volevo fare qualcosa per Tom, qualcosa di carino. Perch... sto per sposare un'altra persona... o almeno credo.
Chi  quest'altra persona?
Questo non la riguarda, temo. Le ho detto tutto quello che doveva sapere: io e suo marito non eravamo niente l'uno per l'altra, n amici n conoscenti. Ho aiutato lui per aiutare un amico e adesso la cosa mi si  ritorta contro e io rischio di perdere qualcosa che non posso permettermi di perdere a cuor leggero, a meno che lei non mi voglia aiutare a rintracciarlo. Immagino che muoia dalla voglia, no? Sempre che sappia dov' o dov' diretto.
Non  cos semplice. Se non  partito con te, sar partito con un'altra p... La parola che aveva sulla punta della lingua non era un complimento ma ha capito, credo, che io ero al limite. ... Con un'altra persona. E se lo prendono e viene fuori... Ha fatto una smorfia. Posso sopportare la vergogna di essere la moglie di un criminale, perfino di un latitante. Ma vedere scritto sui giornali che mi ha lasciata per una ragazzina che ha l'et di nostro figlio...
Va bene, capisco.
Lei si  avvicinata a me, guardandomi dritto negli occhi, in un modo che mi ha messa a disagio. ... Capisci, vero?
Purtroppo s, conosco gli uomini. Sar pi giovane di lei, ma non sono nata ieri. Anche io ho un figlio, e il padre non c' pi, anche se nel mio caso non potrei esserne pi felice.
... Un'altra donna?
Il muretto di un canale di scolo, a settanta miglia all'ora.
Lei ha annuito lentamente. 
Joan Medford, mi dispiace: quando ti ho vista ho pensato subito male.
In questo caso, dispiace anche a me di essermi alterata.  che ho un diavolo per capello.
Sembra che tutt'e due ci siamo pigliate dei gran figli di buona donna.
A dir poco.
Hai ragione da vendere: voglio che lo prendano, quel figlio di buona donna, e che lo inchiodino alle sue responsabilit. Ora che ho capito che non ci sei andata a letto ma gli stai solo dando la caccia, vorrei darti una mano, ma tu devi fare qualcosa per me. Due cose.
S?
Tieni fuori la ragazza... fuori dalla cosa, intendo. Fai in modo che i cronisti lo fotografino da solo, non accanto a lei. Non mi importa come ci riuscirai, ma voglio che tu lo faccia. E... vorrei starne fuori anch'io, almeno per quanto riguarda la polizia. Ha notato il mio stupore. Con un'occhiata verso la strada, dove a quell'ora c'era il viavai dei passanti, del tutto disinteressati ma pur sempre a portata d'orecchio, ha fatto un passo indietro, lasciandomi finalmente entrare. Ha chiuso la porta alle mie spalle e, per prudenza, ha continuato a parlare sottovoce. C'erano delle cose che non potevo dire alla polizia, quando sono venuti a interrogarmi sulla sparizione di Jim. Sapevo del suo piano...? Avevo colto qualche segnale...? Ho risposto di no. Quale donna si accorge che suo marito sta per fuggire?
Ma ha notato qualcosa di strano?
Mentre faceva la doccia, marted sera, il giorno prima dell'udienza. Ho trovato due biglietti nella sua valigetta: due biglietti aerei emessi sotto falso nome, James Barnaby e signora, in partenza per Nassau alle dodici in punto di venerd... domani, insomma. Quando glieli ho sventolati in faccia, ha detto che erano per noi due. Che saremmo partiti insieme. Be', era una mezza verit. Nel senso che la mattina dopo lui  sparito... insieme ai biglietti. Ma come potevo raccontarlo alla polizia? Raccontare che avevo visto i biglietti e che glieli avevo lasciati perch credevo che mi avrebbe portata con s?
Ho detto: Si sarebbe buttata tutto alle spalle? La sua casa, suo figlio, la sua vita...?.
Mio figlio ha preso la sua strada da tempo, pi o meno da quando ha compiuto sedici anni. La mia vita, almeno da queste parti,  finita ed  finita dal giorno in cui hanno arrestato Jim: non posso pi mettere il muso fuori di casa, ho perso anche gli amici di un tempo. Quanto alla casa e alle altre cose che abbiamo, be'... i biglietti non erano l'unica cosa che ho trovato nella valigetta. Mi ha guardata dritto negli occhi. Non li ho contati, Joan, ma da nubile lavoravo in banca e posso ancora stimarli a colpo d'occhio. C'erano almeno cinquantamila dollari in quella borsa, con cui partire per Nassau e restare l a prendere la tintarella per un po'. Per un bel po'.
Ma con tutti quei soldi, avrebbe potuto tranquillamente pagarsi la cauzione!
Certo, ma non avrebbe potuto vivere da nababbo una volta arrivato al mare. Perch farlo, quando poteva convincere un pollo a mettere la grana al posto suo?
E da dove venivano tutti quei soldi nella valigetta?
Le guance le sono diventate paonazze e ho ripensato agli articoli sulle bustarelle che dicevano avesse intascato. Non saprei cosa risponderti. Ti dico solo che l c'era un bel gruzzolo e un paio di biglietti aerei, mentre l'alternativa era restare al verde e affrontare un processo con tutte le conseguenze del caso, cos mi sono detta: certe volte non hai alternative, devi buttarti.
Invece lui si  buttato senza di lei.
Eh, gi. E ora capisci il motivo per cui non potevo dirlo alla polizia.
Certo ho risposto. Capivo perfettamente. Uno come Young avrebbe potuto chiudere un occhio, ma uno come Church l'avrebbe costretta a pagarsi un'altra cauzione in men che non si dica. Non devono per forza scoprire che ho saputo da lei dei biglietti. Ieri Tom ha fatto un mucchio di telefonate, a tutti gli amici di suo marito. Avrebbe potuto dirglielo uno di loro.
Signora Medford... Joan... se riuscissi a gestirla cos, te ne sarei molto grata. Non devi fare altro che cercare il signore e la signora Barnaby al terminal della United Airlines, domani prima di mezzogiorno, e dovresti trovarlo.
Sono rimasta l impalata, cercando di elaborare il fatto che grazie a quella donna non avrei perso la mia casa. Avrei voluto ringraziarla, ma non mi veniva in mente niente all'altezza della situazione. Cos ho solo detto: Lo far e ho girato i tacchi.
Mentre aprivo la porta, lei ha detto: Se vedi Tom, digli che gli voglio bene.  un bravo ragazzo, anche se qualche volta alza un po' il gomito.
Non mancher.
Ti ha mai raccontato di quell'idea per la baia di Chesapeake? Quella di usare le centrali atomiche per eliminare le meduse? Se non  un'idea balzana quella...
Eh s, me l'ha raccontata.
Un attimo dopo ero in macchina con Tom e andavamo filati verso Upper Marlboro, con la preziosa soffiata della signora Lacey. Devo averlo chiamato io, ma non ricordo nemmeno di averlo fatto. Abbiamo discusso in modo concitato su quale dovesse essere la prossima mossa, senza strascichi dalla sera prima e dimenticando la nota dolente sulla quale ci eravamo lasciati. Arrivati a Upper Marlboro, abbiamo parcheggiato dietro al tribunale, e siamo entrati di nuovo nell'ufficio dello sceriffo. L'agente Harrison  uscito a parlare con me ed  stato molto gentile. Allora va bene ha detto. Lo sistemeremo a dovere. Ci saremo, con un mandato d'arresto. Faremo tutto noi, lei non ha niente di cui preoccuparsi.
Ti senti meglio, ora? ha domandato Tom mentre tornavamo a casa. 
Sono un po' sollevata. Quando sar di nuovo in galera, allora mi sentir meglio.

17.

Siamo arrivati a casa mia e ovviamente l'ho invitato a entrare. Si  lasciato cadere sulla sedia dove si metteva sempre, a guardare fuori dalla finestra, come facevo tanto spesso anch'io. ... Qualcosa non va? ho chiesto, dopo un po'.
No, niente.
Ma poi, dopo cinque minuti: Sto pensando.
E poi: Joan, sono preoccupato, e non capisco nemmeno perch. All'improvviso  diventato tutto troppo facile.
... E allora? Ho chiesto dopo un attimo. Prima l'unico ostacolo era che i poliziotti non sapevano dove trovarlo. Adesso lo sanno. Cos tutto  risolto.
Dopo un lungo silenzio, ha detto: Jim Lacey non  un santo, ma non  nemmeno uno sprovveduto. Essere un delinquente non vuol dire essere stupido. Jim sa che sua moglie ha visto i biglietti e che conosce i suoi piani. Quindi sa che lei potrebbe cercare di mandare tutto a monte. E allora come si comporta?
... Lo chiedi a me?
A me stesso. Non riesco a trovare una risposta.
Un attimo dopo ha fatto schioccare le dita. Ecco cosa farei io: andrei all'aeroporto con la ragazza, ma appena entrati farei in modo di separarci, perch non si noti che siamo una coppia. Poi mi metterei in un angolo, magari dentro il ristorante al piano di sopra, per tenere d'occhio la sala d'attesa, vedere quelli che entrano. Ecco che arrivano i poliziotti... In uniforme, magari, ma anche in borghese, tanto li conosco tutti di persona, da quando ho costruito la stazione.
... Va bene. E poi?
Non lo so. Tu lo sai?
No, ma non mi sento pi tanto sollevata.
Io nemmeno, poco ma sicuro. Dunque, li vedo entrare e me la svigno. Mi infilo in un taxi e corro alla stazione degli autobus. L mi metto ad aspettare la ragazza... o magari lei  sgattaiolata fuori come me e mi sta gi aspettando ai taxi. Cos scappiamo in autobus fino a Miami, dove prendo lo stesso volo il giorno dopo. Ci perdo il costo di due biglietti aerei, e allora? Sempre meglio che la galera.
Non mi sento sollevata per niente.
Scusami, non volevo agitarti.
Cosa possiamo fare?
Se parli di noi con quel tono di voce, dovr proprio farmi venire un'idea.
E con questo cosa vorresti dire?
Hai capito benissimo, no?
Mi sentivo debole e fragile e angosciata, e non sono del tutto sicura di avere risposto.
A quel punto camminava avanti e indietro, evidentemente su di giri, poi tutt'a un tratto ha fatto schioccare di nuovo le dita, sbraitando: Ci sono! Ci sono! Ci sono!. Ho aspettato e lui ha continuato, inginocchiandosi accanto alla mia sedia: Dobbiamo chiedere aiuto a qualcuno che possa arrestarlo e abbia interesse a farlo, qualcuno che lui non riconoscer. Non possiamo usare la polizia aeroportuale, visto che sono federali e non si occupano di latitanti locali. Per secondo me un'alternativa c'. Si sta portando via cinquantamila dollari e di sicuro su quei soldi non ci ha pagato le tasse, il che mi porta a credere che il fisco potrebbe essere interessato a intervenire, se gli diamo l'imbeccata. E quelli s che potrebbero chiedere aiuto alla polizia aeroportuale, visto che sono federali anche loro. Dai, andiamo a Wheaton.
Abbiamo preso di nuovo la sua macchina e ci siamo ritrovati ancora una volta in uno di quegli uffici con il bancone all'entrata, le scrivanie dietro e ragazze in minigonna con la gomma da masticare in bocca. Me le sono immaginate tutte e tre raggruppate in una specie di catalogo Sears. A una delle scrivanie c'era un uomo, che  venuto a chiederci cosa desideravamo. Tom ha lasciato parlare me e io, cercando di non dilungarmi, ho spiegato chi ero e perch avevo garantito per Lacey. Poi ho detto: A questo punto entrate in gioco voi: lui se la sta filando con cinquantamila dollari, o almeno cos sostiene una fonte affidabile, e visto che se ne va a Nassau possiamo scommettere che non ci ha pagato le tasse, e probabilmente non intende farlo. Questa eventualit potrebbe interessare al fisco?.
Signora, ha voglia di scherzare?
Vuol dire che non vi interessa?
Voglio dire che ci interessa eccome.
Allora cosa pensate di fare? E io cosa posso fare?
Aspettate un attimo, vado a consultarmi.
 andato alla sua scrivania, ha preso il telefono e ha digitato un numero. Subito dopo  comparso un altro tizio. Hanno confabulato per un minuto, poi hanno detto qualcosa a una ragazza, che si  alzata ed  sparita in un'altra stanza. Un attimo dopo  rientrata con un fascicolo, che gli uomini hanno preso e si sono messi a studiare. Poi si sono avvicinati entrambi al bancone. E va bene ha detto il primo uomo. Questo  il signor Schwartz, che lavorer con me al caso. Io mi chiamo Christopher. Ci siamo informati sul conto di Lacey: ha compilato la dichiarazione dei redditi l'anno scorso ma ha pagato cos poche tasse che abbiamo fatto un controllino. Non abbiamo scoperto granch, al momento non ha nessun carico pendente. Ma non possiamo sottovalutare il rischio di uno che potrebbe battersela a Nassau con cinquanta testoni in tasca.
S, signor Christopher, ma cosa...?
Ci sto arrivando, signora Medford. Noi lo blocchiamo all'aeroporto, controlliamo il contante che ha addosso, calcoliamo la quota che ci deve e gliela confischiamo.
Nella sala d'attesa o dove?
Nell'ufficio della polizia aeroportuale.  al piano di sotto rispetto alla sala d'attesa.
E dopo che avete preso i soldi?
Tutto qua, abbiamo finito. Ovviamente rilasciamo una ricevuta. E se lui non gradisce, ci far causa.
Volete dire che potr prendere l'aereo?
Non abbiamo obiezioni al riguardo.
Ma a me interessa l'intervento della polizia, bisogna trattenerlo abbastanza a lungo da permettere il loro intervento.
Capisco, ma noi in questo non possiamo aiutarvi. Per, se la polizia dovesse arrivare mentre noi siamo l con lui, se sapessero dove presentarsi, ossia negli uffici della polizia aeroportuale...
Mi sta dicendo che dovrei avvertirli?
Se ci muoviamo nello stesso momento, non sar come lavorare insieme, ma il risultato non cambia.
Capisco. Capisco. Allora... grazie.
Un attimo, andiamoci piano.
Lui e Schwartz si sono scambiati qualche parola sottovoce, poi Schwartz ha chiesto: Lei conosce quest'uomo, signora Medford?.
L'ho visto una volta, s.
Conosce la sua amichetta?
No, nemmeno di nome. Ma Tom, qui, l'ha vista. E conosce anche Lacey, molto meglio di me.
E va bene, allora. Poi, rivolto a Tom: Pu indicarceli, sia lui che lei. La ragazza  importante, perch lui avr considerato la possibilit di trovarci l, e lasciare la valigetta a lei sarebbe il modo pi semplice per sfangarla: se becchiamo lui, almeno lei pu tagliare la corda coi soldi.
Per dovrebbe fidarsi molto di lei ha detto Tom.
Per nulla ha risposto Schwartz, con un sorriso, come il gatto con il topo. Deve solo darle la valigetta e chiederle di portarla in aereo per lui. Mica deve specificare cosa c' dentro.
Ecco perch abbiamo bisogno di voi ha insistito Christopher. Se lui non ha la valigetta, possiamo prendere lei e tassare i soldi comunque.
Ho detto: Ma allora lascerete andare la ragazza? Ho fatto una promessa alla persona della soffiata: la donna deve restarne fuori.
Non vedo perch no. A noi interessano solo i soldi.
Poi abbiamo cominciato a mettere a punto il piano, parole di Christopher, per capire come muoverci il giorno dopo. Erano tutti e due preoccupati che se avesse visto Tom, sto parlando di Jim Lacey, avrebbe fatto ci che lui aveva ipotizzato, cio sarebbe scappato, e anche di corsa, portandosi via la ragazza e i soldi. Io ho proposto che Tom si mettesse degli occhiali da sole, ma lui ha scartato subito la cosa. Se li porti in un posto chiuso,  come dire a tutti che non vuoi essere riconosciuto. Sarebbe il modo migliore per fare insospettire Jim.  stato Christopher ad avere l'idea di far sembrare Tom pi vecchio: bastava mettergli una parrucca grigia, scurire i lineamenti del viso con la matita e fargli indossare una giacca pi larga di una taglia. Abbiamo dato un'occhiata alle Pagine gialle e trovato un negozio di parrucche anche maschili proprio a Wheaton. Cos, io e Tom abbiamo preso la macchina e ci siamo andati, ma prima che uscissimo Schwartz ci ha messi in guardia: Poi tornate qui dopo: voglio sapere, anzi vogliamo sapere, che aspetto avrete.
Il negozio di parrucche si chiamava Helga of Sweden e il commesso era gentilissimo. Sono rimasta non poco stupita che una semplice parrucca grigia costasse trenta dollari, ma sembrava proprio quella che cercavamo, e Tom insisteva che senza parrucca il piano non avrebbe funzionato, cos ho sganciato i soldi. Avevo l'eye-liner nella borsetta e l'ho usato per disegnare qualche ruga sulla fronte di Tom e per acuire quelle che gi c'erano ai lati della bocca. All'improvviso dimostrava sessant'anni. A parte l'andatura ha detto il commesso, ridacchiando. Il passo mi sembra ancora quello di un giovanotto.
Prova un passo da lumaca ho detto.
Cos? ha chiesto, piegandosi come un vecchietto.
Perfetto.
Passandomi accanto, ha sussurrato: Avrei dovuto pensarci prima! Sembra che tu abbia un debole per gli uomini di questa et... e io ho fatto finta di non sentire.  stata l'unica cosa detta quel giorno che alludesse alla nostra litigata della sera prima, ma ha dimostrato che Tom schiumava ancora di rabbia, per quanto cercasse di soffocarla.
Mentre tornavamo verso gli uffici del fisco, ho scucito altri venti dollari per una giacca troppo larga e altri cinque per un paio di occhiali da vista finti. Ho lasciato che Tom entrasse da solo dagli agenti e, almeno dall'altro lato della stanza, Christopher non l'ha riconosciuto. S, dica... ha chiesto in modo formale avvicinandosi al bancone. Come possiamo esserle utili?
A noi interessano solo i soldi ha detto Tom, e Christopher ha strabuzzato gli occhi. Poi ha chiamato Schwartz, il quale non ha mangiato la foglia ma ha annuito serioso e ha stabilito che il travestimento poteva funzionare. Allora ci siamo messi a ripassare cosa avremmo fatto la mattina dopo all'aeroporto: Tom si sarebbe seduto davanti al terminal della United Airlines per tenere sotto controllo la situazione mentre sfogliava una rivista; loro avrebbero preso posizione sui lati della sala e, non appena Tom avesse visto Lacey o la ragazza, avrebbe dovuto alzarsi, incamminarsi e chiudere la rivista mentre passava accanto a loro. Se Lacey era con la donna, tutto sarebbe stato pi semplice. Altrimenti tutto si sarebbe complicato. Io, intanto, mi dovevo piazzare in fondo alla sala a guardare da lontano. Per me gli occhiali da sole erano stati giudicati un travestimento sufficiente, visto che al chiuso sono meno insoliti sulle donne rispetto agli uomini e poi, come aveva detto Tom, ti ha vista una sola volta, per mezz'ora, a tarda notte in un bar, subito dopo essere uscito di galera, e ha passato la maggior parte del tempo a fissarti la scollatura, non certo il viso. Mentre la ragazza, ovviamente, non mi aveva mai vista. 
Una volta pronti, io e Tom abbiamo fatto per andarcene, ma Schwartz mi ha ricordato che avrei fatto bene a chiamare l'agente Harrison ad Upper Marlboro, per riferirgli come stavano le cose, di modo che lui potesse correre subito all'ufficio della polizia aeroportuale, senza dover perlustrare la sala d'attesa con i suoi uomini, rischiando cos di insospettire la preda, come hanno chiamato Lacey. 

18.

Siamo arrivati a casa poco dopo le quattro e abbiamo ripassato il piano. Tom si  seduto di nuovo davanti alla finestra e ben presto ha cominciato a parlare: Per prima cosa, Joan, almeno per come la vedo io, dovremmo passare la notte in zona... In un motel dalle parti dell'aeroporto, cos domattina non rischiamo di restare bloccati nel traffico e arrivare in ritardo. Allora, aspetta un attimo... Ha preso le Pagine gialle e ha trovato un grande motel che forse preferisce non essere citato, visto quello che  successo il giorno dopo, quindi non ne dir il nome. Poi ha continuato. Allora, andiamo l... ma non insieme. Prendiamo due macchine e arriviamo a orari diversi. Io prendo una singola con il bagno. Tu prendi una suite.
... Una suite? ho chiesto. Perch?
Cos ci possiamo incontrare in privato. Metti che ci sia anche Jim in quel motel? Se ci vede nell'atrio o in qualche altro spazio pubblico...?
Ma perch una suite? Che c'entra?
In una suite puoi portarci chi ti pare, uomo, donna o eunuco. Danno per scontato che con un salottino non ti venga in mente di fare certe cose, come invece succederebbe con un letto e basta.
Sicuro che la regola sia questa?
Prova a chiamarli, no? Prova a chiedere.
... Va bene, va bene. Mi affido alla tua esperienza in fatto di motel.
Lui  andato a casa a prepararsi e anch'io, dopo aver sistemato le mie cose nella borsa, ho preso la macchina e sono andata al motel, che era enorme e diviso in tre ali. Alla reception ho chiesto quanto costava una suite, camera da letto, salottino e bagno. Il tizio non sembrava per nulla stupito che una donna si registrasse da sola, e ha detto: Le abbiamo da 37,50 in su.
Quella da 37,50 ha l'affaccio esterno?
Tutte le suite ce l'hanno. Quelle a trentasette e cinquanta hanno tutte la vista sull'aeroporto. Per 45,75 pu avere quella che d sul fiume.
Va bene l'aeroporto.
Mi ha dato la chiave della suite e mi ha spiegato come arrivarci. Ho portato la borsa fino all'ascensore, sono salita, ho seguito le sue indicazioni percorrendo il corridoio, ho aperto la porta e in men che non si dica ero nella mia suite, sentendomi colpevole ed eccitata e con la gola leggermente secca. Ho dato un'occhiata in giro: il colore dominante era un verdino chiaro, con i mobili di un verde pi scuro, e tutto pulito di recente, lo capivi dall'odore. Ho cercato di non guardare i letti, ce n'erano due, anche se ovviamente, aveva spiegato il concierge per una doppia il costo sale a quarantadue e cinquanta.
Dopo aver sistemato le mie cose nel com, quelle poche che avevo, sono tornata in salotto. Fuori dalla finestra vedevo gli aerei che atterravano e decollavano, ma erano abbastanza distanti e il rumore non arrivava. Su un tavolo c'era il telefono, e l'ho usato per chiamare il Garden. 
Ciao Sue, mi passi Bianca, per favore? Grazie. Quando Bianca ha risposto, ho detto: Non posso venire neanche stasera, e forse nemmeno domani. Non lo so.
All'altro capo del filo, silenzio.
Non posso farci niente, Bianca.  una questione privata, molto importante.
Sei malata? Sei sul letto di morte?
... No. Niente del genere.
Allora non mi lasci a corto di personale per due o tre sere di fila. Ora vieni subito qui, Joan.
Non posso.
Dopo un'altra esitazione: Vuoi spiegarmi perch non dovrei licenziarti? Questa volta non c' Tom a convincermi di non farlo.
Certo che no ho risposto.  qui con me.
... Ah!
Abbiamo in ballo una faccenda che non pu aspettare. In un modo o nell'altro, domani sar finita, e poi ricomincer come prima. Ma stasera...
Ho capito: non puoi. Spero che tu sappia cosa stai facendo, Joan.
Questa volta, s.
Sembrava ancora irritata: ... Vado a dirlo a Liz.
Non appena ho messo gi la cornetta, il telefono  squillato e la voce di Tom ha detto: Appena entrato. Forse  il caso di ripassare il piano?.
Togli il forse.
Salgo subito.
Quando  arrivato Tom, ho chiamato il servizio in camera e mi sono fatta leggere il men per la cena, ripetendogli ogni piatto. Forse anche in vista della giornata che ci si prospettava, avevamo entrambi una gran fame: abbiamo ordinato un'insalata con un condimento alla francese, fricassea di pollo, contorno di patate al forno e piselli, gelato e caff. Poco dopo, un uomo ha portato la cena su un vassoio, ci ha serviti e se n' andato, dicendo: Quando avete finito, potete mettere il vassoio in corridoio: passer a ritirarlo pi tardi. Dopo la cena, ho versato il caff: io l'ho preso nero, Tom con due zollette e la crema. Sembra di stare a casa ha detto. A giocare a marito e moglie. Aveva ragione, era proprio cos: piacevole, caloroso e rassicurante. Ma quell'idea all'improvviso mi ha reso nervosa.
... Pensiamo a domani gli ho detto.
Abbiamo ripassato ancora una volta il piano. L'indomani mattina l'avrei aiutato a truccarsi e a mettersi la parrucca, poi saremmo andati all'aeroporto, ognuno per conto suo. Abbiamo parlato di dove si sarebbe seduto lui e di dove mi sarei seduta io, cosa avrebbe fatto se i due fossero arrivati insieme e se ne avesse visto solo uno. Abbiamo ripetuto il tutto due volte.
E se la polizia aeroportuale ti chiede che ci fai l? ha domandato.
Perch dovrebbe?
Se te lo chiede?
Sto aspettando un amico che ha i nostri biglietti.
Va bene.
E se lo chiedono a te?
Idem, credo. O magari posso bisbigliare che sono l per aiutare ad acciuffare un verme che non ha pagato la cauzione.
Forse... ma non farlo.
No.
... Tom? Ti rendi conto, vero, che dopo questa storia non potrai mai pi ottenere da Lacey l'aiuto che volevi con sua cugina? Dopo tutti gli sforzi che hai fatto per avvicinarti a lui e i favori che gli hai fatto... tipo sostituire suo figlio quel giorno.
Almeno quello sono contento di averlo fatto, ma per altre ragioni.
Entrambi abbiamo sorriso. Dico sul serio.
S, me ne rendo conto.
E non ti importa?
S, certo. Ma non pu farla franca. Se casa mia non fosse stata ipotecata, tutto questo l'avrebbe fatto a me, e io sarei rovinato. Ci sei finita di mezzo tu solo perch mi conosci e volevi farmi un favore. Quindi se lo perder, amen. Ci sono tanti modi per raggiungere un obiettivo, e ne trover un altro.
Se lo perderai? Tom, vedi un'alternativa? 
Porter la parrucca che mi hai preso e gli occhiali. Chi lo sa, magari non si render conto di chi  stato a fregarlo.
Allora ho capito perch aveva tanto insistito sulla parrucca. Ma ho ripensato alla velocit con cui Schwartz l'aveva riconosciuto, e non ho avuto la forza di rassicurarlo troppo al riguardo.
Be', grazie ho detto.
Dopo un attimo in cui nessuno dei due trovava qualcosa da dire, Tom ha messo gi la tazza e si  alzato. ... Allora, direi che ci siamo ha detto.  ora di andare a letto.
Mi si  chiuso lo stomaco, ma lui mi ha mandato un bacio da lontano e se n' andato.
La mattina dopo mi sono occupata del suo viso con grande cura, aggiungendo tre belle rughette intorno agli occhi, a zampa di gallina, e una diagonale pi pesante su ogni guancia, facendo molta attenzione a seguire le rughe gi evidenti in modo che non sembrasse truccato, nemmeno visto da vicino. Ho fatto lo stesso con le rughe sulla fronte. Continuavo a ripetermi: Non esagerare e non l'ho fatto. Quando gli ho messo la parrucca mi sono resa conto che a due metri di distanza dimostrava proprio sessant'anni e il piano era che non si avvicinasse ulteriormente. Si  infilato la giacca e gli occhiali che avevamo comprato insieme e mi ha guardata, poi si  incamminato con passo incerto da vecchietto verso la porta della suite.  stato strano vederlo uscire, come se d'un tratto, in un baleno, vedessi come sarebbe andata se avessi deciso di sposare White, vederlo uscire di casa la mattina e accoglierlo ogni sera. Ho avuto un brivido.
Una volta uscito, mi sono messa un abito sobrio e comodo, del tipo che si usa per un viaggio in aereo, e sono scesa a fare colazione, comprando per prima cosa una rivista, il Ladies Home Journal, all'edicola del motel. Tom era seduto dall'altra parte della sala e stava finendo di fare colazione, abbiamo incrociato lo sguardo ma non ci siamo detti niente.  andato via prima che mi servissero. Ho mangiato in fretta, ho pagato il conto e sono andata subito alla macchina, che avevo parcheggiato vicino all'ingresso. Quando sono arrivata all'aeroporto l'ho lasciata nel parcheggio principale, ho aggiunto gli occhiali scuri e mi sono incamminata verso l'edificio.
La sala d'attesa era enorme ma io sono scesa a passo lento, fino ai piedi delle scale e verso il ristorante, oltre le biglietterie delle varie compagnie aeree, fino al lato pi distante. Non ho visto Lacey, ma ho notato Christopher e poi, sulla panchina davanti a lui, Schwartz. Mi hanno fatto un cenno impercettibile non appena mi hanno vista. Schwartz ha allungato il mento verso un angolo della sala. Mi sono seduta l, davanti alla United Airlines, dove potevo tenere d'occhio anche l'entrata. Ho aperto la rivista, tenendola bassa, in modo che riuscissi anche a scrutare al di sopra. L'orologio segnava le 10,30, il che voleva dire che c'eravamo quasi, visto che l'aereo partiva alle dodici e i passeggeri dovevano arrivare alle undici. Forse Lacey avrebbe scelto di arrivare all'ultimo minuto, correndo per il rischio di venire chiamato all'altoparlante con il nome Barnaby e quindi di attirare l'attenzione. Non c'era altro da fare che attendere, e cos ho fatto, ma col passare di ogni minuto diventavo pi nervosa. 
Alle 10,55 un passante  inciampato sulle mie gambe e mi ha ostruito la visuale sull'entrata. Ho allungato il collo per vederci meglio. Era un vecchio con i capelli bianchi, che si appoggiava a un bastone, e camminava a passo di lumaca. Ho imprecato tra me e me: forse Lacey stava entrando in quel momento esatto e io me lo sarei perso, tutto per colpa di questo tizio...
Poi ho guardato meglio il vecchio. Aveva il viso girato dall'altra parte quindi vedevo solo una parte del profilo, ma ho capito subito. Quel naso aquilino, le guance cascanti sotto il mento... Era Lacey! Aveva avuto la nostra stessa idea, solo che l'aveva perfezionata, radendosi una parte di cranio per sembrare calvo in cima, eccetto per una striscia di capelli intorno che aveva tinto di bianco con una polverina. Aggiungi un bastone e una gobba ed ecco qui un nonnino innocuo che nessuno avrebbe scambiato per Jim Lacey, se non esaminandolo con estrema attenzione. Oppure di trovarsi a un passo da lui come me.
Lui non mi aveva notata, o almeno non mi aveva riconosciuta, questa era la buona notizia. Solo che a quel punto mi aveva oltrepassata e si dirigeva con passo lento e calcolato verso il gate in fondo alla sala, e capivo, mentre mi guardavo intorno disperata, che nessuno tra Tom, Christopher e Schwartz l'aveva notato o riconosciuto. Avrei voluto alzarmi e indicarlo, oppure gridare, fare qualcosa... ma sarebbe andato tutto all'aria, visto che Lacey non aveva niente con s, a parte il bastone in una mano e un soprabito leggero sul braccio. I soldi doveva averli la ragazza e, se avessi dato l'allarme, lei se la sarebbe squagliata di sicuro. 
Ma lei dov'era? Dove...? Ho scrutato la sala a destra e a manca, in cerca di una figura femminile che avesse l'aria spaesata. Ma non c'era ragione, lo sapevo, per cui dovesse sembrare spaesata. Doveva essere una donna che viaggiava sola, con una valigia pesante. Ma era mezzogiorno e il posto era pieno zeppo di gente e ci saranno state almeno una ventina di donne che viaggiavano sole, tutte quante con una pesante valigia in mano.
Poi ho guardato verso il gate. L in piedi ce n'erano diverse, ma una in particolare ha attirato la mia attenzione. Aveva in mano una grossa borsa portadocumenti e portava gli occhiali scuri come i miei. Nessuno di questi due fatti dimostrava alcunch, ovviamente. Ma in quel momento Lacey le ha lanciato un'occhiata e ho visto che lei abbassava il mento come in un cenno d'intesa.
O mi stavo immaginando tutto? Forse quel cenno era rivolto a qualcun altro? Ma no, no: lui stava andando dritto verso di lei e, anche se non vedevo gli occhi della donna dietro le lenti scure, lei lo stava guardando, aveva la bocca tirata e, abbassando lo sguardo, ho notato che batteva il piede per l'impazienza.
Mi sono girata verso Tom. Barricato dietro la rivista, continuava a fissare l'entrata, nella direzione sbagliata. Invece Christopher e Schwartz si stavano guardando tra loro: uno dei due ha dato un'occhiata all'orologio e ha fatto spallucce.
Non c'era pi tempo per tergiversare. Nel giro di un attimo sarebbe arrivato al gate e sarebbe stato troppo tardi. Sono scattata in avanti, con i tacchi che ticchettavano rumorosamente contro il pavimento piastrellato. Ho guardato la schiena di Lacey davanti a me, pregando che quel suono non lo facesse voltare.
Non  successo. Ha continuato a camminare, puntando dritto verso il gate e verso l'aereo che lo aspettava. Dietro l'angolo, c'era la libert.
In pochi passi di corsa sono arrivata accanto a Schwartz e mi sono chinata per bisbigliargli all'orecchio:  lui, il vecchio con il bastone, quello che  appena passato. Si  camuffato come Tom!.
Lui ha alzato lo sguardo ed  scattato in piedi. Davanti a lui anche Christopher si  alzato, con aria indifferente, ma nemmeno tanto se facevi caso alla velocit dei suoi movimenti. Si sono lanciati un'occhiata e ho visto gli occhi di Christopher percorrere lo spazio che separava Lacey dalla meta. A quel punto finalmente anche Tom si  girato, seguendo la scena dalla sua postazione.
In un batter d'occhio, Schwartz era accanto a Lacey, e gli stava infilando una mano sotto il braccio. Intanto Christopher correva verso il gate e piazzava una mano su quella della donna, stretta al manico della borsa. Non sono riuscita a sentire cosa ha detto lei, ma ho visto la sua espressione spaventata e il suo tentativo di divincolarsi, finch lui non le ha mostrato il distintivo. A quel punto  crollata.
Mi sono passati accanto, andando verso una porta dove c'era scritto PRIVATO - VIETATO L'ACCESSO, tutti e quattro, prima Schwartz con Lacey, che non camminava pi ingobbito e non usava pi il bastone, e quindi Christopher con la ragazza. Chiss cosa avranno pensato le persone in sala della guarigione miracolosa del vecchietto. Venga con noi ha detto Christopher passando, e solo un attimo dopo ho capito che era rivolto a me. Ho lanciato uno sguardo indietro, nel punto dove era seduto Tom, a una certa distanza. Non si era mosso, forse grato che fosse andato tutto liscio senza aver dovuto mostrare il viso. In ogni caso io ero la pi vicina, e il tempo volava.
Venga, signora... ha detto Christopher. L'ho seguito.
Lui e la donna hanno varcato la porta e sono scesi per delle scale ripide, fino a una stanza con su l'insegna UFFICIO AEROPORTUALE. Dentro c'erano degli agenti in uniforme ai quali Schwartz stava mostrando il distintivo, e ovviamente Lacey, che sembrava spaventato ma ancora combattivo. Christopher ha mostrato il distintivo anche a lui e Schwartz  venuto al dunque: Non vogliamo casini, farle perdere l'aereo o roba del genere, ma ci hanno detto che lei sta portando una grossa somma di denaro fuori dal paese.
Chi ve l'ha detto?  una balla...
Schwartz si  girato verso di me.  questo l'uomo?
S ho risposto.
E tu chi sei? ha detto Lacey, che non mi aveva riconosciuta. Ma che volete?
Non siamo poliziotti ha detto Schwartz. Lavoriamo per il fisco. Da dove vengono i soldi e cosa ha fatto per averli, non ci importa. Vogliamo solo che lo zio Sam abbia la sua parte.
Intanto Christopher aveva strappato di mano la borsa alla donna e sotto i nostri occhi ha tirato fuori uno strato di vestiti e di oggetti personali per poi rovesciarla e far comparire una montagna di mazzette. Ho notato che erano tenute insieme da un nastro con sopra stampato qualcosa, forse il taglio e il numero delle banconote. Ho visto qualche pezzo da cinquanta, qualcuno da cento e una pila di banconote da venti. 
All'improvviso la donna si  accasciata su una sedia. Mi ha fatto pena, lo confesso. 
Schwartz ha sfogliato una mazzetta di banconote e Christopher un'altra. Non hanno strappato via i nastri, ma entrambi hanno tirato fuori un foglietto e, dopo aver controllato ciascuna mazzetta e averla messa da parte, ci hanno scritto sopra una cifra. Va bene ha detto Schwartz, dopo che i due avevano finito e confrontato i rispettivi foglietti. Facciamo cinquantacinquemila tondi tondi, il venti per cento va a noi: dobbiamo portarceli via, come ritenuta, consegnandole una ricevuta, e segnalando che potr essere rimborsata, in parte o totalmente, se e laddove giustificato dalla sua dichiarazione dei redditi.
Schwartz ha tirato fuori un quaderno dalla valigetta, una cosa che assomigliava a un libretto degli assegni, e si  messo a scrivere. Ci sono voluti pochi minuti per compilare la ricevuta, ma sono sembrati un'eternit, mentre noi ce ne stavamo tutti l in silenzio, a guardarci in cagnesco. Poi Schwartz ha strappato il foglio, ha controllato le copie carbone (ce n'erano due) e ha allungato l'originale a Christopher. Christopher se l' letto e l'ha dato a Lacey, poi ha infilato diverse mazzette nella sua valigetta, facendole prima contare a Schwartz una ad una. All'improvviso mi sono fatta prendere dal panico: avevano quasi finito e ancora non avevo messo le mani su Lacey. Era l davanti a me, ma l'aereo sarebbe decollato di l a poco e non c'era modo di impedirgli di prenderlo. Abbiamo finito? ha chiesto a Schwartz, tutto a un tratto.
Finito.
Allora, Flo...?
Ma Flo non si  alzata dalla sedia dove s'era accasciata. Cristo santo, Jim ha ringhiato. Svegliati,  finita.
Ma che hai? Paura?
Forse. Chiamala come ti pare.
Be', io non ne ho. E me ne vado.
Ha preso la borsa e ci ha infilato dentro il resto dei soldi insieme ai vestiti, alla rinfusa. Non si  nemmeno dato la pena di chiuderla bene prima di avviarsi all'uscita.
Volevo mettermi a gridare per la frustrazione. E lo lasciate andare cos? ho chiesto.
Adesso  in regola, signora Medford ha risposto Christopher. Non possiamo trattenerlo.
Quando ha sentito il mio nome, ho visto la faccia di Lacey sbiancare.  scattato verso la porta e ha girato la maniglia. Io gli sono corsa dietro, ma lui ha aperto prima che riuscissi ad agguantarlo. Mi sono vista sfuggire la mia ultima possibilit. 
Poi si  fermato di colpo, e io anche, con il cuore in gola. 
Ehil ha detto Tom, bloccando il passaggio. Era ancora travestito da vecchietto, anche se, in un attimo, con una mano si  tolto gli occhiali e con l'altra si  strappato la parrucca. Dove credi andare?
Levati di mezzo!
Prova a spostarmi, Jim.
Lacey ha cercato di spingerlo. Ma Tom ha reagito e non c'era gara, la forza di Tom contro quella di Lacey, giovane contro vecchio. Poi, finalmente,  balenato qualcosa di blu e i poliziotti sono comparsi alle spalle di Tom, sulla porta. Questa la prendo io ha detto l'agente Harrison, allungando una mano verso la valigetta e afferrandola. La riavr, ovviamente, almeno tutto quello che c' di legale, ma per ora  sotto sequestro. Lei  in arresto, Jim, per non essersi presentato all'udienza. Mi dispiace.
Lacey ha alzato le braccia. E va bene ha detto. Va bene.
Non hai altro da dire? A parlare era stata la ragazza, Flo, ancora seduta l dove si era accasciata prima.
Che altro c' da dire?
Se questa  la signora Medford di cui mi hai parlato, quella che ti ha fatto da garante, potresti almeno chiederle scusa.
Lacey si  girato a guardarmi, tutto serio. Signora Medford ha cominciato, le assicuro, le do la mia parola che avrei fatto di tutto perch lei non perdesse i suoi soldi. Volevo solo guadagnare un po' di tempo per preparare la difesa: una volta pronto, sarei tornato, molto prima che le venissero a chiedere di... 
Jim, sei un bugiardo schifoso gli ha detto Tom, furente ma gelido.
L'agente Harrison si  intromesso: Avr modo di sistemare la faccenda in tribunale. Avanti, andiamo.
Ha fatto un cenno con la testa a due dei suoi uomini e loro hanno scortato Lacey fuori.
E io? ha chiesto Flo.
C' un mandato d'arresto per lei? ha domandato Harrison.
Non credo proprio.
... Ha qualche debito con il fisco? ha chiesto Christopher.
Prima dovrei aver guadagnato qualcosa.
Allora  libera, pu andare ha detto l'agente Harrison. La prossima volta se li scelga meglio gli uomini, il consiglio  gratis e vale quel che vale.
Lei si  alzata, mi ha rivolto un mezzo cenno, come per una specie di solidariet femminile, poi  uscita. Ho ripensato alla promessa fatta alla signora Lacey, di tenerne fuori la donna, ma confidavo che il riserbo di quella Flo sarebbe bastato a tenerla alla larga dai fotoreporter, che forse avevano ricevuto una soffiata e aspettavano di sopra.
Grazie mille ho detto ai due uomini del fisco, che hanno ricambiato. Poi ho lasciato che Tom mi prendesse a braccetto e mi scortasse fuori. All'improvviso mi sentivo debole e spaventata perfino dalla rampa di scale. Lui mi ha lasciata appoggiare al muro e un momento dopo mi ha passato un braccio intorno alla schiena per aiutarmi. Ogni sei gradini facevamo una pausa per riprendere fiato. Siamo arrivati in cima e poi al parcheggio e quindi finalmente alla mia macchina. Ora sto bene ho detto, anche se avevo ancora il cuore in gola. Credo.
Bene non  la parola giusta. Stai d'incanto.
L'ho guardato negli occhi. Dammi cinque minuti e poi, quando arrivi al motel, sali in camera, senza suonare o bussare. Sempre che tu abbia voglia di salire...
Tu che dici?
Al volante avevo la mente sufficientemente sgombra e, quando ho parcheggiato e sono salita nella suite, sapevo bene cosa volevo fare. Sono scivolata in camera da letto e mi sono spogliata tutta nuda. Poi ho tirato gi uno dei due copriletti e l'ho piegato in modo da lasciarlo quasi del tutto scoperto. Quindi sono andata nel salottino, mi sono seduta e ho guardato fuori. Quando  suonato il campanello, ho aperto lo spioncino e, dopo essermi assicurata che fosse Tom, ho aperto. Guardi com' carino l fuori ho detto, indicando le finestre con vista panoramica sull'aeroporto. O forse preferisce entrare?
L'ho guidato in camera da letto, mi sono sdraiata e mi sono infilata sotto le coperte, ma solo fino alla vita. Lui  rimasto l a guardarmi e ho chiuso gli occhi. Quando li ho riaperti, i suoi vestiti erano sulla sedia. Si  infilato a letto con me e mi ha preso fra le sue braccia.

19.

Quando abbiamo finito, mi sentivo come se mi avessero drogata. Sono rimasta l, sfinita, abbandonata contro di lui. Poi mi si sono schiarite un po' le idee e mi sono resa conto che questo non era solo dovuto al sollievo, ossia al fatto che non avrei perso la casa dopo avere finalmente pagato l'ultima rata del mutuo, o al sentimento di gratitudine nei confronti di Tom, oppure, diciamolo, al piacere consueto di un bel momento d'amore, ma anche ai mesi e mesi di astinenza. Cos non  passato molto prima che la mia bocca trovasse di nuovo la sua, e facessimo quella che lui ha chiamato un'altra ripresa, bisbigliandolo come se fosse una parolaccia. In pratica  stata l'unica volta che abbiamo parlato. Poi sono rimasta di nuovo appiccicata a lui, lui ha bisbigliato di nuovo quella parola e ha trovato la mia bocca.  andata avanti cos per tutto il pomeriggio, finch non siamo stati costretti ad alzarci e a mangiare qualcosa. Per farlo ci siamo dovuti rivestire. Poi abbiamo messo il vassoio fuori in corridoio e siamo tornati a letto. Ma forse perch avevamo la pancia piena o perch eravamo semplicemente sfiniti, stavolta siamo riusciti a malapena ad arrivare in fondo. Quando ho riaperto gli occhi, l'orologio stava battendo le tre di notte.
Sentivo il suo corpo tiepido accanto a me, ma il suo respiro mi diceva che stava dormendo, come me poco prima. Sono rimasta l sdraiata, con la mente sgombra per la prima volta da quando ero uscita dall'aeroporto. Poi sono tornati i pensieri e il primo fra tutti  stato: volevo quest'uomo come non avevo mai voluto nient'altro in vita mia, a parte il bambino. Avrei voluto restargli sdraiata accanto per sempre. Ma il pensiero  corso al prato davanti alla villa di White, cos morbido, cos verde, cos liscio, e alla gioia che avrebbe provato il mio tesorino a ruzzolarci e gattonarci sopra, lanciando gridolini estatici. Sono rimasta l a lungo, mentre l'orologio batteva la mezza, poi le quattro. All'improvviso, senza nemmeno rendermene conto, sono scivolata fuori dal letto e ho cominciato a muovere le braccia a tentoni nel buio. Ho trovato i vestiti che mi ero tolta, me li sono infilati e ho aperto i cassetti del com. Ho trovato la camicia da notte che avevo usato la sera prima, il mio ncessaire per la toletta e la biancheria di ricambio. Ho preso il soprabito dall'armadio e portato tutto in salotto. L, con penna e carta del motel, ho scritto un biglietto a Tom, che diceva: Baci, grazie e addio. Sembrava un po' banale, ma almeno era sincero. Sono sgattaiolata fuori e il concierge, sorpreso di vedermi, ha alzato lo sguardo dal libro che stava leggendo e mi ha fatto il conto: settantacinque dollari per la suite, ventidue dollari per il cibo, quaranta centesimi per una telefonata che non ricordavo di avere fatto.
Ho preso la borsa, mi sono messa il soprabito, sono andata alla macchina e sono partita che era l'alba. Verso una nuova vita.

20.

Quella sera sono tornata al Garden of Roses, e cinque minuti dopo il mio ingresso, era gi come se non mi fossi mai assentata. All'inizio Bianca faceva l'offesa, ma quando ho parlato di soldi, Bianca: una cifra alla quale proprio non potevo rinunciare, lei si  calmata un po', e siamo tornati al solito tran tran. Liz ha detto: Piccola, quanto mi sei mancata... ma fa niente. L'importante  che tu sia di nuovo qui. E come sta il nostro Tom...?.
Sta bene ho risposto, senza tradire l'ombra di un'emozione. Mi  stato di aiuto in una faccenda che riguardava entrambi.
Una faccenda notturna, a quanto ho capito: tre nottate di fila. Lo dicevo io che quello era un mandrillo! Adesso sputa il rospo, Joan, e non tralasciare un particolare.
 stata dura, perch mi sarebbe piaciuto raccontarle tutto per filo e per segno, ma ho risposto: Non ho niente da raccontare, purtroppo, Liz. Era una faccenda legale e ora  tutto a posto.
Una faccenda legale?
... e ora  tutto a posto.
Un'ora dopo, quando il bar aveva aperto, Liz  ricomparsa accanto a me buttando l, furtiva: Ci sono un paio di pezzi grossi, Joan, qui al tavolo ad angolo: vogliono sapere se ho un'amica e se ci andrebbe di vederli pi tardi, quando stacchiamo. Hanno gi preso due camere in un motel e mi sventolano sotto il naso bigliettoni da cento. Quindi se  vero che tu e Tom non state insieme.... Le ho risposto: Un'altra volta, Liz: stanotte devo recuperare il sonno.
E va bene ha risposto, al massimo me la sbrigo io con entrambi: le gambe sono due e servono anche a quello, no?.
Soprattutto a quello, forse.
Pu essere, s. Poi ha sbuffato: E poi dice che non sta con Tom...!.
Quella dopo  stata una serata come tutte le altre. E quella dopo ancora  arrivato White.
Quando l'ho visto, mi sono girata verso il bancone: anche Jake l'aveva avvistato e gli stava gi preparando il solito. Pronto il drink, lui era gi appostato al suo tavolo, quello dove si accomodava sempre. L'ho servito senza dirgli una parola e lui ha attaccato: Be'? Non mi parli pi?.
Il punto  se mi parli tu.  passato un bel po' di tempo, caro White. Non ero nemmeno sicura che ti ricordassi di me.
Mi ricordo di te.
Io non do niente per scontato. Sono passate settimane, dopotutto. I tuoi affari sono andati a buon fine?
Direi proprio di s. Dovremmo firmare al pi presto.
E l'altra questione?
 una faccenda spinosa, ma i miei avvocati dicono che si pu fare.
... Sempre che tu ne abbia ancora voglia. Non fare finta di non essere stato via un mese anche per cercare di dimenticarmi.
Non lo nego, Joan ha risposto chiaro e tondo.  cos.
Ho aperto bocca per continuare il discorso, fomentando il solito batti e ribatti, ma poi ho visto la sua espressione, e ho capito che era arrivato il momento di cambiare atteggiamento. Non gli ero saltata in braccio, non avevo uggiolato per la gioia quando l'avevo visto, mi ero comportata come se mi avesse trascurata e la cosa mi avesse indispettita. Ma in quel momento ho pensato che fosse meglio darsi una calmata e tenere a mente le cose che c'erano state fra di noi. Cos non ho detto niente per almeno un minuto e poi, con un filo di voce, ho chiesto: Allora?  successo?. E poi: Ci sei riuscito?.
Lui ha lasciato passare un altro minuto e quindi, a mezza bocca, ha detto: ... No.
... Perch non mi chiedi cosa ho fatto mentre tu non c'eri?
Va bene. Cosa hai fatto?
Anche io ho cercato di dimenticarti.
E ci sei riuscita?
L'ho lasciato in sospeso per un po', quindi gli ho detto: No.
E poi l'ha detto, quello per cui avevo lasciato Tom: Joan, dobbiamo sposarci.
A modo tuo?
Non  il modo che preferirei:  il modo che mi ha prescritto il medico, l'unico modo possibile.
Sono rimasta l con il cuore in gola, perch sapevo che il modo prescritto dal medico era l'unico che sarebbe andato bene anche a me... con lui. Mi sono chiesta tante volte, dopo quella serata fatidica, se non ero stata io a condurre i giochi, fingendo di pensare una cosa mentre in realt ne avevo un'altra per la testa. La risposta non pu che essere s. Quello che provavo davvero, l in piedi quella sera, era felicit pura e semplice, lo ammetto: finalmente l'avevo realizzato, questo gigantesco piano che mi avrebbe portato il mio bambino, e un bel prato dove farlo giocare, in una casa dove avremmo potuto vivere entrambi, entrando a far parte di un mondo di cui saremmo potuti andare fieri. Sto cercando di raccontarla cos com' andata, senza tralasciare nulla di importante, o aggiungere qualcosa di falso. Quindi lo ammetto: mi sono comportata da ipocrita. Ma se c' una donna all'ascolto, come ti saresti comportata al mio posto? Se fossi stata nei miei panni, con questa opportunit e un ragazzino a cui pensare, forse avresti fatto lo stesso. Ma non pi di quanto abbia fatto io, non tutte le cose di cui poi mi hanno accusato i giornali. E giuro sulla mia vita, sulla vita del mio adorato figlio, che quelle cose non le ho fatte nemmeno io.
... Quando? ho chiesto.
Non prima di una settimana. Il mio avvocato ha sollevato alcune obiezioni che necessitano di una risposta... O almeno di un vaglio. Desidero che tu sia protetta, protetta a dovere, dalla legge.
Mi fido ciecamente di te.
Lo apprezzo, Joan, ma, pur con le migliori intenzioni del mondo, se capitasse una certa cosa, potrei lasciarti in un mare di guai.
Quale cosa, White?
Preferirei sorvolare.
Allora, se ho capito cosa intendi, sono d'accordo. Ritiro subito la domanda.
Parli come un avvocato, Joan.
Ci sono cresciuta con l'avvocatese. Mio padre faceva quel mestiere.
Chiss che tipo era...
... Preferirei sorvolare.
Probabilmente l'amarezza traspariva dalla mia voce, visto che lui ha fatto un gesto che faceva di rado: ha allungato una mano e mi ha dato una carezza molto affettuosa lungo un fianco. All'improvviso ha annunciato: Ci sposeremo, Joan, ma in realt, mentre sistemeremo la tua vita, io per te sar come un padre. Ecco come potremo stare insieme. Potr vederti quando voglio e riempire questo vuoto nella tua vita.
Gli ho preso la mano e l'ho stretta per suggellare il patto.
Quella notte mi  venuto in mente che se lui aveva bisogno di un avvocato, ne avevo bisogno anch'io, cos ho richiamato l'avvocato Eckert a Upper Marlboro, e il giorno dopo, verso mezzogiorno, ho preso la macchina e sono andata a trovarlo. Quando ho parlato dell'onorario mi ha interrotta, dicendo che nei duecentocinquanta gi pagati c' ancora un po' del mio tempo, visto che non ho fatto niente per guadagnarmeli... Insomma, siamo a posto... Cos'ha in mente, signora Medford?.
Gli ho spiegato la faccenda.
Quando ho finito si  alzato e ha cominciato a camminare avanti e indietro. Non mi piace ha borbottato. Non mi piace nemmeno un po'.
Dopo un po' ha continuato: Sarete sposati, ma se quello cambier idea non lo sarete pi. Insomma, mettiamo che lui chieda l'annullamento. Niente consumazione, niente matrimonio: sa come funziona, no? Quindi, diciamo che lei  disposta a consumare: questo inibirebbe l'azione legale. Ma non la blocca se la non-consumazione del matrimonio  parte integrante del contratto: qualsiasi tribunale, temo, sosterrebbe che una cosa esclude l'altra. Se si imbarca in un matrimonio che non  un vero matrimonio, questo  il matrimonio che la corte si trover davanti, non un matrimonio che lei  disposta a onorare. E se io fossi un giudice, cosa dovrei desumerne? Che un matrimonio che esclude la consumazione dello stesso non  un matrimonio.
... E quindi? Cosa faccio?
Vuole dire per mettere le mani sui soldi?
Deve proprio essere cos esplicito?
Se vuole il mio consiglio legale devo sapere a cosa punta.
... Be', naturalmente penso ai soldi. Immagino che valga per tutti. Ma non penso solo a quello. Certo che no, avvocato Eckert. E via cos per dieci minuti. Quando finalmente ho finito, ha detto: In altre parole, vuole che le dica come mettere le mani sui soldi senza lasciare intendere che  proprio quello a cui punta?.
... Diciamo di s.
Va bene, adesso ragioniamo.
Ho parlato altri dieci minuti di Tad, spiegandogli il suo ruolo nel piano, e lui mi ha lasciata parlare a ruota libera, ma non sembrava prestarmi ascolto. Poi mi ha interrotta di colpo: Va bene, allora lei ha un bimbo e vuole che giochi su un bel praticello. Allora cosa fa? Decide di sposarsi in questo modo assurdo e fa di tutto per andare fino in fondo. Ma, signora Medford, c' una possibilit che forse non ha considerato: mettiamo che i medici si siano sbagliati, o che lui decida di consumare comunque. Il mio consiglio : se lui vuole consumare, fatelo. Perch la sua proposta potrebbe non essere che una trappola escogitata da suo marito per spingerla a rifiutare, e permettergli cos di avere una posizione inattaccabile in tribunale.
... Perch dovrebbe farlo?
Si  preso una sbandata, no? Potrebbe passargli altrettanto velocemente.
E cosa le fa pensare che io rifiuterei?
Non dico che lo farebbe. Ho detto solo che il mio consiglio  di non farlo. Se lui fosse davvero l'uomo dei suoi sogni, la consiglierei in modo diverso. Ma in questo caso penso che lei sia solo interessata alla grana.
Mi sono vergognata e ho fatto per alzarmi. Non ho ancora finito, signora Medford. Qualsiasi cosa faccia, non metta niente per iscritto. Non firmi nessun contratto o accordo matrimoniale o qualsiasi carta che citi questo accordo... a parte i documenti di routine, tipo le pubblicazioni di nozze, non firmi niente. Cos, quando succeder, se mai succeder, quell'unica cosa che potr tirare acqua al suo mulino, non ci sar niente in una cassetta di sicurezza a rovinarle la festa davanti al tribunale per la tutela dei minori.
Di quale cosa state parlando?
La stessa cosa a cui sta pensando lei.
Certo che lei non ha peli sulla lingua.
Lui  rimasto l a squadrarmi dall'alto in basso ma io ho tenuto lo sguardo: il suo mi ha ricordato quello del sergente Young, ma senza un briciolo di gentilezza. Dopo un momento ha aggiunto: Se, dopo che vi siete sposati, avr bisogno di un aiuto, legale o di altro tipo, spero che me lo far sapere.
Ho chiesto: Di altro tipo? In che senso?.
Un matrimonio bianco, per una bella signora come lei, potrebbe essere stressante. In quel caso, pu farmi un fischio: venga a trovarmi e al resto penser io. Lei  proprio uno schianto come cacciatrice di eredit e mi piace da matti.
Ha allungato un dito della mano e me l'ha passato sulla guancia. Avrei voluto prenderlo e torcerlo all'indietro, staccarglielo di netto, ma invece ho fatto il mio sorriso migliore e gli ho scostato il ditino con garbo.
Se avr bisogno di lei, avvocato Eckert, le far sapere.
Sono tornata a Hyattsville in macchina, con lo stomaco in subbuglio, e la sensazione che stavo giocando con il fuoco. 

21.

La settimana non  passata,  volata. Poi  arrivato il grande giorno, e quando mi sono svegliata ero nel panico... Sentivo che non ero convinta, che non ero per nulla pronta. Ero furiosa, bruciante di rabbia nei confronti di Tom, che non aveva chiamato e non si era fatto vedere al bar nemmeno una volta. Al suo risveglio doveva averlo capito, il motivo per cui l'avevo lasciato: gli avevo detto che volevo sposarmi. E a quel punto doveva sapere anche la data, visto che era in contatto con Liz, come lei aveva lasciato intendere in un paio di occasioni, dalle domande che mi aveva rivolto e da quelle che le avevo rivolto io, quelle che lei aveva fatto finta di non sentire. Ma se lei glielo aveva detto, allora perch lui non era mai venuto? Anche solo per dirmi addio, poteva passare a trovarmi a casa, o qualcosa del genere. Invece no, nemmeno un saluto. Si era tenuto alla larga dal Garden.
Mi sono alzata, vestita, ho preso il caff e sono salita in macchina. Un attimo dopo ero a Upper Marlboro e mi sono ritrovata nei dintorni dello studio di Eckert, chiedendomi che ci facessi l. Volevo qualche altro consiglio legale? O in fondo in fondo ero lusingata dall'altra proposta che mi aveva fatto? Ho avuto un brivido al solo pensiero. Eppure ero l. L'idea di legarmi a White per la vita mi stava chiaramente mandando fuori di testa, anche se ero stata l'ingegnere e l'architetto del piano e non potevo certo lamentarmi del risultato. Ho fatto inversione e sono tornata a casa.
All'una ho chiamato il servizio taxi e ho chiesto di mandarmene uno al parcheggio custodito pi vicino, poi ho preso la macchina e l'ho lasciata l. Quando  arrivato il taxi, mi sono fatta portare a casa, sentendomi strana. Prima di entrare ho suonato alla signora Stringer, la vicina, e quando lei  arrivata alla porta le ho dato la mia chiave di riserva e dieci dollari per controllare la casa ogni giorno, assicurarsi che ci fosse una luce accesa e ritirare la posta. Poi sono entrata da me, e sono passata in camera da letto: ho controllato prima la stanza e poi la valigia, per assicurarmi di aver preso tutto. Era una grossa valigia che avevo comprato a Pittsburgh, l'unica che mi sarei portata dietro, una cosa che avevo imparato da mio padre, uno dei pochi insegnamenti che ancora rispettavo: Prendi una valigia, una soltanto: ci star dentro tutto, se usi i servizi del posto... lavanderia, servizio di pulizia, lustrascarpe, parrucchiere, salone di bellezza. Basteranno loro a rimetterti a nuovo. Non portarti dietro tutto l'armadio. Ho controllato i contanti: cinquecento dollari in pezzi da venti che avevo ritirato e duemila dollari in traveler's cheque. 
Alle due in punto la macchina di White si  fermata davanti alla soglia di casa e ho aspettato che Jasper scendesse e suonasse il campanello, di modo che prendesse lui la valigia e non fossi costretta a portarla.
White aspettava davanti alla porta della sua villa, con alle sue spalle quello che sembrava il personale al gran completo. Non mi ero resa conto che fossero cos tanti: tre donne, due in divisa da cameriere e una con il grembiule da cuoca, e dietro di loro tre uomini in tuta, potevano essere giardinieri, meccanici e compagnia bella. Mi hanno tutti guardata con affetto, ma vederli schierati l davanti a me, come una specie di plotone, ha provocato un'altra fitta al mio stomaco gi aggrovigliato. Jasper  saltato gi dalla macchina, ha preso le due valigie di White e le ha caricate nel bagagliaio. White ha fatto un breve discorso al personale, sul fatto che stava partendo da uomo solo ma sarebbe tornato come uomo sposato, e che confidava nel fatto che mi avrebbero accolta a braccia aperte come nuova padrona di casa. Tutti hanno annuito con enfasi e l'unica cosa che ho saputo fare  stato annuire anch'io e sorridere per la gratitudine, invece di scappare via di corsa lungo il vialetto di gusci d'ostrica.
L'ho seguito dentro la macchina e un attimo dopo la portiera si  chiusa e la macchina  partita.
Ciao Joan ha detto.
Io ho risposto Ciao, ma sapevo che non sarebbe bastato: dallo sguardo che aveva, si capiva che esigeva qualcos'altro. Cos gli ho preso il viso tra le mani e l'ho baciato. Un attimo dopo ha ricambiato il bacio, bisbigliando: Il nostro primo bacio. E poi: Joan, hai le labbra di ghiaccio: qualcosa non va?.
 solo che sono un po' spaventata: immagino che le labbra sappiano sempre cosa prova il cuore.
Ho cercato di sembrare debole, timida e affettuosa, e lui mi ha stretta a s. Le sue braccia erano esili e sentivo le ossa sotto la carne flaccida. Ho cominciato a piangere in silenzio. Spaventata? ha chiesto. Per quale motivo?
Cos, in generale. Dopotutto non  una cosa che capita tutti i giorni, questa.
Ma non per qualcosa che ho fatto io?
No, certo.
Gli ho fatto una carezza e mi sono asciugata le lacrime, scese prima che riuscissi a recuperare il controllo di me stessa. Ma visto com'erano le mie labbra non ho osato dargli un altro bacio. La macchina andava, e io mi sforzavo di appoggiarmi a lui, pur non avendone la minima voglia.
Abbiamo superato Annapolis e imboccato il ponte sulla baia. Quindi ci siamo ritrovati sulla Eastern Shore, che  piatta come una tavola, e la macchina pu divorare miglia e miglia, quasi senza schiacciare sull'acceleratore. Siamo entrati in Delaware e nel giro di pochi minuti eravamo a Dover. Lui ha detto qualcosa a Jasper, il quale ha risposto: S signore, lo so e poco dopo ha accostato davanti a un bellissimo motel. Jasper  sceso e ci ha aperto la portiera, poi ci ha accompagnati dentro con le valigie in mano. White ha detto al concierge: Siamo in tre, abbiamo prenotato, Earl K. White, la signora Joan Medford e Jasper Wilson. Il tizio ci ha guardati, poi ha allungato la penna a White, che l'ha data a me. Io l'ho presa e ho compilato il modulo che mi aveva passato il concierge, sentendomi invasa da un'ondata di panico quando mi sono resa conto che stavo scrivendo per l'ultima volta Joan Medford. I motel non hanno i fattorini, quindi  stato Jasper a farsi carico dei bagagli. Un attimo dopo ero al piano di sopra, tutta sola con la mia valigia, e sempre pi in preda al panico. 
Ci eravamo dati appuntamento gi nell'atrio e, quando sono scesa, l'ho trovato l ad aspettarmi. C'era anche Jasper, quindi siamo usciti e saliti in macchina. Quando ho chiesto dove saremmo andati, ha risposto: In clinica, dobbiamo fare degli esami del sangue. Se ci fanno il prelievo ora, possiamo ritirare i risultati domattina e ottenere la licenza subito senza aspettare. Ho detto: Ah. Jasper si  fermato davanti a un palazzo. La receptionist sembrava sapere gi di cosa avevamo bisogno ed  stata cos ossequiosa che mi ha messa a disagio. Anche il dottore sorrideva e ci ha fatto il prelievo in un batter d'occhio, ci ha lasciato l seduti con il batuffolo di cotone stretto nell'incavo del braccio per un po', e poi ci ha detto: Domattina potete chiedere alla ragazza, i risultati saranno gi pronti. Di ritorno al motel, siamo andati subito nel salone ristorante, e per tutta la cena Earl non ha fatto altro che parlare di quanto era felice di stare finalmente con me, senza dover uscire di casa e andare al bar, o vedere quel barista che mi occhieggia come se fossi una specie di ladro perch occupo un tavolo senza ordinare qualcosa di pi caro. Gli ho detto che Jake era una brava persona e che con me era stato gentile fin dal primo giorno, ma non  servito a niente, proprio non lo sopportava, anche se non n'ero mai accorta. Dopo cena siamo tornati nell'atrio per chiacchierare davanti a una tazza di t in un salottino dell'albergo. Verso le nove ho detto che ero stanca e che mi sarei coricata volentieri, e lui mi ha accompagnata in camera. In corridoio, per un lungo momento di terrore, mi sono chiesta come mi sarei comportata se avesse provato a entrare, ma cos non  stato. Per  rimasto l fermo, con l'aria di chi si aspetta qualcosa, e come quella volta in auto ho capito. Ho avvicinato la bocca e lui mi ha baciata. Buonanotte Earl ho bisbigliato e sono sgattaiolata in camera, troppo tesa per chiedergli se le mie labbra fossero pi calde di prima. E poi non mi importava.
Ricorder quella notte per tutta la vita, per il suo senso di grigiume secco e insipido, e perch sembrava non finire mai. Eppure nemmeno una volta, almeno a ripensarci oggi, mi sono chiesta se fossi ancora in tempo per fare un passo indietro. Non ho mai avuto questo impulso. Vorrei metterlo in chiaro. Avrei potuto desistere, fare la valigia, restituire la chiave alla reception, prendere un taxi fino alla stazione degli autobus e tornare a casa: non sarebbe stata una novit, con Tom avevo fatto proprio cos... Ma, spaventata com'ero, e agitata, e stordita, non mi  passato per l'anticamera del cervello. Per quanto mi riguardava, avevo ottenuto ci che volevo, e che non ho mai dubitato di volere. 
La mattina dopo mi sono vestita per il matrimonio, ho messo il tailleur zigrinato che avevo preso per l'occasione, una cosa semplice, verde bottiglia, il mio colore preferito, con una camicetta beige e scarpe marrone scuro, guanti e cappello in tinta. Non avrei voluto il cappello, ma sentivo di doverne mettere uno, per rispetto nei confronti di Earl. Cos ne ho messo uno piccolino di velluto, che non prendeva spazio in valigia, ma mi dava un tocco formale. Lui ha mostrato di apprezzare il gesto, dicendomi: Speravo proprio che ti mettessi un cappello: hai dei capelli bellissimi, ma  un'occasione speciale. Insomma, immaginavo che l'avresti fatto. Non c' bisogno di essere iscritta al Social Register per conoscere il bon ton.
Ma io sono iscritta al Social Register.
Sei... che cosa hai detto, Joan?
Dalla sua reazione ho capito che pensava lo stessi prendendo in giro e che, nonostante la ricchezza sua e di suo padre e di suo nonno, lui stesso non era iscritto al Social Register. Ma io s, era una delle poche cose che mi avevano lasciato in eredit i miei: quello e la valigia che avevo preparato per il viaggio, che ai miei occhi aveva pi o meno lo stesso valore. Ma ho capito che cosa significava per lui che la sua nuova moglie, conosciuta fino a quel momento perch gli serviva l'acqua tonica con una generosa scollatura, fosse pi in su sulla scala sociale rispetto a lui, e solo per un attimo ho lasciato che questa cosa per me cos insignificante lo rosolasse a puntino.
Gi... su quello di Pittsburgh, ovviamente. Ci sono mio padre e mia madre, io sono elencata come figlia, o almeno lo ero. Dovrei esserci ancora. Non che me ne importi granch.
Non lo sapevo.
Per tutta la durata della colazione ha continuato a lanciarmi delle occhiatine, come se stesse cercando di abituarsi a qualcosa che per me era quasi insignificante, ma che per lui era una novit sconvolgente. Se non altro ha smesso di straparlare e io ho potuto mangiarmi le uova in santa pace. Poi, di nuovo in clinica a ritirare i risultati degli esami, e quindi in tribunale per le pubblicazioni. Quando la signora ha visto il nome White si  fatta prendere dall'agitazione: Abbiamo ricevuto la sua lettera, signor White, e il giudice  a sua disposizione.  arrivato un signore di mezza et, che ci ha stretto la mano, si  congratulato e ci ha chiesto se avevamo bisogno di due ragazze come testimoni. Solo una ha risposto White. L'altro testimone ce l'abbiamo gi. Ha preso a braccetto Jasper, che ne sembrava molto compiaciuto. 
Poi White, una ragazza, Jasper e io siamo entrati nell'ufficio del giudice. Senza andare tanto per il sottile, ci ha indicato dove dovevamo piazzarci. Poi la cerimonia  iniziata e all'improvviso mi sono sentita soffocare, ben sapendo cosa voleva dire. Un attimo dopo White mi stava infilando un anello al dito e ripeteva davanti al giudice: Con questo anello ti prendo in moglie e io stavo giurando di amarlo, onorarlo e rispettarlo. Poi White mi ha baciata. Speravo che le mie labbra non gli sembrassero fredde come il giorno prima. A me sono sembrate ancora pi gelide.
Siamo usciti in strada, e Jasper  trottato via a prendere l'auto. Ho abbassato lo sguardo, e appuntati alla mia giacca c'erano dei fiori, un bellissimo mazzolino di fiori arancioni... non avevo la minima idea, allora come oggi, di come o quando ci fosse arrivato. Un attimo dopo eravamo di nuovo in macchina, diretti a nord, non sapevo dove. A un certo punto ho visto New York in lontananza e poi, dopo le gallerie, ho capito che stavamo andando all'aeroporto Kennedy. A quel punto ho capito che lui aveva in serbo una sorpresa per me, ma finch non siamo arrivati al bancone della compagnia aerea, e lui non si  appartato a bisbigliare qualcosa a Jasper, allungandogli dei soldi, non ho avuto la certezza che stavamo partendo per Londra. 

22.

Avevo il posto accanto al finestrino, in una fila da tre, Earl era nella fila davanti, ma si  spostato nel sedile accanto al mio. Ho fatto finta di esserne lieta, anche se in aereo mi piace stare per i fatti miei, visto che le nuvole e il cielo e il ronzio del motore mi mettono in uno stato d'animo trasognato, e i sogni sono esperienze solitarie. Per voleva chiaramente essere una gentilezza e ho fatto del mio meglio per compiacerlo. D'un tratto, mentre continuava a chiedermi se andava tutto bene e se il volo mi rendeva nervosa, mi sono resa conto che stava dando per scontato che non fossi mai salita su un aereo. Cos, ancora una volta, come quando aveva tirato fuori il Social Register, ho dovuto rimetterlo al suo posto. Ho detto: Oh no, non mi dispiace volare, anzi, mi  sempre piaciuto. Fin da quando ero piccola e andavamo a St Louis ogni anno, mi piaceva perfino quando era brutto tempo, prendevamo un vuoto d'aria e tutti si spaventavano a morte. Una volta ho gridato Vaiii! e mia madre mi ha sculacciata. E poi, ovviamente, anche mio padre ha finto di essere irritato.
Tuo padre doveva essere un tipo curioso, Joan. Che faceva?
Era un avvocato, te l'ho detto.
...  ancora vivo?
A dire il vero non lo so... e non mi importa nemmeno.
Ha capito l'antifona e ha smesso di farmi domande. Almeno per un po'. Ma dopo un paio d'ore di volo ha riattaccato e ho pensato che sarebbe stato meglio affrontare la questione dei miei genitori e del litigio che avevamo avuto, per chiudere il discorso una volta per tutte. Ho rotto con mia madre ho spiegato per colpa di un ragazzo che aveva scelto per me, il rampollo di una famiglia che aveva un'acciaieria. Era di una noia mortale e quando ho rifiutato anche solo di prendere in considerazione l'idea di sposarlo, lei mi ha sbattuta fuori di casa e, invece di prendere le mie difese, mio padre si  schierato con lei. Da allora me la sono cavata da sola e i risultati li conosci gi. Se non sembro una ragazza perbene come vorrebbe la mia estrazione sociale  solo perch vivo per conto mio da quando avevo diciassette anni, e non sempre in condizioni ideali. Lui mi ha guardato con compassione e io ho reagito con un'alzata di spalle. Quando sono rimasta incinta ho scritto una lettera a mia madre, ma lei non ha mai risposto... E nemmeno mio padre, ma forse non c' bisogno di specificarlo. A quel punto ho capito una volta per tutte che ero stata ripudiata. Ovviamente non si pu chiedere a un genitore di reagire con entusiasmo alla notizia che la sua figliola nubile  rimasta incinta. Non che tutti gli altri fossero poi cos esaltati: l'entusiasmo di Ron non era visibile a occhio nudo, i suoi genitori erano quasi nauseati, sua sorella aveva il dente avvelenato. Sar per questo che ha cominciato a bere, non lo so, pu essere, e alla fine l'alcol gli  costato la vita, quindi da quella storia non ne  venuto niente di buono. Tranne una cosa: Tad, il mio tesoro.
Sarai contenta di sapere che ho predisposto ogni cosa per lui, Joan: una cameretta arredata a dovere, accanto alla tua suite, in casa.
 stata la prima volta dopo la cerimonia - anzi, dal giorno in cui era tornato dopo aver sbrigato quegli affari a New York e mi aveva chiesto di sposarlo - che ho avuto un moto d'affetto nei suoi confronti. Gli ho preso la mano, l'ho stretta tra le mie, poi l'ho sollevata e baciata, e l'ho fatto col cuore.
Siamo decollati dal Kennedy a mezzogiorno, quindi erano pi o meno le sette a New York quando siamo arrivati all'aeroporto di Heathrow, ma a Londra era tarda notte, vista la differenza di fuso orario. Avevamo appena mangiato in aereo e da pi di un punto di vista sembrava tardo pomeriggio, ma cerco di venire ai fatti. Per superare la dogana ci sono voluti pochi minuti ed eccoci su un taxi, diretti a nord. Non c'era molto da vedere, a parte i lampioni accesi, ma dato che poco prima, quando aveva provato a farmi da mentore, l'avevo trattato male, ho pensato che fosse meglio fingere di essere al settimo cielo. Che meraviglia! continuavo a dire. Ma la recita  finita quando siamo arrivati nella citt vera e propria e ci siamo ritrovati all'improvviso su un ponte sopra il fiume. A quell'ora non c'erano barche, o almeno non si muovevano, ma le luci sull'acqua si riflettevano in modo misterioso e affascinante, e all'improvviso sono stata sopraffatta dall'emozione.  cos elettrizzante ho bisbigliato.  un posto incantato. Lui ha sorriso felice: finalmente era riuscito a gratificarmi.
Il nostro albergo era il Savoy, che si trova su una piazzetta quadrata, con un teatro su un lato, dei negozi sull'altro, e l'albergo nel mezzo, un posticino tranquillo ed elegante vicino alla Strand, una delle strade pi animate di Londra. Un usciere ha preso le valigie e le ha portate dentro, mentre Earl pagava il tassista con i soldi inglesi che aveva cambiato a Washington, e intanto ne infilava altri dentro la mia borsetta, banconote grandi come tovaglioli. Poi siamo entrati: ho notato che Earl si era tolto il cappello, mentre nelle hall degli alberghi americani gli uomini non lo fanno. Si  registrato e, quando il concierge ha visto chi era, ha attaccato con i salamelecchi. S, signor White ha esclamato. La sua suite  pronta come da richiesta: salottino, due camere da letto, due bagni. La accompagneremo su nel giro di un minuto.
Mentre aspettavamo di essere scortati di sopra, la gente continuava a uscire dalla sala ristorante, visto che era quasi l'una di notte, mentre quelli che erano andati a teatro si avviavano verso casa. Erano tutti in abito da sera e io mi sentivo un po' a disagio con la mia tenuta da viaggio, che era decente ma ordinaria. Lui ha visto la mia espressione e si  piegato per dirmi: Domani ti prendiamo un abito lungo.
Non sono riuscita a trattenermi: Ne ho gi uno, grazie. Solo che  in valigia.
Allora ne prenderemo un altro ha bisbigliato di rimando, imperturbato dal mio tono. Forse gli avevano detto che le mogli fanno i capricci; forse l'aveva imparato con il primo matrimonio. 
In quel momento  arrivato il vicedirettore, il quale ci ha accompagnati su ed  rimasto l mentre controllavamo la suite. Negli Stati Uniti ha detto Earl quando ti assegnano una stanza te la devi tenere, se ami il quieto vivere. Qui te la lasciano guardare e, se non ti piace, te ne mostrano un'altra. Questa piacerebbe a chiunque, ne sono sicuro, ma non  male poter scegliere.
Poi ha detto al vicedirettore: Va bene, grazie.
Quando siamo rimasti soli, Earl mi ha fatto: Non so tu, Joan, ma dopo un matrimonio, un viaggio in macchina e uno in aereo, una dormitina me la farei volentieri.
Oh, anche io sono abbastanza stanca.
Ma ancora una volta mi si  chiuso lo stomaco, visto che non sapevo bene cosa aspettarmi. 
L'ho scoperto poco dopo.
Entrambe le camere da letto davano sul salottino e, mentre lui entrava nella sua, ha detto a mezza bocca, in tono amichevole e confidenziale: Vado a togliermi le mie cose. Sembrava che non fosse finita l e, quando sono entrata in camera, non sono riuscita a spogliarmi. Ho sistemato le mie cose, poi mi sono seduta a pensare, ma ero ancora stordita. Quando ho sentito bussare alla porta, ho risposto: Avanti!. Ma la voce sembrava attutita, strozzata, stridula. Eccolo l in pigiama, pantofole e vestaglia. Allora! ha esclamato, in tono amichevole. Grazie per avermi aspettato. Adesso posso godermi lo spettacolo.
Vi ho gi raccontato del mio caratteraccio: in quel momento ho fatto uno sforzo per trattenermi. Ma non ce l'ho fatta. Quale spettacolo? mi sono sentita dire, con voce odiosa.
Be', visto che sono tuo marito, vorrei guardarti mentre ti spogli. A dirla tutta, non sto nella pelle.
Avrei voluto fare quello che avevo fatto a Tom, lasciargli l'impronta delle cinque dita sulla guancia, ma in un primo momento sono solo rimasta l seduta, a deglutire e cercare di riguadagnare il controllo. Poi: Sicuro che sia il caso? ho chiesto. Dopotutto sono anatomicamente normale e potrei fare un effetto anatomicamente normale.
E allora? Sono normale anch'io. Tutti i figli di Dio sono normali. Non potr andare oltre, ma fin l voglio proprio arrivare. Forza, passami quel soprabito.
Me l'ha tolto di mano e l'ha appeso nell'armadio. Alza le braccia, ti sfilo il vestito.
Ho alzato le braccia e, con una certa perizia, mi ha sfilato il vestito e me l'ha passato. Io l'ho appeso accanto al soprabito e ho chiuso l'anta dell'armadio. Ero rimasta in reggiseno e collant, ma non sapevo quale togliermi prima. Mi sono tolta le scarpe, ho riaperto l'armadio e le ho sistemate sotto i vestiti, con la punta rivolta verso la stanza. Poi mi sono tolta il reggiseno e l'ho messo sul ripiano sopra le grucce. Stavo ancora armeggiando sul ripiano, quando le sue mani mi sono piombate addosso e mi hanno palpato i seni, mentre sentivo il suo fiato caldo sul collo. Volevo gridare, mordere, divincolarmi. Ho dovuto pensare al mio piccolo Tad, ricordarmi quello che aveva detto l'avvocato Eckert. Che non dovevo negare a mio marito ci che gli spettava di diritto.
Ho detto: Non puoi... la tua malattia....
Lui ha affondato il viso nell'incavo del mio collo, mentre mi tirava a s, e mi strizzava i seni con quelle manacce. Ho dovuto fare uno sforzo per non vomitare il pasto dell'aereo l sul pavimento. Vorrei finire di spogliarmi gli ho detto dopo un attimo. Se non ti dispiace.
Fai con comodo.
Lui ha fatto un passo indietro e dall'armadio mi sono spostata verso il centro della camera. Aveva il viso paonazzo e respirava a fatica, ma aveva un ghigno stampato in viso e le mani ancora protese verso di me, come piccole bocche avide. Mi sono sfilata i collant, lanciandoli sul ripiano accanto al reggiseno, ma un attimo dopo mi era di nuovo addosso, una mano sul petto, l'altra sul punto pi intimo, sensibile e personale del corpo di una donna: mi sono dovuta mordere le labbra per impedirmi di gridare. Sapevo che non avrei trovato il coraggio di spingerlo via, ma sapevo anche che dovevo fermarlo o avrei perso la testa. In quel momento, ho infilato una mano sotto quella che mi palpava il seno e una sotto l'altra: Ti prego ho bisbigliato. Anche io sono umana e a tutto c' un limite.
Lui si  dato una calmata e io ho recuperato dal com la mia camicia da notte nera con carr di pizzo e me la sono messa. Quando l'ho guardato, aveva il fiatone e il sudore gli colava sulle tempie: non era un bello spettacolo. Ho detto: Se il dottore ha ragione, se sa di cosa parla, sarebbe ora che tu andassi in camera tua. Vai a dormire.
Dimmi una cosa, Joan: tu mi volevi, vero? Mi vuoi ora? Dillo solo una volta, cos lo so.
Non dir un bel niente.
Ho assunto un atteggiamento severo, da maestrina irritata. Se ti dicessi cosa provo, Dio solo sa cosa potresti fare. Sei un uomo meraviglioso, Earl K. White, ma non mi fido di te, nemmeno un po'. E svegliarmi qui a Londra con un cadavere illustre fra le braccia, come hai detto tu una volta, non  l'ideale per una luna di miele.
In linea di massima era un discorsetto lusinghiero e un attimo dopo ha detto: Va bene. E poi: Va bene, va bene.
Adesso puoi darmi il bacetto della buonanotte. Solo uno.
Mi ha baciata: un bacio veloce, asciutto, molto casto.
E ora, se permetti... ho detto, inflessibile.
Mi ha lasciata sola, caracollando fuori, quasi tramortito.
Sono andata a letto e finalmente ho potuto spegnere la luce. Me ne stavo l sdraiata a fissare la notte londinese: lo sapevo, mi ero cacciata in un bel pasticcio.

23.

Non lo so se ho dormito. Penso di s, di sicuro mi sono svegliata all'alba e ho deciso di alzarmi. Ma quando ho messo un piede fuori dal letto, l'ho fatto piano piano, senza il minimo rumore. Ho aperto la porta del bagno un centimetro alla volta, per entrare, lavarmi il viso, pettinarmi e mettermi i collant. Sono tornata in camera, camminando a piedi scalzi e mettendomi le scarpe solo quando ero pronta a uscire. Poi, un poco alla volta, ho aperto la porta che dava in salotto per controllare che lui non fosse l. Via libera. L'ho attraversata in punta di piedi e sono arrivata in corridoio, chiudendomi la porta alle spalle in silenzio. Poi mi sono precipitata verso le scale, evitando l'ascensore per il timore di dover restare ad aspettare l in corridoio. Dal terzo piano, dove si trovava la suite, sono scesa gi nella hall. All'accettazione c'era un tizio alle prese con un modulo, ma io ho detto solo Buongiorno come se una giovane sposa che se la batteva alle sei della mattina dopo la prima notte di nozze fosse la cosa pi normale del mondo. Un attimo dopo ero in strada.
Il sole non era ancora sorto, tutto era avvolto dalla nebbia e in giro non c'era un'anima, ciononostante ho cominciato a sentirmi meglio. Sono arrivata a Trafalgar Square, che ho riconosciuto perch l'avevo gi vista in foto, camminando fino alla statua della Regina Vittoria e oltre, verso un brutto palazzone che non conoscevo. C'era un agente di polizia, insieme a una sentinella, e quando ho chiesto che cosa fosse, la sentinella ha risposto: Buckingham Palace, signora. Ho avuto un brivido. Sapevo che quella era la residenza della Regina e, se mai l'avevo invidiata, in quel momento ho cambiato idea. Dover vivere in un posto cos orribile, ho pensato, ti leva anche il gusto di essere una regina. 
Ho deciso che avevo camminato abbastanza, cos ho girato i tacchi per tornare indietro. Adesso c'era qualcuno in giro, soprattutto donne, e dal loro aspetto ho capito che erano domestiche di qualche tipo. E all'improvviso mi sono irritata al pensiero che per guadagnarsi da vivere dovessero alzarsi a quell'ora: non erano nemmeno le sette. Quando sono tornata in albergo ho pensato che per certi versi quel paese mi piaceva molto, per altri no, per nulla.
Una volta entrata mi sono fermata alla reception per spedire un telegramma a Ethel. Sapevo che a quel punto il matrimonio con Earl K. White doveva essere finito su tutti i giornali, ma le buone maniere volevano che le spedissi due righe di cortesia, quindi ho cominciato scrivendo Sorpresa!, poi ho spiattellato la cosa e chiuso in tono amichevole con Un abbraccio, a presto, Joan. L'ho pagato con i miei soldi, senza segnarlo sul conto della camera. Poi sono salita su, per affrontare il mio signore e padrone. 
 uscito dalla sua camera con un rasoio in mano e il viso tutto coperto di schiuma, impaziente di scoprire che fine avevo fatto: Dove sei stata?.
Gli ho risposto: Fuori e poi gli ho dato un bacio come quello che gli avevo concesso la sera prima. Un bacetto. L'effetto  stato cos immediato che mi ha spaventata:  passato dalla stizza a una tenerezza confusa e ne ha implorato un altro, come se fosse un dono del cielo. Gliel'ho dato, rendendomi conto di una cosa che in qualche modo non avevo ancora capito: che il suo amore per me, per quanto l'avessi sempre trovato ripugnante, era sincero. O in altre parole, che se mi andava, avrei potuto avere quell'uomo ai miei piedi, trasformarlo in un burattino e costringerlo a fare tutto quello che volevo. E mi sono detta: allora fallo. Lui ha tutto ci che desideri, non solo per te ma anche per tuo figlio. Allora sfrutta la situazione, anzi sfrutta lui, vai avanti. 
Pi facile a dirsi che a farsi.
Ho passato tutta la giornata cercando di elaborare quella bella idea, ossia essere carina con lui. C'erano tre pulsanti sul tavolo, ognuno con una figura accanto: un cameriere, una donna delle pulizie e un fattorino. Molti ospiti mi ha spiegato Earl non parlano l'inglese, questo rende tutto pi semplice. Ho schiacciato il pulsante del cameriere e un attimo dopo quello  comparso, con un tovagliolo sul braccio e un men in mano. Per colazione io non prendo altro che qualche panino, un bicchiere di latte e del caff nero ha detto Earl. Ovviamente io avrei voluto pancetta, uova e pane tostato, ma ho sorriso e optato anch'io per quella colazione da vecchietto. Abbiamo mangiato insieme in salotto, lui ancora in pigiama, io vestita come per la mia passeggiata di prima. Quando abbiamo finito, lui  andato a vestirsi senza invitarmi ad assistere, con mio grande sollievo. Poi  cominciata quella che sarebbe stata una piacevole giornata, non fosse stato per il temutissimo finale.
Siamo andati a pranzo al Simpson's, un posto di cui avevo sentito parlare, che si trovava a pochi passi dall'albergo. Ho ordinato una bistecca, visto che dopo la colazione mi era rimasta ancora fame, una bistecca Delmonico, non troppo grande, ma il cameriere mi ha detto che non ne avevano: Mi dispiace, signora. A quanto sembrava servivano solo arrosti, cos ho ordinato un roast beef. Quando  arrivato, il cameriere me l'ha affettato e servito... una fetta sola! Temo di essere sbiancata o che il mio stomaco si sia messo a brontolare. Earl ha allungato una moneta e il cameriere, con aria piacevolmente sorpresa, ha detto: Oh, grazie, signore e ha tagliato un'altra fetta. Non pensare... ha fatto Earl, una volta sparito il cameriere che non ci abbia mai pensato nessuno prima: in realt  un'usanza. Se non gli avessi sganciato uno scellino, avrebbe trovato un modo per ricordarmelo. Che tipi buffi, gli inglesi. Devono sempre fingere.
Io, intanto, stavo gi divorando la carne, che era tenera e squisita. Volevo saperne di pi, cos quando abbiamo finito di pranzare Earl  sparito per un minuto, per poi tornare con il direttore, che mi ha portata a visitare le cucine mentre il mio sposo si versava dell'altro caff al tavolo. Devo dire che ero affascinata. La carne penzolava agganciata a delle catene e girava su se stessa accanto a una brace accesa, rosolando a vista. Per evitare che si bruciasse la avvolgevano nella carta stagnola.
Quando sono tornata di sopra mi sembrava di avere imparato qualcosa. 
Siamo tornati in albergo dopo le tre e lui mi ha guidata fino alla suite.  l'ora del sonnellino ha detto. Ordine del medico, ma dovrebbero farlo tutti, starebbero meglio, e forse vivrebbero anche pi a lungo. Perch non lo fai anche tu, Joan?
Va bene, perch no?
Non mi importava granch, in un modo o nell'altro, ma se a lui faceva piacere, potevo accontentarlo. Cos siamo saliti, lui in camera sua, io nella mia. Mi sono spogliata e stavo per prendere la camicia da notte quando  spuntato sulla porta.  rimasto l a fissarmi per un lungo momento. ... Spero che non ti dispiaccia ha balbettato. E poi: Sei cos bella che non posso non guardare.
Non mi piace essere guardata ho risposto. Almeno di giorno... Non so, ha qualcosa di innaturale.
Giorno o notte che sia, le tue forme non cambiano. Resti sempre la stessa.
A quel punto si  avvicinato e io d'istinto mi sono girata, ma deve essere stato un errore. Ha fatto correre le braccia intorno alle mie spalle, mi ha messo le mani sui seni, e ha fatto la stessa cosa della sera prima: li ha presi e ha cominciato a schiacciarli forte con le dita. Odiavo quella cosa e ho cominciato a respingerlo, uncinando le mie dita alle sue, per strapparle e divincolarmi. Abbiamo cominciato a lottare, con lui che se la spassava, rideva e annaspava. Ma io sono abbastanza forte, ho stretto le mie mani sulle sue e gliele ho staccate dai seni, mentre lo spingevo via a colpi di bacino. Poi tutto a un tratto  rimasto senza fiato e, quando mi sono girata, l'ho trovato stramazzato sul letto, con le mani premute sopra il petto. Joan... ha mormorato puoi prendermi le mie pillole? Le pillole di nitro, sul letto in camera mia? Sono in un flacone, sulla testiera del letto. In una piccola fiala... Puoi sbrigarti, per favore?
Sono corsa fuori, senza nemmeno fermarmi a mettermi qualcosa addosso, e l nel ripiano sul letto ecco il flaconcino di cui aveva parlato: sono corsa fuori svitando il tappo lungo il tragitto. Quello... ha ansimato. Dammene una... Cos, sul palmo della mano.
Ha preso la pillola che gli ho dato, se l' messa in bocca e l'ha premuta sotto la lingua con un dito. Poi, un attimo dopo: Dammene un'altra, Joan. Gliel'ho data e si  premuto anche quella sotto la lingua. Poi  rimasto l sdraiato, a occhi chiusi, come se aspettasse qualcosa. Piano piano i lineamenti si sono distesi. Poi: Mi dispiace, Joan... ha detto, non posso farci niente. Il dolore  indescrivibile... Le pillole aiutano, ma il dolore  sempre l. E poi: Se muoio....
Earl!
Se muoio... ha insistito, parlando sempre a fatica, voglio che tu sappia come comportarti. Devi farmi cremare, per favore: per me  importante, Joan, per favore ascolta. Fammi cremare e porta le mie ceneri in Maryland, per farle tumulare nella tomba di famiglia, al cimitero di College Park. Il testamento, firmato, si trova nella mia cassetta di sicurezza. Joan, tu sei l'unica beneficiaria, a parte qualche spicciolo per la servit. Se n' occupato il mio avvocato.
Ti prego, non dire queste cose.
Bisogna guardare in faccia la realt.
Non pensavo che sarebbe morto cos presto. E di certo non volevo che accadesse, nonostante quello che mi aveva appena rivelato sul testamento. Riuscivo solo a pensare che d'ora in poi avrei avuto un'ottima scusa per respingerlo e per impedire che le cose andassero come avrebbe voluto lui, quando arrivava il momento di spogliarsi. 

24.

Purtroppo non  durata. Si ricordava del dolore solo finch lo pativa e gli stringeva il petto in una morsa. Appena passava, se ne dimenticava subito, o forse sceglieva di non pensarci, e ogni sera eccolo tornare alla carica, nonostante tutti gli avvertimenti sul pericolo che correva. Guardo e basta implorava ogni volta per convincermi. Solo che non si limitava mai a guardare, perch vedermi nuda sembrava innescare una spinta magnetica tale per cui le sue mani finivano inevitabilmente sul mio corpo, al che diceva: Voglio solo abbracciarti. Ma sapevo che se glielo lasciavo fare, non si sarebbe fermato l.
E pensare che una volta mi aveva sbattuto in faccia Casanova, per dimostrare la volubilit delle donne e la loro incapacit di resistere alle tentazioni fisiche... o di concepire un altro tipo di rapporto, per essere pi precisi. Be', sembrava che nemmeno lui concepisse un altro tipo di rapporto, e le mie mani avevano sempre un bel da fare per tenerlo a distanza. Altre due volte ha dovuto assumere una dose di nitroglicerina, al punto che ho cominciato a preoccuparmi che si esaurissero le scorte. Quando ho accennato al problema, lui mi ha rassicurata: era gi in contatto con un farmacista inglese, in caso di bisogno.
Per una settimana e passa, ho tenuto duro, bench sotto pressione. Potevo rilassarmi e godermi Londra, cosa che ho fatto soprattutto di prima mattina, sgattaiolando fuori come il primo giorno, mentre lui dormiva. Ho fatto anche amicizia con una ragazza incontrata per caso davanti alla National Gallery. Ho capito che era americana dal modo in cui era vestita e ci siamo intese al volo. Si chiamava Hilda Holiday. Nata e cresciuta in Texas, qualche anno pi grande di me, viveva con il suo fresco maritino (il primo e l'unico) al Charing Cross, sullo Strand, dove andavo a trovarla ogni giorno. Non voleva mettere piede al Savoy perch, come diceva, non ne ho il coraggio. Le ho detto che non ci voleva coraggio a superare quelle porte, ma solo soldi, e lei ha risposto ridendo: Non avrei nemmeno quelli.
Suo marito era un dormiglione che amava poltrire a letto, almeno di mattina, lasciandola libera di girovagare per la citt, e cos abbiamo preso l'abitudine di andare a spasso insieme. Abbiamo legato subito: ci siamo fatte un mucchio di risate, per esempio davanti alle guardie di Buckingham Palace, cercando di farle ridere. Non ci siamo mai riuscite, ma una volta, dal modo in cui ci ha fulminate con lo sguardo, abbiamo capito che una guardia ci aveva sentite. Poi ridevamo di tutte quelle aree di parcheggio, che sembravano spuntare come funghi, nei posti pi improbabili. Dicevamo: Hanno pi parcheggi che macchine perch a quel punto ci eravamo accorte che il traffico era scarso, perfino all'ora di punta: neanche un decimo di quanto ce n'era a New York o in qualsiasi altra citt americana. E poi un giorno, ammucchiato lungo un'area di parcheggio, abbiamo notato un muretto di mattoni traballanti e ovviamente ci siamo messe a ridere: Un po' di malta aiuterebbe. Allora  intervenuto il custode:  un muretto provvisorio ha detto con un forte accento inglese. Dopo il blitz e i bombardamenti, non  rimasto molto. Con questi spiazzi non ci si poteva fare altro, se non affittarli: tiri su quattro soldi,  meglio di niente.
Ecco spiegati tutti quei parcheggi. La cosa non sembrava pi tanto divertente. 
Di pomeriggio e di sera perdevo la compagnia di Hilda e ritrovavo quella di mio marito, e diventava una battaglia accanita, o un preludio alla battaglia, finch lui grazie al cielo non si addormentava... E anche cos, non stavo mai tranquilla: poteva svegliarsi nel cuore della notte e farsi venire la strana idea di infilarsi nel mio letto... Le porte non avevano la chiave, cos ho provato a sistemare una sedia sotto la maniglia. Non sapevo se questo l'avrebbe tenuto alla larga e, nel caso, come avrei potuto giustificarlo, ma almeno il rumore di Earl che provava a entrare mi avrebbe svegliata e avvisata del pericolo.
Una mattina sono entrata al Charing Cross e dovevo avere un'aria molto stanca, o comunque ansiosa, forse un po' tirata, con certe borse sotto gli occhi che neppure una montagna di cipria avrebbe potuto nascondere, perch Hilda mi ha presa da parte prima di uscire e mi ha chiesto se stavo bene. Ho risposto di s, ovviamente, ma alla fine mi sono sbottonata. Ho scoperto che anche suo marito era pi grande di lei, per quanto non vecchio come il mio. Gi in precedenza mi aveva confessato la paura che aveva avuto alla vigilia della prima notte di nozze, ovviamente lei ci era arrivata vergine: io non avevo quella scusa. Ma la paura  paura e lei ne vedeva i segni su di me, cos ho ammesso che ero piuttosto tesa e, sollecitata, ho ammesso, senza entrare nei dettagli, che la tensione era correlata al rapporto con mio marito.
Lei ha infilato una mano nella borsetta e ha tirato fuori una scatolina, una di quelle di metallo decorate con qualche fiorellino, per renderla pi femminile e meno farmaceutica. Dentro, sopra uno strato di cotone, c'erano cinque grosse pastiglie e lei ha insistito che ne prendessi una. Quando ne ho presa una, mi ha pregato di tenerle tutte e non ha voluto sentire ragioni: in camera ne aveva ancora e quelle l poteva benissimo regalarmele, se ne avevo bisogno.  un sedativo che mi ha prescritto il medico prima del matrimonio, quando gli ho detto come mi sentivo a proposito di... insomma, ci siamo capite. Si chiama talidomide. Dice che non  pericoloso, a differenza del Miltown e degli altri sedativi di cui avrai sentito parlare.
L'ho buttata gi senza un sorso d'acqua e ha insistito che tenessi le altre, per dopo, visto che io non le prendo pi, ora che le cose con Tom vanno alla grande. L'ho ringraziata: mi sentivo gi meglio.
Tanto vale che ti pigli l'intero flacone, Joan: domani te lo porto. Sono felice se so che non vanno sprecate. E poi hai l'aria cos sciupata.
Cadeva a fagiolo, visto che la giornata successiva mi ha regalato un nuovo motivo d'angoscia da fare impallidire tutti gli altri. Mentre compilava chiss quale assegno in salotto, Earl ha alzato gli occhi dalla scrivania e mi ha chiesto che giorno era: Puoi dare un'occhiata al giornale?. Ho guardato bene e c'era scritto 22 OTTOBRE. Lui mi ha ringraziato e ha ripreso a scrivere. Una delle nostre conversazioni pi tranquille, direte voi... Ma poi all'improvviso ho fatto caso alla data.  stato come un pugno allo stomaco. Il giorno in cui avevamo acciuffato Lacey, mentre tornavo alla macchina, ricordavo di essere passata accanto al banco delle informazioni con il suo orologio gigantesco e la data scritta sul tabellone accanto, e di avere detto a Tom: Il 30 settembre sar un giorno che ricorder per il resto della mia vita. Quindi erano passate tre settimane, tre settimane e un giorno. Quand'era stata l'ultima volta che mi erano venute le mestruazioni? Ho capito che era arrivato il momento, e che se l'avevo superato dovevo essere incinta. Tutto a un tratto il viaggio a Londra, una cosa che avevo sempre sognato, si era trasformato in un incubo.
Cosa fare? Non ero pi una sprovveduta, sapevo come venivano sbrigate queste faccende... ma non sapevo niente delle leggi inglesi, dove fosse possibile abortire o a chi avrei potuto rivolgermi. Una volta a casa avrei potuto chiedere a Liz, ma certo nessuno dei medici che lei avrebbe potuto indicarmi si trovava da questa parte dell'oceano.
La soluzione era una sola: bisognava tornare a casa. E alla svelta, anche.
Mi sono accostata a Earl, mentre lui continuava a scrivere, e con dolcezza gli ho appoggiato una mano alla spalla. Lui  sobbalzato: ... Che c', Joan?. Poi ha usato le stesse parole di Hilda: Ti senti bene?.
Pensavo che il talidomide mi avrebbe aiutato a non lasciar trasparire l'angoscia, ma evidentemente non bastava. No, Earl. Temo di no.
Qual  il problema?
Ha provato a prendermi la mano per accarezzarla, ma io l'ho tirata indietro. Voglio tornare a casa. Earl... sto impazzendo.
Non ti piace l'albergo?
L'albergo  un amore. Anche i ristoranti sono un amore, il paese  un amore, ma non mi sento a casa.
Pensavo che il senso della luna di miele fosse proprio questo: andare via da casa. Pensavo che ti sarebbe piaciuto.
Infatti  cos, Earl,  cos, e ho apprezzato... Sei stato tanto generoso. Ma basta cos. Ho bisogno di rivedere la gente che guida a sinistra e mangiare cibo americano e risentire le care vecchie voci americane...
Mi ha guardata incuriosito. Davvero? Le voci e il cibo? O  solo che non sopporti pi di condividere una suite con me?
No! No.  vero, sono preoccupata per te: corri dei terribili rischi e avevi promesso che non l'avresti fatto. Per non voglio dire che dobbiamo andare a Hyattsville e tornare subito alla solita vita. Potremmo restare a New York per un po', visto che atterriamo l, trovarci un alberghetto.
Ma non ho prenotato.
Be', sei sempre in tempo! Sono sicura che se chiedi troverai qualche albergo con un paio di camere libere.
Ma a New York c' qualcosa da fare e da vedere?
Tanto quanto a Londra ho risposto. Potremmo andare a vedere uno spettacolo a Broadway. Oppure... oppure quel musical di cui tutti parlano, The Fantasticks, gi al Greenwich Village.
Non sapevo che ti piacessero i musical.
Due settimane fa non sapevi nemmeno che ero gi salita su un aereo. Ci sono un mucchio di cose che non sai di me, non ancora.
Al che mi ha scrutata di nuovo, con uno sguardo di sfida, ma poi ho visto che cominciava a cedere. Forse anche lui ne aveva abbastanza dell'Inghilterra; dopotutto, aveva sempre qualche affare da sbrigare, e sapevo che se ne sarebbe occupato meglio se non si fosse trovato cinque ore avanti rispetto ai suoi collaboratori. Infatti ha detto: E va bene. Avr una scusa per rivedere Bill, il mio avvocato. Forse posso dargli una mano a chiudere quell'affare una volta per tutte.
Quale affare? ho chiesto.
Lui ha liquidato la cosa con un cenno. La vendita di una quota societaria: c' un tizio che ci corteggia da tempo e ho deciso di lasciarlo entrare. Porter un po' di capitale liquido, che ci torner utile, viste le spese in pi... con tuo figlio da crescere e tutto il resto.
Gli ho preso di nuovo la mano. Grazie. Grazie per avermi accontentata.
Va bene. Va bene.
Alla prima occasione, ho chiamato Liz. Ho chiesto al centralino di passarmi casa sua, visto che era troppo presto per trovarla al Garden. 
... Ma  magnifico, Joan! No? Esci dal terminal e gi sei inguaiata! Se questo non  un record...
Gi, se cominci a contare dalla prima notte di nozze. Un po' meno, se conti dalla notte che ho passato con Tom.
C' stato un lungo silenzio all'altro capo del filo, cos lungo che ho temuto fosse caduta la linea. Oh, Joanie... ha detto alla fine. Mi dispiace.
Ho bisogno del tuo aiuto. Forse. Perch non ne sono sicura:  questo il punto, non lo so.
Posso darti il nome di una persona, ma devi andarci solo se ne sei sicura.
Perch? Non pu anche solo dirmi se ne ho bisogno?
Se fossi in te non mi fiderei: quelli sono capaci di dirti di s e di raschiarti comunque, che tu ne abbia bisogno o meno, giusto per scucirti la tariffa massima. No, vai in una clinica di quelle normali e fai il test: se ti dicono di s, allora e solo allora fai una telefonata al tizio.
Il tizio era un certo dottor Ernst Fleischer con un ambulatorio su a Yorkville, o almeno l'indirizzo era quello, non so se quello degli abortisti sia un vero e proprio ambulatorio. Mi sono segnata il numero e l'ho ringraziata. 
Ti prego, Joanie, fammi sapere come va. Chiamami quando vuoi, giorno o notte che sia.
Promesso.
Il giorno dopo eravamo in aereo e Jasper  venuto a prenderci al Kennedy. Earl aveva fatto qualche telefonata da Londra e, mentre saliva sul sedile posteriore, ha detto: Al Waldorf Astoria, Jasper. Sai dov'?.
Sissignore.
Abbiamo superato Long Island, attraversato il fiume su uno dei ponti, non so quale, poi abbiamo posteggiato davanti all'albergo. Erano le tre del pomeriggio, e sapevo che dovevo sbrigarmi: cercare un ambulatorio, andarci, fare gli esami del sangue o quello che era, e tornare prima che Earl si domandasse cosa stessi combinando. Mi sono fatta aiutare da Jasper a scendere dalla macchina, sono entrata con Earl nell'atrio e, quando lui si  registrato, ho detto: Ora, se mi scusi, ho delle cose da fare: ti raggiungo pi tardi, va bene?. Lui  rimasto sorpreso, stava per dire qualcosa, ma io ho girato i tacchi e ho preso la porta, alla svelta.
Dovevo trovare un elenco del telefono, quello con le Pagine gialle, altrimenti brancolavo nel buio. Mi sono incamminata per la strada dell'albergo - Park Avenue, adesso lo so, anche se allora non ne avevo idea - sono arrivata alla Quarantanovesima, ho alzato lo sguardo e, a un isolato di distanza, ho visto un drugstore. Sono entrata, ho consultato le Pagine gialle, sotto la voce laboratori, e non ne ho trovati, poi mi sono resa conto che dovevo guardare sotto cliniche mediche. Ne ho trovata una a soli due isolati di distanza, sulla Cinquantesima, sono andata a piedi fino a l e sono entrata nell'edificio. La signora all'accettazione era piuttosto gentile, mi ha dato un recipiente sterile e mi ha fatta accomodare in una stanza. Ho lasciato un campione d'urina, sentendomi orribilmente in colpa, ho pagato in contanti e ho chiesto quando avrei potuto ritirare i risultati. In mattinata ha risposto. Apriamo alle nove.
Sono tornata in albergo per le quattro e mezza, cercando di fingere noncuranza. Earl mi ha accolto con in mano una piccola busta da lettere. Il concierge ha fatto miracoli. E, vedendo che non rispondevo, ha aggiunto: Ho trovato i biglietti. Vuoi ancora andarci?.
Ho preso la busta, ci ho sbirciato dentro e ho visto due biglietti per lo spettacolo serale di The Fantasticks.
S, certo, s. Scusami. Ho proprio voglia di vederlo... o di vederli, come si dice.
Sei sicura? Non hai una bella cera.
Ho annuito e abbozzato un sorriso.
Cos siamo andati in un teatrino minuscolo su Sullivan Street. Ma non chiedetemi come fossero, o chi fossero, o quali vestiti portassero The Fantasticks, visto che non ne ho la pi pallida idea. Nell'intervallo ho buttato gi un'altra delle pastiglie di Hilda che mi ha fatta arrivare indenne alla fine del secondo atto, e nel taxi verso i quartieri alti. Lungo il tragitto la mano di Earl non si  mai scostata dalla mia coscia. 
La mattina dopo, come a Londra, sono sgattaiolata fuori prima che lui si svegliasse. Mi sono incamminata per Lexington Avenue e sono rimasta seduta un'ora e passa in una tavola calda a centellinare una tazza di caff mentre il cuoco al banco preparava panini con la mortadella. Ho avuto tutto il tempo per raffigurarmi il quartiere di Yorkville, cos come le stanze del dottor Ernst Fleischer: me lo immaginavo con un camice bianco, leggermente logoro per i troppi lavaggi, davanti a un lettino imbottito con un rivestimento di pelle nera tanto consunto che in alcuni punti luccicava, un paio di staffe metalliche che cigolavano quando le regolava e un vassoio di pinze e attrezzi di cui non conoscevo il nome ma che riuscivo a visualizzare fin troppo bene. In questa visione da incubo il dottor Fleischer mi faceva sdraiare sul lettino con modi gentili e pazienti, ma gli tremava la mano, e quando la allungava verso il flacone di etere, la bottiglietta gli cadeva per terra e si frantumava in mille pezzi... 
Sono arrivate le nove, molto lentamente, le ore pi lente della mia vita. Il cameriere, un greco dai lineamenti grezzi e con le gote gi arrossate a quest'ora del giorno, mi ha riempito la tazza tre volte e ha scherzato dicendo che se ne prendevo una quarta me l'avrebbe dovuta far pagare. L'orologio a muro aveva una seconda lancetta che andava come una lumaca e mi sono ritrovata a fissarla con odio. Ancora un giro, l'ho spronata, e poi ancora un altro, e poi sapr, e poi sapr.
Ho pagato per due tazze di caff e non ho nemmeno risposto quando il cameriere mi ha ringraziato a gran voce, mi sono lanciata fuori dalla porta e poi via per la strada, che sembrava infinita. Sono salita in ascensore fino all'ultimo piano (ma certo, non poteva essere che all'ultimo, e l'ascensore arrancava!). Quando sono arrivata ero sicura che avrei trovato la porta della clinica chiusa a chiave, il corridoio buio, neanche un'anima. Di sicuro avevano perso il mio prelievo o era stato contaminato o i risultati non erano chiari e bisognava fare altri test o...
Invece no: le luci erano accese, la porta aperta e la ragazza aveva una busta con i miei risultati. Quando l'ho aperta, mi tremava la mano. C'era solo una parola, scritta a penna:
Negativo.
Quello che provavo doveva essere evidente, perch lei ha riso. Immaginavo che le avrebbe fatto piacere ha detto.
Mentre tornavo in albergo, ho sentito arrivare un senso di sollievo. E non solo quello. Avevo sentito dire che lo stress poteva fare di questi scherzi, che in qualche caso poteva inibire o anticipare il ciclo, ma questa era la prima volta che capitava a me, e sono arrivata in camera appena in tempo. Ho lasciato che Earl mi vedesse tirare fuori gli assorbenti, poi sono sparita in bagno.
Quando sono uscita, mi sono avvicinata, l'ho baciato sulla fronte e ho sussurrato: Scusami se sono stata cos intrattabile, ma c'era una ragione... Mi dimentico sempre dell'effetto che ha su di me questo particolare momento del mese. Spero che mi perdonerai.
Lui  sembrato turbato e ha risposto che capiva benissimo.

25.

Alla fine di quella settimana Jasper  venuto a prenderci e siamo partiti da New York. Il viaggio di ritorno  stato tranquillo e veloce e l'ho passato guardando la strada che correva fuori dal finestrino. Earl mi ha lasciata in pace, come aveva fatto a partire dal mio annuncio; come molti uomini, anche lui era disorientato e un po' intimorito dai processi del corpo femminile. 
Poi finalmente siamo arrivati e, verso le cinque di pomeriggio, abbiamo svoltato sul vialetto di gusci d'ostrica, siamo scesi davanti a casa e siamo entrati dalla porta principale, tenuta aperta da una delle cameriere, con il cuoco e un'altra cameriera accanto. Per la prima volta ho messo piede nella mia nuova casa.
Non venivo da una famiglia contadina ed ero cresciuta in una casa arredata con gusto, ma devo confessare che era cinque volte pi lussuoso di qualsiasi altro posto a cui mi avevano abituata. L'entrata era enorme, con una scalinata che portava su e, descrivendo una curva, culminava in un pianerottolo al secondo piano. In fondo, oltre la scalinata, c'era un'uscita posteriore, con l'affaccio su quello che lui chiamava il patio. A destra e a sinistra c'erano delle porte spalancate, una che si apriva su una grande sala da pranzo e l'altra sul salotto, o soggiorno, come lo chiamo io. Oltre il soggiorno e la sala da pranzo, attraverso altre porte spalancate, riuscivo a intravedere dei corridoi, ma con le finestre. Quelli erano i trat d'union, le gallerie che collegavano le ali della villa al corpo centrale. Ovunque i mobili, per quanto potevo vedere, erano incredibilmente lussuosi: sedie, tavoli e sof di mogano, divani imbottiti e tappeti che sembravano proprio persiani. Nell'atrio c'erano delle pesanti cassapanche ricoperte da cuscini imbottiti e lungo una parete c'era un corrimano d'ottone, una stranezza mi ha spiegato Earl pi tardi che viene dall'Irlanda.  fatta per gli ubriaconi, che ci si aggrappano, cos dicono, quando escono dal pub, in realt serve per le sciarpe ed  molto pi comoda degli armadi, delle grucce o delle altre cose che si usano di solito. Chiunque pu buttare le sue cose sul corrimano, appoggiarci sopra il cappello e in un batter d'occhio unirsi alla compagnia.
Quel pomeriggio mi sono rifatta gli occhi. Ero ancora l imbambolata quando una delle cameriere mi ha scortata in camera mia, anzi nella mia suite, visto che oltre alla camera da letto avevo anche un salotto privato. E poi il cuore mi  balzato in gola quando dalla porta aperta ho visto la cameretta per il bambino, il lettino con due balaustre, il cavalluccio con il motore elettrico e alle pareti le immagini di Peter Coniglio. Nel giro di un minuto, il tempo di precipitarmi di nuovo gi, ho detto: Earl, non sto pi nella pelle, con quella bellissima cameretta che hai fatto preparare per Tad... Ora lo voglio qui. Lo voglio qui con me stasera. Chiedo troppo se...?.
Immaginavo che volessi andare a prenderlo.
Speravo proprio che lo dicessi.
Lui aveva un'aria seriosa. Mi  passato per la testa che lo fosse anche troppo, che in realt non avesse voglia di andarci, ma che mi accontentasse, com'era sua abitudine, per avere qualcosa in cambio. Qualcosa che non avevamo ancora fatto. Perch, anche se non avevamo mai parlato di quel momento, era sempre l, in agguato sotto la superficie. 
Ho chiamato Ethel e ho chiesto se potevo portare il mio nuovo marito in visita e devo essermi goduta per un attimo la sua reazione stupefatta. Per un po' c' stato un silenzio di tomba, e poi: Io sar qui, ovviamente. Non so se ci sar Jack, visto che non  ancora rincasato e potrebbe tornare sul tardi. Ma... molto bene, vi aspetto. Un attimo dopo io e Earl eravamo in macchina, con Jasper al volante, diretti verso casa sua. Quando abbiamo posteggiato non si vedeva nessuno, ma una volta scesi dalla macchina Ethel  spuntata sulla porta in jeans. Era il suo modo per sminuirci, visto che avrebbe avuto tutto il tempo per salire in camera e mettersi un vestito: il fatto che ci avesse negato quell'accortezza dimostrava che cosa pensava di noi. Quando le ho presentato Earl, lei ha annuito e ha esclamato: White, allora  cos che si chiama. Nel telegramma che Joan ci ha spediti da Londra c'era scritto What, e tutti abbiamo pensato che doveva essere un errore, ma ovviamente non potevamo esserne sicuri. Andiamo in giardino?.
Earl ha sorriso, ma non ha commentato quel siparietto acido, e ha lasciato che lei ci guidasse dall'altro lato della casa, lungo il vialetto che la costeggiava, fino al giardino sul retro, dove il cuore mi  saltato in gola, perch, accanto alla staccionata posteriore, c'era Tad, che giocava sullo scivolo con altri due bambini. Sembrava che non mi avesse visto: meglio cos, avevo l'occasione per spiegare a Ethel il motivo della nostra visita: Mi sembra che il bimbo stia bene, Ethel, e ti sar eternamente grata per come ti sei presa cura di lui... Ma ora, se non ti dispiace, lo porto via con me. Adesso ho una bella casa per lui, grazie a Earl, cos non ti dar pi disturbo.
... Pensavo di averlo messo in chiaro, ormai: non mi d alcun fastidio, Joan... Almeno non a me.
E questo che vorrebbe dire?
Sembra che questo bambino sia stato una bella scocciatura per te, ma se ora le cose sono cambiate...
Non  mai stato una scocciatura, per me, lo sai benissimo...
L'avrei rintuzzata a dovere, senza dubbio, ma Earl mi ha interrotta alzando una mano e dicendo, in tono rassicurante: Sono sicuro che il bambino non  mai stato una scocciatura n per lei, signora Lucas, n per altri... Per noi non lo sar di certo. Mi dica, quanto le dobbiamo?.
Era il modo migliore per farle chiudere il becco, e in quel momento non avrei potuto chiedere di meglio da Earl. Lei ha cercato di obiettare che non le dovevamo niente, ma Earl aveva gi tirato fuori una mazzetta, estraendola con noncuranza dal portafogli, e una banconota dopo l'altra ha raggiunto la somma di centocinquanta dollari. Poi, per sicurezza, ne ha aggiunti altri venti. Ecco qua. La prego di accettarli, per noi  un'inezia e sono sicuro che le torneranno utili. La faccia che ha fatto! I soldi, ovviamente, se li  intascati.
A quel punto ho detto: Credo sia ora che il signor White faccia la conoscenza di Tad.
... Ma certo.
Cos, mentre Ethel si accasciava su quella sedia a sdraio, io l'ho guidato fino alle altalene. Quando Tad mi ha visto, si  finalmente avvicinato, senza scapicollarsi e senza mostrare grande interesse, ma con un bel sorriso stampato in faccia, come se fosse contento di vedermi. Mi sono chinata per baciarlo e ho commesso un errore. Invece di presentarlo a Earl, senza tante scene, senza spiegazioni, lasciando che familiarizzasse con lui poco a poco, mi sono fatta prendere troppo dall'emozione per conservare il buonsenso, o rendermi conto di cosa stessi facendo. Mi sono chinata, l'ho baciato, l'ho stretto forte e ho detto: S,  la mamma, proprio la tua mamma, ed  tanto, tanto felice di vederti. Sei felice di vederla?.
Lui ha fatto s con la testa, sempre meno intimidito, e ha allungato le labbra per avere un altro bacio. Gliel'ho dato e sono venuta al punto: E adesso la sorpresona della mamma, la bellissima sorpresa che ha in serbo per te. Tad, ti presento il signor White, il nuovo marito della mamma, che d'ora in poi sar il tuo pap... Adesso noi tre ce ne andiamo, in questa grande macchina, in una bellissima casa tutta nostra, dove vivremo tutti insieme e....
L'ho preso in braccio e l'ho allungato verso Earl. Prima che potessi aggiungere altro, lui ha guardato Earl, che se ne stava l a sorridere, con una mano allungata verso di lui, e ha lanciato un grido, non solo di paura, ma di puro terrore. Poi ha cominciato a scalciare e a dimenarsi, tanto che sono stata costretta a metterlo gi. Senza un attimo di esitazione  scattato verso Ethel, che si era gi alzata in piedi. Lei lo ha accolto fra le braccia e ha cominciato a sbaciucchiarlo e ad accarezzarlo e a rabbonirlo, finch non si  calmato. Io non potevo fare altro che guardare, e non ho spiccicato parola, sapevo che non poteva comportarsi diversamente. Non ce l'ho con lei, nemmeno ora, ma ogni pazienza ha un limite. 
In quel momento ho borbottato: E va bene, Ethel, forse  meglio se lo tieni ancora per un po'....
Aveva gli occhi raggianti, mi guardava gongolando sopra la testa di mio figlio. Certo, Joan. Non c' nemmeno bisogno di chiedere.
Solo finch non ci sistemiamo meglio, dobbiamo ancora...
Joan, pu restare qui anche tutta la vita, se lo desidera.  rimasta senza parole e poi  sbottata di nuovo: E la sua volont era un aspetto che avresti dovuto tenere presente, quando ti  venuta questa bella pensata.
Ethel, forse  meglio se noi andiamo.
Oh s, forse  meglio.
E cos un attimo dopo siamo tornati indietro sul vialetto che costeggiava la casa, io e Earl, e siamo saliti in macchina diretti verso casa.
Bisogna ammettere che lui  stato molto gentile, e molto comprensivo, mi ha accarezzato una mano e ha detto: Stai tranquilla... Sono cose che capitano, e non c' un motivo. Ti assicuro che non ho fatto niente, almeno che io sappia, per provocare quella reazione. Mi sembra un bambino tanto carino, davvero incantevole. Io ripetevo che la colpa non era sua, ma soprattutto mia, ho sbagliato tutto, ma deliravo, quindi quello che dicevo non faceva testo. Appena arrivati, una volta scesi dalla macchina ed entrati in casa, mi  venuto da dirgli: Earl, vado su in camera mia. Voglio stare da sola. Devo stare da sola.
Ma certo, Joan. Va bene.
Cos sono salita, mi sono spogliata, mi sono sdraiata a letto e ho chiuso gli occhi. A un certo punto era tutto chiaro: il mio sogno bellissimo, quello per cui avevo lavorato e tramato, e che alla fine era diventato realt, mi era esploso in faccia in un unico, orribile, tremendo attimo.
Per un po', l da sola con me stessa, non sono andata oltre, non ci riuscivo. Le conseguenze che quell'attimo avrebbe avuto sul futuro, sul futuro di Tad, sul mio futuro, sui miei rapporti con Earl, non erano immaginabili: ero troppo scioccata, troppo stordita, anche solo per pensarci. Quando finalmente ho recuperato la lucidit, ho iniziato a domandarmi cosa l'avesse causata, quella reazione di Tad... Cosa avessi fatto io, cosa avesse fatto Earl, cosa avesse fatto Ethel per giustificare un gesto che sembrava cos spontaneo, istintivo. E per un po' ho dato la colpa a me stessa, per aver corso troppo, presentando a Tad un nuovo padre e promettendogli una nuova casa tutto in una volta, come un'unica bellissima sorpresa. Se avessi fatto un passo alla volta, lasciando che assimilasse una cosa prima di passare a quella successiva, la situazione avrebbe potuto prendere una piega diversa. In effetti per un attimo ho pensato che avrei potuto riprovarci, che avrei potuto mettere Tad in quella macchina e portarlo qui a vedere la sorpresa che Earl gli aveva comprato: un nuovo triciclo o una macchinina o qualcosa del genere. Poi all'improvviso mi sono tirata a sedere sul letto e ho guardato fuori dalla finestra, e ho capito perch il bambino aveva avuto paura di Earl. 
Se ce l'avevo io, perch non avrebbe dovuto averla anche lui?
In quel momento ho capito che quella cosa era definitiva, che non c'era niente da fare. Mi  venuto in mente quello che avevo provato quando mi aveva abbracciata in macchina il giorno del matrimonio e quando ci eravamo baciati, e come mi ero sentita quando aveva fatto irruzione in camera mia, rivendicando il diritto di guardarmi mentre mi spogliavo. E il mio stomaco ha cominciato a dirmi quanto era profonda la mia paura. E poi finalmente ho cominciato a capire quanto fosse terribile un sogno che diventava realt.

26.

Era gi buio quando ha bussato alla mia porta. Non appena ho risposto,  entrato. Ho acceso la luce e ha preso posto sulla sedia accanto a me, mentre io sono rimasta sdraiata. Stai meglio? ha bisbigliato.
Un po' meglio, credo di s ho risposto. Sto cercando di abituarmi. Earl, ho perso mio figlio.
Forse no: tutto  possibile. Ma vorrei dirti una cosa. Joan, io sono sconcertato tanto quanto te. Giuro che non ho fatto niente per suscitare una simile reazione...
Earl, lo so, non c' nemmeno bisogno che tu me lo dica.
Anche in quel momento non faceva niente, eppure, mentre ero l sdraiata, ho provato la stessa morsa di terrore che Tad aveva manifestato con quel grido. Il suo sguardo mi  sceso fino alle gambe accavallate, coperte dai collant. Ho fatto finta di niente, portando il discorso su Ethel: Era quello che sperava: non vede l'ora che Tad sia tutto suo.
Lui ha annuito. Ho notato una cosa... ha detto che viene fuori ogni volta che parli di lei. Mi sembra abbastanza chiaro... il motivo, insomma. Il lato positivo  che, se vuole cos tanto bene al bambino, almeno sai che verr trattato con amore.
A quel punto, nonostante lui fosse senz'altro in buona fede, il mio cuore si  fermato. Si  proprio congelato, una volta per tutte. Perch mi  sembrato di percepire nella sua voce un moto di sollievo, come se si fosse preparato al compito di crescere mio figlio ma, dovendo scegliere, fosse comunque pi contento di non farlo. 
Poi ha detto, in modo spiccio: Joan, scendi?.
... Scendo?
Per la cena.
Ah. Non ci avevo pensato.
Preferisci andare a cena fuori?
Mi sono resa conto che avevo anche degli obblighi da rispettare. E non intendevo certo sottrarmene. ... Immagino che i domestici ci resterebbero male se, dopo essersi fatti in quattro per compiacere la sposa nella sua prima serata a casa, lei decidesse di andare a cena fuori. No, mangiamo qui. Posso chiederti come si chiamano?
E lui: Le cameriere si chiamano Myra e Leora; Myra  quella bassa. La cuoca  Araminta, ma puoi chiamarla Minnie.  sposata con Jasper. Gli uomini li conoscerai domani, a cena non ci saranno. Per inciso, quando li pagherai, il primo del mese, si aspetteranno tutti un regalino da te, come ringraziamento per i....
Per i servizi ben resi... o, in altre parole, una mancia. Gliel'avrei data comunque. Anche io ho lavorato per le mance. Ma tu lo sai bene, le ho prese perfino da te.
... Era il minimo che potessi fare.
Eh, gi: mi hanno aiutata in quei tempi cupi ho detto, censurando le parole che stavano per venirmi alle labbra: per poco. 
Mi sono alzata, sono andata in bagno e mi sono rinfrescata il viso, poi sono uscita per pettinarmi, mentre lui guardava, e l'ho seguito gi per le scale. Le cameriere, sulla porta della sala da pranzo, hanno accennato un inchino, e io ho risposto chiamandole per nome e stringendo loro la mano a turno. Poi sono andata in cucina a salutare la cuoca, che ho chiamato con il nome intero, Araminta. Lei, come immaginavo, ne  stata felice. C'era anche Jasper e ho stretto la mano pure a lui. Quando sono tornata e mi sono seduta a capotavola, entrambe le cameriere sono sembrate molto gentili, e ho intercettato una nota di sorpresa nel loro atteggiamento, e anche in quello di Earl. Non so che cosa si aspettassero, ma io ero stata educata a trattare i camerieri come esseri umani, e non me ne sono mai pentita. 
Per cena c'era agnello arrosto, patate novelle, piselli, insalata, macedonia e gelato. Mentre Earl affettava l'agnello, Myra ci ha versato da bere: acqua tonica per lui e, senza che l'avessi chiesto, un bicchiere di vino per me. Non le aveva detto che ero astemia e questo mi ha stupito, ma non era il momento di mettersi a sindacare, cos ho semplicemente sorriso e finto di sorseggiare.  bastato il sapore sulle labbra a darmi quasi il voltastomaco, mi ricordava le labbra di Ron nelle tante sere in cui rincasava ubriaco fradicio e si stringeva a me. 
Quando abbiamo finito di cenare e bevuto il caff, sono uscita e ho fatto i complimenti ad Araminta per la cena squisita. Poi ho ringraziato le cameriere per il servizio. Sono andata nel soggiorno e ho pensato che fosse il caso di dire: Ora s che mi sento meglio. Non era vero. Anzi, forse mi sentivo anche peggio, vista l'ansia che cominciava a prendermi. Cosa sarebbe accaduto una volta saliti di sopra? Invece non  successo niente: mi ha lasciata entrare in camera mia, senza nemmeno provare a seguirmi, dandomi la buonanotte sulla porta e accontentandosi di un bacetto simbolico in corridoio. 
Tutto questo mi ha sorpreso... Ma Earl era sembrato molto assorto, nell'oretta che abbiamo passato in soggiorno dopo cena, dove io mi sono accomodata su una sedia invece che sul divano e lui ha scelto un'altra sedia al lato opposto della stanza. Dopo un po' ha detto: In un certo senso dovremmo rallegrarci.
Rallegrarci? ho detto, tenendo a freno l'emotivit. O almeno provandoci.
Le cose si sono chiarite, pi o meno.
In che senso, chiarite?
D'ora in poi saremo solo io e te. E questo mi fa venire varie idee.
Che tipo di idee, Earl?
Vedrai: idee carine, per ora non voglio aggiungere altro, almeno finch le cose non si sistemano. Secondo me ti piaceranno, forse ti ecciteranno anche. Ma... preferirei che fosse una sorpresina.
La mia sorpresona per Tad si era trasformata in una fregatura; cosa sarebbe diventata questa sorpresina non lo sapevo, ma il modo in cui mi si era rivoltato lo stomaco mi aveva messo in guardia. Anche se una volta di sopra lui non  entrato in camera con me, non ha chiesto di guardarmi mentre mi spogliavo e non si  comportato da maniaco come al solito, mi ha dato solo un bacetto e via, congedandosi con un occhiolino. Cos sono rimasta sdraiata al buio a cercare di indovinare a quale potesse essere la sua sorpresina. Dopo un po' mi sono messa a sedere e ho guardato fuori dalla finestra. Ho pensato che forse dovevo solo immaginarmi la cosa peggiore in assoluto. Con lui non poteva essere altro.
La cosa peggiore che mi veniva in mente era che lui volesse venire meno all'impegno, e consumare... o almeno provarci. Mi si  seccata la bocca: avrei tanto voluto imitare il mio Tad e lanciare un grido d'orrore. Ho pensato: non pu essere! Il medico l'ha avvertito,  impensabile.  venuto fuori, invece, che se vuoi qualcosa con tutte le tue forze, quella cosa non solo  pensabile, ma anche fattibile.
Ancora dormivo quando ho sentito bussare alla porta. Appena ho risposto, lui  entrato, mi ha augurato il buongiorno con un bacio e ha detto che doveva andare al lavoro: Durante il viaggio le cose da fare si sono accumulate. Ho borbottato qualcosa, tipo che ero orgogliosa di lui Riesci ad andare avanti cos, come se nulla fosse. Sono queste le cose che ammiro in un uomo. E se vi sembro ipocrita, non lo ero: ho detto quello che pensavo, in tutta sincerit. Io rispetto molto chi si dedica con impegno al proprio lavoro, che sia un barbiere o una cameriera o quello che , e cerco di essere gentile anche se mi sento gi. Va bene ha bisbigliato lui. Ora torna a nanna. Spero di avere qualcosa da raccontarti stasera.
Se n' andato e io mi sono alzata. Quando sono scesa a fare colazione, ho capito che mi ero guadagnata la simpatia dei domestici. Myra mi ha presentata agli altri uomini: si chiamavano Jackson, Coleman e Boyd.  venuto fuori che Boyd era il cugino di Myra e sostituiva Jasper come autista nei suoi giorni liberi. Quello era uno di quei giorni, e Jackson si  offerto di portarmi dove volessi, ma gli ho risposto che preferivo restare in casa ad ambientarmi.
Nel corridoio al piano di sopra c'era un altro telefono, da cui ho fatto qualche chiamata: una a Jake, a casa sua, una a Bianca e ovviamente una a Liz. L'ho implorata di venire a trovarmi in giornata e alla fine  passata per pranzo. Ero cos felice di vederla che mi  venuto da piangere, soprattutto per come era vestita, cos in tiro, e per di pi in mio onore, o di chi avrebbe potuto trovare qui da me. Aveva un tailleur beige molto elegante, che le donava, con un nastro rosso fra i capelli grigi. Dopo pranzo l'ho portata al piano di sopra in camera mia, ma ho fatto appena in tempo a chiudere la porta che lei mi ha trascinata fino al letto, mi ci ha fatta sedere e ha spostato una sedia davanti a me. Sputa il rospo ha bisbigliato. Cos' successo? Voleva sapere perch non l'avevo chiamata, nonostante l'avessi promesso. Cos le ho raccontato della clinica e dei risultati del test, e lei ha detto: Grazie a Dio, Joan. Tenevo le dita incrociate per te. Ma non mi sembri tanto felice. Che succede?.
 per il piccolo Tad.
Allora le ho raccontato del grido che aveva lanciato e delle conseguenze che aveva avuto su di me. E non mi sono pi fermata. Ho continuato a parlare del mio matrimonio con Earl e dell'accordo che avevamo stretto. Ma ora... ho detto qualcosa mi dice che l'accordo  saltato e che il nostro matrimonio sar come tutti gli altri. Che lui vuole... consumare, come ha detto l'avvocato. Ecco quello contro cui devo lottare ora, o almeno credo.
E tu non ne hai voglia?
... Nemmeno per idea.
E va bene, tesoro. Ascolta, sono cose che capitano a noi ragazze... Anche a me, ogni tanto. Per un motivo o per l'altro, devi farlo comunque. Allora, ecco il trucco: chiudi gli occhi e pensa che sei con Rock Hudson.
Vorrei tanto esserne capace.
E cosa ti frena?
Un mucchio di cose.
Tipo Tom Barclay?
Non ho risposto. Avrei voluto. Avrei voluto farmi una risata e chiederle che cosa c'entrasse lui. Ma, non appena ha fatto quel nome, il mio cuore  sobbalzato e mi sono resa conto che lui aveva a che fare con questa faccenda. Eccome. E dalla mia reazione se n' accorta anche lei. 
Allora diciamo che  cos, che  per colpa sua. E non puoi fingere che tuo marito sia Tom, visto che  proprio lui che vorresti, questo complicherebbe troppo le cose. Direi quindi che sei in un bel pasticcio... Ma almeno Tom sar contento di saperlo.
... Che cosa te lo fa pensare, Liz?
Muori dalla curiosit, eh?
Si  accesa una sigaretta, ha fatto un tiro, e ha continuato a parlare senza lasciarmi il tempo di rispondere: E va bene, te lo dico. Tom passa spesso a trovarci, Joan. Si siede nella mia zona e attacca subito a parlare.
Di me?
E di chi altro? C' rimasto male, cara. Si sente tradito, dice che l'hai fatto per i soldi, e questa cosa non gli va gi.
Non l'ho fatto per i soldi!
... Allora per cosa?
D'un tratto era diventata sprezzante e, l per l, ho capito che nemmeno lei ci credeva. L'ho fatto per Tad.
E com' andata a finire?
Cristo santo, piantala.
Cosa ti aspettavi, cara?
E quindi Tom viene al locale?
Tutti i santi giorni.
Allora puoi dirgli, Liz, se capita, che... che io gli sono sempre stata fedele... fino a oggi. E che lo sar sempre, maledizione. Ma ti prego, ti prego, non dire che sono stata io a chiederti di dirglielo.
Se glielo dico, te lo ritrovi sotto casa in un attimo.
Non lo far entrare.
Non ne sarei tanto sicura ha detto Liz. Direi proprio di no.
Ti prego, non farlo.
User il buonsenso per decidere cosa dirgli o non dirgli.
Non sono ancora pronta per lui.
Lei mi ha squadrata per un po', quindi ha chiesto: E questo che vorrebbe dire?.
Devo averla fissata a mia volta. Poi le ho detto: Liz, non lo so neanch'io.
Se intendi dire quello che penso...?
Diamo tempo al tempo. Insomma, una cosa alla volta. Tanto per cominciare, devo accettare che un patto  un patto. Una volta capito questo, la vita pu andare avanti, e vedremo come andr a finire.
E Tom? Lui che ruolo ha in tutto questo?
Una cosa alla volta, Liz...!
E va bene, chiedevo soltanto.
All'improvviso mi sono fatta prendere dall'ansia e lei ha allungato una mano per calmarmi. Poi, guardando l'orologio: Devo scappare o chi lo sente Jake. Bianca non ha ancora trovato una ragazza con cui rimpiazzarti, quindi mi tocca di nuovo raddoppiare i turni.
Mi dispiace, Liz.
Non mi lamento, ti dico solo come stanno le cose. Ha avuto un'esitazione. Quanto a Tom, gli dir di tenere le dita incrociate, chi lo sa cosa potr riservargli la vita. Gli dir di calmarsi, di stare tranquillo.
Grazie.
Forse non la prender bene. Lo sai che  una testa calda.
In un modo o nell'altro dovr prenderla, Liz. Non ha scelta.

27.

Quando se n' andata, mi sono alzata e vestita. Sono scesa e mi sono accomodata in soggiorno, nell'attesa che Earl rincasasse. Non sono rimasta seduta l a lungo, perch alle quattro e mezza  arrivata la macchina e lui si  fiondato in casa, tutto allegro e pimpante, pronto per la mia passeggiata al Garden of Roses: purtroppo questa volta mi servir quella donna, Liz, e non una bellissima fanciulla di mia conoscenza. Io gli ho accarezzato una guancia e gli ho fatto il sorriso che si aspettava. Ammetto di essere rimasta sorpresa del fatto che intendesse continuare a frequentare il Garden, ma non c'era un motivo: andava l da molto tempo prima che arrivassi io, perch avrebbe dovuto smettere? Joanie... ha sussurrato e mi ha stretto fra le sue braccia, al mio ritorno, vedrai che novit! Non riesco ancora a crederci. Ti dar un indizio: d'ora in poi avremo una vita normale, saremo come tutti gli altri.
 salito di sopra a spogliarsi e mettersi comodo: gli scarponcini che aveva sempre avuto ai piedi, i pantaloni sportivi, la camicia di flanella e la giacca. Mi ha dato una carezza e un bacio, poi  andato verso la porta, salutando Boyd con un cenno e indicando l'orologio. Quindi  uscito di casa a passo svelto. A me non aveva chiesto niente, tipo se volevo andare da qualche parte, e allora ho pensato: sistemiamo quella faccenda. Ho preso il soprabito e sono andata alla macchina dove Boyd aspettava di ripartire e andare a prendere Earl. Mi sono seduta sul sedile posteriore e gli ho chiesto di accompagnarmi al parcheggio dove avevo lasciato la mia macchina. Sembrava stupito, poi ha detto: Va bene, signora White.
Preferirei che mi chiamassi Joan.
Va bene ha detto Boyd. Joan.
Al parcheggio ho saldato il conto, trentacinque dollari, e sono tornata indietro. Lungo il tragitto sono passata accanto alla casa di un tempo, la mia villetta vecchio stampo, l'unica casa che avevo avuto da quando me n'ero andata da Pittsburgh. Sembrava uguale a prima. Ho tirato dritto. Quando sono arrivata alla villa di White, non riesco nemmeno a dire a casa, ci ho girato intorno fino al garage e ho parcheggiato la macchina. Ce n'erano altre tre: una station wagon, un pick-up e una berlina con qualche ammaccatura, probabilmente di qualche domestico. Sono sicura che avrei trovato le chiavi delle altre due e che avrei potuto usarle, ma preferivo avere la mia macchina a disposizione.
Poco prima delle sei Earl  rientrato, in macchina con Boyd, e gli sono andata incontro in anticamera, chiedendogli se la passeggiata era stata piacevole. Molto piacevole ha risposto a parte la sosta al Garden. La tua ex collega, Liz,  una persona davvero insopportabile: volgare, impudente e odiosa in ogni senso. 
A me piace. 
A me no.
 una cara amica, forse l'unica che ho qui, e ti sarei grata se evitassi di parlarne male.
... Come vuoi.
Ottimo, allora meglio chiudere subito il discorso.
Sono stata un po' sgradevole, anche se non volevo. Poi, pensando che fosse meglio fingermi interessata: Earl, avevi detto che c'erano delle novit. Di che si tratta?.
Si  rasserenato, anzi si  proprio illuminato, e ha detto: La pi bella notizia che si possa immaginare. Joan, oggi sono andato da un medico diverso e quando gli ho riferito quello che dice Cord, cio che dovr essere prudente per il resto della mia vita e che non ci si pu far niente,  scoppiato a ridere. Ha detto che quella  roba vecchia. Forse dieci anni fa poteva essere vero, ma oggi non pi. Mi ha proposto una serie di terapie che, secondo lui, porteranno a risultati immediati. Una cosa che si chiama chelazione intravenosa:  una nuova tecnica, dove ti fanno scorrere per il corpo una roba chimica che, quando esce, si porta via la causa del male. Non ho capito bene tutti i particolari ma, insomma, il succo  questo. Quindi terapia e iniezioni di vitamina E due volte al giorno.
E pensa che questo curer la tua angina?
Ne  certo. L'ha per sperimentata su una decina di pazienti, forse addirittura venti, e con loro ha funzionato.
E oggi hai provato?  doloroso?
Niente di che, davvero. Le iniezioni sono come tutte le altre, e la chelazione, be', te ne stai seduto un paio d'ore con un sacchetto da cui parte un ago che ne travasa il contenuto lentamente dentro il braccio. Quando l'ago entra, pizzica un po', ma dopo ti dimentichi persino che c'.
Finch non ti alzi e non fai per andartene.
Ma no,  su un trespolo ha risposto. Con le rotelle.
... Be', sembra molto eccitante ho detto, cercando di fingermi contenta. E credo che valga la pena tentare. Ma come farai a scoprire se funziona?
Gli  spuntato un sorrisetto da discolo. Ci toccher fare una prova. Secondo lui stasera andrebbe bene, visto che ha avuto qualche ora per agire.
Earl, non ne sono tanto sicura... il rischio  troppo grosso...
Il dottor Jameson mi ha assicurato di no.
Ma non  lui a rischiare.
Lui rischia la reputazione.
Tu rischi la vita!
Earl sembrava abbattuto. Stai dicendo che non vuoi farlo?
Dammi un minuto per pensarci.
Ti dar dieci secondi.
Allora, no. Ho troppa paura. Paura che succeda di nuovo quello che  gi successo a Londra, o qualcosa di peggio.
A Londra  successo quel che  successo perch mi hai costretto a lottare. Se la smetti di opporti, e cominci a collaborare, allora...
Io non collaboro.
Ho sentito la mia bocca pronunciare quelle parole con voce fredda e secca. Non scherzavo. I suoi modi tutto a un tratto sono cambiati. Poi, anche lui, secco quanto me, senza scherzare, ha detto: Tu non vuoi farlo.
Non voglio che tu mi crepi tra le braccia...
No, Joan. Non mentire. Si  avvicinato. Non  questo il motivo. La scusa  nobile, ma c' qualcosa che non torna. Non intendi collaborare, perch non vuoi collaborare. E io mi sento un idiota.
Earl...
Mi hai preso in giro, eh? Hai fatto finta di volermi, mentre volevi i miei soldi: il mio patrimonio, questa casa, questi camerieri e tutto quello che ti ho dato. ...
Earl, non  cos, te lo posso provare.
Avanti, provamelo.
Se fosse come dici tu, mi basterebbe assecondarti e mi ritroverei con un cadavere fra le braccia: a quel punto sarebbe tutto mio. Invece, per il tuo bene, mi rifiuto di mettere a repentaglio la tua vita. Non ti basta come prova?
Poteva bastare quando ero ancora a rischio, forse. Ora, no.
Tu potrai anche credere in questa nuova terapia, ma secondo me  una pia illusione, magari quello  un ciarlatano e se ho ragione io potresti morire. Che altro devo aggiungere?
Lui scuoteva la testa. Non devi aggiungere altro, perch non stai dicendo la verit. Stai mentendo, a me e a te stessa.
Ah, adesso mi sai anche leggere nel pensiero? Vorrei proprio sapere come fai.
Te lo dico subito. Quello che ti leggo negli occhi  diverso da quello che dice la tua bocca. Hai lo stesso sguardo di tuo figlio quando si  messo a urlare. Tale e quale a lui, Joan, i tuoi occhi dicono la stessa cosa. Lui mi odiava, e anche tu mi odi. Ho cominciato a sospettarlo a Londra, quando non ti lasciavi nemmeno sfiorare e poi hai insistito per tornare a casa in anticipo. E adesso...
Ho cercato di prendergli un braccio, ma lui si  divincolato, e poi ha gridato con tutto il fiato che aveva in gola: Jasper! Jasper!.
Dalla cucina  spuntato Boyd, che si  diretto verso la porta della sala da pranzo abbottonandosi la divisa di corsa. Jasper oggi ha il giorno libero, signor White, ricorda? Earl non ha risposto, si  fiondato fuori ed  salito in macchina. Boyd gli  andato dietro, si  chinato accanto al finestrino posteriore, si  toccato il berretto dopo aver sentito qualche parola dall'interno, si  seduto al volante e ha messo in moto.
Non mi andava di cenare, cos sono andata in cucina a dirlo ad Araminta e a Myra, che era di turno insieme a lei. Mi sono scusata perch non avevo appetito e loro hanno risposto che non era un problema. Sono state molto gentili, ma il loro contegno rivelava che avevano capito tutto. 
Sono salita di sopra a tranquillizzarmi, ma dopo un po' mi  venuta fame. Avendo rifiutato la cena che avevano gi preparato, non potevo certo tornare sui miei passi e chiedere loro di rifarla. Poi mi  venuta un'idea. Ripassando in cucina, ho trovato Araminta e Myra che cenavano insieme, e ho detto: Se il signor White torna e io non ci sono, potete dirgli che rincaser verso le nove o le dieci? Ho una faccenda da sbrigare. Ditegli che ho preso la mia macchina.
S, signora Joan. Va bene.
Ho guidato fino al Garden, ho posteggiato e sono entrata nel bar. Era strapieno, tanto che Bianca stava dando una mano a Liz. Bianca si  avvicinata, mi ha stretto la mano e mi ha chiesto come stavo, e poi quando ho spiegato che ero venuta a cena, mi ha accompagnata a un tavolo, proprio quello dove si accomodavano sempre Earl e Tom, e mi ha chiesto cosa desideravo. Cosa mi consigli? le ho chiesto. Ho una fame del diavolo.
Roast beef, pollo fritto, gulasch.
Vada per il gulasch, Bianca.
Il gulasch veniva fatto seguendo una ricetta speciale e lei ne andava molto fiera, quindi ordinarlo era quasi come farle un complimento.  andata in cucina a passare l'ordinazione mentre io mi avvicinavo a Jake per salutarlo. Ho abbracciato Liz, l'ho baciata e ho detto: Sorpresa!. Quindi mi sono portata stuzzichini e posate al tavolo, come avevo fatto tante volte per i clienti - tovagliolo, coltello, forchetta, cucchiaio, pane e burro, riservati a chi cenava al bar - e mi sono seduta. Ma poi ho cambiato idea: Non servirmi, Bianca, non importa le ho detto. Preferisco mangiare nel solito posto.
Cos ho preso su gli stuzzichini e, attraverso la porta a vento, sono andata in cucina, ho stretto la mano a Bergie e anche al lavapiatti, che era nuovo. Poi ho detto a Bergie: Sono quella del gulasch che ha appena chiamato Bianca, me lo manger qui, al solito posto. Mi sono piazzata al tavolino pieghevole dove mi ero seduta la prima sera, tra il forno e la porta della dispensa. Mi sono messa comoda e ho aspettato l, mentre Bergie mi preparava il piatto. Poi mi sono alzata a prenderlo, ho usato le posate che avevo in mano e mi sono seduta a mangiare. Stasera il gulasch  squisito gli ho detto e lui ha ringraziato con un cenno. Ho preso un po' di insalata dal frigo, ho deciso di saltare il dolce e mi sono preparata un caff nero. Poi l'ho sorseggiato l seduta, sentendomi a mio agio, tranquilla, come se fossi tra amici.
Quando sono tornata al bar, la ressa per la cena era diminuita, e mi sono seduta al solito tavolo, per continuare a chiacchierare con Liz.  passato qualcuno di tua conoscenza mi ha bisbigliato.
... Ah, s? Quando?
Stasera, sul presto.
... E?
Gli ho detto che ti avevo vista.
Ah.
Ho cercato di sembrare indifferente, ma lei non se l' bevuta. Se ne stava l impalata a fissarmi, finch proprio non ce l'ho pi fatta. Allora? sono sbottata. Cosa ti ha detto?
Che non gliene importava niente... o qualcosa del genere.
... E allora? Non gliene importa niente.
Ma lei  rimasta l ferma, finch non sono sbottata di nuovo: E tu cosa gli hai detto?.
Questo proprio non posso ripeterlo.
Poi: Gli ho detto che doveva piantarla di dire stronzate, se voleva sapere tutto doveva solo chiedere.
E lui? Te l'ha chiesto?
Secondo te?
E allora che cosa gli hai detto?
Ragazza mia, non lo so se ho fatto bene, ma certe volte  meglio scongiurare il peggio... Insomma, se avesse saputo quello che mi avevi raccontato oggi, si sarebbe sentito meglio e non avrebbe rischiato di combinare qualche sciocchezza. Cos mi sono presa questa libert. Gli ho riferito quello che mi avevi detto tu: non tutto, giusto un'idea di massima.
Quale idea, Liz?
Che lui ti piace ancora e per questo motivo non vai a letto con tuo marito.
Ma... non  vero.
Allora ho frainteso quando mi hai detto che non avevi consumato. Se non ci ho preso, scusami.
Non  quello che hai frainteso... Le cose stanno cos. Ma il motivo non  quello. Vorrei che lo fosse, ma non lo .
Tesoro, mi gira la testa.
Liz, se fosse come hai detto tu, se il mio matrimonio fosse arrivato a questo punto perch sono invaghita di Tom, te lo direi, ne sarei solo felice, anche se non ne andrei molto orgogliosa. Ma Tom non c'entra. Se ci fossi riuscita, sarei andata fino in fondo con White... L'avvocato mi aveva detto di farlo. Ma stasera c' stata la resa dei conti, proprio come temevo. E io non ce l'ho fatta... Non per colpa di Tom, ma solo perch mi stomacava il pensiero di quel vecchio sopra di me e... e...
Quindi vuoi lasciarlo?
... Ancora non lo so.
Joan, sei peggio di Tom. Non potresti smetterla anche tu di dirmi stronzate? Perch mi hai chiamata oggi? Perch mi hai chiesto di venire a pranzo? A me sembrava che volessi passarmi un messaggio. E allora io l'ho girato a chi di dovere. Adesso gli hai dato un filo di speranza. Quindi se ritiri tutto, si sentir preso in giro. E ti avverto: potrebbe non prenderla bene.
... Va bene, Liz. Grazie.
Il batti e ribatti  andato avanti un altro po', e quando abbiamo finito il posto stava cominciando a riempirsi di nuovo, questa volta con la massa dei tiratardi usciti dal cinema. Come al solito, erano pi giovani di quelli che venivano a cena e, come al solito, hanno cominciato a fare impazzire la povera Liz. Nel giro di un minuto mi sono alzata e ho cominciato a prendere gli ordini per lei: un mucchio di gente mi conosceva e aveva cominciato a chiamarmi, senza fare caso al fatto che non avessi la divisa. E poi all'improvviso davanti a me c'era Earl, con il viso che tremava per la rabbia. La signora White ha ruggito non serve da bere in un bar!
La signora White Terzo gli ho risposto. Se dobbiamo proprio usare il nome, usiamolo tutto. E la signora White Terzo pu decidere da sola dove servire da bere, se servire drink o rovesciarli in faccia a chi si mette in mezzo... O prova a mettersi in mezzo.
Ero al bancone, con un vassoio in mano, e lui si  scostato di colpo. Ma io non avevo ancora finito, eh no. Sbaglio o ti avevo chiesto ho continuato di tenere al guinzaglio quel tuo scagnozzo? E mi sembrava che tu avessi promesso di farlo.
Scagnozzo? Non c' stato bisogno di nessuno scagnozzo! Mi hanno chiamato decine di persone per dirmi che eri qui! Che la moglie di Earl K. White stava servendo ai tavoli...
Terzo... ho detto, e mi sono allontanata con il vassoio in mano. Ho servito i drink ai clienti e ho chiesto a Liz di preparare il conto, visto che io stavo solo dando una mano come cameriera. Poi mi sono girata verso Earl e gli ho detto: Ora sono pronta, se vuoi.
... Pronta per cosa, Joan?
Per andare a casa, che altro? Essendo stata mollata da sola per tutta la sera, ho deciso di fare un salto a trovare le amiche, e quando le ho viste in difficolt ho pensato di rendermi utile: essere sul Social Register ha i suoi obblighi, noblesse oblige. Ma ora che sei arrivato e hai fatto la tua scenata...
Ha fatto schioccare le dita in direzione del vestibolo e Boyd si  fatto avanti. Andiamo a casa ha annunciato. Prendi la macchina.
Sissignore.
Non per me, grazie ho detto. Io prendo la mia. Se ti va, puoi venire con me, Earl, oppure vai con la tua, come preferisci, ma io prendo la mia.
 andato su tutte le furie e mi aspettavo che prendesse la porta come aveva fatto prima. Invece ha detto a Boyd di tornare in macchina da solo e ha aspettato che io recuperassi la giacca. All'improvviso mi sono resa conto che non era l per dirmi che si era sentito umiliato o imbarazzato o mortificato, o una qualsiasi delle cose che fingeva di provare, ma perch voleva condividere con me una notizia che viveva come una specie di trionfo. C'era una cosa che voleva farmi sapere, e non vedeva l'ora di vedermi per dirmela. Ma  stata solo una vaga intuizione, visto che ancora non avevo capito dove avesse passato la serata e cosa avesse fatto. Avevo la fastidiosa sensazione che avesse in serbo dell'altro.
Non avevo idea di quello che mi aspettava.

28.

Sono uscita dal locale per prima, gli ho aperto lo sportello del passeggero e l'ho fatto salire. Poi mi sono messa al volante e ho guidato fino a casa: casa sua, perlomeno, e quella che io avrei dovuto chiamare casa, visto che insomma vivevo l. Ho girato intorno alla villa, fino al garage, e ho parcheggiato l'auto in rimessa, poi mi sono incamminata con lui verso il portone d'entrata. Per tutto quel tempo ha tenuto a freno la lingua. Ma non appena siamo entrati in soggiorno,  esploso: Cosa ti  passato per la testa? Volevi disonorarmi? La moglie di Earl K. White non lavora in un bar!.
La moglie di Earl K. White lavorava in un bar, come Earl K. White dovrebbe ricordare bene... E la moglie di Earl K. White pu fare quello che le pare e piace, e se la mollano da sola, a lei piace passare la serata in compagnia delle amiche, e dare una mano se loro ne hanno bisogno. Altre domande?
... Perch non me la fai tu una domanda?
Tipo quale?
Perch non mi chiedi dove ho passato la serata?
Non sono affari miei, ecco perch! Ma visto che ci tieni tanto, va bene: forza, dove hai passato la serata?
In un centro massaggi.
Cio in una specie di bordello?
... Va bene, chiamiamolo cos.
Altro non . Almeno stando a quel che si dice, e io non stento a crederlo. Allora, ti sei goduto la visita?
Ci puoi scommettere.
Ne sono lieta.
Lo immaginavo. Ti interesser sapere che avevate torto, a quanto sembra, sia tu che il dottor Cord. Mi sono fatto fare un massaggio. Anzi due, a dirla tutta... E senza esiti fatali, come vedi.
 magnifico, Earl, ma questo non prova che il dottor Cord si sbaglia.
Ah, no? Io invece dico di s.
Non se con massaggio intendi quello che penso io, ovvero una giovane donna che ti lavora di mano. Certo, alla fine ti avr tolto l'asciugamano e ti avr lavorato un pochino di pi rispetto a quanto concesso dalla legge: potevi morire e grazie al cielo non  successo. Ma c' una differenza tra quella cosa e quello che mi proponevi di fare e, se non capisci qual , non sar certo io a spiegartela.
Sono sopravvissuto all'una e sopravvivr anche all'altra.
Tanto varrebbe dire: se posso scendere dal marciapiede, posso anche scendere dalla finestra.
Stai dicendo che un rapporto con te sarebbe troppo ardente?
Sto dicendo che  quello che pensi tu, altrimenti non lo desidereresti con tanta ostinazione. Earl, ho visto cosa ti succede quando sei eccitato. Una donna mai vista prima, che non vedrai mai pi, non pu eccitarti quanto tua moglie, e il tocco di una mano femminile non pu eccitarti quanto possederne tutto il corpo. Stasera hai imparato che il tuo corpo pu sopportare un certo tipo di sforzo, ma non ne sai abbastanza per dire che sei pronto a tutto. E l'unico modo per scoprirlo sarebbe troppo pericoloso.
E tu come fai a saperlo? Sei una donna straordinaria, Joan, non dico di no... Ma correggimi se sbaglio, non hai una laurea in medicina. Ti mostro una cosa... Si  alzato e ha preso su una scaletta di mogano non pi alta di mezzo metro, con due gradini, utile per recuperare libri dagli scaffali pi alti della libreria che si trovava nella stanza. Ti mostro la rivista che mi ha prestato il dottor Jameson: c' un articolo sull'angina.
Va bene, fammi vedere. Ma non cambier idea.
Inviperito, reggendosi con una mano alla libreria per non perdere l'equilibrio,  salito, si  fermato in cima all'ultimo scalino allungandosi verso un volume sottile. Ma invece di prenderlo, all'improvviso si  portato le mani al petto e si  girato verso la stanza. Sapevo che stava avendo un attacco e che se non avessi fatto qualcosa al pi presto, sarebbe rovinato a terra. Sono corsa alla scaletta e gli ho stretto le gambe tra le braccia. Appoggiati a me, Earl ho bisbigliato. Non cercare di scendere, appoggiati e lasciati andare.
Cos ha fatto e un attimo dopo era sdraiato per terra. Sono abbastanza forte e sono riuscita a trascinarlo fino a una sedia. Le pillole sono accanto a letto, come a Londra?
S! S! ha rantolato, e poi: Joan, sbrigati! Santo cielo, prendile, al pi presto!.
Sono corsa di sopra. Non sapevo nemmeno quale fosse la sua stanza, ma aprendo tutte le porte l'ho trovata. Ho visto la fiala a un angolo della testata del letto. L'ho presa e sono corsa gi. Era ancora l sulla sedia, agonizzante. Ho tirato fuori una pillola e gliel'ho messa in mano. Lui se l' infilata in bocca, e l'ha fatta rotolare sotto la lingua. Ha allungato la mano per averne un'altra e io gliel'ho data. Ha ingoiato anche quella e un attimo dopo il respiro ha cominciato a farsi pi regolare. Sempre in affanno, ha riattaccato a istruirmi, come a Londra, su cosa avrei dovuto fare se fosse morto. 
Maledizione, vuoi startene zitto?
Ha fatto un sospiro profondo, con il viso paonazzo e stravolto.
Non stai morendo. Ci sono qui io, e far in modo che non accada.
Tu non vuoi che accada?
Tu che dici?
... Joan, tu non mi ami, nemmeno un pochino, ma io s, non ci posso fare niente.
Earl, ti amo, ma non potr mai amare un cadavere.
Va bene, va bene.
Poco a poco, l'attacco  passato. Quando comincia a sfumare, quello  il momento peggiore. Ti sembra di avere una mano l, che ti strizza via l'aria dai polmoni: non dal cuore, dai polmoni, anche se ovviamente la causa di tutto  il cuore.
Stai calmo.
Joan, ci sto provando.
E poi, tutto a un tratto,  finito tutto, e lui  rimasto accasciato sulla sedia, ancora mezzo tramortito. Quando si  ripreso abbastanza da mettersi a sedere, ho chiesto: Ora possiamo parlare?.
... Va bene. Che c', Joan?
Il centro massaggi.
... Va bene, ma voglio aggiungere una cosa.  andata come ti ho raccontato, solo che l'ho fatto con te, non con la massaggiatrice.
Eh?
Ho fatto finta, ecco. Finta che fossi tu. Nella mia mente, nel mio cuore, eri tu: ecco cosa volevo dire. Sto cercando di dirti che, nonostante tutto, nonostante quello che provi per me, io ti amo. Davvero.
A quel punto, ancora una volta, bisognava seguire i consigli di Liz: aggiustare tutto fingendo. Mi sono resa conto che l'avevo gi fatto in passato, all'inizio del mio primo matrimonio, quando io e Ron ci stavamo ancora provando, e dopo allora avevo letto che tutti gli esseri umani prima o poi lo fanno. Ma con Earl proprio non potevo. Nessuna sceneggiata sarebbe bastata.
Ha aspettato, e poi ha detto: Ma ti ho interrotta, Joan. Che cosa stavi per dirmi?.
Al centro massaggi... per favore, non andarci pi.
Puoi darmi un valido motivo?
Che razza di domanda , dopo tutto quello che  successo?
Non sembrava nemmeno in imbarazzo. Il massaggio non c'entra ha detto  stata la discussione con te, la fatica che mi  costata...
Entrambe le cose, Earl. Una sommata all'altra. E poteva accadere anche senza la discussione, se quello che era successo prima ti avesse scombussolato allo stesso modo. E se ti succedesse con me, perch ti concedo quello che implori tanto, non potrei continuare a vivere, sapendo di essere responsabile. Riesci a capire perch non posso? Perch non mi lascer mai convincere a dire s? Capisci cosa significherebbe?
E tu ti rendi conto, Joan, di cosa vorrebbe dire per me sapere che posso essere normale, che posso vivere come tutti gli altri, e rinunciare a farlo solo perch tu hai paura? Non te lo posso promettere, Joan. Non posso.
... Allora, se proprio vuoi farlo, almeno eliminiamo il grosso del rischio.
E cio?
Ho detto: Ti piaceva quella ragazza del massaggio?.
Che tu ci creda o no, era molto carina: sensibile e dolce.
 stato pi forte di me e ho risposto seccata: Non ne dubito.
Non  stata per niente una cosa volgare.
Lo so bene, Earl, tu non puoi essere volgare... D'accordo, sai come si chiama?
Bella.
E conosci il nome del posto?
Kitty-Cat, ad Arlington.
Allora, se domani o dopodomani sera, non mi interessa quando, senti di nuovo quell'urgenza, e non puoi o non vuoi resistere, voglio che li chiami... il numero te lo cerco io. E che tu faccia venire qui Bella.
Joan, sarebbe sconveniente...
Niente in confronto a quello che potrebbe succedere al Kitty-Cat, se avessi un attacco l. Earl, per loro saresti solo una seccatura, qualcosa di cui liberarsi, da scaricare in strada prima dell'arrivo della polizia. Non possiamo lasciare che ti accada. Gli ho scostato una ciocca dagli occhi. Proprio come  giusto che tu sappia cosa provo, e che lo accetti,  giusto anche che io sappia cosa provi tu e che lo accetti. E penso di riuscirci. Vorrei, per il tuo bene, che non lo facessi... ma non si pu arginare una valanga. E la tua smania sembra altrettanto dirompente.
Vorresti davvero che io...?
Se non puoi farne a meno, vorrei che ti comportassi cos. Che lo facessi qui, dove sappiamo cosa fare e come contattare un medico, in caso di bisogno.
Se la metti cos...
La metto cos.
Sei straordinaria, Joan.
Il giorno dopo  andato in ufficio, mentre io finivo di fare colazione, ma  tornato quasi subito. Ha detto: Mentre guidavo mi  venuta in mente una faccenda che voglio sistemare al pi presto: ci avevo gi pensato, ma ho capito che  meglio farlo adesso. Puoi venire con me in banca, subito?.
Ma certo.
Ho preso un soprabito e sono salita in macchina mentre Jasper mi teneva aperta la portiera e poi saliva davanti con Earl per guidare fino al Suburban Trust di College Park. L il direttore, un certo Frost,  balzato fuori dal suo ufficio per stringermi la mano e presentarsi, perch il matrimonio era finito su tutti i giornali. Dick... ha detto Earl voglio che modifichi tutti e quattro i miei conti: il conto corrente, quello speciale numero 1, quello speciale numero 2 e il conto di risparmio. Sono intestati solo a me ma devi aggiungere il nome di mia moglie... Voglio che abbia tutte le garanzie se io verr a mancare.
... Mi sembra molto improbabile, signor White, ma se  questo che desidera...
Non solo  probabile, ma sicuro: siamo nelle mani di Dio, e alla fine te ne combina sempre una.
Il signor White ha sempre voglia di scherzare mi ha detto Frost, con un sorriso.
Oh, sempre.
Ha tagliato corto e ci ha scortati nel suo ufficio, che era molto ampio, circondato da vetrate. Ci siamo seduti, Frost ha chiamato una ragazza e le ha chiesto di andare a prendere certi moduli, non ricordo quali. Poi abbiamo firmato: Earl, per darmi accesso a tutti i conti, io per fornire uno specimen della mia firma su quattro documenti diversi.  venuto fuori che c'erano due conti speciali: uno per le tasse federali e l'altro per quelle statali. Ho avuto accesso a tutti e quattro e alla fine Earl ha chiesto un estratto conto per tutti. Ero stupefatta. Sul conto corrente c'erano pi di 600 000 dollari, su uno dei conti speciali 230 000, sull'altro 90 000, e su quello di risparmio 65 000. Sapevo che era ricco, ma non avevo idea di quanto. Quando abbiamo finito, ho stretto la mano a Frost e l'ho ringraziato. Earl gli ha fatto un cenno. Siamo arrivati alla porta e stavamo uscendo: Frost aveva preso il cenno come un congedo e non ci ha accompagnati. Nel vestibolo tutto vetrato all'ingresso della banca, all'improvviso Earl mi ha afferrata per un braccio e ha detto: Ieri sera ti ho detto delle cose spregevoli, come capita a un uomo quando  innamorato. Credimi, Joan, io sono molto innamorato. Ti amo da matti e....
Anche io ti amo, Earl.
Questa volta l'ho detto senza esitazione, senza tentennare, e senza lo sguardo impaurito di Tad negli occhi, almeno cos speravo.
Forse  cos ha detto a modo tuo. Almeno so che non mi vuoi morto, visto che hai avuto un mucchio di occasioni per lasciarmi morire, compreso ieri. Ad ogni buon conto... ha fatto un cenno in direzione della banca ... sono contento di aver sistemato la faccenda. Adesso hai tutti i soldi che avresti se io fossi morto.
Ti prego, non dire queste cose.
Non voglio che diventi un problema, nella tua testa o in quella di chiunque altro, tutto qua.
Quella sera  stato come avrei voluto che fosse sempre: tranquillo, cortese e non esigente (insomma, non dal punto di vista fisico). Abbiamo guardato la televisione e quando ho detto, non senza apprensione, che volevo andare a letto, lui mi ha dato una carezza e un bacio e mi ha accompagnata di sopra, ma non ha cercato di seguirmi in camera e pi tardi non  venuto a bussare. Che sollievo! Finalmente potevo dormire tranquilla. La mattina dopo  entrato e mi ha dato un bacetto, mentre ero ancora a letto, poi  andato al lavoro in macchina con Jasper. Nel pomeriggio  tornato a casa, si  cambiato per fare la passeggiatina,  andato al Garden e poi  tornato senza intoppi.
La serata dopo  andata come quella precedente, idem dicasi per quella successiva. La sera dopo ancora, per, qualcosa di impercettibile  cambiato. Lui ha fatto la solita camminata,  tornato a casa e mi ha dato un bacio, ma con un'aria strana, colpevole, ed  subito salito di sopra, chiedendomi di non usare il telefono perch doveva fare una chiamata. All'ora di cena non  sceso in sala da pranzo. Sono salita, ho bussato alla sua porta, l'ho aperta con una leggera spinta delle dita e l'ho trovato attaccato al suo meccanismo intravenoso, con il tubicino di gomma che gli somministrava il medicinale nel braccio da un flacone sistemato in alto. Lui  sobbalzato con aria colpevole, come se l'avessi sorpreso a fare chiss cosa: era una reazione sciocca, sapevo che stava facendo la cura e lui sapeva che io sapevo. Non ho detto niente, l'ho solo informato che la cena era in tavola, e lui ha risposto che non voleva cenare. Almeno non adesso. Era un modo strano di metterla, come se avesse fame ma stesse rinunciando per qualche motivo. Non mi guardava nemmeno negli occhi. Io sono scesa, ho cenato da sola e ho cercato di capire il perch di quel comportamento, ma non ci riuscivo. Pi tardi sono andata in soggiorno ed  suonato il campanello. Non aspettavo nessuno e all'improvviso ho capito tutto. Vado io! ho gridato a Myra, che era scattata verso la porta per aprire.
Quando ho aperto, c'era una ragazza, in una specie di uniforme da infermiera, con un soprabito sulle spalle. Dietro, sul vialetto, c'era un taxi. Ha strizzato gli occhi e ha detto: ... Lei  la governante? Io sono Bella, cerco il signor White.
Confesso che mi sono sentita rimescolare. Ero stata io a suggerire di farla venire qui, ma vedermela in carne e ossa, con il taxi ad aspettarla fuori, mi ha fatto quasi perdere il controllo. Ah, s ho detto penso che il signor White la stia aspettando... si accomodi, prego.
Quando  entrata, ho recuperato la mia borsetta in soggiorno, sono uscita e ho pagato il tassista: facevano dodici dollari e rotti. Gliene ho dati quindici, poi sono tornata dentro. Sono corsa di sopra e ho bussato alla porta di Earl: Earl? Hai visite!.
Penso di averlo fatto con un po' di malizia. Una volta qualcuno mi aveva raccontato che le tenutarie dei bordelli dicono proprio questo, quando arriva un cliente: Ragazze! Avete visite!. A ogni modo le ho fatto cenno di salire, le ho indicato la porta a cui bussare e sono scesa. Quando ho sentito la porta di sopra aprirsi e richiudersi, sono andata in cucina e ho detto ad Araminta: Il signor White ha ospiti. Non bisogna disturbarlo, ma se accade qualcosa, se gli viene un attacco, mi trovi a questo numero. Ho lasciato il numero del Garden sul blocco che c'era in cucina. Per assicurarmi che avesse capito, le ho chiesto: Capisci cosa intendo con attacco?.
Vuol dire il dolore che gli viene al petto?
Esatto. Fammelo sapere, subito. Se ne ha bisogno, puoi dargli le sue pillole, ma non chiamare nessun altro, nemmeno il medico, prima del mio ritorno. In dieci minuti al massimo sono qui.
S, signora White. Ho capito.
Mi ha guardata in modo strano, ma ho sentito che c'era dell'affetto in quell'occhiata di sottecchi, e ho avuto la sensazione che sarebbe andato tutto bene. Mi sono infilata il soprabito, ho tirato fuori la mia macchina e sono andata al Garden. 
Era un venerd di inizio novembre, e avevano riaperto il guardaroba per la prima volta dopo mesi, visto che ovviamente d'estate nessuno portava il cappello o il cappotto o una qualsiasi cosa da lasciare in entrata, e ottobre era stato caldo. L al guardaroba c'era una ragazza nuova che non avevo mai visto, ma era proprio accanto al telefono e quindi dovevo affidarmi a lei. Le ho sganciato un dollaro e, quando le ho detto come mi chiamavo, ha capito chi ero e sembrava emozionata di conoscermi. Forse avevo la fama di quella che ce l'aveva fatta. Le ho detto: Senti, aspetto una telefonata, una telefonata molto importante. Mi trovi al bar. Mi raccomando. Forse dar una mano a Liz, quindi se non mi vedi riferisci a lei.
Conti su di me, signora White.
Joan.
All'inizio Liz mi ha fatta accomodare al bancone tra altri due clienti; ma quando si  liberato, mi ha spostata al solito tavolo. A dire il vero non mi aspettavo nessuna telefonata, e finalmente spensierata mi apprestavo a darle una mano con gli ordini quando qualcuno mi ha toccato il braccio. Mi giro ed ecco la ragazza nuova. Telefonata per te, Joan!  una donna... dice che  importante.
Era Araminta: Venga, signorina Joan:  un attacco! E di quelli brutti, davvero brutti!.
Ho parcheggiato la macchina davanti a casa. Sono saltata fuori che lei aveva gi aperto la porta d'entrata. Mi sono fiondata di sopra. C'era Myra, su una sedia accanto al letto, e sotto le coperte c'era Earl, nudo, stando alla pila di vestiti ammucchiata per terra: pantaloni, camicia, mutande, eccetera. Accanto a lui c'era un reggiseno di pizzo, che la proprietaria aveva dimenticato nella fretta. 
Lui aveva le mani al petto e gli occhi chiusi, ma appena mi ha sentita entrare si  sforzato di aprirli. Grazie a Dio sei qui, Joan ha mormorato, pronunciando ogni parola con grande fatica.  finita, hai vinto tu.
Vinto? Vinto?
Avevi ragione, ecco cosa volevo dire.
Mi sono rivolta a Myra: Va bene, siete stati bravissimi, tutti quanti. Adesso, per favore....
Mi faccia sapere se ha bisogno di me, signorina Joan.
Se n' andata e io ho chiesto: La ragazza ti ha mollato cos?.
... Le ho detto io di andare. Era spaventata.
Ho visto il flacone di pillole rovesciato sul letto, vuoto. Le medicine non hanno fatto effetto?
Questa volta no.  finita, lo sento. Hai vinto... tu.
La vuoi smettere di dire che ho vinto? Se finisce come dici tu, perder tutto.
Finir cos. Questa volta non  solo il dolore: non riesco a riprendere fiato...  diverso. Non posso pi andare avanti. Se solo ti avessi dato retta...
Smettila! Smettila! Avevo il telefono in mano e stavo cercando il numero del dottor Cord sulla rubrica che avevo trovato l accanto. C'erano due numeri, uno con una C scritta accanto: ho pensato che fosse quello di casa. Se sei abbastanza ricco, e abbastanza malato, forse il medico ti d anche il numero di casa, per chiamarlo in caso di emergenza, giorno e notte. E infatti il dottor Cord ha risposto e, prima che riuscissi a finire la frase, ha detto che sarebbe corso da noi. Quando sono tornata da Earl sembrava peggiorato, digrignava i denti per il dolore. Ha borbottato: Ho sentito che... hai picchiato un tizio una volta... al Garden.
... Eccome se l'ho picchiato.
Per... per averci provato con te.
S.
Se solo... avessi picchiato me. Una volta e basta. Se mi avessi fatto ragionare a suon di sberle.
Poi per un paio di minuti non ha detto niente e io nemmeno, l'ho solo guardato ansimare tenendogli la mano. Ha lanciato un lieve gemito. 
Colpa mia ho detto. Tutta questa storia  nata da una mia idea, pensavo che qui saresti stato al sicuro.
No. Non  stata... una tua idea.
Sono stata io a dirti di chiamarla.
Ho avuto l'idea... settimane prima... di te. Era cos folle... che non riuscivo nemmeno a proportela. Ma l'ho avuta. Joan, ascolta... C' una cosa che ancora non ti ho detto.
S, Earl. Quale?
Lui si stava tirando su per dirmelo, ma non ho scoperto di cosa si trattava, e ancora oggi non lo so. Quando  ricascato indietro, era morto. In quel momento  entrato un tizio che non avevo mai visto e ho capito che era il dottor Cord. Gli ho detto: Grazie per essere venuto, dottore. Ma credo che sia troppo tardi.
Si  avvicinato a Earl e ha provato a sentirgli il polso. Non lo ha trovato, allora ha riappoggiato il braccio con delicatezza. C'era da aspettarselo, signora White.

29.

Ha iniziato a compilare il certificato di morte, poi si  fermato per chiamare la polizia cos non faranno storie, quindi si  girato verso di me e ha detto: Forse Earl a lei non l'aveva raccontato, ma avevo provato a spiegargli che il matrimonio poteva essergli fatale. Quando ho letto sul giornale che vi eravate sposati, mi sono davvero arrabbiato....
L'ho interrotto subito: Mi ha raccontato tutto, ma ci siamo sposati comunque. Era consapevole del rischio, l'ho implorato di tenerlo a mente, ma lui voleva una vita normale.
Allora il dottor Cord mi ha squadrata, in un modo che mi era fin troppo familiare: l'avevano gi fatto il sergente Young e l'avvocato Eckert; l'avevano fatto Tom e Lacey e Luke Goss e tanti altri clienti al bar; l'avevano fatto uomini di ogni genere, centinaia di uomini, da quando avevo compiuto dodici anni e avevo cominciato a diventare una donna. Forse sul lavoro incoraggiavo quelle occhiate, dato che la divisa metteva bene in mostra le gambe e il seno, ma in quella situazione non c'era niente di seducente, nella camera da letto di mio marito, con il suo corpo rigido a pochi metri di distanza, e il mio corpo che non aveva indosso niente di scollato o provocante. Invece il dottor Cord, ormai abituato ai cadaveri e per nulla scoraggiato da quello di Earl, mi ha comunque fatto una radiografia con gli occhi. In quel momento mi  venuto da piangere, lacrime di rabbia e frustrazione.
Earl aveva tutto il diritto di vivere una vita normale ha detto il dottor Cord ma non sono sicuro che l'abbia ottenuta. Ha fatto un cenno verso l'attrezzatura per la chelazione intravenosa, ancora l in un angolo, accanto alla poltrona, con gli aghi ipodermici per le iniezioni di vitamina E allineati sullo scaffale accanto. Poi si  chinato e ha raccolto il reggiseno con l'indice e il medio, come qualcosa di sporco. Un indumento grazioso, signora White, ma se non sbaglio  almeno un paio di misure pi piccolo rispetto al suo. Gliel'ho strappato di mano e me lo sono infilato nella tasca della giacca.
Ha continuato: La polizia sar qui a momenti, per loro sar un caso di routine. Racconter loro della cartella clinica di Earl e dei precedenti attacchi. Se lo far, non eseguiranno nemmeno un'autopsia. Non ne vedranno la ragione. A meno che...
A meno che?
A meno che io non racconti dell'indumento che ha in tasca. Si  avvicinato alla sedia e ha raccolto il flacone vuoto dal trespolo. E delle cure mediche che io non avevo prescritto. Allora potrebbero disporre un'autopsia. Ma perch riferire tutto quanto? Lo vedo come un favore a Earl, pace all'anima sua. Non merita che il suo buon nome sia infangato sui giornali. E poi non esiste un uomo, vivo o morto, che non abbia bisogno di un favore ogni tanto.
Sapevo cosa pensava di me, cosa pensava che io fossi stata per Earl: qualcosa di simile a quello che era stata Bella, ma con una paga migliore.
Lo dica pure alla polizia... l'ho gelato. Dica tutto quello che le pare, qualsiasi cosa. Non ho niente da nascondere. Niente.
Signora White...
Non voglio favori. E non ne faccio nemmeno, non quelli che crede lei. Ma non si vergogna a chiedere...?
A quel punto ho sentito dei passi in corridoio e il rumore della porta che si apriva alle mie spalle. Il dottor Cord, che guardava oltre le mie spalle, si  irrigidito, e ho capito che era la polizia. Non sapevo quanto avevano sentito di quello che ci stavamo dicendo, ma di sicuro non avevo tenuto la voce bassa. Mentre mi giravo, pregavo solo di trovarmi davanti delle facce nuove.
Come tante altre preghiere che l'avevano preceduta, anche questa non  stata esaudita.
Se potesse farsi da parte, dottore, e mettere gi quel flacone ha detto l'agente Church gliene saremmo grati.
Nessuno dei due era in divisa. Church e Young avevano entrambi l'aria di chi aveva ricevuto una chiamata nel bel mezzo di una serata a casa e si era precipitato l subito dopo aver sentito il mio nome. Quell'apparizione mi ha messo ansia: ancora una volta non avevo fatto nulla di male, ma non era certo carino farsi trovare l con un secondo marito stecchito fra le braccia. 
Il dottor Cord ha spifferato tutto, come aveva minacciato, e io mi sono ritrovata a dover spiegare il reggiseno in tasca e la chelazione; in men che non si dica ho vuotato il sacco. Ho omesso solo il fatto che chiamare Bella era stata un'idea mia, d'altro canto Earl sosteneva di averla avuta tale e quale, no? Proprio non sapevo come si chiamava Bella o il Kitty-Cat, quanto mi dispiaceva. Avevo ricevuto una telefonata al Garden ed ero corsa a casa, tutto qua, proprio come avevano fatto loro, per trovare la stanza cos come la vedevano e mio marito in fin di vita. Era la verit, accompagnata da una bugia piccola e nemmeno tanto rilevante, ma che mi avrebbe risparmiato un bel po' di grane. 
Perch ha raccolto l'indumento dell'altra donna? ha chiesto l'agente Church. Il tono era indifferente come sempre, l'insinuazione molto meno.
L'ha raccolto il dottore, non io. Poi me l'ha passato. Non avrebbe voluto, ha detto, che Earl venisse coinvolto in uno scandalo.
A quel punto il dottore se n'era gi andato a casa, lasciando il certificato di morte compilato e l'aria di averne abbastanza di noi tutti: di Earl, della polizia, di chiunque. Il suo paziente era morto. Il suo lavoro era finito.
E la ragazza chi era?
Ho fatto spallucce. Immagino che anche in questa citt, come dappertutto, ci siano signorine che accettano dei soldi in cambio di un servizietto. Chiss perch, gli uomini sanno sempre dove trovarle.
Il sergente Young mi stava guardando con aria solenne e compassionevole, o cos mi sembrava. Era Church, per, matricola o meno, a condurre il terzo grado, e ho notato che la sua smania di incastrarmi non si era esaurita con l'esumazione del cadavere di Ron, ma era solo andata in letargo, o in quella fase che nei malati di cancro si chiama remissione. Il pericolo non scompare mai del tutto, al massimo schiaccia un sonnellino.
Dovremo portarci via alcune di queste cose, farle analizzare dai nostri tecnici. E faremo anche un'autopsia.
... Fate quello che credete.
Risparmieremmo del tempo se lei ci raccontasse subito cosa troveremo.
Parlatene con il dottor Jameson: tutto questo  opera sua e della nuova cura a cui Earl si era sottoposto, quella chimica.
Allora perch ha chiamato il dottor Cord quando suo marito aveva bisogno d'aiuto? Perch lui e non il dottor Jameson?
Ho indicato l'apparecchiatura. Perch di tutti questi aggeggi non mi fidavo. E l'avevo detto anche a Earl. Il dottor Cord era quello che l'aveva avvisato del rischio, gli aveva detto che poteva anche morire. Quindi ho chiamato lui.
L'agente Church ha annuito, come se gli sembrasse ragionevole, e io ho tirato un po' il fiato. Mi ha teso la mano e mi ha accompagnata verso la porta.
Ma prima che uscissi ha ricominciato: So che non c' bisogno di dirlo, ma lo faccio ugualmente. Non lasci Hyattsville, signora White. Va bene?.
E dove potrei andare? ho detto.
Dovunque. Ma non lo faccia.
Pu dirmi il motivo?
Potremmo avere bisogno di lei nel corso dell'indagine. Non ha aggiunto altro, ma vedevo dal suo sguardo che nascondeva qualcosa.
Sono scesa al piano terra mentre Young e Church sono rimasti su con il cadavere. Araminta  entrata nel soggiorno e le ho chiesto di tenermi compagnia. Poi sono arrivate Myra e Leora e tutte e quattro siamo rimaste sedute l senza fiatare. Poi ho cominciato io e ho detto che non avevo fatto progetti, quindi non potevo ragionare sul futuro, ma le ho rassicurate che comunque andr a finire le avrei trattate con riguardo e le avrei aiutate a trovare un altro lavoro. Loro sono state molto dolci e comprensive. Poi  squillato il campanello e Church  sceso per aprire la porta. C'erano due uomini con una barella. Hanno chiesto di vedere il certificato di morte e Church l'ha tirato fuori. Poi Earl  uscito. Dalla sua casa, da questo mondo, dalla mia vita.
Questa volta sono stata io, non Ethel, a chiamare il becchino, o le pompe funebri o come diavolo le chiamano al giorno d'oggi. Ho chiamato le stesse dell'altra volta e quella sera di turno c'era una ragazza. Lei ha detto che avrebbe contattato la polizia il giorno successivo, nel pomeriggio, per chiedere quando avrebbero reso disponibile il cadavere. Secondo lei prima di allora non avrebbero finito con l'autopsia. 
Come ho detto, era venerd sera e i funerali non si tengono di sabato o di domenica, quindi avremmo dovuto aspettare fino a luned. Nel fine settimana, per, ne sono successe di tutti i colori. Sabato mattina entrambi i giornali, il Post e lo Star, hanno telefonato dopo aver letto il certificato di morte, che a quanto pare avevano ricevuto in automatico. Mi hanno chiesto lumi sulle circostanze della morte, ma sembrava che ancora non sapessero granch, visto che si sono accontentati di quattro parole in croce e non hanno insistito con le domande. Mi hanno anche chiesto della societ di Earl, quella fondata dal nonno e poi guidata dal padre: chi ne avrebbe preso le redini, volevano sapere. Non ne avevo la minima idea, ma mi sono resa conto, con un crampo allo stomaco, che avrei dovuto prendere una decisione.
Quando le edizioni della sera sono uscite con la notizia, l'avvocato Bill Dennison era gi arrivato in aereo da New York con il testamento di Earl, quello che aveva fatto poco tempo prima, che lasciava tutto a me, a parte qualche piccolo lascito al personale della casa e ad alcuni dipendenti della societ: 2500 dollari alla segretaria e 1000 a testa agli altri colleghi, una dozzina in tutto. Quando ho letto tutta la pappardella e Bill mi ha spiegato alcuni passaggi, ha cominciato a girarmi la testa. A casa era un viavai di persone, per la maggior parte sconosciuti, al di l di qualche amico, come Jake, Bianca e alla fine Liz, che desideravo vedere pi di tutti... se escludiamo Tom, che comunque non si  presentato. Ho implorato Liz di restare, di passare la serata l con me, per aiutarmi a superare quella che sarebbe stata una notte d'inferno, ma doveva andare a lavorare. Mentre era l ha suonato il campanello il signor Garrick. Era l'impresario delle pompe funebri e ovviamente doveva sbrigare le faccende burocratiche riguardo alla bara, al numero di limousine e all'orario del funerale. A quanto pareva, sapeva gi dov'era il lotto dei White. Cos ho scelto una bara in mogano, un'urna dove mettere le ceneri dopo la cremazione e, dietro suo consiglio, ho fissato il funerale alle dodici di luned. Ha suggerito la cappella per il servizio e il reverendo Archibald Fisher per la cerimonia funebre. Era il parroco del signor White, penso che sia la persona pi appropriata. Ho accettato tutte le sue proposte, ho ordinato quattro limousine, non si sa mai, e poi ho accettato la sua proposta di mandare un'altra macchina solo per me. Uno dei miei uomini verr a prenderla e sar a sua disposizione per ogni evenienza.
Ne parlano ora in onda  arrivata Araminta, un attimo dopo che lui se n'era andato. Quel Wilcox... si comporta come se lo conoscesse da una vita.
Parli del tizio alla radio?
Sissignora.
Visto che Ethel la teneva accesa tutto il santo giorno doveva esserle arrivata, ormai... La notizia della morte di Earl, intendo. Cosa avrei potuto dirle, se avesse chiamato? Ho scoperto che non c'era motivo di preoccuparsi. Non ha alzato il telefono.
Era sabato sera e ne avevo gi fin sopra i capelli, pensavo che se non mi avessero lasciata un po' in pace avrei dato di matto. Cos ho detto ad Araminta che uscivo e che non c'era bisogno di prepararmi la cena. Ho preso un soprabito, sono andata alla macchina e ho guidato fino al Garden. Sono arrivata prima della ressa per la cena, mi sono seduta al solito tavolo, e Liz  stata un amore. Mi ha tenuto compagnia, passando a fare quattro chiacchiere appena poteva, ossia appena aveva un minuto di tregua. Non voleva saperne di lasciarmi andare in cucina: mi ha servito la cena l, con coltello, forchetta, cucchiaio e tovagliolo. Ho mangiato una bistecca e con una certa sorpresa ho scoperto che avevo fame. Mi sono anche resa conto che non toccavo cibo dalla mattina.
Il giorno dopo era domenica, e quando ho risposto al campanello mi sono trovata davanti tre persone: un uomo e due donne. Ho capito al volo chi erano, anzi li stavo aspettando dal momento in cui la notizia della morte di Earl era finita sui giornali. Li ho fatti accomodare e ho offerto del t, che hanno rifiutato, e dell'acqua, che le donne hanno accettato. Poi l'uomo ha detto: Signora White, io mi chiamo Olson, e queste sono le mie sorelle, la signora Hines e la signora Wilson. Nostra madre  stata la prima signora White e siamo qui per sapere se Earl ha mantenuto le promesse, ossia se ci siamo anche noi nelle disposizioni testamentarie e se ci sar data la fetta di eredit che ci spetta, i soldi che ci ha lasciato nostra madre, quelli che lui si era tenuto con un trucchetto, per poi dirci che non ci avrebbe potuto aiutare finch era in vita: Dovrete aspettare finch non schiatto. E cos abbiamo aspettato. Siamo venuti per capire se nostro padre ci ha lasciato qualcosa. Lei ha visto il testamento, signora White?
S, l'ho visto.
Cosa dice su di noi?
Niente. Lascia tutto a me.
Lui si  alzato e ha preso il cappello. Allora la saluto, signora White mi ha detto,  stata molto gentile e forse non  a conoscenza di quello che ci ha fatto White. Noi lo sappiamo bene, per. E di prove ne abbiamo a bizzeffe: domani i nostri avvocati le notificheranno un atto di citazione. Il testamento verr contestato.
Su questo ho i miei dubbi.
E invece lo faremo. Garantito.
Vuole scommettere?
Sta scherzando, vero?
Ho aperto la borsetta che era sul divano, ho tirato fuori una banconota da un dollaro, l'ho buttata sul tavolino e ho detto: Scommetto un dollaro che non finiremo in tribunale.
Non si scherza su queste cose.
Non sto mica scherzando!
Si  infilato una mano in tasca e ha piazzato un dollaro accanto al mio.
Ottimo gli ho detto, quanto vi doveva mio marito?
... Be', non saprei dire con esattezza, dovrei calcolare...
Allora calcoliamo.
Mi ci vorrebbe un po'.
Abbiamo tutto il giorno.
Ehi, aspetti un attimo...
Santo cielo, Vincent, ti ha chiesto quanto ci doveva... Fai questi benedetti calcoli!
Era la signora Hines, con un tono di voce cos stridulo che Araminta  piombata in soggiorno e ha chiesto: Ha bisogno, signorina Joan?.
No, Araminta. Grazie lo stesso.
Araminta ha girato i tacchi e, quando mi sono voltata, i miei ospiti si erano raccolti intorno al tavolino, usandolo come punto d'appoggio per scribacchiare qualcosa su un foglietto che Olson aveva tirato fuori dalla tasca, ricavando i numeri da alcuni documenti disposti ordinatamente uno accanto all'altro. Alla fine Olson si  girato verso di me e ha detto: Dagli estratti conto che ha lasciato, risulta che lei - sto parlando di nostra madre - gli avesse girato dei soldi, quattro somme diverse, una di cinquantaduemila dollari, una di trenta, una di settantacinque e una di centonovantasette: in tutto trecentocinquantaquattromila dollari che intendeva lasciare ai figli, da dividere in parti eque tra tutti.
E quando  accaduto questo?
Nostra madre  morta sei anni fa.
Posso avere il foglio, per favore?
Ho preso il foglio, l'ho girato, ho chiesto in prestito la penna a sfera e ho scritto la somma in cifre: 354 000. Poi ho moltiplicato per 0,06 ed  venuto 21 240. Ho ripetuto la cosa altre cinque volte dopo avere aggiunto 21 240 a 354 000, per calcolare l'interesse composto.  venuto fuori che la stessa cifra, sei anni dopo, era diventata 502 155,77 dollari e ho chiesto loro di controllare che avessi fatto bene i conti. Poi sono andata a prendere il libretto degli assegni, quello del conto corrente che Earl mi aveva cointestato, e ho staccato tre assegni da 167 385,26 dollari l'uno. Erano quasi tutti i soldi che c'erano su quel conto e capivo bene il motivo per cui Earl aveva preso tempo: forse non ce li aveva nemmeno, quei soldi, prima di vendere quella quota societaria, e in seguito forse aveva pensato di usare quei soldi per crescere Tad. Be', le spese del bambino avrei dovuto sostenerle comunque, insieme ad altre... Ma saldare il debito con queste tre persone era la cosa pi saggia da fare. Ci pensavo dal giorno in cui Earl mi aveva parlato di loro per la prima volta, e volevo sistemare la faccenda.
Dovete solo firmare questo per rendere la transazione legale ho detto, allungando insieme ai tre assegni il documento che avevo chiesto di preparare a Bill Dennison il giorno prima. Con la presente accetto la somma acclusa come liquidazione di ogni pretesa passata, presente e futura, verso Joan White, l'eredit di Earl K. White o di qualsiasi altro... cos cominciava, e continuava su quel modello per il resto della pagina. In fondo c'erano tre linee rette per le firme. Uno dopo l'altro, si sono chinati tutti e tre sul tavolo e hanno firmato.
Sulla porta ci mancava poco che Olson mi baciasse, come hanno fatto entrambe le sorelle. Signora White ha detto, lei  una brava persona. Non ho parole. Si  girato di nuovo. Ovviamente il dollaro  suo.
L'avevo detto che non stavo scherzando e gli ho sorriso, il primo sorriso sincero che avevo fatto dalla morte di Earl... e l'ultimo che avrei fatto per un bel po' di tempo.

30.

Meno di un'ora dopo il campanello  suonato di nuovo. Ho aperto e c'era l'agente Church, questa volta solo. Non aveva pi un'espressione indifferente. Posso entrare?
... Prego.
 entrato in casa e mi ha seguita fino in soggiorno. Dov' il suo collega? ho chiesto. 
Oggi  in ferie.
Lei no?
 un caso importante.
La morte di mio marito? E perch? Si  fermato sulla porta e per un momento mi ha guardata in cagnesco. Mi ha quasi fatto rimpiangere l'altro tipo di occhiata, visto che in questa non c'era nemmeno un briciolo di compassione.  importante per me ho detto, ma perch dovrebbe esserlo per voi? Era malato, il suo medico lo aveva avvisato che rischiava...
Era contenta, signora White, quando  successo?
Come pu chiedermi una cosa simile?
Certe donne lo sarebbero. Se loro sono giovani e i mariti erano vecchi. Se loro sono povere e i mariti erano ricchi.
Come osa...
Abbiamo terminato l'autopsia sul cadavere di suo marito ha continuato. Si  avvicinato alla libreria e ha spinto avanti e indietro la scaletta con le rotelle, quella dove era salito Earl prima di avere un attacco. Sa cos'abbiamo trovato?
Come potrei saperlo?
... Vuole saperlo?
Sembra che lei voglia proprio dirmelo.
I nostri tecnici hanno trovato una sostanza chiamata, aspetti... Ha tirato fuori un cartoncino dalla giacca e ha cercato di leggere: ... alfa... fata... limido... gluta... ci rinuncio, signora White. Ecco perch loro fanno i tecnici e io il poliziotto. Ma dicono di avere trovato questa sostanza nel cadavere di suo marito.
E allora...?
Allora abbiamo chiesto al dottor Jameson se gliel'avesse prescritta lui e ha risposto di no, che non solo non l'aveva fatto, ma che non gli sarebbe mai venuto in mente con un paziente affetto da angina, perch non solo non fa bene, ma peggiora le cose. In alcuni casi pu scatenare degli attacchi e quasi sempre li acuisce.
Forse gliel'ha prescritta per sbaglio.
Alla faccia dello sbaglio, signora White, come lanciare un mattone invece di una corda a un uomo che sta annegando.
Allora mio marito l'avr ottenuta in qualche altro modo... Forse era in qualche altra pillola che prendeva? Una di quelle prescritte dall'altro medico?
Abbiamo preso in considerazione questa possibilit, ma non pu essere... Per prima cosa, il dottor Cord nega di avergliela prescritta, per le stesse identiche ragioni del dottor Jameson, e in secondo luogo c'erano residui di questa sostanza nei flaconi e nel tubicino che li collegava al braccio di suo marito. In un modo o nell'altro  finita l dentro e non  stato il suo medico a mettercela.
Mi sono seduta, mentre lui  rimasto in piedi. Non so cosa vuole farmi dire. Non ho idea di cosa ci fosse in quei flaconi. Non mi piacevano, vorrei che Earl non li avesse mai usati, ma l'ha fatto e questo  tutto quello che so.
Forse. Forse  cos. Ma ammetter che le sarebbe tornato comodo, se avesse voluto suo marito morto...
Non lo volevo morto! Lo chieda a chiunque. Gli ho salvato la vita pi di una volta, mentre era in preda ad attacchi che avrebbero potuto ammazzarlo.
... se, e dico se, l'avesse voluto morto, le sarebbe tornato comodo versare questa sostanza nella sua medicina...
E come? Questo vuole dirmelo? Il flacone era sigillato, il tubicino anche.
Con una siringa, signora White, come quelle che abbiamo trovato accanto alla poltrona di suo marito. Prima scioglie la sostanza in un goccio d'acqua, la tira su con la siringa, fa un buchino nel sigillo di plastica del flacone e tac, corregge la sua medicina con quello che per uno nel suo stato  veleno puro. Poi lascia che se la spassi con un'altra donna mentre lei  opportunamente via...
Mio marito ha scelto di spassarsela, come dice lei, non sono stata io che gliel'ho lasciato fare. E quanto al resto: ha trovato tracce in una delle siringhe?
No ha ammesso, niente di niente. Ma ovviamente non sappiamo quante siringhe c'erano. Magari la siringa in questione  stata buttata via subito dopo l'uso.
Ho cercato di controllarmi, di non alzare la voce. E come avrei fatto a mettere le mani su questa sostanza? Come avrei fatto a conoscerne gli effetti? Una persona come me, intendo. Io non so niente di chimica, non pi di lei.
No, certo che no. Perch dovrebbe? Eppure... Ha fatto un cenno verso la libreria, con tutte quelle riviste alte e sottili. Quella che il dottor Jameson aveva prestato a Earl e che lui aveva cercato di prendere il giorno del suo attacco era ancora l. ... A quanto pare suo marito leggeva molto, e visto che soffriva di una malattia terribile tendiamo a credere che si tenesse informato su quali medicinali potessero migliorarla o peggiorarla. Lei potrebbe aver trovato la dritta su una di queste riviste.
Non ha risposto alla prima domanda. Questo alfa-fata-ludo... non riesco nemmeno a dirlo, figurarsi se posso sapere dove procurarmelo!
Be', sarebbe bastato chiederlo con il suo nome pi comune: quello commerciale, diciamo.
Che sarebbe?
Talidomide.
Dev'essersi accorto che ero sbiancata. Che c', signora White? Conosce questo farmaco?
... Ne ho sentito parlare.
Ne ha sentito parlare, capisco. L'hanno mai prescritto a lei?
No.
Ha mai conosciuto qualcuno che ne faceva uso?
Ho scosso la testa. Non mi pare.
Non le pare?
Come faccio a esserne sicura?
Se chiedessimo alle sue colleghe del locale, non scopriremmo che una di loro ne fa uso?
Non ne ho idea!
Allora proveremo a chiedere.
Sono esplosa: Chiedete quello che vi pare! Non troverete niente. Anche se qualcuna di loro avesse una prescrizione, a me non l'ha mai dato. Intanto il cervello mi girava a mille, ovviamente, e il mio pensiero correva a Hilda e al favore che mi aveva fatto, a questa terribile coincidenza che avrebbe potuto portarmi sulla sedia elettrica. Perch ovviamente non avevo aperto nessuna pastiglia e non l'avevo iniettata nella soluzione intravenosa di Earl... Ma se in qualche modo fossero risaliti a Hilda, in Texas, e lei avesse raccontato di avermele regalate... O se avessero trovato le pastiglie rimanenti che tenevo nell'armadietto di sopra...
Un attimo dopo mi sono resa conto che l'agente Church stava parlando. E da un po', anche. Aveva ripetuto una domanda senza ottenere risposta. Mi sente, signora White?
Mi scusi, ero distratta. Pensavo a quello che mi ha detto.
E lo credo bene. Le rifaccio la domanda, dunque, ora che ho la sua attenzione: il suo primo marito seguiva qualche cura?
A quel punto mi sono alzata in piedi. E non solo: ho fatto alcuni passi avanti, finch la mia faccia non  arrivata a pochi centimetri dalla sua, anche se lui era pi alto e io ho dovuto tirare indietro la testa per guardarlo dritto negli occhi. L'agente Church ha fatto un passo indietro e si  portato una mano al fianco, dove teneva la pistola. Il mio primo marito si curava con una sola medicina e la vendono in bottiglia, non in flacone. La assumeva per via orale. Si pu trovare sugli scaffali di qualsiasi supermercato o bar e si acquista senza ricetta. Gli effetti collaterali comprendono capogiri, impotenza e la tendenza a pestare a sangue i tuoi familiari. Se pensa che mi stia inventando tutto posso mostrarle le radiografie di mio figlio.
Le abbiamo viste, signora White... Una spalla lussata, se non ricordo male. Un ottimo motivo per lasciare un marito e portarsi via il bambino. O andare alla polizia e denunciarlo per percosse. Ma non  cos che  andata, vero?
Sa benissimo cos' successo.
Quello che so  che  morto. E non posso non chiedermi se qualcuno gli abbia dato una mano. Magari con un farmaco che dava sonnolenza al volante...? Qualcosa di sbriciolato e disciolto in quella birra che, stando alle sue dichiarazioni, lui le urlava di portargli...?
Fuori da casa mia.
Casa sua ha detto. Non ci  voluto molto, eh?
Sono scattata come una furia verso la porta, l'ho spalancata e ho aspettato con una mano sulla maniglia e l'altra su un fianco. Avevo il cuore che mi martellava in petto e non riuscivo nemmeno a parlare.
Si  avvicinato, ha messo il berretto e si  abbottonato la giacca della divisa per proteggersi dal freddo. Aveva una voce tranquilla, calma e indifferente. Sia lei che io sappiamo che ha ucciso il suo primo marito, signora White. L'abbiamo riesumato troppo tardi per trovarne le tracce, ma ci non toglie che lei l'ha fatto. Gli ha servito un cocktail mortale e ora l'ha fatto di nuovo, ma questa volta lo prover e lei finir a friggere sulla sedia elettrica.
Fuori di qui, figlio di puttana!
Ho sentito che, alle mie spalle, Araminta correva verso di me, e poi ho visto anche Myra accorrere dalla sala da pranzo.
L'agente Church si  toccato il cappello. Signora... ha detto.

31.

Ho chiesto a Myra di prepararmi un bagno, tanto bollente da ustionarle le mani, e mi sono sdraiata nella vasca a piangere finch l'acqua non si  intiepidita.
Poi mi sono ritrovata vestita e in piedi accanto alla porta d'ingresso, senza nemmeno ricordare come ci ero arrivata. Ero frastornata e avevo un bisogno disperato di chiarirmi le idee. Questa volta non ho nemmeno preso la macchina, me ne sono andata a piedi, seguendo il tragitto che Earl faceva tutte le sere e arrivando al Garden pi o meno al suo solito orario. Jake  stato il primo a vedermi, visto che al guardaroba non c'era nessuno, ed  uscito dal bar per abbracciarmi, segno evidente che dovevo avere un aspetto terribile. Ho appoggiato la testa contro la sua spalla e sono scoppiata a piangere. In quel momento Liz  uscita dalla cucina, con un piatto in mano. Oh, Joanie... ha detto. Fammi servire questo cliente e poi io e te andiamo nello spogliatoio a farci una bella chiacchierata.  corsa al tavolo d'angolo, quello piccolino in fondo alla sala. Ma quando ho visto chi c'era seduto, ho capito che non ci sarebbe stata nessuna chiacchierata nello spogliatoio, per il momento.
Quando ha alzato un braccio per salutarmi mi sono avvicinata e mi sono seduta con lui, come gi avevo fatto una volta. C'era un bicchiere sul tavolo, vuoto. Le foglie di menta sul fondo mi dicevano che aveva bevuto il solito Whisky Smash.
Immaginavo di trovarla qui, con o senza divisa da cameriera. Nessuno ha voglia di stare da solo dopo che gli  morto qualcuno.
Il sergente Young era in abiti civili e in quel momento non sembrava un poliziotto pi di quanto non lo sembrasse Jake... Eppure, visto il mio recente incontro con l'agente Church, non riuscivo a non tremare per la paura. 
Volevo avvisarla che il mio collega le avrebbe fatto una visitina, ma a quanto pare ormai  tardi. Spero che non l'abbia spaventata troppo.
Soltanto se lei trova spaventoso parlare di sedie elettriche.
Non avr mica...
Oh, s. Eccome. Ha messo bene in chiaro qual  il suo obiettivo.
Deve capire che  giovane e irruente. Non per questo ha ragione.
Ma che importa se ha ragione o no? L'unica cosa importante  cosa riuscir a far credere al giudice.
Io credo che la verit sia importante, invece. E la pensano cos quasi tutti i giudici.
Quasi tutti. Bella consolazione.
Non dico di prenderla alla leggera. Ma se  innocente, tutto si risolver.
Invece sembra che tutto si complichi.
Be', ecco il secondo motivo per cui mi trovo qui: dovrebbe sapere una cosa. C' un'altra persona che le rema contro, non solo l'agente Church.
Chi?
Quella dell'altra volta ha risposto il sergente.  arrivata una telefonata da una signora, sembrava la stessa che aveva gi chiamato, anche se stando all'agente Church stavolta ha fatto uno sforzo per alterare la voce. Non ha voluto dire come si chiamava, ma la solfa era la stessa.
... Ossia?
Ossia:  strano che il suo primo marito sia morto, no? E che lei abbia ereditato la casa, e che adesso sia morto il secondo e lei abbia ereditato una fortuna...
Dovr difendermi per tutta la vita, ecco cosa ho pensato. Avevo l'impressione di annegare. Il mio primo marito  morto andando a sbattere con la macchina, una macchina che gli aveva prestato un amico,  finito contro il muretto di un canale di scolo ho detto. Il mio secondo marito  morto d'infarto, dovuto a un'angina diagnosticata prima che lo conoscessi.
S, lo so.
Era in cura da un medico. Da due medici. Qualsiasi sostanza abbiano trovato, non sono stata io a somministrargliela.
Io non ho mica detto che ci credo. Ma qualcun altro potrebbe. Oggi ha sentito Paul Pry?
Quel tizio alla radio?
Proprio lui. Non fa che buttarle fango addosso: il suo programma non  altro che una macchina del fango. E lei era la notizia di oggi. Ha ripetuto, quasi parola per parola, quello che ci ha detto la donna al telefono... Questo per dire che non siamo stati gli unici a ricevere la sua telefonata. Sembra che sia cominciata una campagna contro di lei. Pensavo che dovesse saperlo.
Non so come ringraziarla ho detto. Volevo quasi chiedergli di darmi una mano, ma cosa avrebbe potuto fare pi di quanto non avesse gi fatto? Per quanto sembrasse gentile e sinceramente preoccupato per me, restava pur sempre un poliziotto. A ogni modo il vero problema era Ethel: l'avevo sempre saputo.
In quel momento ho rimpianto di non aver preso la macchina, visto che la casa di Ethel era troppo lontana per arrivarci a piedi. Allora sono andata al guardaroba, ho tirato gi le tendine e mi sono portata il telefono dietro la cabina, tirando il cavo il pi possibile, per non farmi sentire. Poi ho chiamato il centralino e ho chiesto di passarmi la signora Lucas. All'ottavo squillo finalmente Ethel ha risposto. 
Scusami Joan ha spiegato, stavo facendo il bagnetto a Tad.
Bene ho detto, sar pulito quando verr a casa con me.
... A casa con te?
Mi riprendo mio figlio. E tu lo sai. Ecco perch cerchi con tutte le tue forze di fermarmi, ricorrendo ai trucchi pi spregevoli.
Joan!
So tutto delle telefonate: alla polizia, alla radio... ti ho chiamata solo per dirti che la devi finire. E subito, anche. Vuoi metterti contro di me? Bene, ma fallo alla luce del sole! Non da vigliacca, tramando nell'ombra.
Ma di cosa stai...
S, nega quanto ti pare ho detto. Perderai comunque. Un ragazzino dovrebbe stare con sua madre, e ora che ho le risorse per mantenerlo, nessun tribunale ti dar ragione.
All'altro capo del filo c' stato un attimo di silenzio. E poi: ... Sempre che non sarai in galera, Joan. Se fossi in te mi concentrerei su quello. Era una minaccia, ma dal suo tono di voce si sentiva che anche lei aveva paura, come se credesse davvero alla storia che faceva girare su di me e mi considerasse pericolosa. Be', tanto valeva approfittarne.
Prova a fare un'altra di quelle telefonate.... ho ringhiato e potrebbe essere l'ultima. Ci siamo capite?
La sentivo respirare dall'altro capo del filo.
Bene, allora ci siamo capite ho detto, e ho riagganciato.
Quella sera sono passata dalla mia vecchia casa, quella dove avevo vissuto con Ron, a prendere i vestiti per il funerale. Sembrava strano ritrovarmi l ancora una volta, tutto era come l'avevo lasciato, tranne l'odore che aleggiava: un odore di chiuso, ammorbante, non pi intenso di quanto ci si potesse aspettare, ma che per qualche ragione mi ha turbata. Ho preso lo stesso tailleur scuro che avevo messo al funerale di Ron, ma non lo stesso cappello, visto che eravamo in autunno e il cappello di raso non sarebbe stato appropriato. Per fortuna ce n'era uno di velluto e ho preso quello. Poi, per ogni evenienza, ho preso anche il velo, infilandolo nella borsetta. Quindi sono tornata a piedi al Garden, e da l a casa.
Le limousine - una per me, due per i domestici, e altre due per i parenti e gli amici di Earl che erano arrivati e avevano aspettato pazientemente - erano attese per le 11,30 e infatti, puntualissime, eccole percorrere il vialetto e parcheggiare davanti a casa. Dalla finestra ho guardato gli autisti scendere e piazzarsi accanto alle macchine, con le portiere posteriori spalancate. Qualcuno che non riuscivo a vedere si  incamminato verso la porta di casa, con i gusci d'ostrica che scricchiolavano sotto i suoi passi, e ha suonato il campanello. Myra  andata ad aprire e poi lei, Leora, Araminta, Jasper, Boyd e tutti gli altri si sono raccolti nell'anticamera, pronti a uscire. Allora ho preso le mie cose e sono uscita anch'io, chiudendomi la porta alle spalle, e girandomi verso il tizio che era l per accompagnarmi. Quando ho alzato lo sguardo, mi sono trovata davanti Tom. Sorpresa? ha detto.
Era la prima volta che lo rivedevo da quando gli avevo lasciato quel biglietto mentre dormiva, nel motel vicino all'aeroporto, e sarei una bugiarda se dicessi che il cuore non mi  balzato in gola. 
Ho chiesto io di lavorare qui oggi... l'impresario si ricordava ancora di me dall'altra volta. Ma se vuoi che me la squagli, posso trovare un rimpiazzo...
Non voglio che te la squagli.
Mi ha fatta salire in macchina ed  montato accanto a me, sul sedile posteriore. L'autista  sembrato sorpreso, ma poi si  aggiustato il berretto, si  messo al volante ed  partito.
 vero quello che mi ha detto Liz una sera al Garden... mi ha bisbigliato Tom mentre la strada si spiegava dietro i vetri fum, che non hai mai...
Che non ho mai cosa?
Che non hai mai consumato, con il tizio che stiamo per seppellire.
Non sono cavoli tuoi gli ho detto cosa ho fatto o non ho fatto con mio marito.  chiaro?
Lui non ha risposto. 
 chiaro o no?
... Va bene.
Nella cappella ci saranno state un centinaio di persone e il reverendo Fisher ha officiato la messa. Ha fatto un breve sermone, lungo non pi di cinque minuti, sul comportamento cristianamente esemplare di Earl. E rieccomi di nuovo accanto a una fossa, ad ascoltare un'altra predica, a guardare un altro uomo buttare una manciata di terra sopra la bara. E ancora una volta mi trovavo a ringraziare un prete, stavolta di persona, senza aspettare che lo facesse Ethel, e a dirgli che presto avrebbe ricevuto una donazione per posta. Poi rieccomi di nuovo in macchina con Tom. Quando siamo arrivati a casa, i domestici erano gi tutti dentro e sono venuti ad aprirmi la porta. Mi sono girata verso Tom, ho allungato una mano e ho detto: Grazie per essere venuto, Tom.
Pensavo che ti andasse di stare con me, Joan.
Mi andrebbe, ma preferisco non farti entrare. Non sarebbe... non sarebbe corretto. O almeno non sembrerebbe corretto a me, il che  pi meno la stessa cosa. Stavo anche pensando a quello che avrebbe pensato il personale... e la polizia, se si spargeva la voce.
E va bene ha detto. Allora me ne vado.
Tutto a un tratto mi sono sentita debole, come dopo quella baruffa con Lacey in aeroporto e, come allora, ho desiderato con tutta me stessa che Tom non se ne andasse. Ho detto: Tom, aspetta un attimo. Non posso farti entrare qui. Ma... aspetta un attimo.
Sono entrata e ho gridato a Myra che uscivo a fare un giro. Ho preparato una borsa in fretta e furia. Appena fuori, ho detto a Tom di lasciar partire la limousine e sono andata con lui in garage. Ho tirato fuori la macchina, sono scivolata sul sedile del passeggero per lasciargli il posto al volante e gli ho detto di partire.
Dove andiamo?
Ho chiuso gli occhi e ho appoggiato la testa sul cuscino. Dove ti pare, Tom. Puoi anche riportarmi al Wigwam, se ti va, non mi importa. Decidi tu.
La macchina ha preso la strada principale e abbiamo viaggiato in silenzio. Non sapevo dove stessimo andando, proprio come una bambina che viene scarrozzata dai genitori. A un tratto Tom mi ha appoggiato una mano sulla gamba e io ho sentito un brivido, non di eccitazione ma di sollievo.  stato come un panno freddo su un'ustione.
Si  fermato e mi ha detto di aprire gli occhi. Eravamo fermi davanti a una casetta con il tetto di tegole e un praticello: non sontuosa, ma pi che rispettabile, e io l'ho seguito dentro con riconoscenza. Tom ha chiuso la porta e io mi sono girata verso di lui. Richiudendo gli occhi, ho inspirato a fondo. Lui mi ha chiesto: Joan, stai bene?.
... Tom, questo odore.
Meglio se apro le finestre...
No. Voglio sentirlo. Sei tu.
Poi mi ha preso in braccio e mi ha portata di peso fino in camera, ha cominciato a spogliarmi e a baciarmi il collo. E cos il giorno del funerale di mio marito ho fatto l'amore con il mio amante per la seconda volta.

32.

Ancora una volta  andata avanti fino a sera, con varie riprese e una breve pausa rifocillante in cucina, tutti nudi, mangiando le uova strapazzate con il cucchiaio direttamente dalla padella. Quando finalmente siamo sprofondati nel sonno, non eravamo nemmeno l'uno fra le braccia dell'altro, ma abbandonati sul materasso.
Mi sono svegliata qualche ora dopo per il ticchettio della sveglia nell'orecchio. Non mi sentivo n felice n triste, n allegra n preoccupata o altro, solo vuota, come se mi fossi scrollata di dosso tutte le brutte cose che avevo dentro, ma anche quelle buone: sentivo di poter ricominciare da capo, sentivo che lo dovevo fare.
Mi sono alzata senza fare rumore e sono scivolata in punta di piedi nell'altra stanza, dove mi sono infilata il vestito e le scarpe. Avevo paura che il rumore della porta lo svegliasse, ma cos non  stato. Ho fatto un salto fuori, con l'arietta fresca della mattina che mi faceva spuntare la pelle d'oca sulle braccia, per recuperare la borsa dal sedile posteriore dell'auto. Ho preso dei vestiti di ricambio, qualche trucco, un pettine, una spazzola e poco altro, e mi sono infilata nel bagnetto vicino alla porta d'entrata per ricompormi. Era uno spazio angusto e non ho osato accendere la luce, ma lasciando la porta socchiusa ci vedevo abbastanza bene per darmi una sistemata allo specchio.
Quando ho finito, Tom non si era ancora svegliato: in piedi sulla porta della camera da letto mi sono soffermata a guardarlo dormire. La luce filtrava fioca dalle tende e cadeva di taglio sul suo petto nudo, e ho provato qualcosa che era un misto di desiderio e gratitudine. Ma sapevo anche che non mi sarei pi risvegliata con lui in quella stanza. Desideravo ancora quell'uomo... L'avrei desiderato per sempre, forse a volte perfino con quella stessa intensit, come se la vita stessa non fosse niente in confronto al tocco delle sue mani sul mio corpo, e delle mie sul suo corpo. Forse lo desidero anche questa sera. Forse ogni sera. Ma Tom apparteneva alla vita che mi stavo lasciando alle spalle, non a quella che avevo davanti, e a volte una ragazza deve saper crescere. Impari, spesso nel modo pi doloroso, che soddisfare un desiderio non ti garantisce che alla lunga sarai davvero soddisfatta.
Questa volta non ho lasciato un biglietto. Me ne sono andata e basta.
Ho parcheggiato la macchina in garage e sono entrata scalza, con una scarpa per mano, poi sono salita al piano di sopra senza incrociare nessuno. Mi sono spogliata in camera da letto e mi sono fatta un bagno. Una volta lavata e asciugata, mi sono infilata a letto con una camicia da notte pulita e ho dormito fino a mezzogiorno, quando Myra ha bussato alla porta per avvertirmi che c'era qualcuno di sotto ad aspettarmi.
Mi aspettavano seduti sul divano, di spalle, intenti a scrutare la libreria. Stavo quasi per girare i tacchi e prendere la porta. Ma un rumore deve averli avvertiti, perch si sono girati e a quel punto non mi restava altra scelta. Sono entrata in soggiorno.
Il sergente Young era di nuovo in divisa e aveva un'aria tetra, e l'agente Church accanto a lui sembrava impassibile come al solito.  stato Church a cominciare: Joan White... prima Joan Medford... prima ancora Joan Woods... la dichiaro in arresto per omicidio.... 
Poi non ho sentito pi niente. La sua voce era solo un suono, il vento che soffia, mentre lo guardavo incedere verso di me con le braccia tese in avanti e, tra le mani, un paio di manette luccicanti unite da una catenella. 

33.

Del tragitto sull'auto di pattuglia fino alla stazione di polizia non ricordo nulla, tranne la griglia di metallo pesante che separava i sedili anteriori, dov'erano loro, da quelli posteriori, dove mi avevano fatta sedere. Appena arrivati, il sergente Young mi ha aiutato a scendere dalla macchina, un'attenzione necessaria perch avevo le manette, poi si  gentilmente piazzato fra me e i flash dei fotografi che scattavano mentre ci facevamo largo nel palazzo. Una volta dentro, mi hanno registrata e fatta spogliare, quindi mi hanno consegnato una divisa carceraria di un tessuto pesante e grezzo, un po' ammorbidito da mille lavaggi alla buona che avevano lasciato un odore pungente. Non avevano un reggiseno della mia taglia, cos ho fatto senza, una decisione che ho rimpianto subito dopo, perch i capezzoli sfregavano contro il camicione e mi davano fastidio.
Mi hanno schiaffata in cella, e l ho aspettato, tutta sola, senza niente da vedere o da fare, a parte camminare avanti e indietro dalla branda al lavandino, entrambi appesi al muro. Non faceva freddo, ma avevo i brividi. Mi sono avvolta nella coperta che avevo trovato sulla branda e sono rimasta l seduta a pensare a cosa mi attendeva. 
Sapevo che l'agente Church voleva farmi la festa: l'aveva detto chiaro e tondo. Ma proprio non riuscivo a immaginare cosa potesse aver scoperto fra domenica e marted che giustificasse il mio arresto per la morte di Earl. A quel punto rimpiangevo di non aver sfruttato il tragitto in macchina per chiederlo. Probabilmente non me l'avrebbero detto, ma chi lo sa? Magari avrei brancolato un po' meno nel buio.
Invece non l'avevo fatto. Ero troppo stordita, troppo stupita, per dire una qualsiasi cosa in mia difesa. Sono rimasta seduta, allora come adesso, a fissare dritto davanti a me e a chiedermi come sarebbe stata la mia vita da quel momento in poi. Sentivo le parole crudeli di Ethel rimbombarmi in testa - Sempre che non sarai in galera, Joan. Se fossi in te mi concentrerei su quello - e mi chiedevo: rivedr pi mio figlio?
Qualche tempo dopo un secondino ha aperto la porta della cella e mi ha scortata lungo un corridoio fino a una stanza dalle pareti grigie. Non avevamo incrociato neanche una finestra, quindi non sapevo nemmeno se era giorno o notte. Nella stanza c'erano tre sedie e il secondino me ne ha indicata una, dove mi sono seduta.
Qualche minuto dopo sono entrati Church e Young. Ognuno ha preso posto su una sedia. Church aveva un fascio di fogli in mano e ha attaccato senza giri di parole: Perch l'ha fatto?.
Fatto cosa?
Perch l'ha ucciso?
Gliel'ho gi detto. Non ho mai toccato le sue medicine...
Non parlo di suo marito, signora White. Ma di Tom Barclay.
Credevo di sapere cosa significava restare stupefatti, a bocca aperta... ma quel colpo era troppo forte e mi ha lasciato di sasso. Tom? Ma Tom non  morto.
Loro si sono guardati. Sappiamo riconoscere un cadavere quando lo vediamo.
... Cos' successo?
Perch non ce lo dice lei? Stamattina era l.
Ma come...
Il sergente Young ha detto: La sua macchina.  stata vista davanti alla casa di Tom Barclay. In questo momento i nostri uomini stanno ispezionando l'una e l'altra.
Tom era vivo quando me ne sono andata... dormiva...
In bagno? ha chiesto l'agente Church.
No, a letto, ovviamente. Perch, era in bagno quando...?
Lui si  alzato dalla sedia e si  avvicinato a me. Non so perch ma sapevo che dovevo restarmene seduta, e cos ho fatto, ma quando ho alzato lo sguardo su di lui e l'ho visto incombere su di me, con il pugno stretto lungo il fianco, il cuore mi  balzato in gola. Era sicuramente quello che voleva. S. In bagno, con una bottiglia vuota sul pavimento e i polsi tagliati. Mi ha sbattuto una foto in bianco e nero sotto il naso. Era Tom, il bellissimo Tom, ma non era pi bellissimo. Mi sono piegata e ho vomitato per terra.
Il sergente Young mi ha allungato un fazzoletto per pulirmi la bocca. Penso di averlo ringraziato. Non ricordo. So che ho provato a balbettare qualcosa all'agente Church, qualcosa per respingere le sue accuse, ma tutto quello che  venuto fuori  stato: Io non ho... Non abbiamo....
Signora White ha detto, vi hanno visti insieme al funerale di suo marito. Vi hanno visti andare via in macchina. Lei ha passato la notte con lui.
S, ma...
E per festeggiare la morte di suo marito avete cominciato a bere...
Non  vero! Fatemi qualsiasi analisi, vedrete. Non ho bevuto un goccio. Io non bevo mai.
Be', allora almeno lui ha bevuto, e non solo whisky. Mi ha sventolato un altro foglio sotto il naso. Vuole leggerlo lei di quale altra sostanza era pieno Barclay quando  morto?
Era il referto del coroner e, stampato su una riga accanto al suo pollice, ho visto un lungo termine scientifico: alfa-phtalimido glutarimide. Ho scosso la testa.
Ha messo lei il corpo nella vasca...
Ma  alto uno e ottanta!
Lei  forte, ce l'ha detto lei stessa. Ha sollevato suo marito e l'ha spostato fino alla poltrona, quando gli  venuto uno dei suoi attacchi.
Erano solo tre metri.
E questi erano sette, e lei l'ha fatto.
Non pu davvero credere...
Gli ha tagliato i polsi con uno dei suoi rasoi... gli ha tagliuzzato anche un po' la punta delle dita, un bel tocco...
Ho lasciato che i miei occhi si chiudessero, che la sua voce mi scivolasse addosso. 
... poi  tornata a casa e ha dormito come un angioletto. Una triplice omicida. Ma almeno una di queste morti non le pesa sulla coscienza? Oh no, non a Joan White. Lei  gi pronta per la quarta!
A quel punto si  intromessa la voce del sergente Young: Basta cos.
Basta un corno! Se ne sta l seduta come se niente fosse...
Basta cos.
Silenzio, per un po'. Poi l'agente Church ha detto, con voce pi calma: Riportatela in cella. E ho sentito una mano sul gomito che mi faceva alzare.
Ho aperto gli occhi. Entrambi gli uomini mi fissavano con insistenza. Il secondino che mi aveva accompagnato fin l era accanto a me, pronto ad accompagnarmi fuori. Prima che lo facesse, ho parlato, con una calma di cui non mi credevo capace: S, siamo stati insieme: io e Tom. La prima volta ancora prima che sposassi Earl e poi la notte scorsa. In mezzo non ci siamo mai visti. Nemmeno una volta. Non abbiamo mai parlato. Nemmeno una volta. Chiedete a Liz, nel bar dove ho lavorato. Chiedete a Bianca. Sergente Young, lei le conosce entrambe, le diranno la verit. L'ho lasciato una prima volta, per sposarmi. E facevo sul serio, lui lo sapeva. Finch ero sposata con Earl, non sarei tornata sui miei passi, e lui sapeva anche questo. L'unica cosa che mi ha riportato fra le sue braccia  stata la morte di Earl, e il funerale, e lei, agente Church, il modo in cui mi braccava: non riuscivo a reggere da sola e avevo bisogno di scappare, da tutto quanto, solo per una notte.
Solo una... ha detto l'agente Church prima di ucciderlo.
No! No. Perch mai avrei dovuto ucciderlo? Sapevo che voi mi tenevate d'occhio e sospettavate gi il peggio... e a parte questo, perch avrei dovuto volerlo? Non ero sposata con Tom, non aveva alcun diritto su di me. Lasciarlo era semplice. Sono andata via e basta, come avevo fatto l'altra volta. L'unica differenza  che questa volta non ho lasciato un biglietto. Avrebbe capito mi si  rotta la voce che non sarei pi tornata. Che quella era la fine.
E si sarebbe ammazzato per la disperazione?
Non lo prenda in giro! ho sibilato, ritrovando un po' di carattere. Se l'ha fatto, allora s, probabilmente era disperato.
Per aver perso una come te... ha borbottato Church. Povero scemo, avrebbe dovuto festeggiare.
D'istinto ho alzato una mano per schiaffeggiarlo, ma grazie al cielo sono stata bloccata dal secondino. Avevo gi abbastanza accuse a mio carico senza doverci aggiungere quella di aggressione a pubblico ufficiale. 
Per Church  indietreggiato di un passo, quindi a qualcosa era servito.
A quel punto qualcuno ha bussato, e il sergente Young  andato a controllare.  rimasto dietro alla porta per un po', a parlare con qualcuno che non riuscivo a vedere, ed  tornato un momento dopo con un foglio in mano. Ha borbottato qualche parola all'orecchio dell'agente Church e gli ha passato il foglio. Mentre Church leggeva, vedevo i muscoli della mascella contrarsi.
Rimettetela in quella maledetta cella ha detto.
Non l'avevo mai visto cos nervoso. Ho chiesto: Di che si tratta?  qualcosa che riguarda il mio caso? Ditemelo.... Nel frattempo mi stavano conducendo a strattoni fino alla porta, e poi in corridoio. Per favore... ho detto, lanciando un ultimo sguardo al sergente Young,  qualcosa...?
S ha detto, attirandosi un'occhiata rabbiosa dal collega.  qualcosa di grosso.
Ci sono volute altre trentasei ore prima di scoprire di che si trattava. 
Nel bagnetto di Tom, proprio l dove mi ero cambiata quella mattina, mentre perquisivano la casa, i poliziotti avevano trovato, nascosto sotto un paio di pantaloni sporchi di vernice e una cintura degli attrezzi, un vecchio borsone con dentro una siringa usata e una scatoletta di alluminio. La scatola era vuota, ma agli angoli era rimasta un po' di polvere, e quei pochi granelli erano bastati ai tecnici della polizia per riconoscere la sostanza.
Anche la siringa conteneva tracce di talidomide. Come Tom fosse riuscito a entrare in casa nostra non l'ho mai capito. L'agente Church, ovviamente, sosteneva che ce l'avessi fatto entrare io, ma non  vero. Per quanto ne so, Tom Barclay non aveva mai messo piede nei nostri giardini prima del giorno del funerale di Earl, figuriamoci in casa. Eppure doveva esserci riuscito, altrimenti come ci era finita una delle siringhe di Earl nel suo bagno? E il medicinale come ci era finito nel flacone di Earl...?
Liz mi aveva avvertito che Tom non era un tipo paziente, ma non mi sarei mai immaginata che quell'impazienza lo avrebbe spinto fino a questo punto: escogitare un piano per eliminare mio marito e riavermi! Forte delle informazioni di Liz sulla vera natura del nostro matrimonio e sulle ragioni che lo fondavano, aveva elaborato questo piano complicato per rendere fatale uno degli attacchi di Earl. Fosse stato qualsiasi altro uomo, non ci avrei creduto... ma Tom era quello che credeva nel folle progetto di eliminare le meduse di Chesapeake Bay con le radiazioni per rendere balneabile la zona. 
E poi...
E poi, avendo portato a buon fine il piano, dopo avere ammazzato un uomo per me e avermi avuta per una notte, si era svegliato da solo, senza nemmeno una mia parola d'addio. Doveva essere divorato dal ricordo del nostro precedente addio e del silenzio tombale che ne era seguito. Era arrabbiato con me? Si sentiva preso in giro? Era disperato? Non lo sapr mai. Ma in un'alba gelida si era ubriacato di nuovo - disperatamente, spaventosamente - con l'esito che gi conoscete. 
Loro avrebbero voluto tenermi in galera, ma ho chiesto aiuto a Bill Dennison e lui mi ha trovato l'avvocato R. Harry Hoopes, un principe del foro, caro come il fuoco ma che stando a Bill valeva ogni centesimo. E guardarlo perorare la mia causa davanti al giudice in udienza mi ha rassicurato, visto che sapeva il fatto suo, anche se purtroppo mi ricordava molto mio padre e quindi sono rimasta un po' prevenuta. Inoltre, nonostante tutte le belle parole su come avrebbe ribaltato il mio caso, lui ogni sera tornava a casa mentre io tornavo in cella. 
Ma la linea di difesa era quella giusta. Ha posto l'accento sulle volte in cui avrei potuto lasciar morire Earl e in cui invece avevo scelto di salvarlo. Ha sottolineato il fatto che avevo dato via quasi tutti i soldi di Earl ai suoi figliastri, quando nessuno mi obbligava a farlo. Hanno obiettato che di soldi ce n'erano ancora tanti, per gli standard di una donna che fino a poco tempo prima viveva senza luce, gas o telefono, e poi c'era ancora la societ di investimento, della quale ero socia, che ne avrebbe raggranellati ancora. A questo l'avvocato Hoopes ha risposto tirando fuori i conti cointestati. Se non ci fossero stati quelli, avrei avuto bisogno che mio marito morisse per mettere le mani sui soldi. Ma cos...
Anche l'altro avvocato era un osso duro, si lisciava il giudice e sembrava cos ragionevole mentre si prodigava per stringermi il cappio intorno al collo... S, Vostro onore, avr anche avuto accesso ai conti del marito, ma dovendo scegliere tra godersi i soldi con un uomo vecchio e malato e goderseli con un ragazzo giovane e bello, Vostro onore, secondo lei cosa avrebbe fatto una splendida donna come l'imputata? Al che il mio avvocato ha ribattuto: ... E allora perch avrebbe dovuto uccidere Barclay? ottenendo la risposta: Era complice nell'omicidio, Vostro onore, e sapeva di avere la polizia alle calcagna: per salvarsi doveva far ricadere il crimine sull'amante. Batti e ribatti, batti e ribatti.
I giornali si sono avventati sulla notizia, come ho scoperto pi tardi, e ci hanno ricamato sopra non so quanti articoli, tirando fuori le fotografie di Earl dagli archivi e quelle che immortalavano me nel giorno dell'arresto, con il corpo del sergente Young a farmi in parte da scudo. Ne avevano trovata una addirittura con la divisa del Garden, chiss come, e continuavano a stamparla, con delle pecette nere a coprire le parti ritenute sconvenienti. Ovviamente questo le rendeva ancora pi sconvenienti.
Com'era inevitabile, sapendo qual era il mio lavoro e visto che ero sospettata di aver servito un intruglio mortale a tre dei miei amanti, o comunque qualcosa che aveva facilitato la morte dei malcapitati, i titolisti hanno cominciato a chiamarmi la ragazza dei cocktail. Il soprannome ha fatto presa ed  da allora che mi perseguita. Ecco perch alla fine ho deciso di registrare tutto quanto. Non solo per ripulire il mio nome, ma perch i miei figli non ereditino un'onta e una fama che io non merito, e loro ancora meno.
Figli, gi. Ma sto correndo troppo.
L'avvocato Hoopes ha rivolto l'ultima, veemente arringa al giudice in un tardo pomeriggio, a due settimane esatte dal giorno del mio arresto, e ho avuto tutta la notte per rosolare nel dubbio e chiedermi cosa sarebbe successo. Sarei finita a processo? Sarei stata condannata? Sentivo gi le cinghie stringermi i polsi e le caviglie, la calotta di metallo calarmi sulla fronte e se quella notte ho chiuso occhio proprio non lo ricordo. Ma, la mattina dopo,  arrivata la sentenza del giudice: tre parole, insufficienza di prove. Ero libera.

34.

A quel punto avevo tutto quello che mi occorreva per essere felice: oltre alla libert, era vero che mi restava ancora un bel gruzzolo, cos come una villa dove stare, se mi andava, e poi i miei amici. Per mi mancava l'unica cosa che desideravo davvero: il mio bambino.
All'uscita dalla prigione, prima che l'avvocato Hoopes avesse il tempo ad andarsene, gli ho chiesto se poteva accompagnarmi a sbrigare un'ultima faccenda. Lui ha controllato l'ora, ma ancora galvanizzato dalla vittoria del caso e contando di arrotondare ancora l'onorario, ha acconsentito. Siamo andati dritti a casa di Ethel e abbiamo parcheggiato davanti al vialetto proprio mentre loro stavano caricando le valigie nel bagagliaio della macchina. La decisione del giudice doveva essere trapelata in qualche modo, e le prime edizioni l'avevano rilanciata: Ethel non aveva perso tempo a preparare suo marito e Tad per un viaggio, magari lungo, forse di sola andata. Se fossi arrivata anche solo mezz'ora dopo, se solo fossi passata da me a cambiarmi o a farmi una doccia, avrei trovato una casa vuota. Mio figlio, svanito.
Invece l'ho intravisto sul sedile posteriore della macchina, sono corsa alla portiera e l'ho aperta. Ho sentito Ethel gridare il mio nome, ma non mi importava, perch avevo Tad in braccio e lo facevo piroettare per aria, tempestandolo di tutti i baci che ero stata costretta a trattenere dall'ultima volta che l'avevo toccato. Vedendo che le lacrime mi rigavano il viso, lui si  spaventato e ha cominciato a frignare, ma io l'ho consolato e mi sono asciugata le lacrime e gli ho detto di non avere paura, che la mamma era tornata, e questa volta per sempre.
Intanto Jack Lucas  rimasto l impalato a guardare, con una valigia per mano e un'espressione colpevole: sembrava proprio che li avessi beccati mentre cercavano di svignarsela, e lui lo sapeva. Dall'espressione di Ethel invece non trapelava il minimo senso di colpa, solo rabbia.
Metti gi il bambino, Joan. Non puoi portarmelo via.
... Invece s. L'ho gi fatto. Lo sto portando via.
Quale tribunale te lo lascer tenere, Joan? Una famigerata assassina?
Sono libera, Ethel. Il giudice mi ha dichiarata innocente.
Col cavolo. L'ho letto l'articolo. Ha detto solo che non c'erano prove sufficienti per dichiararti colpevole. Questo non vuol dire che non lo sia. Non c' una sola persona in tutto lo Stato che non lo sa: sei stata tu.
Ti ringrazio, Ethel, perch non parli mai male di me davanti a mio figlio ho detto, tappando le orecchie a Tad. E se proprio intendi darmi battaglia sulla sua custodia, ti presento il mio avvocato, il signor R. Harry Hoopes.
Hoopes si  fatto avanti, lanciandole un'occhiata assassina. Perch non ne parliamo? Signora Lucas, signor Lucas... perch non entriamo a farci due chiacchiere?
Le giornate si sono susseguite fra un appuntamento e l'altro. Dovevo vedere avvocati, agenti immobiliari e banchieri. Gli avvocati stavano omologando il testamento di Earl e avevano delle scartoffie da farmi firmare. Gli agenti immobiliari speravano di vendere la villa, nonostante lo scandalo, ma non avevo ancora deciso, e in ogni caso dovevamo aspettare che gli avvocati finissero di lavorare sul testamento. I banchieri erano i soci di Earl: possedevano una quota di minoranza della societ, ma conoscevano lo stato degli affari, e sarei stata una sciocca a non aumentare la loro quota, in modo da lasciare carta bianca. E l'ho fatto, la cosa  stata messa per iscritto, con un nuovo contratto che ho firmato, e cos mi sono ritrovata socia al quaranta per cento di una prospera societ di investimento: la EKW Associati, come hanno deciso di ribattezzarsi i banchieri. 
Le richieste di interviste dai giornali e dai settimanali, dalla radio e dalla televisione, non si contavano. Ma io le ho ignorate tutte, e per ben due volte ho dovuto mandare Araminta in giardino a implorare i giornalisti di andarsene, per una forma di rispetto, se non verso di me, almeno verso il ragazzino che era in casa. Ma quelli avevano piantato le tende. Quindi niente giochi sul prato per Tad e niente giri fuori per me. Tranne uno.
Ho scoperto con orrore che per tutto quel tempo il cadavere di Tom era rimasto abbandonato all'obitorio. Ovviamente sapevo che i genitori erano morti e che non aveva mogli o fratelli, ma non mi aveva mai sfiorato il pensiero che fosse solo al mondo. Col tempo, immagino, gli avrebbero dato una qualche sepoltura pubblica, forse in un cimitero municipale, e non potevo sopportarlo. Malgrado tutti gli sbagli che aveva fatto, meritava qualcosa di meglio di una tomba da poveraccio.
Cos ho reclamato il cadavere, ho chiamato il becchino e ho organizzato il tutto. Ancora una volta, sono andata in macchina a un funerale con Tom accanto, solo che adesso ero seduta con lui nel retro del carro funebre, non nella limousine, e dopo la cerimonia non avrebbe fatto ritorno con me. 
Avevo messo un abito nero, classico e sobrio, con i guanti al gomito e un cappello, entrambi neri, come esigeva l'occasione. Portavo gli occhiali neri che avevo messo per la nostra avventura all'aeroporto, non per impedire ai cronisti e ai fotografi di riconoscermi, visto che era impossibile, ma per impedire loro di vedermi piangere e di immortalare la scena.
Com'era prevedibile, le foto del funerale sono apparse su tutti i maggiori quotidiani: le prime immagini della ragazza dei cocktail dopo la tanto discussa scarcerazione. Rimpiangevo solo una cosa, una decisione presa appena prima di uscire, quella di mettermi il rossetto, perch ne hanno parlato in ogni singolo articolo. Ma sentivo di aver bisogno di un po' di colore, per non sembrare anch'io un cadavere. 
Non c' stata una cerimonia separata, siamo andati dritti al cimitero dove ci aspettava l'unico prete disposto a officiare. Ha glissato cortesemente sul suicidio di Tom e non si  dilungato. Per il disturbo si  portato a casa un gruzzolo sufficiente a riammobiliare la sua chiesa. O casa sua, se preferiva. 
C'erano Liz e Bianca, entrambe piangevano a dirotto. Non riesco a credere che l'abbia fatto ha detto Liz.  colpa mia, Joanie,  tutta colpa mia. Ho cercato di convincerla che non era cos, ma avevo paura che le mie parole sembrassero stupide. Cos l'ho abbracciata forte e l'ho lasciata sfogare mentre le accarezzavo la schiena. Quando ci siamo staccate, ho intravisto una donna alle sue spalle che all'inizio non ho riconosciuto, ma che sapevo di avere gi visto. Poi mi sono resa conto che era Pearl Lacey. Non pensavo che conoscesse cos bene Tom, ma poi mi sono ricordata che gli era molto affezionata. Sono andata a stringerle la mano. Terribile, terribile ha detto.  stata l'unica parola che ha ripetuto per tutto il tempo.
Mi piacerebbe dire che ora conoscete tutta la storia: cos' successo e com' successo e perch  successo. Ma c' una parte che ancora non ho raccontato ed  ci che  accaduto quando sono tornata a casa dal funerale di Tom. Mi sono resa conto di una cosa, mentre entravo, e ho cominciato a piangere, non in silenzio, come avevo fatto al cimitero, mentre guardavo la fossa appena scavata, ma singhiozzando con tale violenza da non riuscire quasi a riprendere fiato. Araminta mi ha portato subito un bicchiere d'acqua dalla cucina e mentre bevevo mi sono quasi strozzata.
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Poi, riprendendo fiato, le ho chiesto di portarmi un calendario. Ne ha preso uno, un piccolo calendario che teneva attaccato con una calamita all'anta del frigorifero. Ho girato una pagina e mi sono messa a contare, anche se non ce n'era davvero bisogno. Questa volta era sicuro, avevo saltato il ciclo.
Da quel giorno sono passati quasi nove mesi: il bambino dovrebbe nascere domani. Il dottore che mi assister durante il parto  lo stesso che  corso qui quando, in preda al panico, l'ho chiamato e implorato di venire alla villa con tutto l'occorrente per un test di gravidanza.  arrivato, abbiamo fatto il test e, come immaginavo, questa volta non era un ritardo dovuto allo stress, anche se Dio solo sa se non ne avevo sofferto abbastanza da chiudere i rubinetti per una vita. Era una bambina, e da allora  cresciuta nella mia pancia. 
Ovviamente non so se sia una femmina: non ne sono certa. Ma ho come questa sensazione. Ho fatto dei sogni in cui lei mi parlava e la voce era sempre quella di una bambina. Chiss se questo  credibile, i dottori dicono di no, ma alcune donne con cui ho parlato non sono di quell'avviso.
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 stata una gravidanza difficile, con un mucchio di nausee mattutine e di riposo a letto forzato. Il piccolo Tad  stato un angelo, anche per lui non deve essere stato facile. Certo, adesso abbiamo i soldi per assumere dieci governanti se necessario, ma niente  come la tua mamma che ti prende in braccio e ti fa piroettare per la stanza. 
Per fortuna avevo ancora da parte qualche pillola di Hilda che mi ha aiutata a superare i momenti peggiori. Ovviamente non potevo chiederne altre a un medico. Avrei potuto farmi prescrivere qualsiasi farmaco tranne quello: se fosse venuto fuori che la ragazza dei cocktail aveva chiesto del talidomide... Dio ce ne scampi! I giornali ci sarebbero andati a nozze. Intanto sono comunque tornati alla carica: il pubblico  di nuovo interessato alla storia, ora che il bambino sta per nascere. IL FIGLIO DEL MOSTRO, strillava un titolo che ho visto l'altro giorno per la strada. Non ho capito se parlavano di me o di Tom. Ma quella sera stessa ho cominciato a registrare. Per raccontare tutta la verit.
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Non vedo l'ora di stringere la mia piccola fra le braccia. La bimba di Tom. Con un padre cos... sar una bellezza, una bambina perfetta, e voglio che lei abbia la vita che io non ho mai avuto, e alla quale anche Tad nei suoi primi quattro anni di vita ha dovuto rinunciare.  un bravo ragazzino, ma ogni tanto si spaventa per niente: si vede che ha sofferto. Ma alla sua sorellina vorrei che fossero risparmiate tutte le crudelt che noi abbiamo dovuto sopportare.
La mia vita  tutta in questo nastro: dovrebbe essere tutto.
Per ora.
...
FINE.